Skip to main content

Full text of "Studio e insegnamento dell'anatomia ed esercizio clinico-chirurgico dal 1825 al 1860 nell' Ospedale Sta. Marta di Catania : con note letterarie e due appendici storico-anatomiche"

See other formats


f§^ -^^'.Ija^ 






«iM' 



-W" 




■^K^^-T^m-rr 



i,.: 



L/V.. 



Digitized by the Internet Archive 

in 2011 with funding from 

Open Knowledge Commons and Harvard Medicai School 



http://www.archive.org/details/studioeinsegnameOOrein 




4- /^À y/^c ^►t-* 



C^-^ f't^ / tA^t- 



t^ 



c^rì 



Prof. Cav. EUPLIO REINA 



STUDIO E INSEGNAMENTO 

DELL ANATOMIA 

ED 

ESERCIZIO CLINICO-CHIRURGICO 

dal 1825 al 1860 

I^ELL' OSPEDALE 8J^ MAETA DI CATANIA 

CON NOTE LETTERARIE E DUE APPENDICI STORICO-ANATOMICHE 



Opera postuma col ritratto dell'Autore 
pubblicata per cura 



D.r FI^ANCESCO I^EINA 




V T 'V£ 

1V]ARI3]800 



/ 



^-— — »^-. 



t"" 



■'' y 



CATANIA 

C. GALÀTOLA , Editoeb 

1899. 



*f^ 




PROPRIETÀ LETTERARIA 



3.Jk 35 



Catania, Stah. Tip. C. Galàtola 



INDICE 



ClCNNO BIOGRAFICO . . . pag. V-XIII 

Dedica . . » 1 

A chi legge » 3 

Avvertenza . . . . . . " . . . . • » 11 

Introduzione » 13 

PARTE PRIMA 

Capo unico 

Storia civile dello studio e dell' insegnamento dell'Anatomia, nella 

sala anatomica dell'Ospedale S. Marta di Catania ... » 15 

PARTE SECONDA 

Capo I. 

Storia scientifica dell' insegnamento dell' Anatomia nella sala dello stesso Spedale. 

Sezione I, — Insegnamento dell'Anatomia descrittiva ... » 23 

Organo dell'udito ....... » 34 

Organo della vista ....... » 38 

Organo della voce, o laringe . . . . . » 39 

Sezione II. — Insegnamento dell'Anatomia teratologica ... » 48 

Sezione III. — Studj anatomico-patologici ...... » 60 

Catalogo della collezione anatomico-patologica nella 

sala anatomica dell'Ospedale di S. Marta . . » 70 

Avvertenza ........... » 75 



Capo II. 

Della clinica chirurgica nell'Ospedale S. Marta dal 1766 al 1860. 

/. Narrazione — Dell'origine della Clinica chirurgica di questo Ospe- 
dale, e dell'andamento di essa dal 1760 al 1840. 



77 



— IV — 

II. Narrazione — Sulla Clinica chirurgica della R. Università degli 
studj di Catania, nelF Ospedale S. Marta — Sunto 
cronologico : , 

$1. — Storia civile. ........ pag. 87 

$ II. — Storia scientifica ........ » 88 

Svolgimento del sunto cronologico della II. Narrazione : 

§ I. — Storia civile. . . . . ... . . » 91 

$ II. — Storia scientifica . . . . . . . . » 92 

Sulla teuotomia . . . . . . . . . . » 93 

Sulla cistotomia, e litotripsia ........ » 95 

Nota sopra un caso raro di cistotomia, comunicata all'Accademia 

Gioeuia (1860) :> 106 

SulP amputazione e conservazione delle fratture complicate . . » 107 

Sulla chiusura permanente della bocca ...... » 120 

Proposta ai professori e direttori dello cliniche italiane d'una asso- 
ciazione clinica , . . . . . . . . . » 123 

Documenti ........... » 124 

Sulla tracheotomia .......... » 129 

Sul feto umano tricefalo. ........ » 130 

PARTE TERZA 

Note letterarie . . . . . . . . . . » 133 

Sulla Prolusione agli studj « Novello onore etc. » . . . . » 133 

Lettere di uomini insigni, riguardanti la Prolusione ... » 143 
Documenti che spiegano la ragione per la quale il Prof. Reina fu 

costretto ad interromperne la stampa . . . . . . » 152 

I. Appendice — Sul Capitolo VI delle Costituzioni protomedicali di 

Sicilia al 1429 — Comento » 157 

II. Appendice — Sili vero scopritore delle valvole conniventi e sigmoidee » 168 



CENNO BIOGRAFICO ') 



Il Prof. Cav. Euplio Reina nacque in Catania , il dì 11 di 
Agosto del 1806. Di prontissimo e fervido ingegno, e vivamente 
inclinato allo studio delle scienze positive intraprese di buon' ora 
il corso di medicina e chirurgia nel patrio Ateneo, e a battere la 
palestra professionale, in cui molta reputazione aveva acquistato 
il padre suo. Nel 1823, a soli 17 anni, conseguita con sommo plauso 
la laurea dottorale , vagheggiò farsi insegnante d' una delle va- 
rie discipline chirurgiche , e predilesse P Anatomia. Aprì infatti 
studio di tale ramo importante di scienza, di cui egli tratta se- 
gnatamente in questo volume. IS^el 1839, mancando ai viventi l'e- 
simio prof. Bianchi, vacava nel nostro Ateneo la cattedra di Ana- 
tomia umana, ed il Reina fu tra i primi a iscriversi per ottenerla 
a pubblico e severo concorso. 

La fortuna di esso , quantunque nel merito fosse lui supe- 
riore , come agevolmente può vedersi dalla relazione dei giudi- 
canti, pure fu favorevole al suo competitore; ma nel tempo stesso 
essendo anche vuota la cattedra di Patologia speciale chirurgica, 
ed Ostetricia , fu a lui conferita , (R. Decreto del 9 luglio 1839) 



^) Questo Cenno biografico è stato tolto dalla Necrologia anonima stampata 
nell' Annuario della E. Università (Anno scolastico 1877-78) inserendovi taluni 
tratti dell' Mogio Accademico letto dal compianto S. Brancaleone nella seduta 
straordinaria della Gioenia e pubblicato negli atti del 1877. A maggior pregio 
dell' opera facciamo seguire le bellissime e sentite Parole, pronunziate pel fune- 
bre trasporto della salma del Reina dall' Egregio Prof. G. Ardiui. 



— VI — 

senza chiedersi altra prova, credendosi più clie sufficiente quella 
già data per l'Anatomia, accompagnata alla fama grandissima che 
acquistato avevasi nello esercizio della sua professione, e ad altri 
titoli d' idoneità, e di benemerenza. 

Correva 1' anno 1841 , e la nostra vetusta Università trova- 
vasi tuttavia sprovvista d' insegnamenti clinici officiali. A reggere 
la clinica chirurgica fu chiamato allora il Eeina, col titolo di i^ro- 
fessore interino (Decr. Minist. del 24 maggio 1841) ; da lui venne 
solennemente inaugurata nell' Ospedale S. Marta, dove trovavasi 
già chirurgo primario, e con grande zelo sostenuta per lunghi anni 
gratuitamente. Ardito nel vasto campo della scienza nel cui svol- 
gimento teorico e ieratico levossi primo tra i suoi contemporanei, 
fondò in patria una scuola di chirurgia, sino a quei giorni, se non 
sconosciuta, debolmente rappresentata; ammirata in Italia e in 
Francia, e tenuta in grande estimazione dal Geoffroy Saint-Hylaire, 
al Yelpeau, e al Rizzoli. 

Tanto studio venne da lui mantenuto con pochissimi mezzi , 
quasi fuori il consorzio scientifico nella città sua, superando osta- 
coli, che ognora gli sorgevano intorno: solo, con fermezza di vo- 
lontà e raro intuito scientifico seppe apportarvi quelle utili rifor- 
me, imperiosamente richieste dagli incessanti progressi della Scien- 
za. In quei tempi disputavasi la grave quistione sulla litotomia e 
la litotripsia ; il Eeina, dietro le immense esperienze, sostenne a 
preferenza la prima con molto plauso nel Congresso degli scienziati 
italiani di Napoli (1844) come fu tra i precursori della chirurgia 
conservatrice nelle Opere « Sulle fratture complicate » che, pu- 
blicò in diversi anni, e sempre con maggiori esperienze e consi- 
derazioni: e fu primo in Sicilia, ad eseguire operazioni sino allora 
intentate. 

Tesoriere (1841) e poi Segretario-Cancelliere (1858) della 
E. Università , ufficj di somma fiducia , e dei piti onorevoli che 
esistevano allora ; Decano e Preside della facoltà di medicina e 
chirurgia , portò in codeste cariche i lumi della sua intelligenza, 
e P alta rettitudine dell' animo suo. 

Storico profondo, studiato aveva la vita intellettiva delle an- 
tiche generazioni , rappresentata da una eletta serie d' ingegni , 
che avevano diffuso la Sapienza. 



— VII — 

In quelle eterne pagine ispirauclosi, trasse esemi^io e norma 
di vita ; e per infondere tali sentimenti ai suoi concittadini , se- 
gnatamente ai giovani , non solo rammentava loro le massime 
sapienti e morali dello antico Ippocrate, ma formò dell' Atila ma- 
gna universitaria il panilieon di coloro antichi e moderni che si 
resero illustri nelle Scienze e nelle Arti; e tessendone la vita ed 
esaminandone le opere con raro acume di critica, già scriveva la 
storia di grande utilità e vanto non solo nostro ma della Sicilia; 
opera, disgraziatamente interrotta per colpa non sua. 

Estimatore geniale d' ogni cosa nobile e bella, della Pittura 
e della Archeologia , giunse a formare una Pinacoteca di elette 
opere d' Arte nella sua casa ; in esse godeva divagare la mente 
nelle brevi ore di riposo. Incoraggiava con l'entusiasmo della pa- 
rola, e con 1' efficacia dei fatti quei giovani che dimostravano at- 
titudine vera alle Arti liberali. 

Educato ad una indipendente professione, e a prodigare le sue 
cure tanto al debole quanto al forte, nei giorni della lotta acco- 
glieva e curava con tutta l'umanità cristiana di cui era informata 
1' anima sua , i feriti che per amore di patria , o vittima del do- 
vere, versavano generosamente il loro sangue; così che dal governo 
dei Borboni e da quello dittatoriale fu ringraziato e ammirato. 

In tanta e così svariata coltura , e intenso amore di patria 
fu piti volte tra gli eletti del paese, segretario e presidente della 
commissione vaccinica , membro del Consiglio sanitario della 
Provincia , della Giunta d' Antichità e Belle Arti , Socio attivo 
benemerito della Gioenia, accrescendone gli Atti di molti pregiati 
lavori; fa ascritto nell'Albo delle piti rinomate Accademie di 
Europa, e fra i cavalieri della Corona d' Italia. 

Di sincera carità verso gì' infermi poveri, ai quali fu largo 
d' ogni sorta d' ajuto, geloso del decoro e dello splendore scienti- 
fico dell' Italia, di antica dignità, e di generoso disinteresse nello 
esercizio della sua professione , temperando di gioviali modi le 
austerità della Scienza , aj^parve agli ammalati ajuto supremo, e 
amico consolatore. 

A buon dritto la Patria riconobbe in lui il suo i)iù sai)iente 
chirurgo, il cittadino filantropo e intemerato, e 1' Università uno 
fra i suoi più illustri professori. 



— vm — 

Colpito da crudele tifoidea, cou la serena rassegnazione del 
filosofo, e la viva speranza del fervente cattolico morì sulP alba 
del 4 maggio 1877. Il paese tutto e la Sicilia appresero questa 
sventura col più profondo dolore ^). La sua salma ebbe le più so- 
lenni funebri onoranze , venendo accompagnata al Cimitero non 
solo dai suoi colleglli e dalle varie Società scientificlie , ma da 
tutto un popolo commosso. 



Parole sul Peof. E. REINA ') 



Cittadini, Colleghi ; 

Compreso dal più acerbo dolore e coli' animo profondamente 
commosso , a nome della Facoltà medica catanese e dell' Accade- 
mia Grioenia compio anch' io, quest' oggi il mesto ufficio di ver- 
sare una lagrima , di deporre un fiore sulla venerata salma di 
quelP illustre veterano della scienza chirurgica , che fu maestro 
di due generazioni di medici di gran parte dell' isola nostra, l'u- 
na che or cresce e s' avanza, 1' altra che già anch' essa s' appres- 
sa a scomparire; — di Colui che fu chirurgo in capo de' nostri 
civici ospedali ; — che, professore di Patologia speciale esterna e 



^) Fra i molti o,ttestati di cordoglio pubblichiamo la seguente lettera del ce- 
lebro Rizzoli. 

Bologua, 18 Maggio 1877. — Ouor. Sig. Dott. Francesco Reina — Appresi 
col massimo rincrescimento la dolorosa perdita che Ella ha fatto dell' ottimo 
8UO genitore, e della quale deve essere addolorata l' Italia, che in lui riconosce- 
va uno dei piìi eminenti chirurgi della patria nostra. 

Sono certo che Ella sarà per imitare e nella virtii e nella Scienza un sì ri- 
spettato genitore ; e che cou pari amore prodigherà le sue cure agli iuferjni. 

Accolga alcune delle mie ultime Memorie , che mando a lei , acciocché le 
tenga come un mio ricurdo. — Mi aìtbia sempre pel suo dev.mo — F. Rizzoli. 

2) Parole sul Prof. Cav. Euplio Reina pronunziate pel funebre trasporto 
della sua salma al Cimitero Conmuale, il dì 5 maggio 1877 dal Prof. Giuseppe 
Ai-dini— Catania— Tip. di C. Calatola — 1877. 



— IX — 

di Clinica chirurgica nella nostra R. Università, fu jnia suo Se- 
gretario Cancelliere e poi Preside della Facoltà medico-chirurgica 
della medesima ; — che fu zelante e benemerito Socio Attivo del- 
l' Accademia G-ioenia ; — di Colui, infine , che fu tanto decoro ed 
ornamento della patria nostra, e che, ahi troppo presto, or non 
è più ! 



L'esimio Prof. Cav, Euplio Reina sorgea alla vita degli stu- 
di in queir epoca fortunata in cui un gran movimento scientifico 
fervea da per ogni dove in Europa, e le scienze tutte , e preci- 
puamente la medicina, si rinuovellavano sotto il j)otente impulso 
dello sperimentalismo. In quest'epoca, spinto da innata passione, 
egli di buon' ora slanciavasi nella palestra chirurgica, nella quale 
tanto erasi distinto il padre suo , e comprendendo appieno il no- 
vello indirizzo preso dalle varie discipline che l' informano , sep- 
pe seguirlo con ardore e con costante perseveranza. 

Dotato com' era di forte ingegno e piìi ancora di indomito 
volere , ei sopratutto anelava diffondere da una cattedra tutte 
quelle grandi dottrine e tutte quelle utili riforme conquistate 
dalla moderna scienza trionfatrice de' morbi ; e dietro l' ardua 
prova del concorso vi riuscì felicemente. 

Correva allora 1' anno 1839, ed il Reina, giovanissimo anco- 
ra, incominciò a gettare le fondamenta d' una scuola chirurgica 
così ben ordinata, da rivaleggiare, senza dubbio , con le piìi fio- 
renti d' Italia e di oltr' alpi, la quale — dobbiam confessarlo a sua 
maggior lode — malgrado le avversità che ogni ora le sorgevano 
intorno, e la povertà de' mezzi che le venivano consentiti, seppe 
camminare sempre col progresso, senza arrestarsi o indietreggiare 
mai. 

La chirurgia in quel tempo fra noi aveva sommo bisogno 
d'un gagliardo riformatore; e se l'ebbe infatti nel Reiun, ed an- 
zi trovollo ben forte ed insigne, da superare le più liete speran- 
ze di tutti. 

E valga il vero: se la Francia vantava allora un Vcl[)eau 
e un Nelaton ; se l' Italia si gloriava d' un Porta, un Corradi, un 



— X — 

Rizzoli, un Palaciano ; — la Sicilia nostra, questa classica terra 
del genio e del fuoco, potè a buon dritto vantare anch' essa con 
orgoglio di avere il suo Yelpeau ed il suo Porta nell' illustre 
Prof. Eeiua ; e tutto questo io altamente proclamo , senza tema 
di comparire invaso di quel vano spirito di partigianeria o di 
campanile, che ci fa talvolta mirar grandi tutti gli uomini che 
respirano 1' aria che noi respiriamo. 

Il Prof, lieiua, addippiìi, oltre di essere stato un dotto me- 
dico filosofo, fu poi chirurgo operatore sagace ed intrepido , dili- 
gente e riflessivo, cauto ed ardito ad un tempo, accoppiando co- 
sì felicemente in sé stesso tutte quelle doti singolari, che forma- 
no, a dir breve, il vero chirurgo sapiente. L'Ospedale di S. Marta, 
sebbene con pochissimi mezzi, e spesso anche questi insufficienti 
ed imperfetti, fu il campo doloroso nel quale potè esercitare la 
sua grande operosità chirurgica , come la cattedra fu il glorioso 
teatro, nel quale potè esporre le sue profonde lucubrazioni scien- 
tifiche. 

Né qui arrestossi la sua attività intellettuale. — Egli caldo e 
passionato cultore d' ogni ramo di storia, e sopra tutto della si- 
ciliana antica, fu anche scrittore fecondo ed erudito, come chia- 
ramente lo dimostrano le sue tante e svariate pubblicazioni , al- 
cune delle quali infiorano i volumi degli Atti dell' Accademia 
Gioenia. M 



^) Fra i molti lavori pubblicati dal Prof. Reina s' auuoverauo i seguenti : 

1. Memoria sopra un caso cT aneurisma dell'arco dell'aorta. — Catania, 1838. 

2. Sopra un feto umano tricefalo. — Memoria ostetrica ed anatomica. — Ca- 
tania, 1841. 

3. Memoria sulla Tracheotomia oj)erata ad un fanciullo. — Catania, 1841. 

4. Sulla Cistotomia e la Litotripsia — Osservazioni e riflessioni. — I voi. — Ca- 
tania, 1842, 

5. Appendice alle osservazioni e riflessioni sulla Cistotomia e la Litotripsia — 
Catania, 1842. 

6. Nota su un caso raro di Tenotomia^ la prima eseguita in Sicilia. — Ca- 
tania 1842. . 

7. Osservazioni pratiche di Tenotomia. Catania, 1846, 

8. Sulla connessione dell' Anatomia con la medicina, con la Legislazione , 
o con la Teologia. — Catania, 1841. 



— XI — 

E questo non è ancor tutto- 
La sua mente, elevata ed assai còlta, era senii)re avida di 
nuova e maggiore coltura : e quando stanca d' agitarsi in quella 
assidua ed affannosa ricerca del vero, eh' è il tormento e la spe- 
ranza dello scienziato, amava sovente, quasi ad imporsi un dolce 
riposo, pellegrinar ne' placidi campi del bcJlo^ che sono il sorriso 
e la gloria dell'artista, cercando così sentimenti ed ispirazioni 
piti soavi nella contemplazione di quel meraviglioso spettacolo, 
che sempre e dovunque la natura offre allo sguardo indagatore. — 
Si: egli sortito aveva dalla natura un'anima ardentissima di ar- 
tista ; e quindi non solo fu zelante estimatore d' ogni arte antica 
e d' archeologia, ma sopratutto fu poi espertissimo conoscitore di 
scultura e di pittura. — Visitate, infatti, la sua casa; e là voi tro- 
verete un tempio consacrato a queste arti belle , le quali spesso 
si mostrano ognor più leggiadre , facendosi sorelle e compagne 
gentili delle più austere discipline. 



9. Annunzio del nuovo Gabinetto Anatomico nella R. Università di Catania. — 
Catania, 1847. 

10. Sopra un quadro di Giuseppe Puleo — L' eroismo d' una martire del 
Vangelo, ossia S. Agata che spira nel carcere. — Catania, 1840. 

11. Catania e gli artisti catanesi al 1815. Catania, 1840. 

12. Allocuzione per la Laurea Generale nella Facoltà medica della E. Uni- 
versità di Catania. — Catania, 1854. 

13. Allocuzione, idem. — Catania, 1856. 

14. Novello onore ai dotti e agli artisti catanesi — Prolusione agli studi nel- 
la E. Università di Catania. — Catania, 1861. 

15. Nota sopra un caso raro di Cistotomia. — Catania, 1860. 

16. Sulle fratture complicate. — Osservazioni e Eiflessioni. — 1. voi. — Cata- 
nia, 1861. 

17. Sopra una nuova t'orma di chiusura permanente della bocca. — Cata- 
nia, 1861. 

18. Clinica chirurgica della E. Università di Catania; ossia. Memorie di Pa- 
tologia chirurgica e di medicina operatoria, contenenti le piìi importanti osser- 
vazioni raccolte nella stessa Clinica. — Voi. 1. Catania 1869. 

19. Lodi aUa SS. Vergine tratte dalla liturgia di S. Giacomo — Torino 
tip. Salesiana. 

Tra i lavori inediti il secondo Voi. della Clinica chirurgica — V. V indico 
di esso a j)ag. 89. 



— XIT — 



* 



Ma quali furono le qualità inorali di cui il Reina fu adorno ?... 

In questo secolo di universale scetticismo , superbo d' aver 
saputo rapire il fulmine al cielo ed imi^rigionarlo nella bottiglia 
di Leyda, si crede assai poco al platonismo ed alla virtù ; ma il 
Eeina invece sentiva un culto sacro per essa, e la venerava in 
ogni sua manifestazione. 

Nella fatale vicenda di speranze e di disinganni, di sorrisi e 
di dolori, d' illusioni e di errori, cb' è la vita umana, egli tenne 
sempre l' animo suo fermo e ben saldo, senza lasciarsi vincere da 
codardi sgomenti o da angosciosi sconforti. 

Di carattere intemerato ed incrollabile, onestissimo, retto, egli 
non macchiossi mai di nessuno di quei bassi sentimenti clie de- 
gradano la grandezza dell' anima e corrompono la santità della co- 
scienza. — Alieno ancora d' ogni vanagloria come d' ogni volgare 
ambizione, esercitò sempre la sua alta missione come un sacerdo- 
zio di carità, piti che come un mercimonio di meschini interessi. 

Fu religioso e fervido cattolico, e non ne fece mai mistero, — 
come pur troppo sovente fanno molti di quelli ippocrita che, quasi 
vergognandosi di mostrarsi quali essi sono, amano occultarsi sotto 
la bugiarda maschera dello scettico o del libero pensatore ; — ma 
con questo profondo sentimento nell'anima egli seppe congiungere 
e conservar sempre il piìi caldo amore alla Italia. 

Fu benefattore del povero ; amico leale cogli amici ; generoso 
con gì' invidi avversari, e, sopra ogn' altro, patriota vero. 

Era pure modesto nel portamento ; benevolo negli atti ; casto 
ed illibato ne' costumi 5 ma era del pari sommamente orgoglioso : 
era però quel santo orgoglio , eh' è sovente la sola e la più po- 
tente salvaguardia d'ogni turpe azione come d'ogni viltà; era quel 
santo orgoglio, eh' è figlio d'un carattere integro e d'una co- 
scienza che non rimorde. 

# 

Ora egli non è più 1.... Ma gli uomini della tempra di Lui 
passano da questa misera vita terrena, ma non muoiono ! — Essi 



XIII 

nel loro rapido passaggio lasciano sempre un' orma luminosa che 
non si cancella giammai ; — essi lasciano una ricca eredità di af- 
fetti, insomma, sopravvivono nelle loro opere, nel loro carattere, 
nelle loro virtìi, nel loro esempio. E le opere, il carattere, le virtù 
del Eeina lo faranno al certo perennemente vivere ne' nostri cuori, 
e serviranno eziandio di nobile esempio alla piti tarda posterità. 

Cittadini,.... Colleghi ; 

Mirate quante vite illustri vengono ogni giorno immolate sul- 
1' altare della Scienza !.... Ieri il De-Gliacomo , il Gemmellaro , il 
Mascari, il Fallica, il Pizzarelli, il Fulci ; oggi il Eeina, il piti di- 
stinto come il più compianto fra tutti, perchè l'ultimo di quella 
generosa schiera di valorosi , che per tanti anni rese cotanto ri- 
nomata l' Università nostra ;... e domani 1.. Domani, o Signori , 
spetta a noi !.... Essi , però , furono operosi e grandi , e seppero 
crearsi una fama imperitura; essi prestarono segnalati servigi alla 
scienza ed alla i^atria. — Sarem noi da tanto 1... Specchiamoci so- 
pra il loro splendido esempio, e procuriamo almeno d' imitarli, se 
non ci sarà concesso di poter raggiungere quella sublime mèta a 
cui essi felicemente pervennero ! 



AD 

ALFONSO CORRADI 

DOTTO E DILIGENTE ESPOSITORE 

DELLA STORIA 

dell' ANATOMIA OHIRURaiA E OSTETRICIA 

E dell' EPIDEMIE 

IN ITALIA 

QUESTO LAVORO STORICO 

SULLO STUDIO ANATOMICO 

E CLINICO CHIRURGICO 

AL SECOLO DECIMONONO 

IN CATANIA 

EUPLIO EEINA 

D. 
MDCCCLXXVI. 



A CHI LEGGE 



È scopo di questo lavoro dimostrare che lo studio dell'ana- 
tomia sul cadavere incompleto nella E. Università di Catania sino 
al 1840, e l'esercizio della clinica chirurgica, mancante del tutto 
fino al 1841 nella stessa Università, furono suppliti nello Spedale 
di S. Marta fondato al 1755. Oltre a ciò la narrazione dello studio 
anatomico in esso stabilimento ha un altro fine, che esporrò piti sotto. 

Eeca sorpresa considerando come codesto sia sorto senza mezzi, 
con la sola speranza nella carità cristiana, privo, come lo è al 
presente, d' agevolazione da parte del Comune ^), del Distretto, 
e della Provincia, segno spesso, e particolarmente in questi tempi, 
a biasimevoli lotte, si abbia potuto rendere superiore a tutto, e 
divenire sempre piti utile all'umanità languente, prestandosi alla 
cura di ogni sorta di malattie chirurgiche, ed alla pubblica istru- 
zione, ammettendo la gioventù, medica or all' insegnamento del- 
l' anatomia sul cadavere, ed ora alla clinica chirurgica, di più s'ac- 
crescerà la sorpresa riflettendo che ciò si è ottenuto da prima pei 



^) Il lettore comprenderà di leggieri come queste notizie si riferiscono ai 
tempi ne' quali scriveva l'A. Ora saj)piarao che il Comune per quanto può, con- 
tribuisce al mantenimento di molti infermi. 



— 4 — 

soccorsi avuti mercè incessanti premure, e penose questuazioni di 
Sacerdoti filantropi, e poscia per largizioni e lasciti di pii e com- 
mendevoli cittadini, i quali prodigando a vantaggio dei sofferenti 
gli aviti beni, hanno eternato i loro nomi nel tempio della bene- 
ficenza. 

Laonde passeranno ricordati e benedetti alla piìi tarda po- 
sterità i venerandi sacerdoti : Pietro Finocchiaro, fondatore dello 
Spedale ^) ed i suoi coaudiutori : Domenico Eusso dei Baroni 
Sangiorgio, e Fabrizio Alessi, dei patrizi catanesi, i benemeriti 
gentiluomini Carlo-Pio Zaijpalà Gemelli (seniore). Barone Toscano, 
Girolamo Alessi, ed altri onorandi cittadini, cbe per brevità tra- 
lascio, di nominare ; così la storia patria li ricorderà alla memoria 
dei posteri, poiché anch' eglino mossi dallo stesso principio, il 
prodigioso principio della carità cristiana, s' unirono ai primi ap- 
prestando soccorsi d' ogni genere al nuovo umanitario stabilimento. 
Onde questo, sebbene oggi non corrisponda molto ai bisogni sem- 
pre crescenti degli ammalati ed al loro numero vieppiìi in aumento, 
tuttavia s' innalza maestoso qual monumento perenne, ad onore 
di tanta virtìi nei concittadini benemeriti dell' umanità e della 
patria. 



^) A destra, salendo le scale dell' Ospedale, si vede il busto del Sac. Pietro 
Finocchiaro sopra iiua semplice base, nella quale si legge la segnente iscrizione : 



A 

PIETRO FINOCCHIARO 

SACERDOTE FILANTROPO 

FONDATORE 

DI 

QUESTO SPEDALE 

IL RETTORE 

A NOME E GRATITUDINE 

DELLA UMANITÀ LANGUENTE 

PONEVA 

L' ANNO MDCCCXXXV. 



— 5 — 

Però, se Catania ha abbellito le sue ville dell' immagini in 
marmo dei concittadini illustri, potrebbe fare altrettanto, senza 
tema di esagerazione, dei cittadini ben degni di pubblici onori, 
proponendoli ad imitazione di pietà verso gV infermi poveri e 
la patria in bisogno. Difa,tti; Monsignor Celestri che ricove- 
rava nella sua casa centinaia di Etnicoli scampati dall' incendio 
di Mongibello al 1769, e fu 1' angelo consolatore dei concittadini 
superstiti dalla catastrofe del tremuoto del 1693; il Protomedico 
Conte Tezzano che poco dopo riedificava P Ospedale grande di S. 
Marco ; Pietro Finocchiaro 1' Ospedale di S. Marta, il Sacerdote 
G-iuseppe G-iuffrida 1' Ospizio della Maternità, sotto il misterioso 
titolo di Badia del Bambino nel 1786, opera unica allora in Sicilia; 
Ignazio Biscari che salvava Catania, dalla carestia; Antonio Ales- 
si-Celestri che ipotecava i suoi beni pel compimento del molo, 
opera umanitaria sia per la parte economica sia per la salvezza 
di tanti uomini, e della prosperità di tante famiglie; per tacere 
di molti benemeriti, forse le effigie di costoro nei pubblici ritrovi 
non sarebbero esempio opportuno e durevole di filantropia e di 
patriottismo? ^). 

Frattanto ritornando all' Ospedale di S. Marta, non è da pas- 
sare sotto silenzio un'altra sua benemerenza cioè; che all'eredità 
ed ai legati dallo stesso acquistati, i quali avevano fatto migliorare 
P amministrazione talmente, che pel mantenimento dcgP infermi 
non fu pili bisognevole la questua e P elemosina, s' aggiunse che 
al 1822 dichiarata Catania quartiere generale delle R. truppe, e 
residenza di uu Generale comandante la provincia, lu accresciuta 



^) Cotanto zelo di sincero amore di patria e di beuemerenza scientifica, dai 
concittadini dello scrittore è stato corrisposto con la più vergognosa e cinica 
dimenticanza verso 4i lui 



— 6 — 

e divenne stabile la guarnigione della città. Quindi 1' Ospedale di 
S. Marta fu considerato civico-militare essendovi curati a paga- 
mento i militari ammalati di morbi chirurgici, circostanza che 
migliorandone di molto le risorse economiche, apportò notabile 
aumento nel numero degP infermi, segnatamente civili, e nell'es- 
sere questi molto ben tenuti. Laonde visitato più volte dai Luo- 
gotenenti generali di Sicilia e dallo stesso Sovrano, fu dichiarato 
specialmente dal Ee , primo Spedale dell' Isola , dopo d' avere 
visitato egli F uno dopo P altro gli ammalati cittadini e mi- 
litari. 

Per tanto prosperando l' amministrazione della pia opera, an- 
che lo studio anatomico, e a preferenza lo studio clinico-chirur- 
gico, andavano di bene in meglio, non mancando all'uno e all'altro 
i mezzi bisognevoli apprestati dall' opera stessa ; poiché sebbene 
al 1840 la clinica, per disposizione governativa, cominciasse a far 
parte degi' insegnamenti universitari, nondimeno mai quel governo 
pensò al mantenimento di essa, lasciandola a carico dell' Ospedale 
che la mantenne sempre splendida. ISTel II cai)o di questo lavoro 
narrandone la storia, constaterò con documenti la benemerenza 
dell' Ospedale di S. Marta, ossia dei Sacerdoti operarli ammini- 
stratori di esso, verso la pubblica istruzione. 

Ma tanto splendore, s' ecclissava al 1860, quando il nuovo 
governo stabiliva in Catania un Ospedale reggimentale per la 
cura dei militari infermi, onde ritornò ad essere civico solamente 
com' è tutt' ora, e quindi privo dell' efficace risorsa della quale 
ho parlato. 

Per tanto 1' Ospedale di S. Marta che per non pochi lustri 
mettendo a profitto di un maggior numero d' infermi le sue eco- 
nomie amministrative, era divenuto onore di Sicilia ed ornamento 
di Catania, che avea ammesso nelle sue sale e restituiti sani e 



— 7 — 

salvi alle famiglie, alla società ed all' esercito migliaia di amma- 
lati, che nei memorabili combattimenti del 1848-49 e 1860 venne 
convertito in vasta ambulanza, accogliendo i feriti cittadini e mi- 
litari, oltreché si era prestato gratuitamente all' istruzione nella 
clinica-chirurgica della scolaresca universitaria, decadde dimenti- 
cato senza esservi stato giammai chi avesse proposto alle Autorità 
competenti una ricompensa ben degna a tanta perdita, e a siffatti 
utilissimi e gratuiti servigi, ricompensa che per altro sarebbe ri- 
tornata a vantaggio degli stessi ammalati. 

Ciò non ostante 1' Ospedale di S. Marta generosamente non 
rifiuta la clinica-universitaria, che lo stesso nuovo governo con- 
ferma di unita alla clinica oftalmiatrica, segue a mantenere sen- 
z' altra spesa, entrambe ; anzi economizzando in tutti i modi am- 
mette gratuitamente, pure a discapito degli ammalati poveri ca- 
tanesi, pei quali soltanto la pia opera- era stata fondata, gl'infermi 
poveri della provincia. Ma finalmente spossato nelle sue finanze, 
e vacillando tanta grandezza di animo, chiede al governo sola- 
mente pel mantenimento delle cliniche, alle quali si aggiunge la 
ostetrica, qualche soccorso; ed il governo, con decreto sovrano 
al 1865 gli accorda un conveniente assegno sull'Abazia di Kuo- 
valuce, assegno che sin'ora non ha percepito che in sparuti ac- 
conti, attese le vertenze col demanio, oggi quasi per miracolo 
appianata; e ciò a favore delle sole cliniche. 

Or per gV infermi dell' Ospedale cosa si è fatto in questi ultimi 
tempi oltre di quanto fecero i Sacerdoti operarli ed i pii genti- 
luomini da oltre un secolo °l Nulla, assolutamente nulla ^) , meno 
di mantenervi il Municipio di Catania a spese comunali, tre o 



^) Adesso per le pratiche efficaci del Ch. Prof. Clemente molte delle rendite 
sono ritornate a beneticio del pio luogo. 



— 8 — 

quattro infermi quasi tutti incurabili. La Provincia ? ha ributtato 
sempre, sino pochi mesi or sono , le domande che in nome della 
languente umanità il rettore dello stesso Spedale le ha sporte. 
Ma sia detto ad onore di taluni consiglieri, questo rifiuto è stato 
a maggioranza di voti! Quindi gli ammalati della Provincia indi- 
genti e bisognosi dei soccorsi della mano chirurgica che non 
sempre possono ottenere, soccombono miseramente, e la carità 
privata contribuisce al loro trasporto, ed all' ammissione nel pio 
povero stabilimento. 

Di ciò basta; non essendo scopo di questo lavoro muovere 
gli animi ad ottenere a favore di tali infelici la pubblica com- 
miserazione comunale o provinciale, ma di far i)alese quanto fece 
V Ospedale di S. Marta sino a quando ebbe risorse a sua dispo- 
sizione, a favore degl'infermi e della pubblica istruzione anato- 
mica, e della clinica chirurgica ; se in questo scritto, diretto a chi 
legge, ho fatto cenno della parte economica ed amministrativa di 
esso Ospedale, ciò è stato perchè chi ne ha obbligo possa con- 
siderare l' utilità verso gli ammalati e verso la scienza se lo 
Stabilimento ritornasse indipendentemente clinico chirurgico, e 
ottenere ancora i mezzi con insistenza richiesti a favore della 
misera umanità. 

Sarebbe quindi opera degna desistere una volta dall' inop- 
portune pubblicazioni che, avversando ingiustamente gli ammi- 
nistratori, altro non apportano che disgusti a danno di tanti infelici 
gementi sotto il peso di gravissimi morbi, e che bramano dai loro 
benefattori non già luride ed abbominevoli redarguizioni, ma in- 
coraggiamenti, e se non altro, compatimenti amorevoli, e dolci 
e urbani avvisi. 

Questo lavoro diviso in due capi conterrà, nel primo la nar- 
razione dello studio e dell' insegnamento dell' anatomia descrittiva 



— 9 — 

normale, teratologica e patologica, giusta le conoscenze ed i me- 
todi di quel tempo, sempre sul cadavere, nella sala anatomica 
dell' Ospedale di S. Marta; e nel secondo capo la narrazione di 
quanto si fece contemporaneamente nella clinica chirurgica tenuta 
nello stesso Spedale. 



A VV£:iiTBN^ZA 



1 pochi cenni storici illativi allo studio ed all' insegnamento sul 
cadavere dell' anatomia in Catania , da me scritti ed inserti nella 
prolusione agli studi in questa R. Università ^) valsero ad un illu- 
stre scrittore Italiano ^) a difendere i medici siciliani da un' acerba 
censura del Dottor Ziermann. Questo medico tedesco asseriva « che 
era così meschino lo stato dell' anatomia in Sicilia, anche nei primi 
anni di questo secolo, da essere costretti coloro che ne erano curiosi, 
a tagliare qualche cane o gatto. » ^) 

Tale difesa m' invogliò ad ampliare qiiel lavoro, onde viemmeglio 
far rilevare lo studio sui cadaveri in questa città , e segnatamente 
nella sala anatomica dello Spedale di S. Marta , il quale dal 1825 
al 1840 ebbe fioritissima scuola di anatomia. Appunto di questa scuola 
oggi pubblico la narrazione storica, ed è questa l' altra ragione che 
mi spinge alla pubblicazione di essa, come ho annunziato poc'anzi. 



^) Novello onore ai dotti e agli artisti Catanesi — Catania 1861, pag. 217. 
2) j)eUo studio e dell' insegnamento dell' anatomia in Italia nel medio-evo ecc. — 
Notizie e consiclerazioui del Professore Alfonso Corradi — Milano 1873. 

^) Veber die vorherrochenden Krankheiten Sicilien. — Hannover 1819, pag. 43. 



INTRODUZIONE 



Al certo fu un avvenimento notabile essere stato nominato 
nel 1825 rettore dell' Ospedale S. Marta un uomo insigne per 
sapere, per filantropia, e per 1' ordine militare religioso che pro- 
fessava, non clie per la stirpe da cui discendeva. Era questi Fra 
Cesare Borgia, Commendatore dell' ordine G-erosolimitano, il quale, 
occupata Malta dagl' inglesi, dimorava in Catania. 

Il Borgia dirigeva quest' Ospedale quando ancora era quasi 
diruto da] tremuoto del 1818, che insieme con Catania avea con- 
quassato mezza Sicilia. Il nuovo rettore con l' intervento degli 
operai lo rifece, lo completò, e dettò nuovi regolamenti pel ser- 
vizio amministrativo e sanitario. Egli spinto da nobili sentimenti 
umanitari, ai quali era informato 1' animo suo, si rese caro a Ca- 
tania e carissimo agli infermi, e per taluni doveri dell' ordine suo 
per altro ospedaliere, spiegava da filantropo nello Spedale lo stesso 
zelo ed amore che da sapiente manifestava nelF accademia Gioe- 
nia, di cui era primo direttore. 

Non spetta allo scopo di questo lavoro esporre quanto il 
Commendatore Borgia operò da rettore. Soltanto ricordo eh' egli 
fece molto per migliorare il servizio sanitario, ciò valse d' ini- 
ziativa allo studio ed all' insegnamento dell' anatomia al 1825 
nello stesso pio stabilimento. Difatti appena egli conobbe che per 
chiarirsi la diagnosi di diverse malattie che avevano cagionato la 
morte degP infermi era di necessità la dissezione dei cadaveri, 
approntò la sala anatomica fornita dei mezzi necessari, ed appagò 



— 14 — 

i desideri del chirurgo primario, il Dottor Calcedonio Reina mio 
padre e maestro, al quale per le ragioni che sarò per dire, assai 
deve lo studio anatomico in Catania. 

L' apertura di questa sala avvenne al 1825, e nell'anno stesso 
io cominciai lo studio e F insegnamento dell' anatomia in detta 
sala, aprendovi una scuola anatomica quasi pubblica, ed è per 
l'appunto di questa scuola che esporrò la storia divisa in due parti, 
cioè ; parte I, storia civile dell' insegnamento dell' anatomia nella 
predetta sala anatomica ; parte II, storia scientifica dello stesso 
insegnamento. 

Questa seconda parte sarà suddivisa in tre sezioni , cioè : 
l'^ sezione, dello studio dell'anatomia descrittiva ; 2^ sezione, dello 
studio dell' anatomia teratologica e dell'anomalie ; S'^ sezione, dello 
studio dell'anatomia patologica. A queste tre sezioni seguirà il 
notamento della collezione anotomieo-patologica che conservavasi 
nel gabinetto anatomico annesso alla sudetta sala. In fine saran- 
no aggiunte le due appendici riguardanti, la prima, il commento 
al capitolo 6° delle costituzioni protomedicali di Sicilia, e la se- 
conda, le ricerche storico-critiche sul vero scopritore delle valvole 
conniventi e sigmoidee. 

Intanto avverto, che sebbene lo studio dell' anatomia patolo- 
gica e dell' anatomia teratologica comparisce separato in due se- 
zioni, divise dall' altra sezione, riguardante P anatomia descrittiva, 
ciò non di meno tutte e tre queste branche dell' anatomia costi- 
tuiscono unico insegnamento, e la triplice divisione è stata per 
dare ordine a questa esposizione storica. 



PARTE PRIMA 




CAPO UNICO 

storia civile dello studio e dell' iusegnamento dell' anatomia 
nella sala anatomica dell' Ospedale S. Marta. 

1825. La sudetta sala fu affidata a me allora chirurgo ag- 
giunto dell' Ospedale ; occasione opportuna allo studio di cui 
trattasi, per incitamento di mio padre e maestro, il quale dopo i 
suoi studi in Kapoli, Firenze , Monpellieri e Parigi , ritornato in 
patria nel 1798 si prefìsse di trapiantarvi la scuola anatomica e 
chirurgica di Firenze , in quei tempi sotto i Fannoni , (segnata- 
mente Lorenzo) la i^rima in Italia ; stimandola egli preferibile a 
quelle francesi dopo di avere frequentato -per piti anni la italiana e 
le straniere. Egli m' incorava a stabilire nello Spedale di S. Marta 
lo studio dell' anatomia e della clinica chirurgica, ed il gabinetto 
anatomico, sia per l' istruzione propria e della gioventìi, come per 
ricordargli, mi dicea, quello del suo diletto maestro Lorenzo ISTan- 
noui in Firenze ; e propriamente negli Ospedali di S. Maria Nuova, 
e degi' Innocenti. Sarebbe stata ingratitudine verso di lui e tra- 
dimento verso questa storia se avessi taciuto ciò ; e soggiungo 
che dietro suo consiglio io sezionava pel sudetto studio, con pò- 



— 16 — 

sitivo vantaggio , e per la prima volta presso noi , a x>referenza 
cadaveri di bambini e di fanciulli ; avvalendomi pure dei cadaveri 
dell' Ospedale di S. Marco , che dall' autorità competente mi fu 
concesso potermeli fare trasportare intieri o in pezzi. 

Da quanto ho esposto chiaro risulta che nel 1825 nello Spe- 
dale S. Marta di Catania si aperse una sala per 1' autopsia dei 
decessi nello stesso Spedale, per l' insegnamento dell' anatomia sui 
cadaveri, e pel g^abinetto anatomico patologico ; ad imitazione di 
quanto facevasi nell' Ospedale degl' Innocenti di Firenze. 

1826. Sebbene nel 1826 il Commendatore Borgia cessasse di 
essere rettore non avendo più permesso,, il governo la dimora in 
Catania dell' Ordine Gerosolimitano, non di meno il successore di 
lui nella direzione dello Spedale , il Cav. Francesco Paterno Ca- 
stello dei duchi di Carcaci , da uomo dotto quale era apprezzò 
sempre, non meno del Borgia, il nascente studio anatomico ; age- 
volandolo segnatamente in ciò che riguardava la collezione ana- 
tomica e patologica, a cui io allora dava principio. Ma anche que- 
sto insigne cittadino , che eziandio successe a Borgia nella dire- 
zione dell' Accademia Gioenia , lasciò presto 1' Ospedale , essendo 
stato promosso consigliere del Consiglio generale degli Ospizi del 
Valle di Catania : ed in sua vece fu nominato fortunatamente ret- 
tore il cav. Carlo-Pio Zappala Gemelli. 

1829. Quest' uomo a nessuno secondo per virtìi cittadine, be- 
nemerito della patria e dell' umanità languente , ben degno che 
la sua memoria fosse tramandata ai posteri, nei nove anni in cui 
fu rettore al S. Marta, oltre allo zelo filantropico che spiegò 
per disbrigare diverse liti che ne inceppavano l' amministrazione 
guardò con particolare premura il servizio sanitario degli am- 
malati; e rivolse le sue mire allo studio ed al gabinetto ana- 
tomico. 

Egli che per piìi anni in Italia ne aveva veduto eecellenti , 
coDipiacevasi di vederne sorgere uno nella sua patria , e lo age- 
volava quanto piti poteva. A conferma di ciò non esito a ripro- 
durre la sua lettera officiale già resa di ragion pubblica al 1860. 
La lettera a me diretta è meritevole di un posto in questa espo- 
sizione storica, ed è la seguente : 

« Commissione dello Spedale di S. Marta IST. 207 — Catania 



— 17 — 

« 11 IsTovembre 1829 — Signore — Non posso non accordarle la 
« domanda di essere autorizzato a continuare a valersi della stanza 
« dello Spedale in cui Ella ha disposto la sua collezione anato- 
« mico-patologica, all' oggetto di proseguire la stessa, e restar 
« così come gabinetto anatomico, secondo il disposto dei miei pre- 
« decessori, come di servirsi a tal' uopo dei cadaveri dello stabi- 
« limento e di tutt' altro che le bisognerà ; del che incaricherò 
« 1' economo di proseguire come per il passato. In quest'occasione 
« Le manifesto il mio sommo gradimento per 1' ammirevole zelo 
« che spiega nel lavorare per un' opera, clie senza dubbio è molto 
« utile alla gioveutii studiosa, e sarà per essere di onore alla 
« nostra patria, e di sommo vantaggio e reputazione per lei. In- 
« tanto l' incarico come Settore anatomico di tenere presso di se 
« un registro per notarvi, non solo tutte le sezioni dei cadaveri, 
« ma pure le operazioni chirurgiche che si faranno nello Spedale, 
« sia per la mia conoscenza, che per darne testimonianza, ove il 
« bisogno lo richiedesse, ai Superiori, per essere in tal modo con- 
« vinti del vantaggio che ne risulta, ed ai termini dell' artic. 112 
« dell' istruzioni da me fatte. Il Rettore — firmato — Carlo Pio 
« Zappalà-Glemelli — Al Sig. D.r D. Euplio Reina, chirurgo ag- 
« giunto dello Spedale di S. Marta ». 

Oggi che il gabinetto anatomico non è più, questa lettera 
mi è pregevole, se non altro come un documento storico della esi- 
stenza del surriferito gabinetto, ed inoltre per 1' espressioni per 
me lusinghiere che contiene, e che allora non potevano non es- 
sere d' incoraggiamento ad un giovine bramoso di ax^prendere e 
progredire ; mi è tutt' ora onorevole. 

Intanto per i provvedimenti del cav. Zappalà-Gemelli lo stu- 
dio anatomico libero di qualunque ostacolo, progrediva di giorno 
in giorno tanto nella collezione anatomico-patologica, quanto nella 
moltitudine degli studenti che vi accorreva; fò notare che taluni 
di loro non appartenevano alla facoltà medica, ma alla giuridica 
e alla filosofica. Probabilmente la prima volta che in Sicilia si 
videro studenti di queste due facoltà frequentare lo studio ana- 
tomico sul cadavere, fu nella sala anatomica dell' Osi^edale di S. 
Marta. Tutt' ora non senza piacevole ricordanza mi si presentano 
assidui per piti anni alle lezioni ed alle i3reparazioni anatomiche, 

2 



— 18 — 

segnatamente dell' encefalo e del sistema nervoso , un Carlo Ar- 
dizzoui, avvocato dottissimo nelle scienze sociali ^) , un Fabrizio 
ed un Antonino Belila, il primo giudice di tribunale, rapito nel 
fiore degli anni, e l' altro consigliere di Prefettura e Deputato al 
Parlamento ; un Domenico Oaltabiano di elevato ingegno, ed altri 
giovani studiosi di filosofia e di giurisprudenza. 

Qui sospendo per poco 1' esposizione storica , e mi permetto 
rispondere ad un quesito clie mi si potrebbe fare sulP intervento 
di sì notabile numero di studenti allo studio anatomico in S. Marta, 
mentre nelP Università studiavasi 1' anatomia sotto un professore 
dotto ed eloquente, quale fu Sebastiano Bianchi ^) anch' egli 
settore e dimostratore anatomico. La ragione di ciò fa la seguente. 
I regolamenti universitari del 1779, in vigore fino al 1840, pre- 
scrivevano « che il settore d' anatomia debba per obbligo imj)re- 
« scindibile una volta al mese secondo il giorno che stabilirà fis- 
« samente il Gran Cancelliere, fare una sezione anatomica di un 
« cadavere nello Si)edale grande di detta città, ove debbono in- 
« tervenire i lettori di medicina teoretica e pratica, e 1' altro di 
« chirurgia con tutti i loro studenti, con essere tenuta 1' Uni- 
« versità ad erogare quella spesa che bisogna, ed il protomedico 
« curi con particolare zelo che sia ciò religiosamente eseguito , 
« ed intervenga alle dette operazioni. » 

In esecuzione di questa legge dovendosi fare la sezione una 
volta ogni mese dell' anno scolastico, anzi due o tre mesi di meno 
poiché in queste meridionali regioni da Maggio in poi non pos- 
sonsi più maneggiare cadaveri per studio anatomico, atteso il caldo 
della stagione, ne nasceva che i discenti 1' anatomia nell' Univer- 
sità non poteano vedere che cinque o sei dimostrazioni anatomiche 
ed alle volte meno , in un anno scolastico ; numero insufficiente 
all' apprendimento di una scienza i3er quanto utile altrettanto 
estesa. Onde è che quei fra i corsanti nella facoltà medica, e se- 
gnatamente chirurgica, i quali veramente volevano istruirsi nella 



^) Quest' uomo insigne di antiche virtù cittadine, e di profonda erudizione 
storica e letteraria, nacque in Catania al 1808, e ivi morì al 1886. 

^) Novello onore ai dotti e agli artisti Catanesi eec. — Catania, Tip. di Cre- 
scenzio Galàtola 1861, pag. 221. 



— 19 — 

anatomia, accorrevauo, senza lasciare lo studio anatomico del- 
l'Università, alla sala del S. Marta; ove ogni giorno le lezioni 
di anatomia erano seguite da preparazioni e dimostrazioni sul 
cadavere. 

Sin qui la storia civile dell' insegnamento dell' anatomia sul 
cadavere in essa sala. Questa storia, insieme al comento del 
cap. VI delle costituzioni protomedicali di Sicilia., constata l'altro 
pregio in cui sempre si è tenuto presso noi lo studio anatomico 
sui cadaveri, dimostra 1' agevolazione che l' insegnamento di que- 
sta scienza si ebbe ai dì nostri nello Spedale di S. Marta, e po- 
trebbe valere, se non m' inganno, qual' altra solenne smentita allo 
asserto del Dottor Ziermaun, cioè ; la religione se non vieta la 
sezione dei cadaveri, la rende quasi impossibile, per lo che era così 
misero, dice il dottore tedesco, lo stato dell' anatomia in Sicilia 
anche nei primi anni di questo secolo, da essere costretti, coloro che 
ne erano curiosi, a tagliare qualche cane o gatto ! 

Bugie, e nient' altro che bugie sono queste parole del Signor 
Ziermann , bugiarde parole che non di raro ci vengono d' oltre- 
monti sulle cose nostre. E di vero, per essere governato l'Ospe- 
dale, giusta l' istituzione testamentaria del fondatore, omologata 
dal Sovrano , da un rettore e da otto Sacerdoti col titolo di 
operarli, forse le numerose autopsie praticate giornalmente, per 
non pochi anni, sotto gli occhi degli stessi operarli nella suddetta 
sala anatomica, furono da costoro se non proibite almeno avver- 
sate ? Niente affatto di ciò, ma giusta la sopra esposta storia, 
eglino, coi rettori del tempo, le agevolarono. 

Di ciò ne parlerò nuovamente e piti a lungo nella seconda 
parte. 

Non solamente in questo fatto il Sig. Ziermann si trova 
lungi dal vero ; ma lo è ancora nei suoi giudizi sulla medicina 
sicula. Però il sapiente Prof. Corradi, come seppe smentire 1' a- 
cerba censura del medico tedesco sugli anatomisti siciliani, simil- 
mente ha saputo ben confutare le di lui asserzioni contro i medici 
della Sicilia. 

E qui a quel che vale mi permetto di aggiungere un' altra 
fandonia, proveniente pure da quelle regioni nordiche, da un oste- 
trico anche tedesco, e forse concittadino dello Ziermann, il D.r 



— 20 — 

Holil ^) su di un'importante, e da nessuno ostetrico stata prati- 
cata prima di me, operazione di ostetricia : mercè la quale la 
madre fu salva, non ostante la novità e la complicazione del caso, 
costituito d'un feto con tre teste e tre arti toracici, e con altre 
mostruosità, e dell' operazione stessa. E intanto 1' ostetrico tedesco, 
mettendo in non cale sì felice successo, clie stabilì la norma da 
tenersi in casi simili, non esita spacciare, piìi anni dopo 1' avve- 
nÌDiento, e da che la donna salvata da morte sicura era passata 
a seconde nozze, un suo progetto diretto a cke ì ad ope- 
rarla e salvarla!! risum teneatis amici! Progetto per altro che posto 
in esame con le esigenze del caso non farebbe onore neppure ad 
un allievo di ostetricia. 

Ma di questo caso, considerato sotto il doppio aspetto ana- 
tomico ed ostetrico, me ne occuperò nuovamente ed estesamente 
nella seconda parte di questa istoria. Sez. II. 

1839. Intanto al 1838 il Cav. Carlo Pio Zappala Gemelli era 
promosso dal governo a consigliere del Consiglio generale degli 
Ospizi della provincia di Catania , invece sua veniva nominato 
rettore dell' Ospedale dai Sacerdoti Operarii il barone Bicocca. 

Quest' uomo che in fresca età lasciò morendo desiderio di se, 
non fu a nessuno secondo per intelligenza e per solerzia negli 
affari amministrativi, e nel servizio sanitario dello Spedale. Egli 
sarebbe stato propizio all' insegnamento anatomico non meno dei 
suoi predecessori, se non avesse tolto il gabinetto anatomico-pa- 
tologico, opera di tanta utilità, cui il precedente rettore cav. Carlo 
Pio Zappalà-Gemelli aveva saputo apprezzare. 

Aggiungo che allora (1839) taluni miei affari per più mesi 
m'intrattennero in Napoli. Al ritorno trovai la collezione che ho 
descritta, e che mi aveva costato premure e spese, buttata mise- 
ramente in un' oscura stanza, essendo stata metà della sala in cui 
era quasi nata e cresciuta, destinata a laboratorio della farmacia; 
ciò si avrebbe potuto fare altrove. In quest' occasione il maggior 



^) Die Gebiirten missgestaUer, hranher, una todter Kinder , voii D.r Anton 
Friedrich Hohl, Halle 1850, pag. 214. — Sulla nascita dei figli deformi, malati, 
e morti. 



— 21 — 

ULimero dei pezzi uormali, imiormali e patologici sparirono; ed i 
pochi rimasti, reliquias dcmaum, li donai al nuovo gabinetto ana- 
tomico della E. Università. 

Il Professore Eeguleas, al quale si deve l' iniziativa del detto 
gabinetto universitario, lasciò una chiara testimonianza dì questo 
dono. Le sue parole sono queste : « Una sala annessa al teatro 
« anatomico 1' ho destinata al gabinetto che già ho cominciato ad 
« ingrandire, e pel quale ha contribuito 1' ottimo mio amico e 
« collega il E. Professore di chirurgia Sig. Reina, facendovi dono 
« di molti pezzi anatomici che conservava nel suo gabinetto » ^). 

A questo dispiacevole e a me doloroso avvenimento si univa 
al 1839 la mia promozione, dopo rigoroso concorso per estempo- 
ranei esperimenti, a professore di Chirurgia ed Ostetricia in questa 
E. Università. Quindi tale circostanza fece i3ure che lo studio 
anatomico cessasse, e la carissima sala, che per 15 anni d' improbi 
studi e d' insegnamenti anatomici sui cadaveri, era stata il pre- 
diletto soggiorno mio e della scolaresca , rimase nuda e deserta ; 
se non che di tanto in tanto vi si sezionava qualche cadavere 
dell' Ospedale e della Clinica Chirurgica di questa Università, tra- 
sportatovi per ordine dell'Autorità Giudiziaria. 

1840. Per tanto al 1840 io dava un pubblico addio a questi 
studi i)er mezzo di un Discorso sulla connessione dell' anatomia con 
la Medicina, la Legislazione e la Teologia, che per incoraggiare 
vieppiri la gioventù studiosa di esse scienze all' apprendimento 
dell' Anatomia pronunziavo nella gran sala dell' Università, come 
inaugurazione agli studi di quell' anno scolastico, ed al 1841 lo 
resi di ragion pubblica. 

Ecco, intanto, la seconda parte di questa storia. 



^) Discorso stillo stato dell' anatomia in Catania ecc., pag. 30. 



PARTE SECONDA 



CAPO I. 

Storia soieutitica dell' iusegnameuto dell' anatomia nella sala anatomica 
dell' Ospedale di S. Marta. 

SEZIONE i: 

Insegnamento dell' anatomia descrittiva. 

Se l' insegn amento di cui è parola fosse stato limitato alla 
sola anatomia descrittiva propriamente detta , come si usava in 
quei tempi per lo piti nelle scuole anatomiche di Sicilia, e forse 
anche d' Italia, ossia se tale insegnamento non fosse stato dato 
da me di unita a conoscenze delle due principali branche affini 
dell'anatomia umana, come la teratologica e la patologica, allora 
la scolaresca non avrebbe ricavato quel profìtto, e la scienza ana- 
tomica quel progresso che presso noi dallo stesso insegnamento 
ottennero. 

In questa sezione, attesa la sudetta tripartizione, mi limito 
alla storia dell' insegnamento della sola anatomia descrittiva. Co- 
mincio facendo conoscere il testo che serviva di guida alle mie 
lezioni, e alle rispettive preparazioni e dimostrazioni sul cadavere. 

In quei temj)i era per le mani degli anatomisti in Catania 
1' opera classica d' anatomia descrittiva di Bichàt; e fa onore a 
Eeguleas (i)adre) avere usato il primo quest' opera, nel suo stu- 
dio privato, che egli in gran parte avea tradotta, e latta adot- 



— 24 — 

tare dalla scolaresca. Nei primi anni della mia scuola anatomica 
mi giovai dell' opera stessa; ma al 1827 apparsa presso noi la 
traduzione italiana, stampata in N'apoli, del non meno classico 
manuale d' anatomia generale descrittiva e patologica di G-. F. 
Meckel, preferì questo, sì per essere di più facile acquisto , e 
perchè più ricco di conoscenze d' anatomia descrittiva non solo, 
ma pure d' anatomia patologica e teratologica, dell' anomalie, o 
degli sviluppi progressivi normali ed iunormali etc. 

Però non posso tacere che nello stesso tempo sentivo il ram- 
marico di non potermi avvalere di un' opera italiana, poiché l'u- 
nico trattato nazionale di anatomia che avessi potuto usare sa- 
rebbe stato quello di anatomia, fisiologia e zootomia di Lorenzo 
Nannoni, stampato in Siena al 1778. Ma questo oltre che non era 
XDÌù in commercio, non corrispondea agli avanzamenti notabili del- 
l'anatomia umana. Però io non lasciava di consultarlo, perchè 
conteneva osservazioni anatomiche, fisiologiche e zootomiche ancor 
giovevoli al 1826. 

Qui cade in acconcio fare osservare che l' illustre anatomico 
di Firenze è tutt' ora meritevole d' encomi, non solo per avere 
dettata l'opera facendola seguire dalla fisiologia e dalla zootomia, 
cosa a quei tempi utilissima per diverse ragioni, ma pure perchè 
scrivendola, sentiva il bisogno d' emanciparsi dai lavori di altri 
anatomici segnatamente stranieri, e far da se. Ond' egli da sa- 
piente qual' era, palesava la sentenza propria, che tanto 1' onora, 
e che anche oggi si dovrebbe tenere in considerazione dai molti 
bramosi di divenire autori , cioè « che non vi sarebbe cosa 
« più facile che scrivere un trattato di anatomia e di fisiologia, 
« attenendosi servilmente ad una descrizione ricavata più dai libri, 
« che in gran copia vi sono relativamente a queste materie, che 
« dedotte dall'osservazione e rifl^essione. Queste due guide mi fe- 
« cero approvare o escludere le idee altrui. » 

Tale sentenza io tenni ferma, spiegando alla scolaresca i libri 
di Meckel ', molto più perchè non poche esposizioni anatomiche di 
quest'autore sono oscure, altre incomplete, e talune bisognevoli 
di rettifiche e di aggiunte. Onde io cercai di chiarirle, rettificarle 
e completarle, più per mezzo degli studi sui cadaveri, che per 
confronti con le descrizioni di celebrati autori. A dirla in breve, 



— 25 — 

sebbene la scuola anatomica uell' Ospedale di S. Marta avesse per 
guida e per testo delle lezioni e delle dimostrazioni il Manuale 
di Meckel, tuttavia nel farne uso prevalse sempre la sentenza 
dell'anatomico italiano, cioè ; codesta opera non studiavasi in modo 
semplicemente imitativo e servile, ma con discernimento e con 
critica sicura, perchè dedotta dai fatti ; quindi potei apportare 
alla stessa le rettificlie, le aggi tinte, ed i chiarimenti di cui ho 
fatto parola, e dei quali piìi sotto ne esporrò un buon numero. In- 
tanto avendo fatto conoscere il testo e la guida delle mie lezioni, 
stimo conveniente far palese l'ordine delle stesse, e delle corri- 
spondenti preparazioni sul cadavere. 

Le lezioni riguardavano primamente i sistemi che studiavansi 
sommariamente in generale, come prelezioni indispensabili all'ap- 
prendimento dell'anatomia descrittiva : e questo studio era teore- 
tico, ossia sull'ordine tenuto da Bichàt e da Meckel nella rispet- 
tiva anatomia generale, e nello stesso tempo pratico, cioè dimo- 
strato sul cadavere. Il primo istruiva la gioventù negli elementi 
formatori dell'organismo ; discorrendo, sommariamente del sistema 
celluioso, del nervoso della vita animale, del nervoso della vita 
organica, del vascolare arterioso, del vascolare venoso, del linfa- 
tico, dell'osseo, del cartilaginoso, del fibroso, del muscolare della 
vita animale, del muscolare della vita organica, del mucoso, del 
sieroso, del sinoviale, glandoloso, dermoide, epidermoide e peloso. 
Il secondo facea conoscere in compendio per mezzo dell'iniezione 
e della macerazione, soli mezzi che allora usavansi per tali studi 
ed osservazioni, la tessitura o struttura dei mentovati sistemi, 
dimostrandola preparata sui cadaveri di età diversa, anco intra- 
uterina. 

Dopo le sudette. lezioni e dimostrazioni preliminari, esposte, 
lo ripeto, sommariamente, si cominciava lo studio dell'anatomia 
descrittiva, vai quanto dire dei sistemi divenuti organi ed ap- 
parecchi ; e non si dettava mai lezione senza dimostrare sul 
cadavere l'oggetto della stessa lezione. Questo studio, sino al 1834, 
non presenta novità alcuna relativa principalmente all'ordine ed 
al metodo delle lezioni, e delle dimostrazioni. 

Ma siffatto insegnamento mi fece conoscere che se esigea 
lungo temilo per la vastità della materia, non agevolava l'appreu- 



— 26 — 

dimento della scienza, ossia dell'anatomia ; la quale studiandosi 
disgiunta da talune conoscenze fisiologiche, si riduce a studio a- 
rido. Vero si è che le parti dell'organismo ancorché s' insegnano 
anatomicamente , sorprendono , ma apprendendole nello stesso 
tempo fisiologicamente, promuovono meraviglia e diletto. Onde 
tale studio anatomico vieppiii agevola la conoscenza della fisiolo- 
gia e della patologia. 

Per raggiungere tale scopo proposi a me stesso di ricercare 
altro metodo di studiare, segnatamente sul cadavere, l'anatomia 
descrittiva. Questo metodo, secondo me, doveva avere per og- 
getto, i)rimamente lo studio in generale, ossia lezioni, prepara- 
zioni e dimostrazioni preliminari sul cadavere ; della struttura e 
tessitura dei sistemi sopra mentovati ; della rispettiva importanza 
alla formazione degli organi, e questi degli apparecchi, e questi 
ultimi dell'organismo. Poi lo studio in particolare, ossia; lezioni, 
X)reparazioni e dimostrazioni descrittive e dettagliate, sul cada- 
vere, dei due sistemi principali o formatori, cioè ; l'encefalo e la 
midolla spinale con la rispettiva parte del sistema nervoso; il 
cuore, in una al sistema vascolare sanguigno. 

Poi, lo studio descrittivo degli apparecchi, cioè; 1. apparec- 
chio della nutrizione, 2. della respirazione, 3. deUa secrezione, 
4. della riproduzione, 5. della locomozione, 6. di protezione o in- 
tegumento, ed appendici. Finalmente discorrere sugli organi di 
relazione, e propriamente sull'organo dell'udito, della vista, della 
voce, e dell'olfatto. L'organo del gusto facea parte dell'apparec- 
chio digestivo. Questo schema da me fu posto in pratica sui ca- 
daveri, e non senza lungo esercizio e varie modifiche, potei giun- 
gere a preparare i sistemi e gli apparecchi. 

In quanto poi allo studio dell' anatomia topografica, essa si 
rendea di gran lunga piìi utile alla scolaresca, perchè questa, 
dopo aver veduto oggi sul cadavere, mercè il coltello anatomico, 
una data regione, domani osservavala sul vivente, mercè il col- 
tello chirurgico, assistendo alle operazioni che si praticavano per 
lo pili da me, nel!' Ospedale stesso. Epperò, l'occasione che la 
scolaresca d'anatomia descrittiva potesse vedere eseguite opera- 
zioni sugl'infermi, mi spingea non di raro a cambiare la lezione 
e -la dimostrazione d'anatomia descrittiva in quella d' anatomia 



_ 27 — 

topografica, relativa all'operazione chirurgica, che doveasi praticare 
sul vivente. 

Non ostante tale vantaggio, per F insegnamento dell'anatomia 
topografica, e segnatamente per gli studenti di chirurgia, e del 
poter disporre il maggior numero delle preparazioni sul cadavere, 
nell'anno scolastico 1835-36, essendo mancato dai viventi il pro- 
fessore d'anatomia e dimostratore in questa Università, Sebastiano 
Bianchi, ed avendo avuto io dal E. Fisco l' incarico delle prepa- 
razioni e dimostrazioni, concepii un disegno tale, a mio credere, 
da sodisfare meglio allo studio anatomico. Il disegno fu questo, 
del quale nel sopradetto anno ne davo un saggio. Premesse le 
lezioni e le dimostrazioni d'anatomia descrittiva sulle ossa, sui 
ligamenti, sui muscoli ecc., cominciavo a dimostrare alla gioventìi 
corsante di primo, secondo e terzo anno di medicina e chirurgia, 
le mie preparazioni, distribuite come segue : I. ToiDografia degli 
organi toracici ed addominali, ed inviluppi membranosi degli 
stessi — II. Codesti organi in connessione tra loro, e formanti gli 
apparecchi — III. Le dipendenze dei medesimi da centri princi- 
pali, e primamente dal cuore, mercè l'aorta e l'arteria polmonale, 
preparati con tutti i tronchi e branche, insieme coi principali 
tronchi venosi — IV. Le altre dipendenze del secondo centro, 
l'encefalo, mercè il pneumogastrico ed il trisplannico, che furono 
ambidue jir eparati in tutta l'estensione, coi rispettivi plessi e 
gangli — V. Le dipendenze del sistema muscolare locomotore da 
un terzo centro, la midolla spinale, esposta con tutte le radici 
nervose, gangli, e nervi degli arti superiori, ed inferiori — VI. Le 
connessioni di questo terzo centro col secondo, per mezzo della 
midolla allungata — VII. La struttura e la tessitura del primo 
centro, il cuore, dimostrato in varii periodi della vita, ed esposte 
in quattro dimostrazioni — Vili. La struttura e la tessitura del- 
l'encefalo fatte vedere in quattro dimostrazioni — IX. L'apparec- 
chio respiratorio esposto in quattro dimostrazioni — X. L'appa- 
recchio digestivo fatto vedere in altrettante dimostrazioni. Queste 
furono le preparazioni sul cadavere, d'anatomia descrittiva, che 
in quell'anno scolastico costituirono il saggio del diseguo da me 
concepito onde ottenersi un corso di preparazioni sul cadavere 
più confacente, secondo me, all' ap])rendimento della fisiologia e 



— 28 — ♦ 

della patologia medica, riserbando lo studio dell'anatomia topo- 
grafica per P insegnamento della medicina operatoria. Conosco die 
questo saggio era allora troppo rudimentale ed incompleto per 
essere stato sperimentato sopra poclii organi, non permettendo far 
di più i calori anticipati della stagione; ma ciò non ostante cre- 
dei di non lasciarlo in oblio, e ne feci menzione nella mia piìi 
volte citata prolusione. Oggi ho stimato nuovamente riprodurlo, 
se non altro come un fatto che fa parte della storia in discorso, 
molto piìi, perchè il i^refessore interino d'anatomia in questa U- 
niversità avendo fatto nel 1839 una legale dichiarazione di questo 
mio lavoro, commendandone lo scopo, nonché l'ordine e la precisione 
delle preparazioni e delle dimostrazioni, e constatando il profitto 
ricavatone dalla scolaresca, ne lasciò un documento, che può dirsi 
pubblico, per essere inserto negli Atti della stessa Università. 

Intanto avendo promesso poc'anzi di esporre alquante delle 
rettifiche ed aggiunte da me apportate a talune esposizioni ana- 
tomiche di Meckel, e dei chiarimenti a diverse descrizioni di altri 
anatomisti, mi fò ad adempiere a tale promessa, aggiungendovi 
la descrizione di rare anomalie, rinvenute contemporaneamente 
negli stessi cadaveri. Codeste rettifiche, aggiunte, e chiarimenti 
sono scritti nei miei notamenti di anatomia, e sono pronti ad 
essere presentati originali a qualche altro Ziermann, ove ne avesse 
desiderio, non prestando fede alle mie esposizioni. 

AJ L'anatomico di Halle, Meckel, esponendo i ligamenti in- 
tervertebrali dice : non vi è legamento intervertebrale tra la prima 
vertebra e la testa, tra il sacro e il coccige, tra i pezzi di quest'ul- 
timo. Queste ossa sono unite tra di loro in modo più lasco ^). 

Bichàt al contrario ve l' ammette, e dice : die ha con quello 
delle vertebre la più grande analogia. I tre pezzi del coccige, segue 
a dire il celebre anatomico francese, sont unis long-temps par des 
fibro-cartilages analogues a celui-ci. Io fò considerare nei miei nota- 
menti, che la negativa del primo autore lascia a desiderar molto 
sul modo di unione dei tre pezzi del coccige ; poiché dicendo 
egli che le tre ossa sono unite tra loro in modo più lasco, non 
ha detto nulla riguardo agli elementi anatomici che formano siffatta 



^) Meckel, op. cit. V. II, pag. 209. 



— 29 — 

unioue. E non par vero clie uu anatomico di sì profondo sapere 
abbia potuto lasciare incompleta F anatomia dell' unione in esame. 
L'affermativa dell'altro autore avrebbe j)otuto essere seguita, io 
credo, da una descrizione più estesa. 

Ecco come io, nel 1839, nell' occasione dello sviluppo estem- 
poraneo della tesi sull' articolazione del corpo delle vertebre, ret- 
tificavo ed esponevo siiìatta unione , descrivendo i legamenti dei 
tre pezzi del coccige. I pezzi del coccige si articolano tra loro giusta 
Bichàt e Cloquet, e le mie numerose osservazioni^ per mezzo di fibro- 
cartilagine rafforzata anteriormente e posteriormente dal legamento 
fibro-GOGcigeo. Queste fibro-cartilagini svaniscono -pili raramente e più 
tardi delle fibro-cartilagini del sacro con V ultima^ e più difficilmente 
nella donna. In virtù di queste fibro-cartilagini il coccige può porta/ì^si 
in dietro^ ed accrescere, specialmente nella donna durante il parto, il 
diametro antero-posteriore dello stretto inferiore, di alquante linee. 

B) Inoltre trovo scritto nei suddetti notamenti (1835) quan- 
to segue : « Meckel dice : che verso la sua metta inferiore , la 
midolla spinale presenta un secondo ingrossamento detto inferiore 
o lombare. » Io osservo, che quest'ingrossamento non merita tal 
nome di lombare, ma piuttosto quello di dorsale; poiché non è 
vero che il medesimo, come asserisce 1' autore citato, s' estende 
dal primo nervo lombare sino al termine dei sacrali, ma giusta 
le mie numerose descrizioni (eseguite in quegli anni) dal margine 
superiore della nona dorsale, sino all' ultima dorsale o alla x^rima 
lombare, ove comincia il prolungamento filiforme rotondato, che 
va a finire alla terza vertebra sacrale. 

G) Di più nei cennati notamenti leggo che: le modificìie fatte 
da Bosenthal alla descrizione di Ilg deW asse della coclea sono con- 
formi alle mie osservazioni, 6d in comprova aggiungo : si veda la 
Xjrepar azione JSf. 6. Questo fatto vale anche a convincere di quante 
belle e utili preparazioni, eziandio dell' udito, era fornito il mio 
gabinetto anatomico. Codesta preparazione fu involata insieme 
all' altre dell' organo dell'udito, nel 1839. 

D) Meckel descrivendo il piccolo ganglio formato in parte 
dalla radice posteriore del primo nervo cervicale dice : « questo gan- 
« giio non esiste costantemente nell'occorrenza della riunione di 
« cui si tratta, e debbesi credere ancora che è sommamente raro 



— 30 — 

« d' incontrarlo, poiché non si è offerto ad Haller, Ascli, Lobsteiu, 
« e Scarpa. Io, segue a dire V illustre anatomico tedesco , appena 
« 1' ho veduto qualche volta, malgrado le mie molteplici ricerche. » 

La fortuna a me fu più favorevole, poiché, a quanto dice il 
citato autore , potei allora aggiungere nei notamenti ciò : io ho 
constatato questo ganglio nel 1835 sul cadavere di un adulto, ed esistea 
al solo lato sinistro , non essendovene neppure rudimento di sorta 
nel lato destro. 

Mi fa piacere che confrontando ora le surriferite mie rettifi- 
che scritte da me 37 anni fa, con le corrispondenti descrizioni 
anatomiche di celebri anatomisti viventi , e segnatamente di un 
Hyrtl ^), trovo le prime poco o niente dissimili da quelle del sa- 
piente professore di Vienna. Difatti la descrizione che ei fa dei 
legamenti del coccige é la seguente : « tutti i pezzi del coccige 
« sono uniti tra loro, mercè di dischi tìbro-cartilaginosi a somiglian- 
« za delle vertebre vere. Inoltre vi hanno i legamenti sacro-cocci- 
« gei anteriore, posteriore, e laterale. 

Confrontando con questa, la mia sopra esposta descrizione (ve- 
di lettera A) risulta chiaro, che ambedue sono quasi consimili, e 
che si allontanano molto da quella di Meckel , il quale non am- 
mette né fìbro-cartilagini, né legamenti nei tre pezzi del coccige. 
Che ambedue si scostano poco dalla esposizione di Bichàt, il quale 
però vi attribuisce le sole fìbro-cartilagini, e che 1' una e P altra, 
cioè la mia e la descrizione di Hyrtl, espongano la unione dei tre 
ossi in discorso, giusta il modo che vi scuopre il coltello ana- 
tomico, ossia con legamenti soprapposti e fìbro-cartilagini frappo- 
ste; se non che la prima di esse, la mia, forse potrebbe stimarsi 
piti sodisfacente della descrizione di Bichàt e di Hyrtl , aggiun- 
gendo essa alla descrizione le modificazioni provenienti dall' età 
e dal sesso nei sudetti mezzi di unione, e 1' uso a cui gli stessi 
sono destinati nei tre pezzi del coccige della donna. 

Similmente posso dire delle mie sopracennate osservazioni sul 
punto finale della midolla spinale, (vedi lettera B) poiché confron- 
tando queste col punto terminale della stessa midolla fissato da 



^) Hyrtjl — Istituzione di anatomia delV nomo ecc. tradotta dal D.r Giovanni 
Antonblli, Napoli 1865. 



— 31 — 

Hyrtl *) ambedue corrispondono. Difatti il celebre anatomico di 
Vienna anco ammette , com' io ammisi al 1835, dopo non poclie 
autopsie , che « la midolla spinale s' arresta , sono sue parole, a 
livello della prima o seconda, vertebra dei lomhi; ed io ripetendo qui 
le mie parole, dico nuovamente « la midolla spinale termina alla 
ultima vertebra, dorsale, o alla lombare. 

Intanto Meckel , il quale, com' io ho fatto osservare , aveva 
detto ohe : « Vestremità inferiore della midolla spinale presenta un 
« secondo ingrossamento, che s' estende dal primo lombare sino al 
« terzo dei saerali, aggiunge queste parole : » a partire da questo 
punto, che corrisponde alla prima vertebra lombare, la sostanza ner- 
vosa sparisce. Posto ciò, a chiunque nasce il desiderio di sapere co- 
me va, che la midolla spinale, poco iDrima secondo Meckel mercè 
P ingrossamento di cui sopra è parola, s' estendeva fino al terzo 
dei sacrali, ora sparisce alla prima vertebra lombare, vale a dire 
quasi due pollici più sopra ? 

Io non saprei come conciliare questi due differenti punti ter- 
minali della midolla spinale, indicati dal sommo anatomico di Halle. 
Per altro non trovo diversità anatomica di sorta alcuna, tra la so- 
stanza dell'ingrossamento con cui da una parte egli fa terminare 
la midolla spinale e la sostanza nervosa, e dall' altra parte fa fi- 
nire la stessa midolla. 

Convengo che avendo il Meckel fatto seguire il così detto fi- 
lamento terminale costituito, come si sa, dalla pia madre spinale, 
a questo punto terminale e non al primo, potrebbe ritenersi per 
certo, che egli lo stesso punto 1' abbia considerato come il termi- 
ne della midolla spinale; ma ciò non di meno disconvenire non 
si può che la sua esposizione, in confronto a quella mia del 1835, 
oggi, come ho fatto conoscere, non dissimile da quella di Hyrtl, rie- 
sce sempre, segnatamente alla gioventìi, non precisa e chiara, ma 
oscura e dubbia. 

JEJJ Atteso il notabile numero dei cadaveri d' ogni età , dei 
quali in quei tempi io disponevo, mi venne fatto di potere retti- 
ficare un altro equivoco in cui incorse il Meckel, e si è 1' avere 
detto che : la seconda e la dodicesima costola sono le più brevi. 



^) Hyrtl, opera citata pag. 833. 



— 32 — 

Io scrivevo nei miei notamenti dell' anno sudetto: « JSfè Bi- 
chàt ne Boyer né Cloquet dicouo die la seconda costola e la dodice- 
sima sieno più brevi della prima, e che il fatto dimostra la pri- 
ma inii hreve d'assai della seconda. Oggi Hyrtl ') asserisce questo 
stesso dicendo : che la lunghezza, delle coste aumenta dalla, !"■ sino 
alla 7'-'' ed 8"-, e diminuisce da quest' ultima. 

F) Meckel dice : passano sotto il legamento dorsale del carpo , 
i tendini del grande adduttore , dell' estensore del pollice , e del ra- 
diale esterno. 

Io costatava nel 1834 che piìi sotto soiio i tendini dei due 
radiali. 

G) Lo stesso celebrato anatomico ammette due sole prove- 
nienze del muscolo piccolo estensore del pollice, cioè dalla parte 
esterna del legamento interosseo , e dal radio. Nei sudetti miei 
notamenti trovo scritto : « che questo muscolo oltre ai due riferiti 
attacchi, ne ha un altro breve però, ed è al cubito. » 

H) Meckel rapporta come caso rarissimo che il nervo acces- 
sorio nasca dirimpetto alla quinta vertebra cervicale. Questa ra- 
rità la vidi nel 1837, e la scrissi nei miei notamenti ^). 

1) Vi trovo scritto pure : « Ho osservato, nel 1837, che questa 
« branca (ossia la superiore delle branche discendenti, o cervico- 
« facciali) era prodotta dall' unico nervo molare che esistea. Essa 
« facea il corso descritto dall' autore , da Meckel , con che però 
« era essa, e non il nervo medio della bocca che incolla vasi sul 
« dotto escretore della parodite ^). Di più , nel cadavere stesso 
« rinvenni che non esistea la branca discendente superiore ^). 
« L' uno e 1' altro caso sono alquanto rari. » 

K) Scrissi nel 1835 di avere riscontrato il tendine dell'esten- 
sore proprio del mignolo diviso in due linguette, ed ambedue si 
portavano all' anzidetto dito solamente , mentre Meckel dice che 
una delle due linguette è destinata al quarto dito ^). 

L) Contemporaneamente osservai quanto rapporta lo stesso 



i) Opera cit. pag. 328. 

2) Manuale dì Anat. umana di G. F; Meckel Voi. 3" pag. 395. 

3) Meckel Voi. 3° pag. 409. 

4) Meckel Voi. 3° pag. 409. 

5) kleni Voi. 2° pag. 337. 



— 33 — 

autore, cioè, iiu quarto tendine proveniente dall'estensore comune 
delle dita, e congiungevasi con l'estensore proprio del mignolo ^). 

3IJ ^) Nei notamenti del 1835 trovo scritto : « Nel cadavere di 
una donna assai muscolosa ho riscontrato la seconda forma del- 
l'anomalia descritta da Meckel, spettante all' adduttore del pollice, 
cioè ; « che questo muscolo , di vide vasi in due ventri , uno 
« dei quali, ossia il posteriore , jDroveniva dalla parte inferiore 
« del capo anteriore del terzo osso del metacarpo. » Quest' ano- 
malia, dice il citato autore, è molto rimarchevole, perchè coincide 
perfettamente con la disposizione normale dell'adduttore dell'alluce. 

JSfJ ^) « Nello stesso anno rinvenni nel cadavere di un giova- 
« ne cieco e gracile, che il ventre medesimo proveniva dall' orlo 
« cubitale del terzo osso del metacarpo. È da notarsi però che 
« nel primo caso (ossia nella precedente anomalia) mentre passava 
« al disopra del tendine del flessore superficiale e dei muscoli 
« lombricali , cioè faccia palmare dei medesimi , nel secondo al 
« contrario portavasi al disotto dei tendini del flessore profondo. » 

OJ Inoltre registrai di aver verificato il terzo attacco, che 
giusta Cloquet, ha il muscolo estensore del pollice, ed è al cu- 
bito; non ammettendone Meckel ed il maggior numero degli ana- 
tomici che due soli attacchi. Oltre dei casi rari, fissarono la mia 
attenzione le anomalie delle quali ne descrivo talune. 

FJ Un' anomalia rara e curiosa fu riscontrata nel cadavere 
di un bambino, nel 1835; la carotide sinistra non esistea come 
ordinariamente sull' arco dell' aorta, ma era un ramo del diame- 
tro consueto, proveniente dall' aorta toracica, giust' appunto a li- 
vello della terza vertebra dorsale, e tragittando in direzione al" 
quanto obliqua, portavasi al sito normale. 

QJ Un'altra anomalia contemporaneamente richiamò la mia at- 
tenzione : cioè la trasposizione della milza nella piccola pelvi, tra 
la vagina e l'intestino retto. Il suo volume, la configurazione, e 
la struttura erano nello stato normale. L'arteria splenica proveniva 
dalla sacra media, e le vene sboccavano nell' iliache primitive. 



i) Meckel Voi. 2° pag. 337. 

^) idem opera cit. Voi. 2° pag. 353. 

^) idem idem idem idem 



— 34 — 

Era tenuta in sito mercè tessuto connettivo , e portavasi 
verso la piccola iDelvi, inclinando a destra ; quindi lasciava fuori 
da qualunque pressione l' intestino retto. Il cadavere nel quale 
rinvenni siffatta anomalia era di vecchia settuagenaria, morta di 
idropericardio. 

E) Quasi nel tempo stesso fu rinvenuta nel cadavere di un 
bambino 1' unione dei due reni, inferiormente, mercè una sostan- 
za intermedia, formante con gii stessi reni corpo, a forma di ferro 
di cavallo. La sostanza intermedia era un tessuto amorfo , clie 
occupava quasi metà del margine interno dei due reni. Le arte- 
rie emulgeuti penetravano dal margine superiore, e da quivi usci- 
vano gii ureteri. Nella struttura di ciascun rene non presentavasi 
alcun che d' innormale. La sostanza di cui ho parlato confonde- 
vasi con la sostanza renale esterna , la quale era coperta dalla 
capsula, ma questa non estendevasi sulla sostanza istessa. 

Intanto sebbene io ritenga che qui cadrebbe opportuno espor- 
re la 2^ sezione della 2" parte del mio lavoro, cioè la storia dello 
studio dell' anatomia teratologica, e delle mostruosità che tanta 
analogia hanno con l'anomalie, ciò nondimeno mi permetto d'ag- 
giungere per ora alquante osservazioni mie , e di diversi autori, 
a varie esposizioni anatomiche di Meckel, Bichat, Oloquet, Boyer, 
Beclard , Hyrtl ecc. 

iS) Organo dell' udito — Il primo di questi autori descri- 
vendo il meato auditorio cartilagineo, o condotto auditivo esterno, di- 
ce: « la cartilagine del meato auditorio che è un prolungamento 
di quella dell' orecchio, per l' ordinario presenta dell' interruzioni 
in più punti della sua estensione » ^). 

Io notavo, che queste interruzioni corrispondono, anzi sono le 
incisure di Santorini^ che l'autore stesso non nomina, e appena 
descrive ; mentre , giusta il citato scopritore, esse spiegano come 
la marcia degli ascessi periparotidei può farsi strada dentro lo 
stesso meato uditivo, cosa oggi notata anco da Hyrtl -). 



^) Mkckkl, opera cit. Voi. 4, può 
') Hyrtl, opera cit. pag. 596. 



— 35 — 

Meckel parlando dell' ingresso del meato uditivo dice : che la 
cute la quale tappezza P interna superficie, offre un numero con- 
siderevole di boccucce rotonde. Conducono queste acl uno strato 
glandoloso e rossastro che le circonda, e che segrega il cerume. 
Io scrissi che siffato strato sono le glandolo ceruminose, la strut- 
tura intima delle quali giusta Oloquet (tom. 2, pag. 230) è poco 
nota ^). 

Meckel dice « che le iniezioni praticate con industria dimo- 
« strano nella membrana del timpano una quantità considerevole 
« di vasi sanguigni, provenienti principalmente dai due tronchi 
« auricolari esterno uno, interno l'altro , che frequentemente si 
« anostomizzano fra di loro ^). Bichat ve l'ammette pure (tomo 2, 
« pag. 488). » 

Oloquet al contrario asserisce che la membrana del timpano 
è priva di vasi sanguigni nello stato ordinario ^). 

Le mie preparazioni sui cadaveri di fanciulli constatarono le 
osservazioni di Bichat e di Meckel ; che lamain , Fort , ed altri 
anatomisti moderni hanno confermato per mezzo delle proprie os- 
servazioni. Hyrtl valendosi, a quanto sembrami, delle osservazio- 
ni di Troeltsch, ammette nella membrana del timpano vasi e nervi 
che diffbndonsi precipuamente nello strato esterno, e sono una pro- 
duzione di quelli della parete superiore del condotto auditivo ^). 

Inoltre trovo registrato quanto segue : « Sebbene Bichat sia 
stato il primo a fare delle ricerche su quest' oggetto , cioè sulle 
differenze che presenta nel suo sviluppo P orecchio esterno, e se- 
gnatamente il padiglione, pure egli s' ingannò dicendo che : le 
pavillon chez le foetus ^présente à l'ewtérieur les mèmes ohjets que 
chez V adulte. Allora pensai Bichat essersi ingannato; poggiando- 
mi solamente sulla esposizione di Meckel delle differenze anzidet- 
te; le quali per altro non sono, giusta questo autore, che poche e 
inattendibili modifiche del padiglione, che appariscono appena nel 
solo embrione, e presto si dileguano. Adesso considerando che allora 



^) Meckel opera cit. Voi. 4, pag. 10. 
^) idem idem idem pag. 11. 

3) Cloquet, Voi. 3, pag, 237. 
*) Hyrtl, opera cit. pag. 598. 



— 36 — 

non avendo aggiunto alcun fatto desunto da osservazioni anatomi- 
che sul cadavere, onde comprovare quanto pensai sulla surriferita 
dottrina di Bicliat, come avea i)raticato per altre dottrine di diversi 
anatomisti da me rapportate nei notamenti, provo che quaranta 
anni addietro le mie conoscenze anatomiche sulle pretese differenze 
esterne del padiglione relative all' età, non erano diverse da quel- 
le degli anatomisti di oggi stesso (1876). lamain, Hyrtl, Sappey, 
Fort ecc. , non dicono cosa alcuna intorno a tali differenze, nep- 
pure nominandole nelle rispettive opere. Quindi conchiudo con 
palesare che l' inganno fu piuttosto mio anziché del Bichat , il 
quale giustamente stabiliva la sopra esposta dottrina , cioè che 
il padiglione presso il feto presenta all' esterno la stessa confi- 
gurazione che presso l' adulto. 

Rinvengo scritta ancora l'osservazione seguente « Sulla di- 
« rezione di quest' apertura (la finestra rotonda) Scarpa e Bichat 
« hanno fatto considerevoli ricerche sopra feti di diversi mesi ; ed 
« il risultato è consimile a quello descritto da Meckel, e da me 
« verificato non poche volte sulle ossa recenti e secche di cada- 
« veri d' età diverse. Questa osservazione mi richiama a mente , 
« con rammarico , le belle e numerose preparazioni dell' organo 
« dell' udito, e segnatamente della finestra rotonda ; eseguite da 
« me sulle ossa secche, e conservate nella mia collezione, Itarhara- 
« mente manomessa nel 1839 : e fa ricordarmi il fatto seguente. » 
Non può mettersi in dubbio che le piìi importanti conoscenze non 
solo sulla direzione, ma eziandio sulla situazione, struttura, ed uso 
della finestra rotonda, debbonsi al grande italiano Antonio Scarpa. 
Le sue osservazioni anatomiehe sulla struttura della finestra rotonda 
dell'orecchio e sul timpano secondario, misero in luce la finestra ro- 
tonda, per l' innanzi appena conosciuta di nome, solamente dopo 
la scoperta fattane da Falloppio; osservazioni eseguite e confer- 
mate da quelle di Saverio Bichat. Scarpa e Bichat adunque, sono 
i due scrittori che tra i moderni illustrarono la finestra rotonda, 
facendone conoscere 1' anatomia e l'uso nelP adulto. Ma ciò non- 
dimeno, questi notabili studi e scoverte di Scarpa oggi sono 
appena conosciuti 5 soltanto di essi si nomina nei libri di anatomia 
e di fisiologia il tiìupano secondario, perchè cosi denominò P illustre 
italiano la membrana da lui descritta la prima volta, che chiude 



— Si- 
la fine.stra rotonda : e lo stesso nome, cioè, di timpano seconda- 
rio, o di Scarpa, oggi tutti gli anatomisti 1' hanno conservato. I 
lavori del Bichat non avrebbero altro merito, che quello detto da 
lui stesso ; sono queste le sue parole : « J' ai rópété avec soin les 
« recherches de Scarpa sur des foetus des divers àges, compare 
« à des adultes. Le rèsultat des mes observations faites avec le 
« citè Buisson, à confìrmè eu partie celles de cet illustre anatomi- 
« ste ; j'ai mis plusieurs tympans d'enfans mort-nè à coté de 
« ceux d'adultes ; la difif'erence de direction m' à paru nulle sou- 
« vent, tandis que dans d'autres cas, elle etait analogue a ce que 
« dit Scarpa » ^). 

Epperò convengo che il suo piìi rilevante lavoro sulla finestra 
rotonda sia stato l'anatomica descrizione della sudetta membrana, 
della quale per l' innanzi ne era nota la sola esistenza. Onde l'uso 
di essa nella trasmissione delle vibrazioni sonore, oggi si bene 
esposte dai recenti fìsiologisti, e tra questi a preferenza Beaunis ^), 
devesi a Scarpa. 

Per tanto da Falloppio, che al 1562 pubblicava la sua sco- 
perta della finestra rotonda, al fisiologista italiano Corti che per 
mezzo del microscopio scopriva le tremila fibre, che hanno pre- 
so il suo nome, e che sono i termini dei filamenti del nervo acu- 
stico, l'organo auditivo conta quattro celeberrimi anatomico-fisio- 
logisti italiani ; i quali mercè i loro prolungati studi hanno ap- 
portato i più notevoli progressi alle conoscenze delle funzioni di 
quest' organo. Falloppio e Cotugno , Scarpa e Corti aprirono la 
via alle recenti scoverte della fisiologia e della fisica acustica , 



segnatamente l' illustre Helmholtz , sopra i fenomeni del suo- 
no ; ^) scoverte che giusta Laugel possono contarsi tra le piti 
belle dei nostri tempi ^). Ma di ciò basta fin qui, non permetten- 
domi la natura del tema propostomi di estendermi oltre. 



i) Tratte d' Anatomìe descriptive par Xav. Bichat, T. 2°, pag. 521. Paris 1802. 

'') Nouveaiix éléments de physiologie liumaine ecc., Paris 1876, pag. 732. 

^) Die Lhere von der tonenpMitdungen als physiologische Grtindloge fiir die 
Theorie der Musiclc. (Studii dell' impressioni sonore come fondamenti fisiologici 
della teoria della ninsica). Voi. in 8. 

^) La voix et l'oreille et la musique par Auguste Laugel. Paris 1867. 



— 38 — 

T) Or&ANO della vista — Trattenendomi alquanto a narra- 
re le mie osservazioni sopra talune parti dell' organo della vista, 
che si leggono nei miei notamenti, onde adempiere ai doveri di 
storico anziché di anatomico, non essendo giovevole , sotto a 
questo riguardo, quanto sarò per dire, ai progressi dell' anatomia 
descrittiva di quest'organo, fo conoscere che primamente avendo 
fatto un confronto tra le descrizioni della sclerotica e della cornea 
trasparente, esposte da Bichat, con quelle di Meckel seguito dalle 
mie investigazioni, sugli occhi di cadaveri umani e bovini, notai 
quanto segue : 

1. Bella sclerotica — Eiguardo al foro posteriore Bichat dice: 
« cette ouverture est arrondie et quelque fois représentée par plusieurs 
« petits trous. » Meckel non dice qualche volta, ma assolutamente 
in tal sito essa (la sclerotica) offre una quantità di piccole aperture 
a modo di un crivello, mercè le quali i fasci del nervo ottico 
si continuano con quelli della retina. Io allora potei verificare, e 
dimostrare alla scolaresca costantemente lo stato ordinario delle 
sudette piccole aperture: « Qual' uno dei caratteri di essere la 
« sclerotica tessuto spettante alla classe dei fibrosi, Bichat anno- 
« vera l'essere sprovvista di vasi sanguigni numerosi, ed il divi- 
« dersi questi in pochissimi capillari, — Les vaisseaux sanguins 
« y sont peu nomòreuses, ils ne s'y ramifient que très peu en capil- 
« laires ; caractèr de structure propre aux surfaces fihreuses, et di- 
« stinctes des muqueuses séreuses, ecc. Meckel questo carattere della 
« sclerotica non lo rapporta, ma attribuisce alla stessa membrana 
« altri caratteri che ne costituiscono la struttura fibrosa ^). 

Oggi osservo che nessuno tra gli anatomici moderni, per 
quanto ne sappia, neppure il diligentissimo Sappey, fanno menzione 
del sudetto carattere, voluto dall' anatomico francese, come pro- 
prio delle superficie fibrose, e segnatamente della sclerotica. Sappey 
fa osservare, al contrario di Bichat che « l'arterie della sclerotica 
sont d'une extréme tenuità, et se réduisent à Vétat de simples ca- 
pillaires, en pénétrant dans son èpaisseur. Les veines vont se jetter 
dans les veines ciliaires anterieures, et dans les veines choroidiennes 
à leur sortie du globe de V oeil. 



^) Mbchbl, Oliera cit. pag. 60, voi. 4°. 



— so- 
cio uon ostante egli dichiara al pari di Meckel, la sclerotica: 
membrane fibrose, très-dense, extrémement résistant, non elastique. Mie 
se compose essentiellement de faicecmx de fibres lamineuses entre- 
croisèes. Questa struttura essenzialmente fibrosa della sclerotica, 
s' avvicina molto a quella dell'anatomico tedesco, struttura clie io 
allora insegnava e dimostrava negli occhi di cadaveri umani, e 
specialmente di bovini appositamente preparati ; ed ora confer- 
mata dall' esattezza incomparabile del sommo Sappey, mi sodisfa 
molto. 

Bichat non fa parola alcuna della foglietta gracilissima de- 
scritta da Locat, Zin, Haller, e da Meckel, i quali credono che 
rivesta la faccia interna della sclerotica; ond' eglino ritengono 
questa composta di due strati. Ma Sappey ha tolto ogni dubbio, 
constatando che « la sclerotiqm ne peut étre dedoublée. Elle se 
compose manifestement d'un seule lame; (la lamina fusca di Haller 
e di Zin), dont la plupart des auteurs allemands ont fait une 
conche speciale de la sclerotique, n' existe pas comme membrane 
distincte ^). » 

IT) OnaAiso DELLA VOCE o LARINGEE — jSTel registro dei defunti 
nell' Ospedale di S. Marco dal 1824 al 1834, trovo al foglio 134, 
I*^. 50, anno 1831, quanto segue : Andrea Tondi di Bologna, di anni 
39, (camera etici) F'*^ 194. Entrò a 26 Giugno, morì a 2 Luglio 
detto anno. L'autopsia degli organi ammalati ha dato i seguenti 
risultati : 

aj Nel torace — 1° Organi respiratori — polmoni. — L' e- 
sterna superfìcie del destro sparsa di larghe macchie rosso-carico 
nel centro. Quella del sinistro tutta immedesimata alla pleura 
costale , resistente al taglio, di colorito livido, molto granulosa 
e i lobetti polmonali induriti. Questo polmone nell' interno era 
interamente cavo, diviso in due spazi da tessuto membranoso anor- 
male, nei quali si (iontenea marcia. 

2° Cuore — Erano molto sviluppati i suoi muscoli, e nel to- 
tale alquanto piìi voluminoso dello stato ordinario. 

b) Nel basso ventre solamente si osservavano le glaudole 



i) Op. cit. VoL 3°, pag. 717. 



— 40 — 

mesentericlie alquanto più voluminose dello stato normale, in- 
grossate ed indurite. 

e) ÌNTella testa si rinvenne l'encefalo allo stato normale. 

Laringe, trachea, e bronchi — II Tondi era un ottimo basso 
cantante, scritturato pel teatro Comunale di questa città. Si no- 
tava nel suo collo non comune sviluppo dell' angolo tiroideo. 
Sapendo il suo male , badava che non mi fosse sfuggita 1' op- 
portunità di fare 1' esame anatomico dei suddetti organi. Questo 
desiderio potei sodisfarlo, ed il risultato delle mie osservazioni 
sarà esposto piti sotto. 

Intanto premetto che queste osservazioni non riguardano lo 
stato organico o vitale dei tessuti che compongono l' organo della 
voce, ed il condotto dell'aria, ma le dimensioni dell'uno e dell'al- 
tro. Convengo che questo mio lavoro è incompleto ; meritevole 
però di considerazione, perchè io non avea sott' occhio nessun 
autore di anatomia, che mi fosse precesso in simili misure, ser- 
vendomi di guida. 

Kon debbo lasciare sotto silenzio, che l' autopsia fu prati- 
cata in pieno calore estivo , nel mese di Luglio , vénti quattr' ore 
dopo la morte, sul cadavere in via d'avanzata putrefazione. Lasciai 
in sito le parti da misurare, i3er timore che si potessero alterare 
le loro dimensioni. 

La mia salute e quella di qualche mio allievo corse pericolo; 
ma obligavami Voccasio prwceps. 

Ecco le misure, da me prese, del laringe, della trachea , dei 
bronchi, della glandola tiroidea, e del collo. 

N. B. Nella cartilagiue tiroidea si notò tanta sottigliezza, da essere traspa- 
rente. 



- 41 — 



Misure del laringe, trachea, bronchi, glandola 
tiroide, e collo, del basso cantante Tondi 



A) Laringe . 



£) Trachea . . 



C) Bronchi . . . 



JD) Glandola ti- 
roidea . . 



E) Collo 



1. Lunghezza maggiore della 

glottide 

Larghezza della stessa .... 

2. Distanza tra i bordi poste- 

riori delle due cartilagini 
aritenoidee 

3. Larghezza della faccia ester- 

na della cartilagine scudi- 
forme 

Larghezza della stessa .... 

4. Sporgenza dell' angolo me- 

diano di essa dalla linea 
verticale superficiale del 
collo, guardato di profilo. 

5. Lunghezza della fessura della 

glottide 

Larghezza della stessa. . . . 

6. Diametri di tutta l'estensione 

in lunghezza della trachea. 

Lunghezza della stessa presa 

dal 1° anello fino al giu- 

golo 

7. Dal giugolo fino alla bifor- 

cazione 

Da questo punto fino ai pol- 
moni 

8. Estensione della glandola ti- 

roide 

9. Lunghezza esterna del collo 

presa dal giugolo fino al- 
l'inserzione del mento . . 



» 


9 










2 


* 


6 


» 








1 


1 


6 


» 








4 


1 


5 


» 








3 


1 


■"^ 


» 








2 


» 


10 


» 








2 


^^ 


11 


jj 








2 


» 


3 


» 











4 


9 


7 





1 


3 


2 


» 


» 








5 


1 


8 


» 








4 


1 


6 


» 








4 


2 


4 


» 








6 


4 


- 


« 





1 






o 



Queste misure rilevate a pollici ed a linee del piede pari- 
gino, in quel tempo in uso presso noi, oggi ho dovuto riportarle 
al sistema metrico decimale. 

Stimo necessario chiarire alcune denominazioni di diverse 
parti del laringe allora da me usate nel descriverne le misure , 
ed erano ben capite dagli studenti ; ma cambiata di alquanto da 
diversi autori sin da quei tempi 1' esposizione anatomica del- 



— 42 — 

1' organo in discorso, il nome imposto alle stesse parti rechereb- 
be confusione, senza un preventivo rischiaramento. 

Le denominazioni di cui intendo parlare e che desidero chia- 
rire sono : la glottide, e la fessura della glottide. Quale parte del 
laringe io comprendeva sotto il nome di glottide? ; qual' altra 
nominava fessura della glottide ? Nella prima restava compresa 
la metà superiore interna del laringe , costituita da un' apertura 
superiore o glottica, sottostante all' epiglottide, dai ligamenti su- 
periori della glottide, o corde vocali superiori, e dai ventricoli del 
laringe ; nella seconda, la metà inferiore interna del laringe, formata 
dall'apertura inferiore, o fessura della glottide, (rhima glottidis) 
dalle corde vocali inferiori, o legamenti tiro-aritenoidi inferiori, o 
corde vocali vere, e dall' apertura crico-tracheale del lariuge. 

Dall' esposto si vede bene di leggieri , che io dividea la ca- 
vità del laringe in due metà , una superiore , inferiore l' altra ; 
nominando le parti comprese nella prima con unica parola com- 
plessiva greca, il di cui significato lo trovai acconcio ad esprimere 
il suo sito ed i suoi rapporti anatomici e fisiologici, cioè glottide 
(da -(Xwaaa lingua, organo della parola, a cui contribuisce la glot- 
tide mercè i suoi rapporti anatomico-fisiologici). La seconda, non 
essendovi unica parola greca adatta ad esprimerne simultanea- 
mente, come la prima, le sue diverse parti componenti, la chia- 
mava, dalla forma della sua parte principale, fessura o rima, della 
glottide, perchè questa apertura mette inimediatamente dentro la 
metà superiore, o a meglio dirla dentro la glottide. 

Da siffatta divisione ne siegue che io facea studiare con age- 
volazione 1' organo della voce, considerandolo come due coni tron- 
cati soprapposti l' uno all' altro ; uno maggiore o superiore, l' al- 
tro minore o inferiore, aventi quasi lo stesso tipo, cioè ; nel 
primo un' apertura superiore (apertura della glottide) con due 
legamenti laterali, legamenti superiori o corde vocali false, ed una 
apertura inferiore (fessura o rima); nel secondo similmente, un'a- 
pertura sopra la sudetta fessura, o rima comunicante con la glot- 
tide, con due legamenti laterali (legamenti inferiori o corde voca- 
li vere) ed un'apertura inferiore comunicante con la trachea. Così, 
se il cono laringeo piccolo o inferiore, lo dimostrava comuni- 
cante con due cavità , cioè una superiore la glottide , e 1' altra 



— 43 — 

inferiore la tracliea, anclie il cono laringeo grande o suj)eriore , 
lo presentava comunicante con due cavità , ossia una superiore 
la bocca , 1' altra inferiore, la fessura della glottide. Inoltre io 
facea notare analogia di funzione tra i due coni ; poiché se il 
cono superiore serviva alla trasmissione dell'aria nel cono infe- 
riore, ricevendola dalla bocca; il cono inferiore ancbe valeva alla 
trasmissione dell' aria nella trachea , ricevendola dalla glottide ; 
e se 1' aria uscendo dai polmoni per la tracliea , attraversava la 
fessura, o rima della glottide, producendo vibrazioni nelle corde 
vocali inferiori e primitive, e quindi sonorità rimbombante nei 
ventricoli laringei, (voce e canto) similmente facea osservare, che 
l' aria uscendo da questo punto per la glottide, attraversava l'a- 
pertura della glottide, producendo vibrazioni nelle corde vocali 
superiori o accessorie, e quindi sonorità rimbombante nelle fosse 
nasali (fonazione). 

La distinzione da me fatta in corde vocali inferiori , o pri- 
mitive, ed in superiori, o secondarie, o accessorie, era determi- 
nata da che convenendo con i sopra citati autori sulle funzioni 
delle une e delle altre, dimostrate la prima volta dall' esperienze 
di Bichat, e constatate dagli anatomisti posteriori, intendeva di 
certo che la voce ed il canto dipendono dalle prime, e che le al- 
tre sono pressoché estranee alla produzione di ambedue queste 
funzioni. Grli studi poi e le dimostrazioni sul cadavere, della strut- 
tura fibrosa delle corde vocali , e segnatamente delle inferiori , 
quante riliessioni allora non mi promoveano sulla influenza che 
ciascuna di esse, o fasci delle stesse , vibrando quasi contempo- 
raneamente in mille modi diversi, avrebbero avuta nella pro- 
duzione simultanea dell' immensa varietà dei suoni sia nelle pa- 
role, sia nel canto! 

Oggi simili riflessioni mi sono tornate in mente, nell'occasione 
di rileggere nell'organo dell'udito la scoverta di Corti delle tremila 
fibre, che sono il termine dei filamenti del nervo acustico. Queste 
fibre diramandosi nella membrana estremamente sensibile della 
coclea e del laberinto, e tutte insieme funzionando sotto l'azione 
di numerosi e svariati strumenti musicali, e del canto in vari toni 
e note varie di voci diverse; ed inoltre determinando la perce- 
zione simultanea di tutti questi suoni di strumenti e di voci, e 



— 44 — 

la mirabile e perfetta armonia con cui, nonostante le rispettive 
e varie vibrazioni in una grande orchestra, si percepiscono, chia- 
riscono una certa analogia di struttura e di funzione tra V or- 
gano dell'udito e l'organo della voce, o del canto. 

Sebbene io conosca che proseguendo a discorrere di questa 
analogia mi allontani dallo scopo principale del mio lavoro, non- 
dimeno mi permetto d' intrattenermi alquanto sopra quest' argo- 
mento, onde dimostrare viemmeglio come studiavasi allora l'ana- 
tomia in S. Marta ; e concorrevasi, mercè le mie deboli osserva- 
zioni, a delucidare presso noi tale analogia anatomica. Le osser- 
vazioni più rilevanti che intendo esporre sono quelle stesse che 
spiegavo e dimostravo quando trattavo degli organi dell'udito e 
della voce ; p. e. 

a) La metà superiore del laringe rappresenta il padiglione 
dell'orecchio, essendo formati 1' uno e 1' altro di diverse cartila- 
gini. Queste in ambidue si riuniscono e s' articolano nello stesso 
modo, mercè legamenti e muscoli, che hanno proprietà analoghe, 
cioè pochissima contrattilità; sono prive d'adipe, gli orificii sparsi 
di glandole, cioè nel condotto auditivo esterno glandole cerumi- 
nose, nell' orifìcio glottico glandole epigiottiche, aritenoidee eco. 

6) Laonde come i suoni che partono dai corpi sonori si mo- 
dificano, incontrandosi per mezzo dell' aria con le ineguaglianze 
del padiglione, costituite dalle cartilagini che lo formano : (elice, 
antelice, trago, antitrago e conca) così 1' aria sonora che parte 
dalla fessura della glottide si modifica attraversando l' interno 
della metà superiore del laringe, anch' esso formato di cartila- 
gini : (tiroide, aritenoide, ecc.) U se V aria sonora acquista il suo 
timbro rimhomhaìido nelle fosse nasali, puranco le onde sonore, di- 
vengono, può credersi, più sonore, nei canali semicircolari. 

cj Si potrebbe considerare nell' organo della voce , che le 
fibre del nervo ricorrente o laringeo, le quali spargonsi nelle cor- 
de vocali, a preferenza nelle inferiori, e da cui dipende la produ- 
zione della voce e del canto, rappresentano nell' organo stesso una 
altra analogia con le fibre del nervo acustico, che distribuisconsi 
alla coclea, e presiedono alla meravigliosa percezione dei suoni. 

d.J Quindi la coclea di unita al rimanente del laberinto, ripe- 
tono nell' orecchio una funzione strettamente connessa con la fun- 



— 45 — 

zione del laringe, cioè la voce espressa con la parola e col canto. 
Sono tanto strettamente unite queste dae grandi funzioni di re- 
lazione, che 1' uomo sordo congenito, è muto congenito. Ma intor- 
no a questa analogia di funzione dell' organo auditivo con l'organo 
della voce non procedo più oltre , per non entrare in materie e- 
stranee allo scopo del mio lavoro tutto anatomico, cioè la fisica e 
la fisiologia dell' udito e della voce. 

e) Alle suddette quattro prove dell' analogia tra la strut- 
tura dell' organo uditivo e l'organo della voce, che sin da mezzo 
secolo io spiegava alla scolaresca valendomi delle i)redette cono- 
scenze, che erano quelle somministrate allora dall'anatomia, oggi 
mi permetto di aggiungere una riflessione promossami da una 
rarissima anomalia tra i corni dell' osso ioide e l'aj)ofisi stiloide ; 
la quale se non riguarda direttamente questa analogia, indiret- 
tamente però i)uò giovare a sorregerla. 

L' anomalia è questa. N"el mese di Dicembre 1876 mio figlio 
Francesco, e Federico Eoccella da Piazza Armerina, studenti 
in Medicina e Chirurgia, trovarono nel teschio (che conservasi 
nel Gabinetto anatomico di questa E. Università) di un uomo 
adulto , morto di pulmonite nell' Ospedale di S. Marco , e se- 
zionato nel sudetto Gabinetto, posto allora nell' atrio del con- 
nato Spedale per lo studio dell' anatomia descrittiva, (Professore 
e direttore dello stesso il D.r Salvatore Mcolosi Terrizzi), l'apofìsi 
stiloidi tanto lunghe , da articolarsi col piccolo corno dell' osso 
ioide. Alla punta dell'apofisi stiloidee aderisce una fibro-cartilagi- 
ne, cilindrica, lunga o millimetri, e 5 diecimillimetri, all' estremo 
inferiore delle quali s' innesta la parte ossea lunga 4 cm. e 1 
millim. la destra, avente forma cilindrica la metta superiore , 
la metta inferiore è a spira. All' estremo inferiore di questa par- 
te ossea, aderisce un' altra fibro-cartilagine , cilindrica , lunga 6 
millim. la quale s'attacca al piccolo corno dell'osso ioide. La for- 
ma a spira della metta inferiore della parte ossea interflbrocarti- 
laginea che è notevole a destra, lo è molto meno a sinistra. Ecco 
le misure. 



46 



Lato destro 



Lato sinistro 



1. Lunghezza dall' apofisi stiloide al piccolo cor- 
no dell'osso ioide 



2. Porzione ossea intermedia alle due libro-car- 

tilagiui, lunghezza . 

3. Fibro-cartilagine che parte dall' apice del- 

l' apofisi stiloide, lunghezza 

4. Fibro-cartilagine che si attacca al piccolo 

corno dell'osso ioide, lunghezza 

5. Spessore della porzione ossea intermedia alle 

due fibro-cartilagini 

6. Spessore della stessa all'estremità inferiore. 

7. » » » » superiore. 

8. Spessore della fibro-cartilagine inferiore . . 

9. » » » » superiore . . 
10. Aijofisi stiloidea, normale 



5 





6 


5 


1 





4 


2 


6 


5 





6 


6 








8 


5 








6 


4 








4 


3 








4 


3 








4 


3 


5 





3 


12 








12 





V2 

5 




V2 


V2. 

5 




^) La descritta anomalia, rarissima, determinante manifestamente 
connessione intima, tra una i)arte esterna ossea dell' apparecchio 
dell'organo vocale, ossia il corno dell'osso ioide, con altra parte 
anclie ossea ed esterna dell' apparecchio dell' organo uditivo, cioè 
1' apofisi stiloide, dà molto da pensare sulla notabile normale re- 
lazione anatomica e fisiologica tra questi due organi ; relazione 
d' altronde ben constatata per la parte fisiologica, come sopra ho 
ricordato. In questa anomalia sembra come se la forza della vita 
organica tenda alle volte estraordinariamente a voler ripetere 
tra ossi vicini ma spettanti ad organi in apparenza diversi, quel- 
le anastomosi che ordinariamente in numero considerevole pro- 
duce nel sistema nervoso, e segnatamente in questo caso , tra il 
nervo facciale con 1' acustico, per mezzo del nervo di Wrisberg. 



^) Io figlio di chi scrive quest' istoria, ed anche medico chirurgo, il 5 Avari- 
le 1899 ebbi 1' occasione di vedere in un altro teschio, preparato dall'inserviente 
del Teatro anatomico eretto a S. Nicolò, 1' apofisi stiloidi lunghe 3 cm. le quali 
finiscono a punta acutissima. Questa disposizione mi fa supporre che non s'arti- 
colavano per mezzo di fibro-cartilagini con 1' osso ioide. 



— 47 — 

E se a detta del Beaunis « V tiso di questa normale anastomosi è 
inconosciuto » che dire dell' uso di codesta straordinaria anasto- 
mosi ossea 'ì 

Ma mettendo da parte ulteriori discussioni ed ipotesi sulla 
stessa anomalia, che non farebbero allo scopo della mia narrazio- 
ne, mi limito a far osservare come la forza della vita si compor- 
tò nel formarla. 

Mirabilmente frappose la parte ossea dell' apofisi stiloide pro- 
lungata di molto (4 cm. e 1 mm. la destra, 4 cm. 2 mm. e 1 
decimmill. la sinistra) alle due flbro-cartilagini, onde non ne ri- 
sultasse un sol pezzo osseo, ciò che avrebbe turbata 1' armonia 
funzionale dell' osso ioide nei suoi movimenti , e di tutto il la- 
ringe nella deglutizione, nella voce e nel canto. 

Basta fin qui dell' analogia di struttura tra organo uditivo 
ed organo vocale, e dell' estraordinario caso di unione delle apo- 
lisi stiloidi con i corni dell' osso ioide. 

Posto ciò sebbene io allora apprezzava sommamente i lavori 
di Bichat, Boyer, Meckel , Cuvier sull'organo della voce e se- 
gnatamente sulle corde vocali inferiori, nelle quali da quegl' in- 
signi era stata riposta la sede della voce e del canto, sede oggi 
costata dall' esperienze dei fisici e fìsiologisti moderni ^) e cono- 
sceva che eglino chiamavano glottide la sopradescritta metta infe- 
riore ; nondimeno conservai tale nome di glottide alla sola metà 
superiore, e ciò perchè mi sembrò di maggiore chiarezza uell' e- 
sposizione anatomica dell' interno del laringe. 

Intanto ritornando alle dimensioni del laringe nel cadavere 
del cantante Tondi , debbo dire che oltre alle sopra esposte mi- 
sure delle parti interne, non tralasciai di notare le esterne. Mi 
permetto di fare osservare, che preferii di misurare la distanza 
tra i margini posteriori superiori delle due cartilagini aritnoidee, 
e la larghezza della faccia esterna della cartilagine tiroidea da 
destra a sinistra, anziché la jperiferia esterna di tutto il laringe, 
pel motivo che mercè questa misura, si conoscea nello stesso 
tempo l' estensione della cartilagine tiroide , e quindi P esten- 
sione della metta anteriore del laringe , mentre la distanza tra 



^) La voix, Voreille et la musique, Laugel opera citata. 



— 48 — 

le due cartilagini ariteuoidee , segnava l' estensione della metà 
posteriore. Quindi, ritenendo che tale misura era presa dai bordi 
posteriori superiori delle due surriferite cartilagini , ed in conse- 
guenza essendo stata misurata la sudetta cartilagine scuditbrme 
(o tiroide) anche nel suo margine superiore, ne ]iasce che la cir- 
conferenza del laringe fu misurata nella maggior grandezza di 
esso, vale a dire nella sua base. 

Per tanto aggiungendo ad 1 pollice e 5 linee = a 3 cm. , 8 
mm. , 3 diecim., 4 centim., e 8 milionesimi di metro , d' e- 
stensione della sudetta cartilagine, altro pollice e G linee = 4 cin. 
mm. , 6 diecim. , centim. , 5 milionesimi di metro della 
distanza tra le cartilagini aritenoidee, si ha che la grande circon- 
ferenza esterna del laringe è di pollici 2 e 11 linee = 7 cm. , 
8 mm. , 5 diecim., 5 centim. , e 2 milionesimi di metro. 

Scemando da questa dimensione esterna una linea e mezza = 
3 mm. , 3 diecim. , 8 centim. , e 2 milionesimi di metro, della 
spessezza delle tre suddette cartilagini cioè , scu<iiforme e arite- 
noidee, insieme alla spessezza della mucosa che le tapezza inter- 
namente , risulta che la periferia interna del sudetto laringe è 
di 2 pollici , 9 linee e mezza :=: 7 cm. , 5 mm. , 5 diecim., e 7 
centim. 

SEZIONE II. 

Insegnamento dell' anatomia teratologica. 

Parlando di quest'insegnamento non intendo dire che ogni 
anno davasi un corso di lezioni per la sola anatomia dei mostri. 
Voglio far conoscere che in Sicilia cominciò ad aversi una sodi- 
sfacente ed adeguata descrizione di essi, da che comparvero le mie 
memorie sull'anatomia, o meglio, sull'autopsia dei feti umani mo- 
struosi. Questi studi anatomico-teratologici si facevano all' occa- 
sione, e cominciarono dal 1834 in poi. Prima di questo tempo 
presso noi non si pubblicarono che pochissime memorie di mostri 
umani, non già descrizioni anatomiche. 

Quei medici che scrissero qualche memoria si limitavano a 
descrivere solamente la parte esterna del mostro; poscia la fa- 
cevano disegnare, premettevano qualche breve relazione del caso 



— 49 — 

con P aggiunta d' insufficienti e supertìciali riflessioni , e sifatta- 
mente le pubblicavano. 

ISfegii Atti dell'Accademia Gioenia (voi. 2° 1827) si ha: La Ee- 
lazione di un feto mostruoso, del socio corr. Francesco Scavone ; e 
nel tomo IV (1828) degli stessi Atti vi è inserta: La Descrizione 
di un feto bicefalo settimestre, del socio corr. Luigi Gravagna di 
Malta; le quali fanno desiderare molto di anatomia e di 'fisiologia. 
Fa parte dello stesso volume la : delazione di un feto umano 
anoftalmo, del socio Carlo Gemmellaro; molto pregevole per le 
ricerclie anatomiche , e per le riflessioni fisiologiche ; e special- 
mente perchè allora non era ancor fondata dal Greoffroy Saint- 
Hilaire, la scienza delle mostruosità, o la teratologia. 

Al 1830 io leggeva nella stessa Accademia la prima mia me- 
moria anatomica sopra tre feti umani mostruosi ; divisa come se- 
gue : Osservazioni sul feto rappresentato dalla figura P. Esame 
esterno — Esame interno — Apparecchio digestivo — Apparecchio 
urinifero — Sistemi vascolare, arterioso e venoso — Sistema nervoso — 
Sistema muscolare — Sistema osseo. Osservazioni sul feto rappre- 
sentato dalla fìg. IP. Esame esterno — Esame interno — Sistema 
nervoso — Sistemi vascolare, arterioso e venoso — Visceri toracici 
e addominali — Sistema osseo. Osservazioni sul feto rappresentato 
dalla tìg. IIP. Esame esterno — Esame interno. Alla sudetta espo- 
sizione dettagliata anatomica dei tre feti mostruosi, siegue il rias- 
sunto dei pili notevoli vizi congeniti di ciascun feto ; riassunto 
che riproduco qui se non altro, per darne conoscenza. Questi vizi 
nel 1*^ feto consistevano. 

I. Neil' assoluta mancanza della testa, del collo, dello sterno, 
delle costole, del maggior numero delle vertebre, del diaframma, 
dei muscoli che costituiscono la cassa toracica e dei visceri toracici, 
come pure nella non esistenza del ventricolo, del fegato, della milza, 
del pancreas, di buona porzione del canale intestinale, dell' ano, 
dell' utero e delle sue pertinenze. 

II. Neil' immediata comunicazione della vescica orinarla con 
la vagina. 

III. Neil' eccessivo sviluppo delle membra inferiori, le sole 
esistenti in rapporto alla poca porzione non mancante del tronco, 
ed al loro tessuto areolare omogeneo innormale. 

4 



'P- -4 1919 ) 

hj - 50 — 

-^-HiH^ — ' lY. Nella viziosa ed iucom])leta conformazione del cuore, e 
della sua topografìa comune con gl'intestini, in una sola cavità 
scavata nel tronco in corrispondenza del funicolo ombellicale, e 
coperta dalle membrane dello stesso funicolo, sotto le quali esisteva 
il peritoneo, che tapezzava tutto il cavo addominale. 

Nel secondo e terzo feto i piìi notevoli vizi erano i seguenti: 

I. L'"intiera deficienza dell' ossa del cranio, e delle forme 
organiche finite dell' ossa della sua base e la mancanza della massa 
encefalica. 

II. Lo svilupiDO sensibilmente mancante dei nervi degli organi 
sensori, del ganglionare, e del pneumo-gastrico, i quali venivano 
meno a misura che s' allontanavano dai rispettivi apparecchi, di 
maniera che terminavano presso i corrispondenti fori dell' ossa 
della base del cranio, i soli esistenti. 

III. Il sacco posto sulla base del cranio era formato da mem- 
brane che non avevano nessuna comunicazione con quelle della 
midolla spinale, e le nuove produzioni arteriose e venose, sparse 
sulle stesse membrane, e costituite dall'arterie vertebrali, e vene 
iugulari. 

IV. L' estremità superiore della midolla spinale in uno stato 
imperfetto, di colorito rosso, di peculiare mollezza, chiuso fra le 
membrane meningee come nello stato normale. 

Y. Lo sviluppo della faccia eccessivo, l' imperforazione del- 
l' ano del secondo feto, ed il gran volume di tutto il corpo del 
terzo feto. 

Dopo questo sunto aggiunsi allora, (ed oggi lo ripeto per 
dare miglior conoscenza dei tre feti mostruosi, e dei lavori ana- 
tomico-teratologici), lo stato normale di ciascheduno. Nel primo, il 
sistema arterioso e venoso era in comunicazione col cuore e con 
l'arteria e vena ombellicale ; il sistema ganglionare addominale, la 
midolla spinale, ed i nervi collaterali, la irradiazione dei rami va- 
scolari e nervosi pel breve tratto intestinale, l'apparecchio uri- 
nifero ed il tessuto muscolare, dal quale in parte s' eran formate 
le due membra addominali, e la metà inferiore del tronco, (le sole 
parti del corpo esistenti) erano nello stato ordinario, ad eccezione 
dei muscoli dei cennati arti e della sudetta parte del tronco che 
erano inviluppati in una considerevole quantità di tessuto amorfo, 



— 51 — 

infiltrato di linfa. La pelvi, e le poche vertebre lombari e dorsali 
non mancanti, conservavano pure la strattura e la forma normali. 
Grli altri due feti, ad eccezione delle poche notate anomalie, erano 
normali nel rimanente. Finalmente ripeto, avendolo già fatto cono- 
scere fin d' allora, che l'esame anatomico dei tre sudetti feti face- 
vasi nella sala anatomica dello Spedale, alla presenza degli allievi 
della mia scuola ; e questa nuova dichiarazione valga a convin- 
cere del vero qualche altro Ziermann. Questi tre feti conservati 
nella collezione anatomico-potologica, si dispersero con essa quando 
barbaramente venne distrutta. 

Erano appena trascorsi quasi due anni dalla pubblicazione 
della sudetta memoria, che mi si presentò 1' occasione di studiare 
un' altra mostruosità se non nuova al certo tanto rara, quanto 
dubitavasi di potersi ammettere nella scienza teratologica ; molto 
più perchè i pochissimi casi di siffatta mostruosità erano stati 
imperfettamente descritti dal lato anatomico, almeno nella specie 
umana. 

Intendo parlare del feto umano tricefalo da me osservato e 
descritto al 1832. 

Di questo mostro feci una minuziosa descrizione anatomica 
che comunicai all' Accademia Gioenia, e fu inserta nei suoi Atti. 

Lo studio da me impiegato a far ciò, fu lungo, fatto pubbli- 
camente nella sala cennata, alla presenza della scolaresca, di molti 
soci dell' Accademia, dell' illustre Prof. Sig. Giuseppe Galvagni, 
e di non pochi istruiti medici, ed anche non medici attirati dalla 
novità del caso. Son sicuro che oggi si desiderano conoscere i ri- 
sultati di tali studi anatomici, e quindi mi determino, anche co- 
me storico , a trascrivere il sunto della mia Memoria anatomica , 
fatto dal Geoft'roy Saiut-Hilaire, ed inserto nella sua opera tera- 
tologica ^) « Sopra il tronco unico ma voluminosissimo, si eleva- 
« vano due colli, 1' uno sinistro di forma normale, 1' altro destro 
« grossissimo, e manifestamente doppio. Il primo portava una testa 
« di conformazione regolare, il secondo al contrario era la base 
« comune delle due teste distinte, quasi così ben conformate come 
« la prima. Le membra erano al numero di cinque : due toraciche 



^) Geoffroy Saint-Hila.ire — Voi. 3, pag. 241. 



— 62 — 

« disposte come le orcliuarie, uu terzo toracico posto posterior- 
« mente, come nei dirotimij e due addominali. L' appareccliio ge- 
« neratore, di sesso mascolino , era unico, similmente l'ombelico. 

« Questo mostro curiosissimo, era a giudicarne dalla sua con- 
« formazione esteriore, triplo nella regione cefalica, doppio in ap- 
« parenza, nel collo e nella parte superiore del torace , ed unico 
« nella metà sotto-ombelicale. 

« Esistevano tre laringi, ma solamente due trachee-arterie; il 
« laringe intermediario ed il dritto aveano una sola trachea per 
« ambedue ; similmente esisteano superiormente tre esofagi , ma 
« ben tosto il dritto e l' intermedio si confondeano in un solo. Esi- 
« steano due cuori, due pericardi, e due paia di polmoni, posti cia- 
« senno in una delle cavità di unico e di amplissimo torace , a 
« due ranghi di coste, e ad nn solo sterno anteriore. In dietro le 
« coste si riunivano tra di esse per mezzo delle rispettive estre- 
« mità come presso i dirotimi. Esse qui aveano, dice l'autore, un 
« lìordo cartilaginoso formato dalle stesse coste. 

« Nell'addome si rinvenne unico stomaco, ed un solo duode- 
« no ; ma appresso a questo venivano due digiuni e due ilei , lo 
« che costituiva uuo dei fatti anatomici più curiosi che furono 
« costatati in questo mostro; a partire dal cieco il canale inte- 
« stinaie ritorjiava ad essere unico. Il fegato, la milza, il pancreas, 
« gli apparecchi generatori, gli organi urinari, similmente furono 
« trovati semplici; non vi era che un solo rene. Questa disposi- 
« zione della regione del tronco era anche rimarchevole , per la 
« esistenza di due colonne vertebrali , complete in tutta la loro 
« estensione, benché erano riunite in qualche punto. 

Sin qui il Sig. Geolìroy Saint-Hilaire. Ma i miei studi sopra 
questo mostro non si limitarono alle sole anomalie rapportate dal 
dotto teratologista francese , le quali riguardano gli organi piti 
grossolani e quindi più facili a studiarsi ; essi si estesero ai tes- 
suti più sottili e complicati. Per dimostrare ciò, e per fare viep- 
più rilevare lo studio dell'anatomia teratologica, e nello stesso 
temilo dello stato anatomico di questo mostro, e per dare cono- 
scenza più chiara ed estesa di quella esposta dall'autore francese, 
trascrivo i sunti ridotti da alcuni dei migliori periodici siciliani 
che allora pubblicavansi. 



— 53 - 

^) E primamente mi valgo dell' Effemeridi scientiliclie e let- 
terarie di Sicilia. Dietro la relazione del fatto esse dicono, « viene 
la seconda parte — anatomia del feto — egli (il Eeiua) la divide in 
esterna ed interna, nulla trascura in ciò che riguarda la esterna 
conformazione, marcandone per fino le dimensioni in pollici e li- 
nee. Incomincia poscia le osservazioni interne del torace e dei suoi 
visceri (§ 1''); passa indi alla cavità addominale ed ai suoi visceri, 
ne qui si ferma (§ 2°). Il 3° paragrafo di questa seconda parte vie- 
ne costituito da osservazioni relative ai principali sistemi, ed in 
primo del sistema vascolare egli si occupa, che di pezzo in pezzo 
passa in disamina tanto relativamente all' arterie che alle vene. 
In secondo luogo si fa a trattenersi del sistema nervoso, indi del 
muscolare (§ 4°) infine dell'osseo (§ 5°) che suddivide in due, cioè ; 
1° sulle ossa primitive del tronco , 2" sulle ossa secondarie del 
tronco. » 

Mi giovo poi all' oggetto sopraindicato, anche della relazione 
di un altro ottimo periodico che pubblicavasi allora in Messina 
« -) Nel bassoventre , esso dice, i plessi nervosi corrispondenti 
alla linea mediana erano sviluppati oltremodo, in guisachè il plesso 
solare, il coronario stomatico, il mesenterico superiore e inferiore, 
erano sparsi da sì numerose ramificazioni, che confondevansi tra 
loro, prendendo in tal guisa la forma di un intreccio nervoso con- 
tinuato e di troppo esteso. ISeì torace i plessi nervosi erano rad- 
doppiati, ed il polmonico destro, o del lato con due teste, presen- 
tava una notabile circostanza, che pel considerevole numero dei 
rami nervosi, avvicijiavasi assai allo svilu;p])o dei plessi nervosi ad- 
dominali mediani, e perciò differiva dal polmonico sinistro esi- 
stente nelle ordinarie forme. 

E qui sebbene conosca che codesti documenti sarebbero suf- 
ficienti a constatare l'efficacia dello studio dell'anatomia descrit- 
tiva, applicato ai mostri, nondimeno a vieppiìi convincere chiunque, 
trascrivo l' indice degli organi e dei sistemi da me analizzati, e 



^) Effemeridi SGieìitifiche e leti, di Sicilia, T. XI, anno III, pag. 368, Palermo 
1834. 

-) Lo Siìettatore Zancleo — Giornale periodico, Messina 29 Ottobre 1834, 
amio II, N. 53. 



— 54. — 

del metodo tenuto nell' analisi, onde rilevarne il rispettivo stato 
normale ed innormale. 

1. Esame esterno — Sezione superiore o cefalica tripla-teste- 
colli. Sezione media o toracica — addominale doppia — tronco — ar- 
ti superiori. Sezione inferiore o genito — podalica — unica — appa- 
recchio esterno genitale — arti addominali. Analogie tra le tre se- 
zioni. Peso di tutto il mostro. Dimensioni. 

2. Esame interno : 

aj Osservazioni nel torace e nei suoi visceri — Mediastini — 
Timo — Apparecchio respiratorio destro, ossia del lato con due 
teste — Apparecchio respiratorio sinistro — Cuore destro — Cuore 
sinistro. 

h) Osservazioni nella cavità addominale e nei suoi visceri. 
Apparecchio digestivo — esofaghi — ventricolo — intestini duode- 
no, digiuni, ilei, valvola ileo-cecale, imperforazione dell' ano — 
mesenterio — suoi vasi sanguigni — milza — pancreas — fegato — cisti- 
fellea — lobo di Spigellio. Apparecchio uriuifero — reni — ureteri — 
vescica orinarla. Apparecchio genitale. 

cj Osservazioni relative ai principali sistemi — Sistema va- 
scolare, aorta destra, ossia dal lato con due teste, cioè la terza e 
la media — anomalie nella distribuzione delle sue ordinarie ramifi- 
cazioni nel tronco e negli arti — carotidi — succlavie ; anomalie di 
ciascuna aorta toracica — aorta addominale, anomalie — celiaca e 
sue anomalie — unione di questa aorta destra con la sinistra, o del 
lato avente unica testa — nuove ramificazioni arteriose. Sistema 
venoso destro — jugulari superficiali e profonde — loro anomalie — 
vene innominate — anomalie — vene cave — anomalie — aorta sinistra — 
epatica — coronaria stomatica — capsulari — intercostali — nuove ra- 
mificazioni arteriose — intercostali e loro anomalie. Sistema ve- 
noso sinistro — anomalie — arterie e vene ombelicali. Riflessioni 
suir analogia tra i visceri toracici del lato destro con due teste 
e quelli dell'altro con una, ed i rispettivi sistemi vascolari. 

dj Sistema nervoso. Nervi organici — plessi — bassoventre — 
plesso solare, coronario stomatico, mesenterico superiore ed infe- 
riore — rispettive anomalie — ganglio semilunare — plessi epatico e 
splenico. Torace — plessi — polmonico destro o del lato con due 
teste — sua notabile anomalia. Nervi trisplacnici e pneumogastrici 



— 55 -^ 

dell' asse spinale sinistro — dell' asse spinale destro — due cordoni 
nervosi innormali laterali all'asse spinale destro — loro estensioni. 
Tragitto e congettura sulla rispettiva pertinenza ai nervi norma- 
li. Nervi collaterali spinali — loro stato rispettivo agli assi spino- 
cefalici ed al 'prolungamento membranoso del torace. Nervi sacrali 
liosteriori — anomalie. Nervi dell'arto posteriore — midolle spinali. 

ej Sistema muscolare. Muscoli dei due colli congiunti. Stato 
particolare anomalo degli sterno-ioidei — sterno-tiro — ioidei e 
sterno cleido-mastoidei — Muscoli del torace — muscoli del dorso — 
Muscoli degli arti toracici ed addominali. I muscoli dell'arto po- 
steriore o dorsale saranno menzionati separatamente di unita alle 
ossa corrispondenti. Diaframma — considerevoli anomalie dello 
stesso. 

fj Sistema osseo — Ossa primitive del tronco — Colonne ver- 
tebrali — Anomalie nella totalità degli assi — Anomalie nella colonna 
cervicale destra, che sostenea due teste congiunte per i colli — 
stato dell' ossilìcazione delle sue vertebre — modo di unione dei 
due canali vertebrali cervicali. Bacino— =- Anomalie — Ossa del tron- 
co secondario — sterno e costole — esistenza di due scheletri, e di 
una terza colonna vertebrale cervicale — unione cartilaginosa dei 
due scheletri nelle costole e nei bacini. 

gj Ossa e muscoli dell' arto dorsale — scapole e clavicole — 
Omero — anomalie. Ossa dell' avambraccio — anomalie. Muscoli ri- 
spettivi — fusioni. Mano — anomalie — fusioni. 

Basta quanto ho esposto per disimpeguare il mio assunto , 
quello cioè di comprovare per mezzo dei com^jendii dell'anatomia 
del tricefalo, che siffatta anatomia dopo d'avere descritto le forme 
esterne del mostro e degli organi, si estese ai sistemi principali, 
notando tutte l'anomalie , dimostrate viemmaggiormente da me 
per mezzo del sopraesposto indice , di tutto ciò che di normale 
e d' iunormale fu rinvenuto anatomizzando organi, apparecchi, si- 
stemi, ecc. 

Intanto aggiungo per maggiore convincimento del mio assun- 
to, la superiorità che taluni sapienti teratologici hanno ricono- 
sciuto nella mia esposizione di questo mostro, paragonandola ad 
altre simili di anatomisti stranieri. 

Come giudice competentissimo di queste materie è fuori dub- 



— 56 — 

bio il Geoffroy-Saint-Hilaire, onde m' avvalgo del suo giudizio. 
Egli parlando dei tre esempi di mostruosità tripla per uiiioue 
dissimilare dice « Z' im d'eux a été récemment indiqué, mais d'une 
manière très incom])léte par Gurlt. Tels soni malheureusemeìit les 
seules et très-iìicomplètes notions que fai pu recueillir sur ce monstre 
curieux. 

Un autre cas heaùcoup mieux dècrit , mais qui parait avoire 
été ignoré méme des auteurs les plus rècens , est celui doni on doit 
la connaissance aux doeteurs Reina et Galvagni de Catane '■). 

Oltre a ciò riferisco un altro sunto di cui ho fatto parola po- 
c' anzi, quello cioè ana.tomico-ostetrico del D.r A. F. Holil. 

Questo distinto ostetrico di Halle nelP opera sua sulla na- 
scita dei figli deformi, malati, e morti , parlando dell' operazione 
ostetrica da me i)raticata onde eftettuirsi il parto del tricefalo, e 
salvar la madre da morte sicura ed imminente, premette quanto 
segue, che trascrivo testualmente, tradotto dal tedesco. « ISTel caso 
« trattato dal D.r Reina , la conformazione del mostro era tale, 
« da meritare senza dubbio un serio intervento dell'arte. 

« Le due teste avevano la grossezza di uu feto di otto me- 
« si : quella di mezzo e quella a destra stavano sopra un collo 
« assai spesso, quella a sinistra sopra un altro collo più sottile. Il 
« tronco straordinariamente voluminoso, portava due gambe e tre 
« braccia, con una spalla alquanto grossa ». 

Il D.r Hohl ha fatto si breve esposizione della conformazio- 
ne esterna del mostro ; stimandola, a suo. avviso, sufficiente a far 
conoscere, che al processo operativo da me tenuto all'oggetto 
sopracennato, potevasi sostituire un altro che egli propone , cioè 
il rivolgimento. Quindi si vede bene che tale esposizione può dir- 
si anatomico ostetrica. Pur essendo semplicemente anatomico lo 
scopo del mio lavoro , non di meno mi permetto di far notare , 
che il Sig. Hohl nella sudetta esposizione non dà una conoscenza 
vera ed esatta di due parti essenziali esterne del mostro; le qua- 
li hanno rapporti intimi con 1' operazione ostetrica da me prati- 
cata e preferita per necessità, onde ottenere il doppio scopo quel- 



^) Geoffroy-Saint-Hylairb. Histoire generale et particulière des anomalies 
de Vorganisation. T. Ili, pag. 241. 



— ol- 
io cioè , di disbrigar presto il parto , essendo trascorsi quattro 
giorni dal comiuciameiito di esso, e di salvar la madre, in grave 
pericolo. Or l'ostetrico di Halle era nelF obbligo di far rilevare: 
1°, che le due prime teste per essere state assolutamente irremo- 
vibili neppure col forcipe, doveano del tutto impedire l' ingresso 
della mano e del braccio dell' ostetrico, x)er giungere a prendere 
i piedi del feto, e praticare il rivolgimento podalico. Per tanto on- 
de superare questo primo ostacolo , era giocoforza toglierlo di 
mezzo senza indugio ; per altro le manovre semplici, cioè lo stes- 
so rivolgimento, e applicazione del forcipe , erano stati da altri 
ostetrici inutilmente tentati , e inutilmente da me replicati. 2° 
Avrebbe dovuto fare osservare, onde eseguirsi il sudetto rivolgi- 
mento , clie tolte le due teste , restava a superare una seconda 
barriera, cioè la terza testa e la spalla innormale, la quale, per- 
chè formata di due processi acromiali e di due estremità omerali 
della clavicola, risultava di rilevante grossezza , il doppio della 
spalla normale. Onde di unita alla terza testa, assieme alla quale 
siffatta spalla presentavasi , impediva del tutto ed irremovibil- 
mente, per essersi ambedue arrestate fra lo stretto superiore , lo 
ingresso della mano e del braccio dell' ostetrico , onde praticare 
il rivolgimento. Per lo che, chiunque appena istruito nelle ma- 
novre ostetriche, di leggieri rileva, non esservi altra risorsa, che 
quella unica di togliere, se non del tutto almeno in pa>rte, questa 
testa, per ottenere sufficiente spazio, perchè il feto mostro potesse 
oltrepassare ambidue gli stretti. Ciò da me eseguito, il feto mo- 
stro venne fuori, il parto fu compito, e salva la madre. E qui 
domanderei al Sig. Hohl : come avrebbe fatto egli in quei mo- 
menti di palpitante aspettativa , se mercè il rivolgimento podali- 
co, usciti i piedi fuori e la metta inferiore del tronco , la metta 
superiore con più teste, ed anche con una sola, ma con tre arti 
toracici, si fosse irremovibilmente arrestata dentro l'utero ì 

A qual rii)iego si sarebbe egli attenuto ? alla decollazione ? ; 
e come praticarla, anche di una sola testa, se l'accesso della ma- 
no dell' operatore era impedito dalla terza spalla di rilevante gros- 
sezza ! 

Il Sig. Hohl è caduto in errore per non aver dato a siffatta 
spalla e alle due teste in unico collo unite, quella grande impor- 



— 58 — 

tanza che meritavano nel processo operatorio. E reca grande sor- 
presa, come a fatto compinto , e con un successo così felice da 
poter servire di esempio in casi simili , abbia potuto fare una 
proposta, cbe in fondo non è altro che ipotetica. 

ISou intendo giudicar qui severamente la proposta del Sig. Hohl, 
essendo tutt' altro, come ho detto, lo scopo del presente lavoro. 

Nondimeno pel bene dell' umanità languente, ed all'oggetto 
di servir di norma in casi simili, farò ciò quando esporrò la sto- 
ria della clinica chirurgica nelP Ospedale di S. Marta ; sebbene 
conosca esser superflua qualunque disamina sulla proposta dell'o- 
stetrico di Halle , e sull' operazione da me eseguita ; avendo io 
già ottenuto, mercè la stessa, il bramato doppio scopo , cioè di 
sbrigar presto il parto salvando la madre, e d'aver dato il pri- 
mo esempio di soccorso ostetrico efficace in parto impossibile di 
mostro tricefalo. 

Inoltre, alle osservazioni fatte del D.r Hohl sull'operazione 
ostetrica, credo opportuno ancora far seguire il seguente mio ra- 
gionamento. 

Leggendo il classico commentario del Prof. Alfonso Corradi 
della Ostetricia in Italia dalla metà dello scorso secolo fino al pre- 
sente ^) mi venne fatto di notarvi quanto segue : « Per il trice- 
« falò del Prof. Eeina fa necessità operare in forza della specie 
« stessa della mostruosità, imperochè non v' ha, dice Geoflfroy Saint- 
« Hilaire, anomalia che esclada assolutamente la possibilità del 
« parto naturale, les monstruosités triples excepté. Forse qualche atto 
« operativo poteva in quel caso essere risparmiato ; così 1' Hohl non 
« vede bene, perchè recisa la seconda testa, non siasi applicato il 
« forcipe su la terza, piuttosto che traforarne il cranio ; anzi l'o- 
« stetrico tedesco quasi quasi è per credere, che levata di mezzo 
« la prima testa, s' avesse potuto andare a cercare i piedi e com- 
« piere il rivolgimento. Ma piti presto ciò è detto che fatto, in- 
« quantochè se alle speculazioni del critico non faceano limite le 
« difficoltà della pratica, queste erano accresciute dalla novità del 
« caso, di niun altro mostro con tre teste soccorso nel nascere 
« dell'arte ostetrica avendosi memoria, in fuori di quello a mala 



i) CoERADi. Opera cit. parte 2^, sezioue 1'^ e 2^, Bologna 1875. 



— 59 — 

« pena acceunato eia Baudeloque, e che certo cliirurgo Zimmer- 
« mann trasse fuori con la operazione cesarea » ^). 

Dall' esposto è facile inferirne : 1° che il Sig. Hohl pretende 
che per estrarre siffatto feto mostruoso s' avesse potuto preferire 
alla craniotomia della terza testa 1' applicazione del forcipe ; o 
pure, ed è cosa più. notabile , tolta la prima testa completare il 
parto mercè il rivolgimento ^podalico. 

2. Il prof. Corradi difende dal critico tedesco il mio ostetrico 
operato con ragioni sì, ma che avrebbero potuto essere più oste- 
triche. 

Io m' ingegnerò di provare , che la pretesa è senza tema di 
errore una sciocchezza incompatibile , e che la difesa è compati- 
bile per non essere il sapiente medico italiano, un ostetrico pra- 
tico. 

1. Dalla mia relazione dell' operazioni ostetriche è manifesto 
che io applicai il forcipe due volte sulla prima e seconda testa , 
ma inutilmente. Ecco quale fu la mia condotta nell' applicazione 
del forcipe sulla prima testa. « E però il non prestarsi essa alle 
« manovre semplici adoperate già da altri i^rofessori e da me re- 
« plicate invano, non che il cattivissimo stato in cui la partoriente 
« per sì lungo tempo si trovava, mi obligavano ad adibire il for- 
« cipe, per disbrigare al più presto il i)arto. Ma nepi^ure con questo 
« strumento riuscii a rimuovere la testa da quel sito. » Sulla seconda 
« testa mi comportai nel seguente modo « a tale oggetto (di sbri- 
« gare sollecitamente il parto) dopo d'aver provato su quest'altra 
« testa la applicazione del forcipe anche inutilmente, stimai più op- 
« portuno adoperare F encefalotomia, e comprimere la testa con la 

« mia mano, servendomi pure del bistorino medesimo Ma av- 

« vedendomi che il parto non potea progredire , usai il forcipe 
« sulla rimasta metà della seconda testa, e la portai avanti, ed in- 
« sieme alla terza, oltrepassò lo stretto superiore, ma arrestaronsi 
« ambedue in vicinanza dello stretto inferiore. » Fin qui di leggieri 
ben si vede che io ho fatto uso del forcipe tre volte, applican- 
dolo una volta sulla prima testa, e due volte sulla seconda e con 
successo, perchè mercè di questo strumento, premessa la diminu- 



^) Corradi, oliera cit., pag. 871. 



— 60 — 

zioiie di queste due teste iier mezzo della craniotomia della se- 
conda, e dell' amputazione totale della prima, potei portare il feto 
tanto avanti, quanto la stessa terza testa di unita alla rimasta metà 
inferiore della seconda, oltrepassarono lo stretto superiore, e giun- 
sero nelle vicinanze dello stretto inferiore, ove arrestaronsi. Per- 
chè non proseguì a far uso del forcipe applicandolo sulla terza 
testa 'ì Perchè m' avvidi che vicino a questa esisteva un corpo 
rotondo e liscio, cui durante le operazioni non aveva potuto con- 
statare quale parte del feto mostro si fosse ; ma disbrigato il 
parto , mi accertai essere un terzo arto toracico collocato sul 
dorso, formato dalla fusioae di due spalle , e perciò il doppio di 
uno degli altri due arti toracici. Questa spalla unita alla terza 
testa non poteva assolutamente oltrepassare lo stretto inferiore ; 
ciò si effettui dopo avere amputata la seconda testa , e rimpic- 
ciolita la terza con la escerebrazione e lo schiacciamento ; ed il 
parto fu compito. 



SEZIONE IH. 

studi anatomico-patologici. 

Le ricerche anatomico-patologiche sai casi rari fatte nei ca- 
daveri degli ammalati nei nostri spedali ed altrove, furono mezzi 
valevoli a rendere sempre piti utile F applicazione dello studio 
dell'anatomia descrittiva, all'anatomia patologica, per quanto per- 
mettea lo stato di questa scienza nascente a quei tempi. Qui mi 
intrattengo a scrivere alcuni casi rari , dei quali taluno è stato 
già pubblicato, qualch' altro inedito. 

AJ Aneurisma spurio primitivo dell'arco dell' aorta, raris- 
simo per le sue stragrandi dimensioni in ampiezza ed altezza , 
per la grande apertura aneurismatica , e per 1' eccessiva disten- 
zione delle tuniche del sacco senza assottigliamento. La rottura 
interessò tutte e tre le tuniche ; il tumore acquistò un volume 
estraordinario per la stratificazione dei grumi sanguigni , i quali 
venendo fuori per 1' anzidetta apertura, s' accumulavano sotto la 
pelle che rimasta integra, fece sì, che il tumore comprimesse ed 
occludesse in parte 1' apertura ; ragion per cui non si ebbero re- 



— 61 — 

pentini e profusi sbocchi di sangue ; e 1' ammalato potè vivere 
in questo stato piìi anni. 

B) Questo caso d' anatomia patologica riguarda un gros- 
sissimo lipoma nel cadavere d' una donna. All' autopsia constatai 
che era impiantato tra la parte posteriore della vagina, e F inte- 
stino retto. 

Era così voluminoso, da occupare non solo la piccola pelvi, 
ma pure parte della grande, e della regione ipogastrica. Compri- 
meva, anzi schiacciava 1' uretra contro P ossa del pube, da pro- 
durre perfetta iscuria ed impossibilità di praticar il cateterismo ; 
onde l'accumulo dell'orina nella vescica la distese a tal punto da 
determinarne la rottura, e la morte dell'ammalata per infiltramento 
urinoso. La punzione non potevasi praticare, perchè il tumore 
stando al disopra di essa vescica, non vi si poteva constatare col 
tatto la presenza dell' orina. Stimandolo un caso di molto inte- 
resse, non tralasciai di darne comunicazione all'Accademia Gioe- 
nia. Conservai il pezzo patologico, regalandolo poscia al museo 
anatomico dell' Università , come feci per gli altri pezzi patolo- 
gici che rimasero incolumi dal vandalismo di olii ehhe la felice 
idea di tramutare il gabinetto anatomico del 8. Marta, in labora- 
torio di farmacia. Constatai pure, che il suo stroma era attra- 
versato dagli ureteri , senza che fosse ostacolato il passaggio 
dell' orina. I dettagli dell' autopsia si possono leggere nella me- 
moria che lessi all' Accademia (dove forse si conserverà) onde 
pubblicarsi, (ciò che non si fece) e la corredai di ricerche e di ri- 
flessioni patologiche. Questo caso avrebbe potuto concorrere a 
chiarire la diagnosi dei tumori della cavità addominale, e segna- 
tamente della regione ipogastrica. 

C) In questo caso faccio menzione dell'eccessivo volume 
del braccio destro di un giovane trentenne, per osteo-sarcoma svi- 
luppatosi sulla diaflsi dell'omero, in seguito a divisione della stessa 
per percossa; e a frattura del centro dell' omero, prodotta dalla 
stessa causa, circa venti giorni dopo. 

Di seguito al secondo accidente si manifestò febbre , e acu- 
tissimo dolore sulla parte lesa, la quale divenne tumefatta e ros- 
sa. Di giorno in giorno la tumefazione aumentava, ed i dolori si 
facevano piti acuti. All' ottavo mese fa ammesso nelP Ospedale. 



— 62 — 

La circonferenza del braccio misurata al centro, cioè ove avvenne 
la frattura, segnava un metro e alquanti centimetri. Quest' enor- 
me gonfiore si diffondeva pure alla clavicola, alla spalla, divenute 
edematose e dolentissime, non che al cavo ascellare e al plesso 
glandolare. 

11 paziente non potendo sopportare il peso del braccio era 
obligato a giacere. La pelle di esso levigata , e sparsa di vene 
varicose, donde l'aspetto marmoreo; la mano gonfia, edematosa, e 
fredda; le dita senza tatto. In corrispondenza della lesione si 
osservavano due aperture sinuose che immettevansi nella massa 
del tumore , e segregavano un umore sanioso puzzolentissimo, 
misto a detrito osseo. 

L'infermo al massimo grado di denutrizione e d'adinamia, 
lacchi giorni dopo di essere stato ammesso nell' Ospedale se ne 
moriva. 

Sezionato il braccio s' osservò che il suo enorme volume era 
costituito d' una massa simile al grasso di maiale ; dei muscoli 
non esistea che qualche strato del bicipite bracheale ; si trovò il 
solo capo dell' omero con i condili, il resto dell'osso era trasfor- 
mato in detritus di colorito nero e fetidissimo. Tanta mole non 
potendosi conservare, ne feci varii modelli in creta che furono 
manomessi e dispersi. 

DJ Questo è un altro caso di qualche importanza; onde ne 
trascrivo il breve cenno sull'autopsia. Si tratta della spessezza 
quasi il quadruplo della pleura costale e pulmonale del lato si- 
nistro del torace, dove trovai raccolto, circa otto libre di fluido 
sieroso ; il rimpicciolimento, quasi quanto un pugno, del polmone, 
e sparso il suo parenchima di tubercoli steatomatosi. Il polmone 
destro nello stato normale, eccetto qualche macchia rossa, e pic- 
cole aderenze. Il cadavere era di un militare un anno prima 
affetto di pleuritide acuta, al lato sinistro, ed in seguito divenuta 
cronica. Questa sezione cadaverica fu praticata nel teatro anato- 
mico dell' Ospedale di S. Marco in presenza della scolaresca, alla 
quale fu permesso d' intervenire ; non mi s'opposero mai ostacoli di 
sorta. Io allora poteva chiamarmi im trafficante di cadaveri umani; 
certo ben lungi dal farne mercato I 

UJ Questo che trascrivo è un altro caso della piiì. grande 



— 63 — 

importanza. Eiguarda P idrocele della vaginale del testicolo destro 
al quale soprastava un tumore di estraordinario volume, che dai 
caratteri tìsici sembrava anch'esso un altro idrocele del cordone 
spermatico. Il primo fu punto varie volte, senza che presentasse 
notevoli conseguenze. Il secondo non comunicante col primo , si 
estendeva dal testicolo spinto molto in giù, sino alla linea ombe- 
licale, occupando la maggior parte della corrispondente metta 
della parete muscolare addominale. Dalla sezione del cadavere 
si constatò che aveva sede tra il muscolo grande e piccolo 
obliquo. Inciso il primo di questi muscoli, si scoprì il tumore, e 
si osservò che la sua parte inferiore era molto più voluminosa 
della superiore , e aderente alla porzione tendinea del grande 
obliquo, il quale per le trazioni che aveva subito dal peso del 
tumore, era così assottigliato ed allungato da oltrepassare di cin- 
que pollici il margine pubiano. Asportato questo muscolo, e di- 
staccato il tumore dai sottostanti piccolo obliquo e parte del tra- 
sverso, si portò sul tavolo anatomico per misurarlo. Ecco le mi- 
sure. Lunghezza mezzo metro, larghezza quindici centimetri, spes- 
sore quindici centimetri. Diviso per metta, nell' interno si trovò 
mezza libra circa di liquido puriforme, denso, bianco e fetido. La 
interna superfìcie era come vellutata, e spalmata di uno strato 
bianco e denso, che facilmente si sciogliea nell'acqua facendola 
diventare lattiginosa. Quella parte del cordone spermatico che 
conteneva, era imj)ermeabile ed assottigliata per la pressione 
del tumore ; la vaginale del cordone molto distesa, considerevol- 
mente ingrossata, ed in apparenza simile al tessuto fibroso. Il te- 
sticolo e la tunica albuginea un po' più ispessiti dello stato or- 
dinario. Sulla parete anteriore del tumore era un' apertura fistolosa 
comunicante con l' interno del sacco, dalla quale veniva fuori 
l' umore puriforme rinvenutovi. Il pezzo patologico conservasi 
nel museo anatomico dell' Università. L' individuo si chiamava 
Strano Salvatore , di 39 anni , cuoco , non stato mai affetto di 
malattie né acquisite né ereditarie. Quando entrò nell' ospedale 
(ultimi di ottobre 1829) era ridotto ideile ed ossa ; morì nei primi 
di Gennaio 1830. 

FJ II di 4 Giugno 1829 fu trasportato nella sala anatomica 
dalla sala dei bambini operati di cistotomia nell'Ospedale, il ca- 



— 64 — 

davere di un fanciullo di cinque anni circa; pivi giorni prima era 
stato operato con la solita mirabile perizia dal D.r Pietro Griuf- 
frida, il quale nella stessa giornata e nella Clinica cliirurgica 
dello Spedale avea operato con felice successo altri tre fanciulli. 
All' autopsia si rinvenne : cervello e visceri toracici normali — 
addome — fegato molto voluminoso, e la vesciclietta biliare, cisti- 
fellea , piena zeppa di bile ; la mucosa del ventricolo e del duo- 
deno con tracce di flogosi , il rene destro affloscito e più grosso 
del normale, il sinistro presentava le seguenti alterazioni : 11 vo- 
lume era così grande da occupare tutta la metta sinistra della 
cavità addominale, e s' estendeva dalla fossa iliaca alla concavità 
del diaframma ; la capsula soprarenale aderente intimamente con 
le gambe o prolungamenti del diaframma, e con la sua convessità 
a destra : a sinistra ed indietro col quadrato dei lombi e col gran- 
de e piccolo psoas ; in basso con l' iliaco interno: il colon discen- 
dente aderente molto con la capsula, la quale era dello spessore 
il doppio del norjnale, resistente, non aderente alla superficie del 
rene , di colorito rosso-fosco , sparsa di molte e piccole soluzioni 
di continuo , di forma circolare , supporanti al loro centro , del 
diametro il doppio d' uua testa di spillo ordinario , superficiali, 
con doppia areola, la prima rossa, e contornava il margine della 
soluzione di continuo , la seconda pavouazzo. All' incisione , le 
superficie dei tagli facevano osservare la sostanza corticale e 
la tubolosa fuse da costituire un tessuto amorfo, spesso circa due 
l)ollici, e rammollito. Le papille, i calici e la pelvi distrutte, in- 
vece si trovò una cavità contenente poca sanie e detritus ; l' ure- 
tere di tale diametro da potervi introdurre il mignolo, ed i ramu- 
scoli sanguigni pieni zeppi di sangue ; la vescica orinarla avea le 
tuniche dello spessore di circa cinque linee, indurite, e la mu- 
cosa di colorito rosso vivo. La ferita fatta nove giorni prima per 
estrarre la pietra, era supporante, ed a margini lividi. Il piccolo 
infermo che si chiamava Liborio Catania, nei nove giorni che se- 
guirono l'operazione, presentò sintomi d' esantema simile alla ro- 
solia, di peritonite, e di cistite, con dolori acutissimi al rene am- 
malato ; moriva d'adinamia. I parenti mi dissero che il fanciullo da 
due anni dolevasi spesso alla regione lombare sinistra ; ciò che non 
manifestarono prima, temendo che non gli si facesse l'operazione. 



— es- 
ili questo tempo lo studio anatomico del S. Marta era frequen- 
tato da giovani d' elevato ingegno , molti dei quali oggi sono 
medici e cliirurgi di reputazione in Catania , ed in altre città 
e comuni della provincia; sono degni di menzione : il compianto 
Paolo Castorina Di Giacomo, Domenico Bianchi, Luigi Mazzaglia, 
Benedetto Yinci-Iannello, e Vincenzo di Bella ; i primi tre in 
Catania, il quarto in Sortino, ed il quinto in Aci Reale. Eglino 
e tutta la scolaresca del mio studio assistevano alle seguenti 
autopsie. 

GJ Questa sezione cadaverica fu fatta nei primi di IsTovem-^ 
bre del 1834; era di uomo dell' età di circa 40 anni, morto nel- 
1' Ospedale di S. Marco, dove venne eseguita. 

Tutto il corpo era considerevolmente gonfio per enfisema sia 
nel tessuto connettivo sottocutaneo , come pure nel connettivo 
intermuscolare, specialmente dei muscoli superficiali, intercostali, 
e tra questi e le pleure. Al lato destro del torace , tre dita tra- 
sverse al disotto della clavicola, si vedea una piaga di forma ir- 
regolare, coi margini levigati , del diametro di circa sei linee , 
piena di sangue, penetrante nella cavità toracica , interessante 1 
comuni integumenti molto assottigliati ; le tre prime costole si 
trovarono denudate del periostio, erosa la loro sostanza compatta, 
e fragilissime. Aperto il torace vi si trovò raccolta poca quantità 
di sangue, ed un sacco capace di poter contenere una melarancia 
ordinaria, formato dalla tunica comune dell' arco dell' aorta, riem- 
pito di sangue aggrumato, disposto a strati sottili che costitui- 
vano un sol grumo; aderiva posteriormente con la pleura pulmo- 
nale, anteriormente in parte con la pleura costale e col media- 
stino, a sinistra col pericardio, a destra era aperto; l'apertura 
del diametro di un pollice e mezzo circa, comunicava con la pia- 
ga sopradescritta. Tolto il grumo, si osservò nella parte più bas- 
sa del sacco, un' altra apertura di circa cinque linee di forma 
quasi ovale, coi margini irregolari e penetrante, traversando le 
altre due tuniche dell' aorta, nella stessa arteria, in vicinanza del 
ramo brachio-cefalico. L' aorta vicino quest' apertura era alquanto 
dilatata, e conteneva sangue nero , mentre le altre arterie erano 
vuote ; i visceri toracici ed addominali erano flosci. Il descritto 
sacco , sette giorni prima della morte dell' ammalato , era stato 

5 



— 60 — 

giudicato per un tumore soprastante ad un aneurisma aortico. 

Poscia divenuto cedevolissimo, spontaneamente si aprì, e ven- 
ne fuori considerevole quantità di fluido sanguinolento e fetido. 
Ne seguì la scomparsa del tumore, e la manifestazione delle pul- 
sazioni. 

Trasformatasi tale apertura nella piaga comunicante con la 
cavità toracica, si vide clie il tumore aneurismatico era P arco 
dell'aorta. Purtuttavia F ammalato non soffriva uè alla respira- 
zione né alla circolazione; solamente era molestato dalla pressione 
che subiva il polmone dell' aria che entrava nel torace per la 
sopradetta apertura, e per la crepitazione della stessa. La notte 
del 5 Novembre 1834, sforzandosi ad espellere le materie fecali, 
sentì rompersi 1' aneurisma, ed infatti era cosparso di sangue che 
veniva a flotti dall' esterna apertura. 

Yani furono tutti i mezzi posti in opera a frenare 1' emor- 
ragia; 1' ammalato se ne moriva di anemia. Il preparato anatomico- 
patologico oggi conservasi nel mentovato museo. 

HJ Quest' autopsia che trascrivo tale quale la trovo nel re- 
gistro lascia desiderare molto pei dettagli anatomico-patologici. 
La rarità del caso potrà essere giovevole a coloro che si oc- 
cupano dello studio di anatomia patologica. 

Il 6 ottobre 1823 nell' Ospedale di S. Marco fu dissecato il 
cadavere di un uomo portatovi dalle carceri del castello Ursino. 
L' encefalo ed i polmoni nello stato normale. Neil' addome 1' omento 
e gli intestini nello stato d'iperemia inflammatoria, un po' meno 
il fegato. La milza attirò tutta 1' attenzione* per 1' estraordinario 
volume, e per le particolarità della capsula o tunica propria che 
s' era trasformata in una membrana di colorito giallo-chiaro, così 
spessa e dura che difficilmente si prestava ai tagli di ben affl- 
lato coltello anatomico. Il parenchima di consistenza normale, 
e di colorito che si avvicinava al rosso-oscuro. La porzione dell'o- 
mento che copriva la milza era ingrossato e anche esso di co- 
lorito rosso-oscuro. 

I) Quest' altra autopsia la trascrivo in sunto come trovasi 
nel registro. Fu praticata nel Settembre del 1834 nell' Ospedale 
di S. Marta, nel cadavere di un ascitico, che aveva avuto prati- 
cata da me due volte la paracentesi, senza essersi potuta mai 



— 67 — 

svuotare intieramente la cavità addominale per il notevole ingros- 
samento dell' omento, il quale non si potea allontanare come sug- 
gerisce la pratica in simili casi. Aperta la cavità addominale colpì 
la mia attenzione esso omento che costituiva un corpo voluminoso 
e durissimo. Gli' intestini clie rimanevano fuori della sua circonfe- 
renza restavano scoperti. Essendo in vita P ammalato constata- 
vasi nel basso-ventre, e galleggiante sul liquido ascitico, un 
corpo globoso, voluminoso, duro, come se avesse un peduncolo 
verso il colon trasverso; era l' omento. Si sperimentò se senza 
iniezione o altra preparazione si potessero scoprire vasi sanguigni 
alla sua base colica ; nulla si trovò: solamente una massa a forma 
di peduncolo, omogenea, amorfa somigliante alquanto alla sostanza 
lipomatosa, com' era quasi il rimanente del voluminoso tumore, 
ossia 1' omento. 

KJ La seguente autopsia nel registro è così intestata : Osser- 
vazione Vili. Questa osservazione conferma che gii effetti della 
morsicatura del cane arrabiato si possono sviluppare molto tardi, 
e le lesioni più. mortali si riscontrano nei polmoni. Il cadavere 
era di un giovanotto dell' età quasi di 14 anni, convalescente di 
febbre gastrica, morsicato da un cane idrofobo alla gamba destra, 
tre mesi prima di morire; la malattia durò quattro giorni. L' au- 
topsia fu fatta 24 ore dopo la morte, il 4 Ottobre 1824 nella 
Chiesa di S. ì^^icolò Minore, alla presenza del compianto prof. 
Cosentini e dei miei discenti ; si rinvennero le seguenti lesioni : 
la mucosa del laringe, della trachea e dei bronchi considerevol- 
mente arrossita, il lobo inferiore del polmone destro molto con- 
gestionato e aderente alla pleura costale, il sinistro meno; la cavità 
toracica quasi piena di liquido tinto di sangue rosso; l'omento, 
gì' intestini, e segnatamente il grasso e 1' orifìcio pilorico molto 
congestionati, come pure il cuore, l' aorta, e le membrane del 
midollo spinale. 

LJ Nel mese di Novembre 1834, nell' Ospedale di S. Marco, 
alla presenza della scolaresca praticavo 1' autopsia del cadavere 
di un adulto. Mi fu detto che la morte fu preceduta da sintomi 
di grave malattia al cuore, e perciò le ricerche furono dirette 
a quest' organo. Aperto il torace ed osservato il cuore, in esso si 
constatò quanto segue : dilatato considerevolmente il ventricolo, 



— 68 — 

sinistro, assottigliate le sue pareti, le valvole dell' aorta arro- 
vesciate da dentro in fuori, allungate in basso e degenerate in 
una sostanza granellosa, simile nella consistenza e nel colorito alla 
sostanza grigia dell' encefalo ; divisa in piccoli gruppi , e nella 
maggior parte della sua estensione lacerata in vari punti. Tale 
alterazione patologica era piti notevole nella valvola media, la 
quale era allungata in basso più delle altre due, ed invasa intie- 
ramente dalla sudetta degenerazione che risparmiava gli angoli 
delle altre due valvole ; il ventricolo destro nello stato normale. 
Tre giorni prima di morire quest' ammalato fu ammesso nelP ospe- 
dale in gravissimo stato. Stentatamente poteva pronunziare qual- 
che parola con voce fioca, flsonomia pallida, lingua umida e bianca, 
sete, dolore all'epigastrio che si esacerbava alla pressione, diarrea, 
respirazione affannosa, decubito facile sul dorso, diffìcile sui fianchi 
sensazione di calore al petto, tosse, carotidi notevolmonte pul- 
santi, cefalgia, polsi frequenti piccoli e tremoli. Questa autopsia nel 
registro è intestata « Osservazione 13: rara malattia delle valvole 
dell'aorta. » Il preparato patologico conservasi nel museo anato- 
mico dell' Università. 

Basta fin qui dell' autopsie e delle osservazioni anatomico-pa- 
talogiche, le quali sono sufficienti a far rilevare di quanta uti- 
lità si rendea questo studio alla studentesca, che non solo 
s' istruiva nell' anatomia descrittiva, ma pure nella patologica, e 
nella teratologica. 

L' ultima di queste autopsie, (L) praticata 42 anni or sono 
quando ancora l'anatomia patologica era nascente, non a caso la 
nominai rara^ e giustifico questa denominazione. Dal complesso 
delle osservazioni anatomico-patologiche della segnata dissezione, 
può farsi la diagnosi anatomica di endocardite rara relativamente 
al nostro clima, ritenendola tale anche Bamberger, ì^iemeyer, 
Cantani, ecc. avendola costoro studiata in Germania e in Italia. 
Bara relativamente alle alterazioni anatomico-patologiche, le quali 
mi sembrano tali, se non m' inganno, da farne una varietà non 
descritta, che si può arguire dalle alterazioni patologiche spet- 
tanti alla valvola media. 

Merita di essere discussa la penultima autopsia {K) perchè le 
alterazioni patologiche che si constatarono non le ho osservate in 
altri cadaveri di idrofobi. 



— 69 — 

Anolie 1' autopsia (I) è meritevole di discussione, perchè il 
voluminoso e quasi peduncolato tumore costituito dall' omento, 
è caso raro nella storia delle malattie di questo tessuto , e dei 
tumori della cavità addominale, divenuti frequenti presso di noi. 

L' alterazione della capsula della milza, descritta nelP au- 
toiJsia (H) per la sua durezza e spessezza, non clie pel colore giallo 
chiaro, è un caso se non nuovo molto raro. 

L'autopsia segnata con la lettera (G) è degna di disamina 
per la rara complicanza dell'enfisema toracico, e di tutto il corjjo. 

Può eziandio concorrere ad arricchire la storia della varietà 
degli aneurisQii dell' arco dell' aorta. 

Le mortali lesioni rinvenute nella capsula e nel parenchima 
del rene, esposte nell'autopsia (F) costituiscono un fatto patologi- 
co molto raro, da essere diligentemente considerato dai patologi 
e dai chirurgi. Tali casi giovano molto ad istruire i chirurgi 
nella prognosi ; e specialmente prima di decidersi a praticare l'opera- 
zione sia col taglio, che con la frazione (litrotripsia) ; giova altresì 
ai patologi onde considerare sino a qual punto possono giungere 
anche latentemente, le disorganizzazioni degli organi urinari special- 
mente se in complicazione alle pietre vescicali e renali. Le altre 
cinque autopsie A, B, C, D, JE, accrescono il numero dei casi rari 
delle relative malattie, le quali se non nel genere, almeno nella 
specie, presentano importanti e forse nuove varietà. 

Di esse, 1' autopsia (U) è degna di menzione, perchè V idro- 
cele , probabilmente del cordone spermatico, per l'eccessivo vo- 
lume e per la degenerazione degl' inviluppi, costituisce un caso 
degno d' illustrazione. 

Dovrebbero far seguito le numerose autopsie legali degl' indi- 
vidui decessi nell'Ospedale e altrove, per ferite ed altre lesioni 
violente, eseguite nella sala anatomica, con molto vantaggio degli 
studenti. 

Ma ciò non mi è possibile, poiché andò smarrito il registro 
ove erano annotati i reperti anatomici. Questa sala trovandosi 
fornita di tutto il bisognevole non solo, ma di uno dei chirurgi 
voluti dalla legge, veniva adibita dai giudici per le autopsie me- 
dico-legali. 

Sebbene di questo studio anatomico non ne facevo un corso 



— 70 — 

regolare, pure uou trascuravo di studiare i casi patologici, che 
si presentavano. Quindi, se a quei tempi mancava nella nostra 
Università la cattedra di anatomia patologica, suppliva in qual- 
che modo la sala ed il gabinetto anatomico dell' Ospedale,* il quale 
quantunque con pochissimi mezzi, tuttavia soddisfaceva col buon 
volere dei suoi amministratori e dei suoi professori a questa de- 
ficienza; e appagava i desideri della scolaresca medica, che se non 
altro, presentavasi allo studio della patologia chirurgica nell' Uni- 
versità con cognizioni d'anatomia patologica, acquistate nella su- 
detta sala anatomica. 

CATALOGO 

della collezione anatomico-patologica nella sala anatomica 
dell' Ospedale di S. Marta 

I. — Sistema osseo. — Stato normale. 

A — Teschio d' Italiano, coutiueutale. 
di Siciliano, catanese. 

ovale d' Inglese, morto in Catania al 1815. 
rotondo di Tedesco, morto in Catania al 1812. 
di moro della Virginia, 
del celebre violinista Albani napolitano, 
di donne siciliane. 

di donna vecchia mancante di tntti i denti. L' osso del ma- 
scellare inferiore è ridotto esilissimo causa l'attrito col 
superiore, 
di neonati. 

d' adulto con do^ipia sutura lambdoidea completa. 
LL — Ossa di teschi di diverse età divise per studio. 
M — Teschi con preparazione delle radici dei denti. 
NN — id. sezionati verticalmente d' avanti in dietro, e da destra a sinistra. 
000 — Preparazioni dell' udito. 
PP — Ossa ioidi. 
Q — Osso ioide con laringe preparato a secco. 
E — Preparazione delle vertebre craniane. 
S — Prime vertebre cervicali. 
T — Vertebre cervicali, dorsali, e lombari. 
U — Vertebre sacrali e cocclgee. 
VW — Ossa cosciali (femorali) di diverse età, e dei due sessi. 
XXX — Bacini d' uomo d' età diverse. 



B — 


id. 


C — 


id. 


D — 


id. 


E — 


id. 


F — 


id. 


GG — 


id. 


H — 


id. 


II — 


id> 


K — 


id. 



— 71 — 

YYY — Bacini di donna d' età diverse. 

ZZZ — id. id. con i liganienti naturali insieme coi femori. 

AA — Ossa degli arti superiori dimisi. 
BB — id. id. inferiori divisi, 

ce — Omeri, femori, e tibie sezionati per lungo. 
DD — Epifisi non saldate con le dialisi a diverse età. 

EE — Preparazioni, nell' alcool, di epifisi; in cui si vedono i nuclei di ossifi- 
cazione. 
FF — Preparazioni, nelP alcool, in cui si vedono i nuclei di ossificazione delle 

ossa larghe. 
GG — Preparazioni, neU' alcool, in cui si vedono con lenti d' ingrandimento, 

i nuclei di ossificazione delle vertebre. 
HH — Denti muaui d' età diverse. 

II. — Sistema osseo — Stato innormale. 

A — Ossa di teschi d' età diverse con anomalie nell' apofisi , nei fori , e 
nelle scissure. 

B — Teschio con doppia e completa sutura lambdoidea. 

C — Ossa della sola base del cranio di feti umani a termine acefali (sono 
quei feti descritti nella mia memoria sopra tre feti imiani mostruosi 
di cui ho fatto menzione alla pag. 49 di questo lavoro). 

D — Teschio bicefalo di vitello (si vede la fusione dei parietali e degli oc- 
cipitali dei due teschi"). 

E — Scheletro di feto ottimestre tricefalo (è quello stesso di cui ho parlato 
alla pag. 51. 

F — Teschio d' adulto con le suture della testa e della faccia completamente 
saldate. 

III. — Preparati patologici. — Sistema osseo. 

A — Scheletro di donna giovane, morta con generale osteomalacia. Gli at- 
torcigliamenti a preferenza dell' ossa lunghe sopratutto degli arti e 
superiori, sono difficili a descriversi; conservasi attualmente nel 
teatro anatomico eretto a S. Nicolò. 

B — Teschio con grande frattura stellata dell' osso parietale sinistro, e in 
parte dell' occipitale. 

C — Teschio con profonda sutura circolare del tavolato esterno del parietale 
destro, e con sottostante frattura a runa del tavolato interno. 

D — Teschio con ampia frattura del parietale sinistro. 

E — Teschio con infossamento circolare nel parietale destro capace di con- 
tenere mezza palla di piombo del diametro di un fucile da caccia, 
protuberante nel cranio. L' individuo guarì completamente. 

F — Teschio di feto a termine di considerevole volume per idrocefalo. 



G — Teschio di feto a termine di simile volume per idrocefalo. Vi si osser- 
vano a sinistra due parietali risultanti da divisione orizzontale con- 
genita. Ciascuno ha il centro d' ossilicazione ; a destra vi è un solo 
parietale. Questi due feti presentavano i piedi nel parto, e furono 
estratti col forcipe previa puuzione dell' idrocefalo. Le madri non 
ebbero a soffrire che gli effetti di un parto ordinario. 

H — Schegge di ossa hiughe (fratture da scliiacciamento) — guarigione delle 
lesioni. 
I — Schegge la maggior parte di ossa lunghe fratturate. Guarigione della 
lesione prodotta da proiettile da arma a fuoco. 

K — Varie schegge del frammento superiore della tibia fratturata da schiac- 
ciamento. Una di queste schegge comprende quasi tutto il terzo 
medio, le altre poco meno — guarigione perfetta — resezione. 

L — Altra resezione del frammento superiore della tibia, praticata in vici- 
nanza dei condili — guarigione senza anchilosi uè accorciamento. 

M — Schegge della testa e collo dell' omero, fratturato da i)alla di fucile 
alla Menier — guarigione perfetta. 

N — Incrostazione ossea a forma laminare all' arco dell' aorta. 

O — Simile incrostazione ossea all' aorta addominale, in vicinanza della bi- 
forcazione dell' iliache. 
P — Soprapposizione ossea a diverse cartilagini sterno-costali. 

Q — Sostanza ossea stalattitica bianchissima, irregolare, rinvenuta nel pan- 
creas, del volume dello stesso pancreas. 

IV. — Laringe e torace — Stato patologico. 

A — Laringe e trachea. Il primo con ipertrofìa ed indurimento della mucosa, 
obliterazione dei ventricoli, della cavità laringea, fusione delle corde 
vocali ; glottide ridotta a poco percettibile rima. L' ammalato gio- 
vane che aveva avuto uretrite virulenta cronica, morì asfittico dopo 
patimenti strazianti. Non fu fatta la tracheotomia. 

B — Laringe avente le stesse lesioni. L' ammalato era un giovane affetto 
della stessa malattia. 

C — Laringi le di cui cartilagini scudiforme , ariteuoidi , e cricoìdee sono 
ossificati. L' individuo che era un giovane obeso , morì di epat'z- 
zazione rossa d' ambidue i polmoni. 

D — Degenerazione cartilaginosa di tutta la pleura costale, dello spessore 
quasi di due centimetri. 

V. — Aneurismi interni e malattie del cuore. 

A — Aneurisma molto volmuinoso del tronco brachio-cefalico. 
B — Aneurisma dell' arco dell' aorta di estraordiuarie dimensioni. 
C — Cuore con la malattia delle valvole dell'aorta (steuo-cardite) descritte 
nell'autopsia (L) pag. 67. 



— 73 — 

VI. — Calcoli diversi ^). 

A — Calcoli vesoicali estratti con la cistotomia, quasi sempre con esito felice 

operati nella Clinica. 
B — Calcoli uretrali, cioè estratti dall'uretra. 
C — Calcoli sottoprepurziali. 
D — Calcoli biliari. 
E — Calcoli salivari. 

VII. — Lipomi interni ed esterni. 

A — Lipoma voluminoso rinvenuto tra l' intestino retto e la vagina. De- 
scritto precedentemente nelle osservazioni patologiche. 
BBB - Lipomi di diverso volume e voluminosissimi esterni, da me asportati 
dalla nuca, dai fianchi ecc. 
C — Lipoma del peso di quattro libbre contenuto in un sacco formato dal 
comune integumento del pube, prolungato a guisa di grembiale 
sino ai ginocchi. 

Vili. — Preparati diversi. 

A — Scirri di glandolo mammarie — asportazione con recidiva. 
B — Scirri di glandole mammarie — asportazione senza recidiva. 
C — Modello in creta dell' osteosarcoma descritto nelle osservazioni pa- 
tologiche. 

IX. — Vizi di conformazione. 

A ■ — ■ Molti disegni di feti umani mostruosi. 

B — Collezione di anomalie di arterie, nervi, e muscoli. Talune conservate 

nel!' alcool, altre disegnate a matita. 
C — Piedi torti congeniti. Scheletri e disegui. 



^) Questa numerosa collezione fu donata dall'A. al Gabinetto anatomico della 
E. Università, poi il Ch. Prof. Clementi, direttore dell' Ospedale di S. Marta, 
la collocò nel suo Gabinetto di Anatomia Patologica nello stesso Stabilimento. 



A VVBBTBNZA 



Questa narrazione riguarda la clinica chirurgica propria dello 
Ospedale, e la clinica chirurgica propria di questa B. Università. La 
prima cominciò al 1766 con la fondazione di esso Spedale, e durò 
Jiìio al 1840 , indipendente da autorità estranea alla direzione am- 
ministrativa dello stabilimento. 

Fu sempre autonoma e senza assegnamenti propri, né di locale, 
né di direzione , né di servizio separato da quello dello Spedale. Il 
medico chirurgo primario dello Stabilimento ne era V insegnante volon- 
tario, senza ricompensa alcima. L' altra cominciò al 1841 con i nuovi 
regolamenti universitari di Sicilia , e fa seguito alla precedente ; 
venne riorganizzata al 1860 secondo le leggi ed i regolamenti delle 
Università del regno d' Italia, e continua ancora con le stesse disci- 
pline comuni a tutte le cliniche d' Italia , dipendenti dal Ministero 
della pubblica istruzione, con buone sale separate nelV Ospedale, 
con assegnamenti, direzione, e servizio proprio, con un professore 
direttore, un coadiutore, ed un inserviente, dipendenti dal Rettore 
dell' Università. 

Il professore e direttore della clinica chirurgica è pure profes- 
sore di patologia chirurgica nella stessa Università; perchè al 1867 
questi due insegnamenti, cioè clinica chirurgica e patologia chirurgica 
furono riuniti in unico insegnamento, per disposizione governativa ; 
e alla clinica fu pure riunito V insegnamento della medicina opera- 
toria. La topografia della clinica in discorso non offre buone condi- 
zioni igieniche per uno stabilimento sanitario, poiché V edificio è 



— 76 — 

sposto su di un promontorio che si eleva dal livello del mare circa 40 
metri; è costruito a tre piani e perciò troppo alto, non difeso dai 
venti specialmente del Noo^d, meno del lato di ponente perchè occupato 
da un altro edificio sanitario pure a tre piani, di recente costru- 
zione, che è r ospedale Villarmosa. 

Pertanto se V Ospedale di 8. Marta, e quindi la, clinica, ha il 
prospetto a meszogiorno, ha l'altro prospetto a tramontana, e perciò 
esposto al vento più freddo e più nocivo che spira a Catania. 



CAPO II. 

Della Clinica Chirurgica nell' Ospedale di S. Marta ìu Catania 
dal 1766 al 1860. 



I. NARRAZIONE 

Dell' origine della clinica chirurgica propria dell' Ospedale di S. Marta 
e dell' andamento di essa dal 1760 al 1840. 



Da quanto ho esposto nella storia dell' insegnamento dell' ana- 
tomia nel sudetto Spedale, chiaro risulta che in esso al 1826 tro- 
vavasi una sala anatomica, un gabinetto anatomico patologico, e 
vi si dissecavano molti cadaveri di tutte 1' età, cominciando dai 
primordi della vita fetale. 

Ma lo studio anatomico solo non sodisfaceva a tutti i biso- 
gni della scolaresca corsante in medicina nella E. Università, 
perchè se era fornita di professori dottissimi in ogni scienza spet- 
tante a questa facoltà, mancava però dell' insegnamento più utile, 
la clinica chirurgica. Tale deficienza fino al 1841 nella nostra 
Università, inalzata ad instar studii Bonoìiiensis, reca meraviglia, 
mentre quella di Bologna da piìi tempo ne era fornita. 

Il Collegio medico-chirurgico dell' Ospedale di S. Marta sup- 
plì a tanto bisogno ; e se i componenti lo stesso si resero meri- 
tevoli d' encomio per essersi prestati gratuitamente a tale istru- 
zione, degni di grande elogio sono pure i diversi Hettori, per averla 
ampiamente agevolata e permessa. 

Calcedonio Reina mio padre e maestro, come ho fatto cono- 
scere, reduce da I^apoli , Firenze , Montpellier , e Parigi, dove 



— 78 — 

aveva completato i suoi studii, trovò Grirolamo Eeguleas (il se- 
niore) il quale quantunque vecchio, istruiva la gioventù nel sudetto 
Spedale. Egli allievo della scuola romana, non ultima in Italia a 
quei tempi, quando v' insegnavano ed operavano i Gravina, i Mas- 
simini, i Palliani ecc., non tanto spesso depose il ferro rovente; 
tutt'ora se ne veggono nell' armamentario dell' Ospedale varie 
forme; né seppe allontanarsi dal piccolo apparato per estrarre la pie- 
tra nei soli fanciulli; proseguiva ad usare e taste, ed unguenti, ed 
olii, e balsami, nel trattamento delle piaghe. 

1791 — Tutto ciò per buona fortuna non ebbe durata, perchè 
al 1794 succedeva all' estinto Eeguleas, mio padre, il quale ese- 
guendo i precetti della scuola chirurgica fiorentina, la prima allora 
in Italia , informata alla semplicità del medicare, bandiva tutto 

4 

questo rancidume, toglieva i dominanti pregiudizi sull' uso del 
mercurio e sul modo di praticarne le unzioni, soggette a regola- 
menti nocivi ; insegnava e praticava il grande apparato modificato 
e semplificato dal suo maestro Nannoni, praticava, forse il primo 
in Sicilia, il processo di Pott per il taglio della fistola all' ano, il 
processo di Scarpa x)er la legatura dell' arterie in caso d' aneuri- 
sma (malattia e processo, scelti per tesi nel concorso che sosten- 
ne a J^Iapoli per la cattedra di chirurgia di questa Università); 
introdusse tanti altri insegnamenti d' anatomia e di fisiologia, i 
quali avevano fatto progredire la patologia chirurgica , e la me- 
dicina operatoria. Con la semplicità della medicina dei Cannoni 
abolì, perchè inveterati nel nostro popolo, certi avanzi di arabi 
costumi, e qualche tradizionale insegnamento di medicina e chi- 
rurgia araba. 

Trovò in Catania, e specialmente nell' Ospedale dove era pri- 
mo medico, Ferdinando Aradas, degno d'omaggio, perchè nemico 
dei sistemi, e della polifarmacia, e medici colti, che seppero apprez- 
zarne le dottrine. Ottimo anatomico e fisiologo, conosceva pro- 
fondamente la medicina dommatica. Questa riforma, migliorò po- 
sitivamente la scuola della clinica chirurgica, che non tardò 
a produrre rinomati allievi, tra i quali si distinse Pietro Griuftri- 
da, prediletto discepolo del Reina. Dotato di j)enetrante ingegno 
e di prontezza di spirito, divenne arditissimo chirurgo operatore; 
istruiva più coi fatti che con la parola ; nei processi operatorii , 



— 79 — 

e nel trattamento delle malattie chirurgiche faceva valere le dot- 
trine apprese dal Reina. Le stesse parole che Alfonso Corradi 
usa per lodare Lorenzo Cannoni, cioè: « egli destro ed imperterrito 
« operatore portò la mano dove il maestro non avrebbe arrischiato, » 
si possono attribuire al Giuffrida. 

La gioventìi studiosa che frequentava la clinica nell' Ospe- 
dale, con tale maestro si istruiva viemmaggiormente. Nel 1799 
faceva parte del Collegio del detto Spedale, e ne era secondo chi- 
rurgo. Mi duole non potere addurre nessun documento per consta- 
tare 1' utile che la scolaresca ricavava da questo studio, perchè 
coloro che lo frequentavano non ne lasciarono nessuna memoria ', 
solamente posso far parola di me, che dal 1821 cominciai a stu- 
diare in essa clinica , e sotto sì degni maestri , cui oggi , dopo 
lunghi anni da che ne apprezzo le dottrine ed il valore, mi si 
presenta l'occasione di tributare pubblica venerazione, e gratitu- 
dine. E qui torno a ricordare il nome rispettabile del preclaro 
Domenico Orsini, il quale nella clinica chirurgica apportò lumi 
e conoscenze di fisiologia sperimentale , di patologia medica e 
chirurgica, e di anatomia patologica. Spesso mi torna in mente 
la sua compiacenza nel sentire al letto degli ammalati, nelle riu- 
nioni settimanali del collegio, le mie relazioni cliniche sull' anda- 
mento di talune malattie gravi. 

Espongo i lavori diversi che si fecero nella clinica dal 1825 
al 1840, in vantaggio degli infermi, o dell' istruzione. Prima di 
ogni cosa debbo far conoscere che in quell' anno il Municipio di 
Catania avendo in non cale la disposizione del collegio medico- 
chirurgico, a secondare la domanda di due giovani dottori cata- 
nesi, i quali avendo compiuto in patria gli studi, chiedevano una 
sovvenzione onde perfezionarsi negli Ospedali di altre città, delibe- 
rò e stabilì in Catania il vecchio Assalini come professore , con 
l' annuo stipendio di onze cento. Questa così detta clinica dovea 
tenersi in S. Marta , ed il Decurionato , allora amministratore dei 
beni comunali, non pensò che essa è un ufficio richiedente molti 
mezzi per giovare allo scopo. Priva del necessario , con un iDro- 
fessore per quanto dotto altrettanto bisognevole di riposo, morì sul 
nascere. 

Morì eziandio per 1' esito infelicissimo delle quattro operazioni 



— so- 
di cistotomia praticate dall' Assalirli, tre nella clinica ed una in 
città. Si salvò appena un fanciullo , guarito doi)o gravi pericoli. 
L' atto operativo in ciascun' ammalato durava non meno di mez- 
z' ora, praticandolo col suo noto apparecchio di strumenti. Fu for- 
tuna che la clinica venne abbandonata dall'ottuagenario chirurgo, e 
la vacillante reputazione di essa ripristinata , pel felice successo 
delle operazioni di cistotomia prati(;ate da Pietro Giufltida. 

Questo chirurgo, cui posso dire mio secondo maestro, quanti 
ammalati di pietra tagliò, altrettanti ne guarì, eccetto il fanciullo 
morto a causa della grave malattia al rene. ( Vedi a pag. 63 se- 
zione cadaverica F ). Egli praticava il processo del suo maestro 
Calcedonio Reina, che era quello del Nanuoni ; modificava la posi- 
zione dell' ammalato collocandolo obliquamente da dietro in avanti, 
dall' alto in basso, invece di collocarlo orizzontalmente , come pre- 
ferivano l!fannoni e Reina. Credeva che gl'intestini gravando sulla 
vescica orinarla l'avvicinassero al perineo , e perciò agevolassero 
la presa e l' estrazione della pietra da una parte, dall' altra fissa- 
vano il corpo della vescica in modo, da non potersi allungare con 
le contrazioni muscolari ; ciò avviene negi' individui che hanno 
quest' organo nataralmente molto allungato verso 1' ombelico ; cir- 
costanza , egli credeva, che molto influisce sulla speditezza e sul 
buon esito dell' operazione. Cannoni e Reina preferivano la posi- 
zione orizzontale, perchè dicevano, la vescica liberandosi in gran 
parte dal peso degP intestini, si scosta alquanto dal perineo, e si 
evita di ferire l' intestino retto. Ambidue contavano casi felicis- 
simi , ed io non volendo essere parziale verso mio padre e mae- 
stro, mi valgo delle parole del Cannoni, per constatare tali casi 
all' altro spettanti: « il Sig. Calcedonio Reina da Catania, il Sig. 
Giov. Batt. Paoli di Fano, e vari altri miei scolari, hanno ulti- 
mamente e col piti felice esito, praticato la litotomia col mio me- 
todo sopracitato. ^) 

Mi duole non trovare documenti relativi alle non poche ope- 
razioni di cistotomia praticate dallo stesso Reina nel!' Ospedale , 
alcune delle quali da lui furono annunziate al Cannoni nelle let- 



^) Naunoni Tratt. delle materie chirurgiche ecc. T. 2o — 2*^ ediz. — Pisa 1734 — 
p. 251. 



— 81 — 

tere di corrispondenza, che io conservo originali. Bastano queste, 
e lo avere io stesso conosciuto qualchuno di codesti suoi ope- 
rati, per attestare che negli ultimi del secolo passato in città , e 
nella Clinica Chirurgica, sia dal Reina, come dal Giuffrida, molto 
frequente si praticava tale operazione, con successi brillantissimi. 

Al 1821 mio padre legava il tronco principale dell' arteria 
intercostale del lato destro, in vicinanza dell' articolazione co- 
sto-vertebrale, in un soldato tedesco della guarnigione Austriaca 
destinata a questa città, ferito in un tumulto popolare d'arma pun- 
gente (stile), quasi anemico per la profusa emorragia. Allargò la 
ferita con ampio e profondo taglio, e passò due legature attorno 
1' arteria con 1' ago di Goulard. 

Egli mi diceva « nelle lesioni di quest' arteria, e specialmente 
del tronco principale, non fidarsi mai della compressione alla De- 
sault, o alla Sabati er ; ma direttamente legarla. » Il soldato guarì 
in poche settimane senza complicanza di sorta. Faceva valere nella 
clinica il grande principio della conservazione, e se n' avvaleva col 
più profondo discernimento in tutti quei casi di lesioni violente, 
i piii complicati ed i piii gravi. Gli debbo la mia contribuzione in 
una ricerca di tanta importanza e difficoltà, specialmente nella 
pratica civile. Però non lasciava morire di cangrena gì' infermi 
colpiti da tali lesioni, abbandonandoli alle sole risorse della na- 
tura. Amputava, o faceva amputare, quando la lesione lo impo- 
neva, dopo minuziosa e profonda disamina. 

Preferiva la conservazione, e perseverava nel farcela appren- 
dere come 1' aveva appreso in Firenze. 

Non stancavasi di ripetere e in clinica, e nell' esercizio priva- 
to, alcune massime del suo maestro, fra le quali : « per il medico 
« il vero libro è il letto dell' ammalato. La languente umanità 
« non richiede la sonora combinazione delle frasi, ma la sincera 
« e dotta esposizione dei fatti — Meno medicamenti, meno ciarle in- 
« concludenti, meno presunzione di sapere, ma piìi dottrina e più 
« coraggio abbisogna per il buon regolamento della cura delle ma- 
« lattie. » ^) 



^) Kagionamento preliminare al trattato delle malattie chirurgiche ecc. di 
Lorenzo Nannoni. 

6 



— 82 — 

La chirurgia in Catania cominciò ad avere una fisonomia pro- 
pria dal Reina, e da lui ebbe cliirurgia e chirurgi. Se gli fa onore 
il non aver accettato cariche lungi dalla sua i)atria, non fa ono- 
re a questa non averlo apprezzato come si conveniva. Basterebbe 
quanto ho detto per far risplendere di più i suoi meriti, ma pure 
a dimostrare a qual chirurgo era affidata la direzione del servizio 
sanitario e la clinica aggiungo, che non solo insegnava in essa, 
ma anche nelP Università, ove nell' assenza del professore titolare, 
dettava lezioni di chirurgia teoretica per incarico della Deputa- 
zione. 

Non ismentì la testimonianza della Facoltà medica e chirur- 
gica del E. Ospedale degl'Incurabili di Napoli nel 1791, destinata 
ad esaminare i concorsi alle cattedre della sudetta facoltà, nel 
Regno delle due Sicilie; la quale in seguito al concorso teoretico 
e sperimentale sul cadavere per la nomina del professore di chirurgia 
nell' Università di Catania lo dichiarava ad unanime consenso : 
« abile ed idoneo ad accedere a qual si voglia pubblica cattedra, ed 
« a poter essere un bravo dimostratore delle operazioni chirurgiche^ 
« come pure a poter esercitare la chirurgia in tutte le sue parti, 
« tanto nella di lui patria, come in qualunque altro luogo. » ^) 

Allora 1' operazione che piti di frequente si jjraticava in que- 
sti luoghi era la cistotomia, perchè il male di pietra veniva pro- 
babilmente determinato dal poco o nessun uso, presso il popolo, 
del caffè ; mezzo potente per la dissoluzione di essa. Ed infatti 
nella classe agiata questo male era ed è raro. Eare pure erano 
le operazioni di alta chirurgia perchè lavorava l'operajo non tanto 
prolungatamente come fa oggidì, esponendosi molto meno agli eventi 
del suo mestiere spesso pericoloso. 

In quest' ultimi tempi ho osservato la diminuizione degli 
ammalati di mal di pietra, e l' aumento delle lesioni violente. 
Donde questo ? Sono diminuite le cistotomie, perchè l'uso del caf- 
fè è passato anche nel popolo, e sono aumentate le operazioni di 
alta chirurgia, perchè 1' operaio lavora molto più a lungo senza 
riguardo ai dì festivi. Ciò gli fa doppio male ; non soddisfa agli 
obblighi religiosi, e va incontro più facilmente ai disastri. Per 



^) Documeuto originale che conservasi dall' autore. 



— 83 — 

ciò in quest' esposizione storica si parla piti spesso di cistotomia, 
che di altre operazioni. Tuttavia nel registro d' ammissione, di 
uscita , e di morte degli ammalati trovo notate le seguenti o- 
perazioni : 1° Legatura dell' arteria brachiale in vicinanza della 
piega del gomito, per aneurisma spurio della radiale in vicinanza 
del polso , consecutivo a grave contusione della stessa arteria , 
e compressione dell' ulnare. ISTe seguì F immediata cessazione 
delle pulsazioni, l'arterite cancrenosa, e la morte dell' inferma, per 
cangrena progressiva da grumo. La paziente era stata sifili- 
tica. — 2° Asportazione di un voluminoso lipoma alla regione 
poplitea, con edema della gamba e del piede, diagnosticato dal 
Reina e dal Giuifrida , e da quest' ultimo arditamente asporta- 
to ; pesava tre libbre e mezza ; l'ammalato guarì perfettamente. 
3° Profusa emorragìa in seguito a cistotomia in un soggetto de- 
bole, cessata dopo una sincope; guarigione. — 4° Uscita sponta- 
nea, e consecutiva alla cistotomia in due tempi, di una volumi- 
nosa pietra piìi grossa che un uovo di gallina. L' infermo era 
un vecchio, gracile e debolissimo. Essendo riuscite inutili le ripe- 
tute manovre per estrarla in primo tempo, mio padre consigliò ri- 
mettere 1' estrazione in secondo tempo; ed infatti all' ottavo giorno 
la pietra uscì da se sola, ed il vecchio guarì del tutto. Quest' o- 
perazione fu praticata dal Giuffrida. — 4° Nello stesso giorno ope- 
rava di cistotomia 1' uno dopo 1' altro quattro fanciulli ; ne morì 
un solo ; del quale ho fatto parola. 

Al 1834 Pietro Giuffrida, per Eeal Eescritto era nominato 
professore di clinica chirurgica, invece del cav. Assalini dimis- 
sionario. La scolaresca, gì' infermi, ed il pubblico ne furono con- 
tenti. Ma pochi anni dopo cominciò a soffrire i sintomi della 
pietra, onde spesso era costretto a desistere dalle improbe fatiche. 

' In quest' anno moriva il mio diletto genitore; ed io ebbi l'o- 
nore succedergli nella carica di medico-chirurgo primario dell'O- 
spedale. 

Per questa ragione e perchè le sofferenze del Giuffrida si 
aumentavano , dovetti raddoppiare le mie fatiche sostenendo lo 
studio anatomico e quello della clinica. 

Al 1836 in Catania furono praticate alcune amputazioni di 
arti superiori ed inferiori per fratture complicate da arma da fuoco 



— 84 — 

e da scliiacciamento; le quali si sarebbero, a mio credere, potuto 
risparmiare , se i cliirurgi si fossero attenuti al grande principio 
della conservazione già sperimentata da mio padre nella clinica, 
con grandissimi risultati e vantaggi. Queste amputazioni mi fu- 
rono di sprone a pubblicare molte osservazioni di simili casi, e 
forse piti gravi, da me raccolti ed illustrati da parecchi anni. 

Gli ammalati furono curati taluni da mio padre, altri da me 
e dal Griuffrida. Il 15 Gennaio dello stesso anno, nella sala della 
clinica, alla presenza della facoltà Medica dell' Università , del 
Collegio Medico-chirurgico dell' Ospedale, della scolaresca, di nu- 
meroso e scelto uditorio , del Rettore dell' Ospedale Carlo Pio 
Zappalà-Gemelli , e del corpo degli Operari, lessi il mio discorso 
riguardante il i)rincipio della conservazione degli arti. Feci ciò , 
sia per dare maggior pubblicità al risultato della conservazione , 
sia per informare il pubblico delle fatiche dei chirurgi dello Sta- 
bilimento in favore degli ammalati. Con più. fervore era spinto a 
far ciò , poiché il mio lavoro faceva seguito ad un altro simile 
ma pitL esteso, pubblicato a Parigi dal Dottor Arnal dietro agli 
avvenimenti del Luglio 1830. Lo scopo di questo lavoro, ed il 
metodo da me tenuto per sostenere il mio assunto fu appro- 
vato; e « Lo Stesicoro » opera periodica che allora j)ubblicavasi in 
Catania da uomini sapienti, m' incoraggiava a renderlo di pub- 
blica ragione, ^) ; ciò tosto si fece a spese dell' amministrazione 
dello Stabilimento, dopo parere favorevole della Facoltà Medica , 
ed approvazione del Governo sollecitata dal Eettore. 

In seguito a questo lavoro la clinica chirurgica del S. Marta 
era la prima in Sicilia, e probabilmente in Italia. 

Nel 1837 il Giuffrida fu obligato a desistere assolutamente da 
ogni lavoro, perchè alle sofferenze della pietra, s' aggiunse pro- 
fonda fìstola all' ano (mentre il colera di allora faceva strage) 
della quale guarì in seguito all' operazione da me praticatagli, e 
quindi affìdommi l'operazione, e lo studio della clinica. In questo 
stesso anno cominciai ad operare gli ammalati di pietra ammessi 
nelP Ospedale. Essi furono tre fanciulli in poche settimane ; gua- 
rirono in breve, e perfettamente. Amputai in presenza degli 



^) Lo iStesicoro etc, Voi. 4o, pag. 155. Catania 1836. 



— 85 — 

studenti il braccio destro ad una veccliia da Zaffarana Etnea. 
Tutti i muscoli della mano e dell'avambraccio erano affetti da 
cancro. Malgrado 1' età settuagenaria, 1' estrema gracilità, le gravi 
e continue sofferenze cagionate dalla natura rodente della va- 
sta piaga, P esito dell' operazione fu felicissimo. Il comune inte- 
gumento della mano e dell' avambraccio era distrutto ; ii^ertrofiz- 
zati, fusi ed ulcerati in diversi i^unti i muscoli ; le dita ingros- 
sate, flesse ed immobili sulla palma della mano ; ancliilosata l'ar- 
ticolazione del cubito. La malattia durava da due anni, e la causa 
apparente era stata una profonda lacerazione alla parte media 
della faccia interna dell' avambraccio , alla quale nessun conve- 
niente rimedio era stato apprestato. Durante lo stesso anno, 1837, 
in casa del cav. Scammacca visitai un suo castaido di 32 anni, mai 
stato affetto di malattie acquisite o ereditarie, figlio di genitori 
di ottima salute, ernioso da piìi lustri all' inguine destro. L' er- 
nia da cinque giorni era rimasta fuori della cavità addominale. 
Si erano adoperati tutti i rimedi, fìn'anco il taxis, ma inutilmente. 
Sopravvenne il vomito dapprima di sostanze biliose, poi di mate- 
rie fecali. Il paziente, contentandosi d'essere ammesso nelF Ospe- 
dale, lo stesso giorno fu da me operato , perckè in gravissime 
condizioni. Dall' insieme dei sintomi giudicai trattarsi d' ernia 
entero-epiploica inguinale strozzata. Incisi i comuni integumenti 
ed indi il sacco ; da questo venne fuori considerevole quantità di 
siero puzzolente, l'ansa intestinale strozzata della lunghezza quasi 
di un palmo, nera e coperta dell' omento , in parte eccMmosato. 
Fatto lo sbrigliamento dell' anello inguinale, l' intestino e l' omento 
furono riposti nella cavità addominale, e fornita la medicatura 
col consueto apparecchio. Trascorse tre ore dall'operazione, cessò 
il vomito, e s'ebbero le prime evacuazioni. 

Dopo un mese l'ammalato guarì perfettamente. Tralascio per 
amore di brevità, di trascrivere diversi casi di fratture complica- 
te prodotte da schiacciamento, guariti con la sola conservazione, 
pure credendosi indispensabile l'amputazione. Tralascio ancora al- 
tre operazioni di minore interesse, e proseguo a descrivere quan- 
to si fece negli anni successivi. 

Al 1839, quantunque mi trovassi nei lavori del concorso per 
esperimenti che furono tre ; il primo estemporaneo, snìV articolazione 



— 86 — 

dei corpi delle vertebre, tesi tratta a sorte dall' opera di Cloquet ; 
il secondo a voce, e sul gemello; il terzo una preparazione ana- 
tomica sul cadavere, e la tesi fu sul diaframma, sorteggiata dal- 
l' opera di Meckel, per la cattedra d'Anatomia descrittiva in que- 
st' Università, purtuttavia proseguivo ad operare e ad istruire nella 
clinica chirurgica. 

Ed infatti trovo cennate nel mio registro le seguenti opera- 
zioni : 1% asportazione di un fungo vicino 1' articolazione del gi- 
noccMo. 2^, estrazione d'una pietra dalla vescica orinarla, difficile 
pel grosso volume e per la forma. Questi due ammalati, adulti, 
assistiti indefessamente guarirono senza notevoli conseguenze ^). 
Tra i non pochi casi di tumori scirrosi della glandola mammaria, 
e glandolo linfatiche adiacenti, malattia non rara nelle nostre 
contrade, ne trovo uno, che pel considerevole volume della mam- 
mella destra e delle glandole ascellari dello stesso lato, si attirò 
1' attenzione del Settore dell' Ospedale, il quale ne volle lasciare 
memoria con un documento che trascrivo. L'amputazione di questa 
mammella, e 1' enucleazione delle glandole ascellari furono da me 
praticate ^). 



^) Nel 2° dei « Documenti sulla cistotomia e litotripsia ecc. » Catania 1842 — 
Pietro Giuntini — leggesi il seguente attestato rilasciatomi dal Eettore Baronello 
Bicocca. 

Eettoria dell'Ospedale di S. Marta di Catania e Fìdecommisserie dell'eredità 
aggregate — Eamo Spedale — N. 306 — Oggetto^ sopra due operazioni chirur- 
giche interessanti eseguite nell'Ospedale. — Catauia 7 Novembre 1839 — Signore. 
Di recente sonosi da Lei eseguite in questo Stabilimento con desterità somma 
due interessanti operazioni chirurgiche, 1' estirpazione cioè di un fungo vicino 
l'articolazione del ginocchio sulP individuo Giuseppe Bosco, e l'estrazione di una 
pietra nella vescica orinarla sopra Andrea Condorelli, difficile d'una per se stessa, 
l'altra pel grosso volume e per la forma della pietra. Ed ha ella aggiunto alla 
valentia dell' operatore la generosità del filantropo, prestando un' assistenza 
indefessa a quei due iufermi, che dovranno a lei principalmente la loro guarigione. 

Io per tanto divengo con piacere a tributarle i giusti encomi, onde si è 
resa meritevole. Li gradisca come sinceri, e non si stanchi di battere la lodevole 
carriera che ha scelto, e che torna in sollievo dell' inferma umanità, ed in onore 
di Lei e di questo Stabilimento — Baronello Bicocca — Al Sig. — Il Signor Professore 
Dottor D. Euplio Eeina chirurgo primario dello Spedale di S. Marta in Catania. 

2) Eettoria ecc. ecc. N. 253 — Sopra alcune felici operazioni di chirurgia ese- 
guite nell'Ospedale — Catauia 25 Novrembre 1840 — Signore — Il felicissimo esito 



— 87 — 

Finito il concorso, per affari propri e per ragioni di salute j 
dovetti allontanarmi da Catania, dal 1839 al dicembre 1840. In 
questo anno ripresi il mio esercizio, ed operai quattro pietranti, 
due adulti e due giovani, e tutti e quattro guarirono, la vescica di 
uno di essi conteneva ben cinque pietre. 

Inoltre praticavo, con sommo dispiacere, qualche amputazione 
primitiva degli arti inferiori, per fratture complicatissime da schiac- 
ciamento. Ho detto con sommo dispiacere, avuto riguardo al prin- 
cipio della conservazione, che ogni chirurgo dovrebbe far preva- 
lere ; però bisogna avere grande considerazione ai guasti ; e solo 
dalla esatta ponderazione di essi, 1' operatore deve decidersi a mu- 
tilare, o a conservare. 

Da quanto ho esposto risulta comprovato il mio assunto, quello 
cioè di dimostrare storicamente, che sebbene l'Università di Ca- 
tania per legge governativa non ebbe clinica chirurgica fino al 
1840, tuttavia il Collegio medico-chirurgico dell' Ospedale sup- 
pliva generosamente a questa deplorevole mancanza ; e gli ammi- 
nistratori di esso alacramente prestaronsi ad agevolare un' opera 
di tanta importanza , e di così grande utilità. Da parte mia son 
sicuro non aver mancato di concorrere al bene degl' infermi, e della 
gioventù studiosa. 

II. NARRAZIONE 

Della Clinica Chirurgica propria della K.. Università degli Studi di Catania 
nell' Ospedale di S. Marta. 

SUNTO CRONOLOGICO 

§ I. — Storia civile. 

1841 — Fondazione della clinica dietro i nuovi regolamenti 
per le tre Università di Sicilia. 



delle due ultime operazioni di pietra, da Lei eseguite in questo Stabilimento ecc. 
E mentre le esterno le mie congratulazioni debbo anche manifestarle il mio 
sommo compiacimento per la perfetta guarigione delle due amputazioni di mam- 
melle scirrose da Lei j)raticate, una a Paola Monaco da Castrogiovanni , la di 
cui malattia distinguevasi pel considerevole volume a cui era pervenuta la mam- 
mella destra di unita alle glandole ascellari, e 1' altra a Carmela Marchese da 
Catania, il di cui scirro della mammella sinistra era pur anco di volume nota- 
bile — Il Rettore Baronello Bicocca — Al Signore — Il Signor Prof. Dottor D. Eu- 
plio Reina Chirurgo primario ecc. ecc. 



— 88 



§ II. — Storia scientifica. 

1842 — La prima ad introdurre in Sicilia l'operazione di te- 
notomia e miotomia, e a diffondervi gli studi ortopedici segna- 
tamente su i piedi torti. 

1842-46 — Unica in Sicilia a prender parte attiva alla qui- 
stione clie agitavasi specialmente in Francia, sulla preferenza della 
cistotomia o della litotripsia. 

1847 — In questa clinica si eseguiva la i3rima volta un nuo- 
vo processo perineale prostatico-trilaterale, per estrarre le pietre 
voluminose dalla vescica orinarla. 

1854-69 — Concorreva unica in Sicilia, e forse nel rimanente 
d' Italia, alle ricerche dei chirurgi civili e militari , e dell' Acca- 
demie mediche di Francia, d' Inghilterra e di altrove, sull'amputa- 
zione e sulla conservazione nelle fratture complicate. 

In questa clinica si scuopriva, e si descriveva la nuova for- 
ma anatomico-patologica della chiusura permanente della bocca. 

1870-75 — Ho cominciato la pubblicazione dei lavori clinici 
di patologia chirurgica e di medicina operatoria , ed lio proposto 
ai professori direttori delle clinicJie italiane un' associazione clinica, 
affinchè l'Italia abbia nuovamente una scuola clinica propria, mercè 
la scambievole comunicazione di lumi, scoverte, osservazioni, studi, e 
principi *). 

La pubblicazione di cui è parola comprende due volumi. Il 
primo di i^agine 327, stampato al 1869, contiene : 

1859-69 — 1. Memoria sopra una nuova forma anatomico-pa- 
tologica di chiusura permanente della bocca. In questa seconda 
edizione si sono aggiunti altri fatti clinici, ed un Appendice, ri- 
guardante un caso di degenerazione cancerosa di questa malattia. 

2. Memoria 2^ sopra i piedi torti. Osservazioni cliniche e ra- 
gionamenti. 



^) Siu dal 1884 è stata instituita in Eoraa la Società italiana di Chirurgia 
« sotto la direzione dei Proif. Bruno, Bottini, Novaro, Durante etc. » — Intanto lo 
illustre Clinico di Catania aveva manifestato , come si vede, tale sua proposta 
al 1870 ! 



— 89 — 

3. Lezioni sopra talune lesioni traumatiche del legamento ro- 
tondo della testa del femore, sin' ora non ben conosciute. 

4. Lezioni sopra i distacchi epifìsari traumatici. 

1869 — ^) Il secondo volume tutt' ora inedito, di pag. 350, 
contiene : 

Lezione 1^ — Sommario. Sull' uso esterno del mercurio nella 
llemmasia traumatica supporante, diffusiva necrotizzante, e conse- 
cutiva alle fratture complicate. 

Lezione 2* — Sommario. Seguito dell' esposizione dei fatti 
clinici di fratture complicate, e delle gravi couseguenze delle me- 
desime, guarite col mercurio ad alte dosi — ragionamenti ortopedici 
sopra un caso di lussazione completa dell'astragalo, complicata a 
vasta soluzione di continuità delle parti molli soprastanti, seguita 
dal totale distacco dello stesso osso, e consecutiva flemmasia sup- 
porante settica. — G-uarigione col mercurio. 

Lezione 3^ — Sommario. Analogia e diiìerenze tra la lussa- 
zione astragalica violenta, o meccanica, o accidentale, e quella 
congenita, spettante in generale ai piedi torti — somiglianza 
d' agire della causa violenta e della meccanica nei piedi torti 
congeniti ed acquisiti — esame comparativo e differenziale tra la 
lussazione dell'astragalo nello scheletro di un piede varo, e quella 
avvenuta nel piede di Maugeri — altra osservazione clinica che 
conferma le lussazioni e gli spostamenti dell'ossa tarsiane, essere 
causa prossima dei piedi torti — altri fatti clinici che raffermano 
ciò, e la realtà della lussazione dell' astragalo nel piede torto 
varo, e di altre ossa dello stesso torcimento congenito. 

Lezione 4^ — Sommario. Diagnosi della lussazione dell'astra- 
galo nei piedi torti vari, e della riducibilità ed irreducibilità della 
stessa — oscurità di tale diagnosi — analogia tra la lussazione vio- 
lenta traumatica dell' astragalo, e quella meccanica, in particolare 
del piede varo ; considerata, tale analogia, come mezzo per stabi- 
lire la diagnosi di quest' ultimo — difficoltà della diagnosi sulla ri- 
ducibilità della lussazione — proposta di un mezzo geometrico per 
fissare tale diagnosi — fatti e ragionamenti che dimostrano 1' utilità 
di questo mezzo. 



^) Il manoscritto di questo 2° Voi. si conserva presso la famiglia. 



— 90 — 

Lezione 5'"^ — /Sommario. Esame patologico dei casi di lussa- 
zione meccanica dell' astragalo, rapportati dal Prof. Eeina — esame 
clinico e critico di taluni principi e dottrine ortopediche del Sig. 
Malgaigne — esame dell' apparecchio ortopedico usato dal Reina — 
preferibilità di questo a quello del Petrali. 

Lezione 6^ — Sommario. Seguono 1' osservazioni cliniche che 
constatano 1' efficacia dell' unguento mercuriale a combattere la 
flemmasia traumatica grave , e consecutiva alle fratture compli- 
cate. 

Lezione 7^ — Sommario. Ricercare clinicamente se l'azione del 
mercurio sia tale da localizzare le conseguenze della flemmasia trau- 
matica — due casi di empiema traumatico che apprestano molti 
lumi pel si — Corollari dedotti dalle stesse osservazioni che ten- 
dono a confermarli. 

Lezione 8^ — Sommario. Si ricerca, per mezzo dell' osserva- 
zioni cliniche delle fratture complicate curate col mercurio , se 
questo previene o arresta la febbre d' infezione — due casi clinici 
di fratture complicate alle gambe curate , in questa clinica , uno 
col mercurio, e l'altro col trattamento ordinario — questi confer- 
mano la localizzazione della flemmasia supporante , per 1' azione 
del mercurio — dimostrano che se il mercurio previene la febbre 
d' infezione, sviluppatasi non l'arresta — altre osservazioni cliniche 
che confermano ciò. 

Lezione 9^ — Sommario. Sulla preferenza del mercurio al 
ghiaccio e alle fasciature solide nelle fratture complicate, per jjre- 
venire la flemmasia traumatica supporante. 

Lezione 10'^ — Sommario. Nuove ricerche suU' amputazione 
primitiva nelle fratture complicate — proposta di un coordinamento 
delle osservazioni cliniche di fratture complicate, onde viemmeglio 
valere a risolversi la quistione sull'amputazione — tipo d' una frat- 
tura complicata, bisognevole d' amputazione primitiva. 

Lezione 11''^ — Sommario. Definizione delle divisioni trauma- 
tiche delle ossa — direzione e forma — varietà — difierenza tra le stes- 
se e le fratture — etiologia-patologia e anatomia patologica — dia- 
gnosi, pronostico, trattamento curativo, terapeutico, e chirurgico — 
osservazioni cliniche. 

Lezione 12^^ — Sommario, Prognostico delle fessure e delle 



— 91 — 

fenditure — gravi pericoli — casi clinici — esame degli stessi sotto lo 
aspetto della diagnosi, del prognostico, e del trattamento curativo 
praticati all' Osi)edale delle cliniche di Parigi — trattamento cura- 
tivo — fatti clinici. 

Lezione 13^ — Sommario. Seguono i ragionamenti sul para- 
gone delle parti sane con le parti guaste nelle fratture compli- 
cate, relative alla classificazione delle stesse fratture. 

Lezione 14^ — Sommario. Chiarimenti sul dubbio, se le gua- 
rigioni delle fratture complicate descritte in queste lezioni , deb- 
bonsi alla sola azione del mercurio, o pure all'andamento naturale 
delle stesse lesioni — 1^^ dimostrazione con i fatti clinici della gua- 
rigione dal solo mercurio — 2^ dimostrazione clinica di un qualche 
lume sull'azione profilattica del mercurio nella pioemia — necessità 
di osservazioni e di esperimenti intorno a quest' importantissimo 
argomento. 

Lezione IS'*^ — Sommario. Confronto fra l' azione fisica del 
mercurio e quella della fasciatura gessata, dell' immobilità dei 
frammenti, dell' incisioni profonde, nel trattamento curativo locale 
delle fratture complicate. 

Lezione 16''^ — Sommario. Fatti clinici comprovanti i vantag- 
gi dell' estrazione primitiva delle schegge, e della resezione pri- 
mitiva dei frammenti nei casi in cui questa operazione è neces- 
saria — vantaggi di gran lunga superiori a quelli dell' immobilità 
indiretta, o mediata. 

Lezione 17'^ — Sommario. Confronto tra l'azione antiflogisti- 
ca dell' incisioni profonde e quella del mercurio — contradizioni in 
alcuni relativi insegnamenti del Sig. Billroth — notevole espres- 
sione progressista del Sig. Stromeyer — osservazioni sulla stessa. 



SVOLGIMENTO DEL SUNTO CRONOLOGICO DELLA 11^ NAKRAZIONE 

§ I. — Storia civile. 

1841 — Fondazione della clinica dietro i nuovi regolamenti 
per le tre Università di Sicilia. 

Diverse ministeriali esistenti nella Segretaria di questa E.. 
Università — Professore interino il dottor Euplio ileina, chirurgo 



— 92 — 

primario dello stesso Spedale, e professore di chirurgia e ostetricia 
nella medesima Università. 

§ li. — Storia scientifica. 

1842 — È la prima ad introdurre in Sicilia l'operazione di te- 
notomia e miotomia, e a diffondervi gli studi ortopedici , segna- 
tamente sui piedi torti ^). 

Notizia di un caso raro di tenotomia la prima eseguita in Si- 
cilia dal Prof. Euplio Reina — estratto dal G-abinetto Letterario 
dell' Accad. Gioenia T. VII — Bim. VI — Oat. 1842. Per questa me- 
moria il Settore dell' Ospedale di S. Marta , Baronello Bicocca , 
diresse al Sig. Presidente Gran-Oancelliere di questa E. Università 
il seguente rapporto, onde fargli conoscere quanto erasi praticato 
nella clinica cliirurgica nel brevissimo tempo della sua instituzione, 
e accenna pure 1' operazione di che trattasi. » Rettoria dell'Ospe- 
dale di S. Marta e Fidecommissaria dell' Eredità aggregata- Ra- 
mo — ISr. Catania 15 Giugno 1842. 

« Sig. Presidente Gran-Oancelliere. « Di seguito al mio Of- 
« ficio del 27 Maggio ultimo N. 15, in cui le manifestai d' aver 
« disposto, dietro alla di lei pregiata officiale del 24 stesso mese 
« N. 139, il convenevole per la clinica chirurgica in questo Sta- 
« bilimeuto , mi dò la premura di farle conoscere che il prof. 
« Dott.r Euplio Reina, chirurgo primario del medesimo , e prov- 
« visoriamente professore di essa clinica , da che ricevè da Lei 
« tale incarico , da me comunicatogli con ufficio del 29 Maggio 
« N. 150 , si è disimi3egnato nel sostenerlo con quel zelo ed at- 
« tività che richiede siffatto studio, per molti riguardi assai fa- 
« ticoso, e mi è venuto fatto di osservare che la istruzione della 
« gioventìi ha progredito. In comprova di ciò mi dò il bene di 
« rapportarle, che egli in breve tempo ha eseguito nella clinica 



^) I piedi torti, e specialmente gli acquisiti, sono frequenti in Catania , e 
quest' ultimi per circostanze topografiche. Laonde si sentiva il bisogno di studi 
speciali per curarli. A questo bisogno ha' inteso adempiere la clinica chirurgica 
della Eegia Università di Catania , valendosi degli studi clinici e delle pitbbli- 
cazioni. È da notarsi che le osservazioni descritte in questi lavori spettano agli 
ammalati ammessi e curati nella stessa clinica. 



— 93 — 

« tre operazioni di pietra con esito felicissimo , malgrado le sfa- 

« vorevoli circostanze degl' infermi , ed un' operazione di tenoto- 

« mia nei j)iedi attratti ed immobili di un giovane , oggi mira- 

« bilmente restituito allo stato naturale , quale operazione per 

« qua.nto dicesi, è l' unica fin' ora in Sicilia. » 

Notizia di un caso raro di tenotomia — Catania 1842 — Osserva- 
zioni pratiehe di tenotomia — Cai. 1846. Nuove osservazioìii e rifles- 
sioni di tenotomia. per i piedi torti-ivi-1861. 

« Era stato ricevuto infermo nella clinica chirurgica dell' O- 
spedale di S. Marta di Catania, sì solertemente diretta dall'au- 
tore, un tale Salvatore Vadala, con i piedi attratti ed immobili, 
per una profonda scottatura alle regioni del tendine d' Achille, 
così che rimanevano i talloni alti dal saolo nove dita tra- 
sverse. Il chiarissimo prof. Eeina praticò immantinente il taglio 
dei due tendini mentovati , e si vide prestamente abbassato il 
tallone quasi allo stato naturale. Fu egli obligato perciò a ritor- 
narvi, ed il Eeina praticò di bel nuovo il taglio dei tendini. Cer- 
cò questa volta l'operatore, seguendo Lorenz e Sartorius, di situa- 
re il piede in apparecchio di latta , onde gradatamente forzarlo 
alla flessione. E così ottenne che dopo alcuni giorni i piedi si 
rendessero nello stato naturale , ed atti alla regolare stazione ed 
al cammino. 

« Questo caso di tenotomia, sì prosperamente riuscito , vien 
comprovato da un attestato del benemerito Eettore di quelP O- 
spedale, il sig. Barone Bicocca. 

« Intorno al quale noi non abbiamo dato che brevissimi cenni, 
con grandissimo desiderio rimanendo, che egli come promette, vo- 
glia col suo solito criterio e filosofia chirurgica , regalare alla 
scienza una memoria piii circostanziata e grave di quelle vedu- 
te patologiche, che spargono maggior luce alla pratica. » 

Annali clinici del grand' Ospedale degl' Incvrabilì 
Anno Vili, N. XII, Napoli. Die. 1842. 

« Varietà — N^el nostro giornale T. VII — bim. VI — pubblicammo 
un picciol lavoro del benemerito prof. Eeina, portante la storia 



_ 94 — 

di un' operazione di teuotomia, eseguita li 11 Febbraio 1841 , ed 
in quello del T. XI — bim. I, riportammo gii altri casi di tenoto- 
mia dello stesso operatore chirurgo, da lui medesimo descritti, con 
quella chiarezza e precisione clie lo distingue. 

« Il sig. Sebastiano Console, nel giornale di scienze mediche 
titolato l' Ingrassìa anno 2° N. 8 — Agosto 1846 , fece i dovuti 
elogi al prof, catanese per essere stato il primo felice operatore 
di tenotomia in Sicilia, al quale rispose il Fogliani, nel suo Gior- 
nale di scienze mediche pei' la Sicilia IST. 8, credendo doversi at- 
tribuire al Dottor Giovanni La Croce P onore del primo taglio ; 
ma con quanto poco accorgimento ciò abbia asserito mostrollo 
in un secondo articolo il prelodato Sig. Console. Noi, e per 1' a- 
raore della verità , e per restituire la gloria del nostro paese e 
dell' illustre professore chirurgo primario dell' Ospedale di S. Mar- 
ta, ci facciamo un dovere di trascrivere in questo nostro periodico 
la replica del Sig. Console alla lettera del Fogliani, che abbiamo 
veduta nel N. 9 del citato Ingrassia. — I compilatori. 

« Il Dottor Algeri Fogliani nell'ultimo numero del suo gior- 
nale pag. 56 , ha pubblicato una lettera diretta al Sig. Dottor 
Gaetano Costanzo, nella quale censurando il giusto elogio da me 
tributato ad Euplio Eeina , perchè primo a promuovere in Sicilia 
le pratiche osservazioni di tenotomia^ rapporta la semplice resezio- 
ne del tendine d' Achille praticata dal D.r Giovanni La-croce 
li 31 Ottobre 1842. In conseguenza conchiude , non il Eeina fu 
il primo a promuovere la tenotomia fra noi, ma piuttosto il Dot- 
tor La-croce. 

« Se il Dottore Algeri avesse trascritto egli stesso parola a 
a parola il mio periodo stampato nell' Ingrassia, alla parola te- 
notomia non avrebbe omesso 1' oggettivo complicata (vedi giornale 
delle sci. med. per la Sicilia N. 8). Allora da vigilante cittadino 
ed onesto qual'io lo reputo, non si avrebbe fatto lecito ad om- 
brarmi nella pubblica opinione. Inoltre a rivendicare la gloria al- 
l' illustre professore catanese ed avvertir il Dottore Algeri che 
fosse altra volta pivi cauto nel sentenziarmi contro, fò solenne ma- 
nifestazione che il Dottor Lacroce quando li 30 Ottobre 1842 
resecava il più grossolano e superficiale tendine del corpo, Eeina 
aveva eseguito felicissime operazioni di tenotomia complicata li 



— 95 — 

11 Febbraio 1841 in presenza di numerosi e cospicui personaggi. 
(Vedi Giorn. dell' Accad. Gioenia— Tom. VII — bim. V). » 

Sebastiano Console 

Estratto dal Grior. de Gai, leti, dell' Accad. Gioenia 
T. XII— bim. 2°. 



1842-46 — ÌJ unica in Sicilia a prendere parte attiva alla quistio- 
ne che agitatasi allora specialmente in Fraìicia sulla preferenza della 
eistotomia o della litotripsia. 

La quistione importantissima che agitavasi segnatamente in 
Francia sulla preferenza della eistotomia alla litotripsia, spinse la 
Clinica • Chirurgica di Catania a prenderne parte attiva valendosi 
delle operazioni eseguite nella clinica. 

Essendo il male della pietra nella vescica orinarla frequente 
in Catania, era ben di ragione che la clinica chirurgica pel bene 
dell'umanità e per l'istruzione della scolaresca, si fosse occupata 
della sudetta quistione, contribuendo i suoi lavori e le sue sta- 
tistiche alla soluzione della medesima. 

Sulla eistotomia e la litotripsia — Osservazioni e riflessioni 
Cat. 1842 — Appendice alle stesse — Cat. Nov. 1842. 

« Una delle piti tormentose malattie a cui va soggetto l'uomo 
in ogni stato della vita, riputar si vuole senza alcun dubbio, il 
male della pietra. Egli è perciò che i medici di tutte le età si 
sono oltremodo ingegnati come trovar rimedi per esse, e molte 
svariatissime opere si vanno di giorno in giorno pubblicando in- 
torno a tal' oggetto. 

« Tra queste crediamo qui opportuno fare menzione di una 
del solertissimo pratico signor Reina di Catania, da pochi mesi 
resa di pubblica ragione, che porta il titolo — Sulla eistotomia e 
la litotripsia — Osservazioni e riflessioni. 

« Prende, l'autore in questa sua opera a ragionare con giusto 
criterio sulP utilità e sul nocumento dell'una e dell'altra opera- 
zione, riguardate come rimedi del mal di pietra. Egli , per riu- 
scire sicuramente nel suo intento, premette ai suoi ragionamenti 
alcune osservazioni , le quali formano la j^rima parte del suo la- 
voro. E qui prima d'ogni altro , crediamo degno di molta lode 



— 96 — 

il nostro scrittore, d'avere con tale disposizione adottato un me- 
todo, che messo in pratica tanto utilmente in Italia dal Morga- 
gni, noi vediamo si universalmente seguito nelle recenti opere 
di medicina pratica. Yentidue casi vengono riportati, i soli che 
si sono presentati, al dire dell'Autore, ai suoi sguardi, nei quali 
adoperata da lui la cistotomia, si sono avuti tanto felici risulta- 
menti, che neppure un solo infermo si è perduto con tale peri- 
colosa operazione. E tanto più stupende riescono all'occhio del 
pratico queste cure , inquantochè l'esito felice egualmente av- 
verossi, preesistendo in taluni infermi antichi vizi al fegato ed 
alla milza, e negli altri pure non ostante la differenza di età , 
di temperamento, di stagioni, di condizioni organiche e lo stato 
pili o meno sano della vescica orinarla. Cose tutte le quali hanno 
fatto tanta impressione negli animi di un Dupuytren, di un Du- 
pley, di un Chelius, di un Petrunti; sino a farli astenere dall'o- 
perazione, e lasciare la malattia a se stessa, per non render più 
breve la vita degl'infermi affidati ai loro aiuti. Ma se intorno al- 
l' utile uso della cistotomia oltremodo pago resta l' animo del 
lettore, inutilmente va cercando osservazioni che gii dimostrino 
esiti felici o pur no della litotripsia. Appena due volte, ci dice 
il Keina, aver sentito raccontare da due infermi sottoposti a 
quest'operazione, che hanno sofferto grandissimi tormenti, e for- 
se più che non si crede. Sarà ciò vero ; ma puossi con ciò sta- 
bilire un confronto da dire .essere la cistotomia da adoperarsi in 
preferenza della litotripsia? Passiamo alla seconda parte di que- 
sta memeria. 

« Avendo 1' Autore dimostrato, avere ottenuto tanto utili ri- 
sultamenti dalla cistotomia, sentiva nel suo animo che, per man- 
canza di osservazioni proprie, niente potea dire della litotripsia ; 
quindi passa con osservazioni e ragionamenti di altri autori, a di- 
mostrare il nocumento di essa nella cura del male di pietra. On- 
dechè questa parte riesce puramente storica, e non è se non una 
minuta e diligente esposizione delle opinioni di Gazenave, Baroni, 
Civiale, Velpeau , e di altri pratici. E suU' autorità di questi 
usando il Eeina imparziale critica, conchiude che in tutti i casi è 
da preferire piottosto la cistotomia, sino a che non vengasi a sta- 
bilire con fatti, altrimenti. » 



— 97 — 

« In altro nostro articolo facevamo avvertire, nel disaminare 
attentamente l'opuscolo del Eeina su la cistotomia e la litotriijsia, 
che il detto Autore aveva nella miglior parte i)rovato il suo as- 
sunto, quello cioè di accreditare la prima, a preferenza dell' altra. 
Ci doleva solo, che alle belle guarigioni di mal di pietra da lui 
conseguite con la cistotomia, non andavan dietro osservazioni con- 
cernenti la litotripsia, per cui chiaro mostrandosi di quest' ultima 
il nocumento, si potesse conchiudere col professore catanese che 
P una fosse da preferire all' altra. Con questa breve nota viene il 
Eeina a render pago il nostro desiderio. 

« Rapporta egli tre osservazioni d' infermi che soffrivano mal 
di pietra. Sottoposti primamente alla litotripsia, fu impossibile die- 
tro molte sedute poter tenere ferme tra le branche dello strumento 
le pietre , quantunque molta cura e diligenza usasse 1' operatore. 

« In tali sole manovre gi' infermi avvertirono per molte ore 
bruciore estremo nelV orinare ; a ciò seguirono spasmi e dolori al 
collo della vescica, gonfiore, dolore alla pressione sulla regione ipo- 
gastrica., ardentissima fehhre con tutti gli altri fenomeni di acuta ci- 
stite , della quale appena si riebbero dopo molti e molti giorni. 
Per le quali cose questi tre infermi , posto da banda il pensiero 
di sanare per la litotripsia , ricorsero alla cistotomia , e con ciò 
videro in breve spazio di temjjo, finiti i loro malanni. 

« Mettendo sotto l'occhio il professore Eeina questi patimenti 
degli infermi, avvenuti dietro i soli sforzi dell' operatore nel pren- 
dere la pietra, e tante svariate conseguenze che tristi davvero 
sarebbero riuscite, se ad esse di buon' ora con gli opportuni ri- 
medi non si fosse occorso, giustamente grida : cosa mai sarebbe av- 
venuto a costoro, se alle manovre di presa del calcolo, anco si fosse 
unita l'azione del martello f Ancora sopra le stesse osservazioni ri- 
flettendo , da quell'attento patologo ch'egli è, ricava le deduzioni 
seguenti : i pericoli della percussione sono relativi non solamente 
all' azione sua sulla vescica, sulP uretra e parti adiacenti , giusta 
Civiale e Velpeau, ma pure alla forma, numero, volume, e durezza 
del calcolo, giusta Amussàt. 

« Di molta lode troviamo noi degno il Eeina per queste sue 
brevi riflessioni poggiate ad osservazioni : e vogliamo sperare che 
i cultori dell' arte salutare gliene sapranno buon grado , e pren- 

7 



— 98 — 

derauno a seguire lui nell' illustrare questi due metodi operatori 
per estrarre il calcolo vescicale. E così solo il ciarlatauismo poco 
o niente varrebbe contro a tanti cliiarissimi fatti, nel venire ac- 
creditando, e mostrare al pubblico accettevoli le x>roprie inven- 
zioni. 

« Annali ClinÌGi del grand^ Ospedale degV Incurabili 
Anno Vili— N. XII— Dicembre 1842. 

« Il Sig. Euplio Eeina, distinto chirurgo Professore in Ca- 
tania, viene a ragionare molto opportunamente sull' utilità ed e- 
stensione dell' applicazione comparativa della cistotomia e della U- 
totriijsia, metodo novello, da poco in qua usato eppur rimonta ai 
tempi di Celso, e praticato la prima volta in Italia, sul principio 
del 16° secolo, dal celebre Beni vieni. Egli ne ragiona con una lo- 
gica alla quale si saprebbe diffìcilmente resistere, poicb' ella è lo- 
gica dei fatti. Il dottor Eeina, in una parte della sua prima Me- 
moria, produce 22 casi di cistotomia da lui operati e ridotti a 
felicissima guarigione, operazioni eseguite in ogni età, in ogni co- 
stituzione, ed auclie in sfavorevoli condizioni atmosfericlie, e sfa- 
vorevoli circostanze della parte, come complicazioni di catarro della 
vescica e fungosità di essa, sue pareti aderenti al calcolo, e prolun- 
gamento di quest' ultimo entro il canale dell' uretra. Il Sig. Eeina 
non ne ha perduto neppure un solo , anzi non vi è stata quasi 
neppur febbre, tanto 1' operazione è riuscita di lieve momento per 
F agevolezza comparativa di praticarla, e noi aggiungiamo per la 
valentia dell'operatore. 

« Nella seconda parte viene a ragionare della litotripsia, di 
cui numera i danni, le difficoltà, i dolori, i pericoli , gì' inconve- 
nienti d' .ogni genere, che la costituiscono un' operazione assai gra- 
ve in se stessa, ed assai vantaggiosa in paragone del taglio. Quello 
che mette meglio in risalto la loro utilità relativa, è la circostan- 
za cli€^ la cistotomia può limitarsi ad una sola seduta, ed in cui 
una mano abile può superare le maggiori difficoltà con facilità e 
prestezza. 

« Le difficoltà ed i pericoli di queste manovre, hanno ben ri- 
chiamato l' attenzione di gravi autorità chirurgiche della Francia 
e fra gli altri del Yelpeau, che prima n'era stato ardente difen- 



— 99 — 

sore, e non sono dissimulati degli stessi inventori Civiale, Heurte- 
loup, e Leroy d'Etiolles, cosicliè il primo è stato incolpato di po- 
ca scrupolosità ed esattezza nel redigerne le statisticlie. 

« Il Sig. Reina accorda intanto alla litotripsia un valore as- 
sai limitato, ed a quelle sole circostanze, nelle quali si lia a trat- 
tare una vescica sana, di ammalato valido e poco sensibile ; ed il 
calcolo inoltre in essa contenuto sia piccolo, e fragile di molto , 
onde possa essere infranto facilmente e senza numerosi colpi di 
martello, clie orribilmente maltrattano i ]30veri ammalati alle ma- 
novre soggetti. Che se trattasi poi di quei casi in cui la pietra 
abbia aderenza in vescica, ecc. allora la litotripsia non offre al- 
cuna risorsa, ed anzi diventar può agi' infermi funesta. 

« ]SrelPAi)pendice alle sue Eiflessioni il Sig. Reina a confer- 
mar maggiormente ciò che ha detto nella prima Memoria, rapporta 
la storia di quattro casi di esito felicissimo di cistotomia ; i tre 
primi dei quali offrono questa particolarità, che in essi fu prece- 
dentemente tentata la litotripsia, ma i malati dovettero rinunziarvi 
a causa degl' intollerabili tormenti , e. degli allarmanti sintomi 
che seguivano ad ogni seduta. Essi s' affidarono al Sig. Reina , 
il quale, quantunque fossero così maltrattati, pure, operatili, li 
restituì in breve a guarigione iDcrfetta. » 

n Filiatre Sébezio — Giornale delle scienze mediche 
Fase. 152— Agosto 1843. 



Grave quistione in Francia ed altrove si è agitata circa l'in- 
venzione ed applicazione dei nuovi strumenti litontrittici , quali 
mezzi efficaci ad estrarre dalla vescica orinarla i calcoli di qua- 
lunque mole e natura,- sia col metodo della perforazione alla Ci- 
viale, sia col metodo dello schiacciamento alla Heurteloup. 

Il metodo di Civiale fu il primo ad essere sperimentato , a 
cui segue 1' altro di Heurteloup, il quale ha sostituito alla tritu- 
razione la percussione, ed ha per la prima volta armato la mano 
chirurgica di un grosso e pesante martello di piombo. Queste 
due operazioni di rompere la pietra in vescica praticate qualche 
volta dagli antichi chirurgi, e descritte nel!' opere di Pareo, Be- 
nivieui, e di Gelso, piacquero moltissimo agli abitanti della colta 



— 100 — 

Parigi, i quali entusiasmati di essersi trovata uu' altra maniera 
innocente di affligere e tormentaxe l'afflitta e tormentata umanità 
corsero a briglia sciolta in quegli Spedali, a farsi operare chi 
alla Civiale e chi alla Heurteloup, ed assaggiando a grossi sorsi 
il dolore , e a stilla a stilla la morte, per pochi guariti , molti 
soccombettero al comune destino, chi subito, chi dopo alcuni me- 
si, chi dopo un anno, XDortando in vescica la pietra micidiale , e 
le offese delle diffìcili, pericolose ed incerte manovre della litotri- 
zia. Ed ecco, dopo l'entusiasmo venire a poco a poco la fredda 
riflessione, dopo le trombe della Fama, sorgere il rigido esame e 
P imparziale discussione; ecco impegnata una lizza tra i i^artigia- 
ni e gli encomiasti del progresso anche micidiale, e i modesti 
seguaci delle pratiche benigne, accertate soddisfacenti dalla vec- 
chia Medicina operatoria, e dalla sana Chirurgia sperimentale. 

« Da queir istante 1' incanto svanisce in gran i)arte, le stati- 
stiche si rettitìcano, i vantaggi minorano, le morti si enumerano, 
le guarigioni si riducono al vero, si cercano nuovi espedienti, gli 
strumenti si modificano per essere pmeno pericolosi, ed il taglio, il 
taglio i3erseguitato, discreditato, abolito dai progressisti, il taglio 
riprende il predominio, l'ascendente, la superiorità che gli compete. 

« Ecco in breve quello che è avvenuto dal 1818 al 1842 in 
Europa ; ecco quello che è avvenuto pure fra noi nel corso qua- 
si di un biennio, ove era pur conveniente che i processi litou- 
trittici fossero stati assoggettati alla prova, allo esperimento, non 
per adottarli ad occhi chiusi , non per ingrandirne i vantaggi a 
costo della verità, non per farne una speculazione con grave de- 
trimento dei pietranti litontrizzati , non per escludere (pretesa 
vana ed assurda) il taglio come metodo generale e surrogarvi la 
litotrizia, soggetta a mille riserve, a mille eccezioni e praticabile 
in un limitato e ristretto numero di casi, ma per contestare la 
relativa utilità dell' uno e dell' altro metodo, e per statuire in 
quali circostanze era praticabile il processo della triturazione a 
preferenza del taglio , e in quali il taglio a preferenza della tri- 
turazione. ^) 



^) Gommo toiites les operations dont quelques hommes se sont emparés à 
titre de specialUé , la litliotritie est promptomeut doveuue 1' objet dea specula- 



— 101 — 

« Per mettere ogni individuo nella circostanza di giudicare 
dell' utilità corrispettiva dei due metodi, il Prof. Reina ha espo- 
sto nei due opuscoli sopra riportati i risultamenti delle sue ope- 
razioni di cistotomia; e con moltissima erudizione e dottrina am- 
maestrato dall'infelice riuscita della litotrizia praticata oltremonti, 
in Italia, e fra noi, fa conoscere le intime ragioni per cui il pro- 
cesso della triturazione alla Civiale ed alla Heurteloup è stato 
ovunque disgraziato, mentre tra 27 da lui operati col taglio , di 
cui cinque erano stati senza alcun frutto litoutrizzati, nessuno lia 
incontrato non che la morte , ma nemmeno fastidiosi accidenti e 
guarigione incompiuta. Egli è un fatto contestato che il taglio 
lateralizzato riesce in Italia meglio che in Francia , che la ci- 
stotomia si pratica da noi con ammirabile destrezza e celerità, e 
che si esegue con successo sopra ogni sorta d' individui , non 
escluse le donne ed i fanciulli , in tutti quei casi in cui la lito- 
trizia sarebbe ineseguibile; insomma, oramai è una verità cono- 
sciuta universalmente, e dal maggior numero confessata dei chi- 
rurgi operatori, che la litotomia è il metodo generale, che si ap- 
plica alla generalità dei casi, e la litotrizia non è che un metodo 
eccezionale, quando cioè non evvi controindicazione alcuna, concio- 
siachè la molteplicità dei calcoli, un rigonfiamento considerevole 
della prostata, uno stato morboso antico, il raggrinzamento della 
vescica ne farebbero, dice Velpeau ^) piti delle volte un' opera- 
zione almeno tanta pericolosa, quanto la cistotomia. 

« In vista della qual cosa noi facciam plauso all' esperto chi- 
rurgo benefattore dei suoi siiuili e dell' umanità per aver salvato 
la vita a 27 individui, e restituita loro la sanità perduta, e per 
avere col suo rendiconto apprestato gli elementi di fatto per fare 
apprezzare al suo giusto valore il metodo litotrittico, e farci con- 
venire con Cumin che « il numero dei casi a cui può applicarsi 



tious inclustrielles, bieu plus que uu sujèt de recherches veritablemeut scieutifi- 
ques. Il est des lors assez simple qu'on en ait attenne les iucouvéuieutes en 
mème tenips qii'ou exagèrait lea dangers de la litliotomie (Medec. Operator. 
par Velpeau T. 2 — pag. 549. 

^) Noiiveaux Elemeuts de Medeciue Operatoire par M. Velpoau T. 11 — pa- 
gina 542 — Bruxelles 1840. 



— 102 — 

la litotripsia, è molto limitato ; poiché la vescica e la prostata 
debbon essere sane, ed il malato di un temperamento molto tol- 
lerante, onde possa ammettersi 1' operazione. 

« La clinica chirurgica di recente stabilita nello Spedale di 
S. Marta per sovrano comando ha cominciato con felici auspici , 
e sarà sotto un tanto i^rofessore con importantissime operazioni 
di alta chirurgia illustrata, e resa conta a paro delle migliori cli- 
niche d'Italia, di Germania, e di Francia. I due opuscoli del 
prof. Eeiua, e la notizia di un caso raro di tenotomia, la prima 
eseguita in Sicilia , pubblicata nel nostro giornale, (T. VII — 
bim. VI) — ne fanno piena fede , » 

« Oav. a. L. 

« Dal Giornale del GaUnetto leit. di Cai. T. VIII-6° 1° ». 

« Cistotomia e Litotripsia. » 

« Tra i valenti chirurgi operatori che maneggiano con la 
stessa mano ugualmente bene il bisturi e la penna in questa no- 
stra Sicilia, è al certo il prof. Euplio Eeiua , chirurgo primario 
dell' Ospedale di S. Marta. Varie Memorie ed opuscoli ha egli 
dato in luce che hanno riscosso 1' approvazione dei dotti, ma due 
sulla cistotomia e la litotripsia hanno peculiarmente fissato 1' at- 
tenzione del pubblico. A conoscerne il merito noi trascriviamo 
il giudizio che suU' ultimo di essi è pronunziato negli Annali 
Clinici del grand' Ospedale degl'Incurabili di Napoli , anno vili — 
N. XII — Die. 1842 — Barone Arena Primo (siegue 1' anzidetto giu- 
dizio trascritto a pag. 100, 101, 102, 103 così intestato: « 8u la 
cistotomia e la litotripsia — Osservazioni e rijlessioìii — Catania 1842 — 
Appendice alle stesse — Catania JSfov. 1842). 

Vedi L' Occhio — G-iornale di Palermo — Anno v — N. 135 — 
Sabato 13 Mag. 1843. 

Rivista Critica — Sulla cistotomia e la litotripsia — Osservazioni 
e riflessioni del D.r Euplio Eeina — Catania 1842. 

« Il prof. Euplio Eeina da Catania a' 29 del caduto Maggio 
produsse in una sua Memoria la quistione importantissima per 
1' umanità, se la litotripsia, cioè, fosse preferibile alla cistotomia. 
Sanson 1' avea prima di lui a se medesimo proposta : ma l'avea, ed 
a buona ragione, decisa con parole tropico sfavorevoli alla prima. 



— 103 — 

« Non sarà mai, diceva, che la litotripsia divenga un meto- 
do così generale , quanto è il taglio. Avvegnaché questo sia 
applicabile alla generalità dei casi, piti facile , piti pronto , e 
pili sicuro per risultamenti , e perchè sia eseguito da inconve- 
nienti molto minori di quelli che provengono dalla litotripsia; 
ma perchè in fatto di scienze, d' osservazioni, non basti 1' auto- 
rità del Sanson, per come non basterebbe quella di qualunque 
altro, facendo invece mestieri di fatti, non lascio di far plauso 
al Reina, perchè di una buona collezione di fatti bene osservati 
abbia arricchito il suo lavoro, e per essi dimostrate le verità 
che si propose render chiare. 

« Sarebbe sterile fatica per me, noiosa pel cortese lettore, se 
sopra ciascuna volessi posare; ne rimando invece alla Memoria. 
Solo fò qui riflettere che fra ventidue pietranti curati colla ci- 
stotomia nessuno morì , nessuno patì sinistri eventi , nessuno 
quegli atroci dolori che son compagni alla litotripsia , nessuno 
fu martirizzato per ben lungo spazio di tempo ; non facendo me- 
stieri pel taglio che di soli pochi minuti e di tollerabile dolore , 
e non di molte e prolungate sedute, e di crucciamenti insoppor- 
tabili. E quali essi fossero , basti interrogare il Lisfranch , che 
tremava , palpitava all' accostarsi dell' operatore , il quale dovea 
complimentarlo di otto o dieci sedute , e doveagli contare sulla 
povera vescica un quaranta colpi di martello , e dugento e tre- 
cento, ed ancora più, se ancor più ne fossero abbisognati. 

« Io non son chirurgo, e non ho quindi sperienza partico- 
lare della litotrij)sia ; ho veduto però operare la cistotomia a 
professori abilissimi ; il Pugliatti, il Catanoso sono di questo 
numero. Ho letto qualche cosa dei più famosi chirurgi, e tutti 
questi dati mi fan fermo in ciò , che la cistotomia sia un' ope- 
razione pressoché sempre sicura. Ed invero non havvi chirur- 
go, fra i celebri , che sii Utotrittore : la litotripsia d' altronde 
ha molto dell' azzardato e del commesso alla fortuna. Essa non 
può essere adottabile se non quando le pietre fosser piccole , 
friabili , e contenute in vescica sana , che altrimenti i danni 
sarebbero gravissimi. E per disgrazia, anche in questi casi si 
contano eventi sfortunati ! Non si è qualche volta messo fuori 
qualche brano della mocciosa vessicale ? 



— 104 — 

« Chi si è dato a questo genere di operazioni, so che stiami 
« rispondendo per 1' affermativa, abbenchè in cuor suo ! 

« Né son d' avviso che la litotrizia possa nell' andar del 
tempo acquistar tanto perfezionamentOj da essere sostituibile im- 
punemente al taglio. Conciossiachè sapessi che i sensi, gli organi 
nostri che adoperiamo a modo di strumento, o gli esseri naturali, 
che in simil modo sapessimo mettere a profitto, sieuo sempre più 
esatti e forse piti precisi di qualunque strumento artificiale che 
avesse creato la fecondità dell' umano ingegno, o che andasse ul- 
teriormente creando. Gli esempi di questa verità ci sono porti 
dalla Fisica in riguardo ai barometri , ai termometri , agli igro- 
metri, agli elettrometri , ecc. i quali tatti sono misuratori meno 
esatti della macchina umana , che già sente i mutamenti meteo- 
rici prima che i misuratori gli avessero avvertiti : dalla medici- 
na rispetto alle mignatte artificiali , ai polsimetri ecc. , che son 
cosa imperfettissima inesattissima, e che non si possono in alcun 
modo equiparare alle mignatte naturali, al dito sperimentato del 
medico attento: — dalla stessa chirurgia in riguardo a mille mac- 
chine inventate, ed ai medesimi litontrittici , l' imperfezione dei 
quali viene dimostrata dal continuo avvicendarsi, e dal continuo 
ma incessante bisogno di perfezionamenti. 

« Per la qual cosa non posso consigliare alla solerte gioven- 
tìi di andar spendendo il tempo nell'esercitare la mano sii mulini, 
ma sul bistorì. Quelli misurano lo retrogradamento dell' arte, pe- 
rocché non sarà mai x>erfetto quel punto d' arte cerusica in cui 
non si riuniscano le tre condizioni del tuto, cito, et iucunde, con- 
dizioni delle quali manca assolutamente la litotrissia. » 

Giovanni MinI Morici 

La Farfalletta, foglio periodico di lettere ed arti — Amio 1° N. 6 
Messina 10 Luglio 1842. 

Sulla Cistotomia e Litotripsia — Nuove osservazioni e riflessioni 
con prospetti statistici *). ' 

« Adunanza del giorno 27 Sett. 1845 — In seguito il prof. 
Eeina lesse il sunto di un suo lavoro intitolato — Nuove osserva- 



^) Vedi : Catalogne generale dea livrea de medeciue , chirurgie , anatomie 
etc. Que se trouve a Paris cliez S. B. Bailliere ecc. Paris, lanyier 1854. 



— 105 — 

zioni di litotripsia e cistotoiiua, con prospetti statistici — Formano 
oggetto delle sue osservazioni sessantasette individui; di questi, 42 
nell'età di 1 a 75 anni, furono operati col taglio laterale, 25, 
nell'età di 10 a 87, con la litotripsia secondo il metodo di Heurte- 
loup. Dei primi un solo morì, un altro restò fistoloso , 40 guari- 
rono completamente. Dei secondi, sette restarono col calcolo, e 
poi vennero operati col taglio , dieci morirono, otto guarirono. 
Confortato 1' Autore di questi suoi risultamenti clinici , e della 
sentenza dell' istesso Heurteloup, cioè ; — clie la sola introduzione 
degli strumenti nella vescica, e le ricerche entro di essa impri- 
mono sovente all'economia un disordine di cui non è sempre fa- 
cile sospendere 1' andamento — diceva poi per concliiudere senza 
tema di errare , che la litotripsia operata col metodo di Henrte- 
loup, con qualunque altro simile, non di raro è dannosa per se 
stessa, anzicliè per la natura del calcolo e pel suo troppo volu- 
me, come da taluni pratici si è voluto far credere. » 

Adunanza del 28 Settembre 1845 — « Aperta la discussione 
sulla Memoria del Prof. Reina, letta .nelP adunanza del dì 27, si 
discusse lungamente e vivamente sulla i^refereuza da darsi alla 
litotripsia o alla cistotomia, e tornava in campo così una quistione 
lungamente agitata nel vi Congresso. Il Dott. Piccolo sostenea 
che la litotripsia deve ritenersi come metodo generale , e come 
eccezionale la cistotomia ; e per confortare questa sua opinione , 
ricordava quindici casi di litotrij)sia in Napoli , felicemente gua- 
riti, e diceva gli esiti infausti potersi attribuire ad imperizia del- 
l' operatore , sostenendo che la litotripsia non dovesse ritenersi 
che come un' operazione appena più molesta del cateterismo ri- 
petuto. Aggiunse che col metodo a cucchiaio può evitarsi il pe- 
ricolo di poter lasciare frammenti in vescica; pericolo d'altronde 
da cui non è esente la cistotomia. Il Prof. Giampietro oppose che 
tre individui, dei quindici casi accennati dal Dott. Piccolo , mo- 
rirono in conseguenza dell'operazione, e sostenne che ancora non 
si hanno fatti abbastanza numerosi ed indubitabili per poterci 
indurre a ritenere come metodo generale la litotripsia, e la cisto- 
tomia come eccezionale. — Il Prof. De Lisio ricordò altri fatti di 
litotrizia d' esito infelice, e dopo varie riflessioni in proposito del 
Prof. De Eensis, Castellacci , e Segretario Secondi , si couchiuse 



— 106 — 

che dai fatti fìu' ora conosciuti, la litotripsia si debba piuttosto 
ritenere come metodo d' occasione, auzioliè no. » 

Aiti della settima Adunanza degli Scienziati Italiani tenuta 
in Napoli ecc. ivi 1846— pag. 299-310. 



1847. In questa clinica si esegidsce la prima volta un nuovo 
])rocesso perineale-irrostatico trilaterale, per estrarre le pietre volumi- 
nose dalla vescica orinaria. 

Wota sopra un caso raro di cistotomia comunicata all' Accade- 
mia — Catania 1860. 

« Ecco uno di quei casi non rinomatissimi pur troppo, in cui 
un calcolo enorme non potè estrarsi nel primo atto operativo , 
per l' eseguita via del taglio perineale lateralizzato. Si tratta di 
un fanciullo di otto anni sofferente fin dalla nascita, la cui pie- 
tra, misurata sul diseguo che nelle sue precise dimensioni ci ha 
dato V autore, presenta 22 linee di diametro maggiore , e 13 di 
diametro minore, grossezza che ben può dirsi enorme, avuto ri- 
guardo all' età tenera del piccolo malato. Il prof. Eeina riscon- 
trata insuperabile resistenza ad estrarre il calcolo con la prima 
operazione, si trovò nella dura necessità di appellarsi ad un se- 
condo tempo. Dopo nove giorni perciò s'accinse ad un nuovo at- 
to operativo, e saviamente cominciò dal tentativo di combinare 
la cistotomia con la litotrijjsia, ma inutilmente, iDerchè la percus- 
sione con l'istrumento di Heurteloup non gli fruttò che una scro- 
statura inconcludente del calcolo ', e d' altronde 1' assoluta intol- 
leranza del piccolo ammalato determinò 1' operatore a rinunziare 
all' impresa. 

« Allora fu preso il partito di eseguire il taglio bilaterale. Eb- 
bene ! neppure con questo metodo fu possibile poter portar fuori 
il calcolo. Ma da che, tanta resistenza se la prostata era già sta- 
ta tagliata nei due raggi orizzontali , e nel raggio obliquo infe- 
riore sinistro ? Il prof. Reina venne nella convinzione che non la 
prostata^ ma la particolare angustia dell' arcata del pube, era l'o- 
stacolo alla, sortita del calcolo ; e perciò dei due tagli esterni 



— 107 — 

fattone un solo col congiungere 1' angolo superiore del taglio la- 
teralizzato all' estremità sinistra del taglio bilaterale, acquistossi 
un' ampia via esterna semi-ellittica obliqua, a sinistra del perineo, 
per la quale tirando obliquamente e al basso , fu facile portar 
fuori il grosso calcolo. L' operato in breve tempo raggiunse una 
perfetta guarigione. Questo processo è piaciuto all' autore di no- 
marlo : processo trilaterale, obliquo trasversale prostatico ; la quale 
denominazione a noi pare non esprimerebbe iu totalità la forza 
del iDrocesso ; giaccliò non furono i tagli prostatici clie permisero 
1' estrazione del calcolo , ma bensì P ampiezza del taglio esterno, 
risultandone dall' unione dell' incisione trasversale perineale , con 
1' incisione unilaterale. 

« Noi abbiamo riferito volentieri questo fatto, il quale se per 
una parte torna a lode dell'operatore per la fermezza del suo pro- 
posito, e per le risorse a cui seppe appigliarsi , ci richiama per 
1' altra alla mente il consiglio oramai passato in precetto : che il 
chirurgo all' atto d' una cistotomia, con i3revidenza di i^ietra enor- 
me, debba trovarsi preparato a qualsiasi evenienza, a fine di schi- 
vare r operazione in due tempi, condotta che fu certamente te- 
nuta da altri pratici, ma con assai poca fortuna, e piìi per insuf- 
ficienza di ripieghi, che per progetto. » 

Il Eaccoglìtore Medico di Fano ecc. 
N. 11-15 Die. 1860 pag. 465. 



1854-69. Concorre unica in Cicilia, e forse nel rimanente d' I- 
talia, alle ricerche dei chirurgi civili e militari , e deW Accademie 
mediche di Francia, Inghilterra, e d'altrove, sulV amputazione e sul- 
la conservazione nelle fratture complicate. 

Le fratture complicate, specialmente prodotte da schiaccia- 
mento, sono frequenti in Catania, perchè un gran numero di ope- 
rai è addetto al taglio delle lave. 

Laonde per questa Clinica chirurgica era un dovere studiare 
la quistione sudetta, e rendersi sempre più utile all' umanità e 
alla scienza; potendo sostenere le sue ricerche con numerosi fatti 
anche spettanti alle fratture complicate prodotte da proiettili spiu- 



— 108 — 

ti da armi a fuoco, e da bocche a fuoco, avvenute nei combatti- 
menti successi in Catania nel 1848-49 e 60. Quindi questa clinica 
si determinò a concorrere alla soluzione della medesima con non 
pochi casi di tali lesioni , prodotte da scliiacciameuti e da bocche 
a fuoco, curati in essa. 

L' Autore 



Varietà — liagguaglio di un discorso chirurgico del Dottor 
Miplio Reina. 

Le opere buone sono degnissime di essere ricordate merita- 
mente in quei giornali di cui è scopo 1' utilità del genere umano, 
affinchè si conoscano da tutti i buoni. Questa verità comanda che 
da noi si parli d'una fatica del Sig. Euplio Eeina, ed in tal mo- 
do si pagherà un tributo di giustizia e di amore a quel chirurgo, 
il quale per la forza dell' ingegno e per la pertinacia degli studi 
può molto a bene dell' umanità : il che provano i suoi dotti la- 
vori inseriti negli Atti dell' Accademia Gioenia. Il 15 del passato 
Grennaio, egli nella gran sala clinica dello Spedale di S. Marta , 
nel quale è chirurgo primario , lesse innanzi all' intelligenza dei 
professori della facoltà medico-chirurgica, e di tutti i medici ed 
i chirurgi di nostra città e di non pochi dotti , un discorso in- 
torno le fratture complicate, ivi curatesi. Provò, non solo per fi- 
siologiche ragioni, ma pure per fatti , che per sanare le umane 
membra da esse fratture quasi ogni volta non è bisogno d' am- 
putazione. Recate molte osservazioni di codesti accidenti da esso 
lui fatti scomparire senza che fosse rimasto lo zoppicamento , al- 
tre riferitene, tolte dai giornali medico-chirurgici francesi, e dalle 
opere altrui, venne a riflessioni generali, ad inferire : non doversi 
disperare la conservazione del membro guasto , non amputare a 
prima veduta ne a seconda, ma a tempo, dapoichè avviene rado 
che la natura e 1' arte nulla potessero per causare il taglio , ra- 
rissimo che esso necessario si faeesse o presto o tardi. — Appar- 
vero in quel dettato (stringiamo così in breve il nostro dire) or- 
dine , chiarezza, fatti, ragionamenti , profonde conoscenze anato- 
miche , salde dottrine medico-chirurgiche. Le quali doti furono 



— 109 — 

impiegate eoa sommo onore del Keiua a quel santo proposito di 
non mutilare individui ; pensiero degno di un i^rofessore clie nella 
salute dei nostri e suoi fratelli è destinato in quello Stabilimento , 
il quale è ben governato e continuamente migliorato dalla filan- 
tropia del Eettore Oav. Carlo Pio Zappalà-Gemelli. 

« Preghiamo clie a cose più grandi s' incoraggi quell'anatomi- 
sta onorato^ e vorremmo che quel discorso si stampi, onde esser 
letto volentieri dagl' intendenti, e riuscire carissimo a tutti coloro 
che amano 1' uomo — I Compilatori. 

Lo Stesicoro — Opera periodica — Voi. 4° p. 155 — Catania 1836. 



« Alcune osservazioni di Euplio Reina da Catania erano nel 
1836 d' incitamento ai nostri chirurgi a conservare le membra 
nelle fratture complicate , anziché ad amputarle. Ma i fatti rife- 
riti non sono da tanto a diffìnitivamente decidere una quistione 
che ha tenute da lungo tempo agitate le menti dei piìi conspicui 
chirurgi, malgrado che qualche utile possa ridondare alla scienza, 
dalle riflessioni dell' Autore ». 

Prospetto delle scienze e della letteratura del secolo XIX 
^ , in Sicilia — Scienze mediche e art. sesto cliirurgia — 

Vedi Effem. scient. e letter, per la Sicilia — N. 76 
Gen. 1840— Palermo 1840. 

« La prima dell' indicate Memorie contiene quindici osserva- 
zioni di fratture dell' ossa della mano , dell' avambraccio , della 
gamba, e del piede, complicate a notabili guasti delle parti molli, 
ed alcune con manifesta tendenza al cangrenismo. Il risultato di 
queste osservazioni mira a far diminuire di molto il numero dei 
casi che richiedono indispensabilmente 1' amputazione jjrimitiva 
di un membro , comechè gravissimamente oifeso , ed a divellere 
del tutto dalla mente del volgo dei chirurgi l' idea, che le lesio- 
ni recate da armi da fuoco debbansi considerare come sui generis, 
e da esigere per lo piìi P amputazione sollecita. 

« Considera l'autore al contrario tali lesioni come tutte le al- 
tre, prodotte da cause contundenti-laceranti ordinarie, e dà quin- 
di bando a qualunque suspicione di avvelenamento , sostenendo 



— 110 — 

che le si deggiou medicare come da tutt' altro, che da venefiche 
cagioni prodotte venissero. Difatto le fratture in cui egli s' av- 
venne, che furon tutte complicate , erano parte dovute ad arma 
da faoco , e parte a cause semplicemente contundenti ; e la ten- 
denza al cangrenismo si vide pure indistintamente sì nelle une 
che nelle altre ; uè la cura adoperata fu diversa secondo la di- 
versità delle occasioni, ed eccettuati ben pochi gì' infermi guari- 
rono, e non venne mutilato nessuno. Avvegnaché però 1' A. in- 
stantemente inculchi ai chirurgi di non darsi con precipitosa ma- 
no all' amputazione , non vi si mostra siifattamente nemico da 
escluderla affatto nelle gravi lesioni di fratture complicate ; ma 
si limita con Boyer a consigliarla solamente in quelle miserande 
circostanze nelle quali 1' osso molto comminutivamente fratturato 
e per lunga estensione, e le gravissime magagne delle parti molli 
fan giudicare che la cangrena sarà per venire e prontissima e 
inevitabile; e per 1' assorbimento di essa nell' interna economia è 
l^osto l'infermo in sommo rischio. » 

Annali olinioi del grande Spedale degV IncuraMU di Napoli 
N. IX — Sett. 1841 — medicina e chirurgia. 



Annunzio bibliografico — Sulle fratture complicate — osservazioni 
di Euplio Reina— 2^ edizione — Catania 1856 — con prospetti sta- 
tistici. 

« Se la missione del chirurgo è quella di curare i morbi che 
affliggono la umanità, essa non può essere scompagnata dall' idea 
che certi rimedi adoperati per alcuni morbi, non sieno un male 
peggiore dei morbi stessi , avvegnaché qualche volta salvassero 
la vita. Il perchè è da porre molto criterio e discernimento in 
quelle operazioni che fan rimanere mutilato un arto per ben cal- 
colarne la convenienza e la disconvenienza. Il che non potendosi 
in molti rincontri determinare a priori, è necessità di raccogliere 
il maggior numero dei dati a tale scopo. Or perchè questi dati 
ci vengono somministrati dalla ragione e dai fatti, egli è neces- 
sario che il chirurgo abbia buon criterio per 1' induzione, e buon 
patrimonio di fatti diversi riportati però ai loro tipi , jjerchè ne 
possa fare conveniente applicazione ai nuovi fatti che gli si pre- 



— Ili — 

sentano, onde evitare tanti errori di cui troppo tardi abbiamo a 
dolerci le tante volte nel malagevole campo della pratica. 

« Questo ha inteso fare il Professore Reina di Catania nel 
dare alle stampe il suo opuscolo sulle fratture complicate, in cui 
avendo raccolto un bel numero di fratture complicate per i)roiet- 
tili d' armi da fuoco e per scbiacciameuto , fa vedere gli esiti di 
quelle seguite immediatamente d' amputazioni, di quelle in cui la 
operazione venne eseguita in un secondo tempo, di quelle in cui 
F amputazione non venne praticata. Pone così alcune sue rifles- 
sioni, e dopo d' avere stabilito in un quadro statistico il numero 
dei frattarati , divisi in quelli operati primitivamente, in quelli 
operati secondariamente, ed in quelli non operati; fa a ciascuna 
divisione corrispondere dei vivi e dei morti degli amj)utati per 
farne vedere le differenze; e rafierma il precetto che il chirurgo 
deve, per quanto può , conservare anziché distruggere. In line 
^paragonando le condizioni del chirurgo civile diverse da quelle del 
chirurgo che trovasi in campo di battaglia, conchiude che quello 
deve tentare piti a conservare, questo più ad amputare. Che il 
primo trova condizioni favorevoli per dirigere più conveniente- 
mente la cura, onde non aver guasti maggiori; il secondo le tro- 
va sfavorevoli. Quindi stare la gloria del primo, in ragione inver- 
sa alla gloria del secondo. » 

D. s. 

Il Morgagni — Opera di medicina e chirurgia 
Dispensa VII — Anno 2^ — pag. 446 — Napoli 1859. 

« M. le Secrétaire perpétuel appelle encore l'attention de 
l' Académie sour une Mémoire de M. Reina de Catane relatif aus 
fractures compliquées, et aux circonstances qui exigent qu'on ait 
recours à l'amputation au qu'on s'en abstienne. » 

Comptes rendiis hebdomadaires des séances de 
V Accadèmie des sciences — N. 2 — 12 Inillet 
1858— pag. 64. 

« Fa in questa visita alla Charité che ci imbattemmo nel prof. 
Yelpeau, desiata occasione ; il quale dopo breve conversare, si mo- 
strò vago di sapere intorno a specialità e valore dei più distinti 



^ 112 ^ 

medici e chirurgi italiani e massime in Napoli e Sicilia Oltre 

dei trapassati, tra cui da noi e da molti clie ci ndivano, si fece 
particolar menzione di Scnderi protomedico di Catania, clie scrisse 
tra i primi del vainolo , e di Di-Giacomo , che pubblicò verso lo 
anno 1831 — De fehre per varias Siciliae plagas ])Oj)ìi,lariter grassan- 
te — si convenne onorar la patria ed il secolo il Eeiua , che ha 
condotto a piti utile e splendido progresso la dottrina e la pratica 
delle fratture , e descritto e con virtìi di clinica luce illustrato 
morbi rari e sconosciuti. » ecc. ecc. — (V. Raccoglitore medico di 
Fano— A])vi\e 1859). 

Viaggio nelle più eulte città d' Europa ecc. di 
G. Db-Nasca e A. Falciani — Napoli 1859, 
pag. 106 — Paris. 



Institut Imperiai de France — Accademie des sciences — Paris 
le 21 luillet 1858. Le Secretaire iierpètuel de l' Acadómie a Mon- 
sieur E. Reina a Catane — Monsieur — L'Académie à recu l'ouv- 
rage que vous avez bien voulu lui adresser, intitulè : Ohservations et 
réfiexions sur les fractures compliquées ecc. — J'ai l'honneur de vous 
transmettre ses remerciments — Cette Ouvrage a été depose dans la 
Biblioteque de l'Institut — Agreez, Monsieur, l'assurance de ma con- 
sideration tres-distingué. Flourens » Monsieur E. Reina Profes- 
seur — Catane. 

Sulle osservazioni e riflessioni su le fratture complicate pel Prof. 
Fuplio Reina ecc. — Terza edizione , corredata di nuovi fatti e fi- 
gure — Catania, per Galatola 1861. 

« Nisi utili est quod facimus stulta est gloria — Un la- 
voro che valga a stabilire a qual grado di lesione nelle fratture 
complicate adoperar si debba l' amputazione, e se conviene adoperar 
questa neli' istante, non può non tornare soddisfacentissimo a tutti: 
dacché ninno è che non abbia interesse in siffatta materia, come 
quelli che esposti ci troviamo a un numero infinito di mali e di 
sventure, minaccianti ad ogni ora o da una caduta imprevista, o 
da violenta pressione di un corpo grave sii noi , o dai sensibili 
effetti dello sparo d' armi a fuoco, o da bocche a fuoco, che hau 



— 113 — 

luogo nel tremendo infuriar delle battaglie, o d'altra insomma che 
franga e ruini l'ammirevole meccanismo del corpo umano. Un la- 
voro siffatto, ripetiamo, non può passar sotto silenzio, e non es- 
ser gradito non che all'individuo in particolare, all'umanità tutta 
quanta. Dalle accurate osservazioni di un ventennio, non inter- 
rotte nell' Ospedale di S.^ Marta, e nella Clinica di quest' Uni- 
versità , fatte dal zelantissimo ed instancabile professore Eeina , 
vien su la conchiusione che rarissimo debba aversi il caso, in cui 
nelle fratture complicate sii troppa fatale necessità operare imme- 
diatamente 1' amputazione della parte offesa; pare a noi, ed a chi 
vuol vedere dritto le cose, che se ne debba saper assai grado al 
preclaro j)rofessore catauese , come a colui che ha saputo fin dal 
1836 (in cui pubblicò alcune osservazioni in proposito) essere 
d' incitamento —sono parole di uno dei più accreditati periodici si- 
ciliani — ai nostri chirurgi a conservar le membra nelle fratture 
complicate anziché ad amputarle. E di vero, qual dolore, qual co- 
centissima pena i)ei sofferenti, che potendosi, resterebber sani , e 
invece sieno astretti a venir privati di una parte del loro corpo, 
per lo più bisognevole al lavoro onde sostentar se e la famiglia , 
e rinascente sempre in essi il dolore d' una offesa, o d' una cruda 
sventura 1 A noi pare, che, comechè discussa fin da più tempo 
la quistione in parola dai Faure e Bucher in Parigi , le osser- 
vazioni e riflessioni del prof. Eeina, maturatamente e scrupolo- 
samente fatte e a lungo ripetute, stabiliscono oramai che si vada 
a rilento nell' anqnitazioni , e si cerchi invece salvare, il più che 
puossi, agl'individui l' interezza delle loro membra, peste comunque 
ed offese. IsTè , come saggiamente osserva l'Autore, i casi, anche 
numerosissimi nei campi di guerra, quantunque accennino piutto- 
sto all'amputazione che alla conservazione, debbon tenersi come 
in opposizione a quest' ultima; chi non sa, come là, dove ferve il 
furore della mischia , anziché permettersi di sperimentare fino a 
qual punto la natura e l' arte sieno profìcue alle fratture che 
han luogo, i chirurgi sono imperiosamente obbligati ed astretti a 
pronte risoluzioni ed istantanei provvedimenti ? A ragione im- 
pertanto a quel che ci é noto non solo fra noi , ma anche 1' Ac- 
cademia di Scienze di Parigi ha fatto plauso al travaglio scien- 
tifico del prof. Reina, e la terza edizione che presto se n' è 



— 114 — 

voluta, depone aneli' essa sulla utilità della nuova opera quassù 
annunziata. La quale arriccliita, oltre gli antecedenti, di nuove 
fatti e figure, ha quasi posto il suggello a sbandir il tristo mal 
vezzo di mutilar gì' individui. Si noti infine che è sollenne sod- 
disfazione per r egregio Autore, che quantunque, come dicemmo, 
su i campi di guerra si vada a pronte risoluzioni, e quindi bene 
spesso all' amputazione, pure i chirurgi militari francesi ed inglesi, 
al servizio delle rispettive armate nella guerra della Crimea, sonosi 
dati alla conservazione delle membra fratturate da proiettili spinti 
da arma a fuoco ; lo che vuol dire chiaramente che il prof. Eeina, 
pubblicando fin dal 1836 le sue osservazioni, a confermar sempre 
\)iò. la conservazione, e non ricorrere che ai casi estremi ed indi- 
spensabili all' amputazione, si è ben trovato d' accordo con essi. 

« E qui diam fine alle nostre parole , dolenti di non i)oter 
meglio testificare al valoroso e filantropo ijrofessore la gratitudine 
ed ammirazione che l' umanità (e la patria nostra in ispecie negli 
ultimi frangenti) ha per lui, che in tutte le sue opere si è reso 
e si rende degno perchè il suo nome venga benedetto dai pre- 
senti, e venerato dalla posterità. » 

D.r Anselmo Penntsi Villardi — Giornale di Catania, 
N. 72 — 14 Settembre 1861. 

« Osservazioni e riflessioni sulle fratture complieate. Per Euj^lio 
Reina — Catania 1861. » 

« L' Illustre clinico di Catania, il prof. Euplio Reina, ha x)ub- 
blicato in questi giorni, corredata di nuovi fatti, la terza edizione 
di un libro avente per titolo — Osservazioni e riflessioni sulle frat- 
ture complicate. 

« Conservare piuttosto che tagliare un membro è lo scopo a 
cui mira principalmente l'autore, ch'egli ha raggiunto con altre 
sessanta osservazioni tolte dalla sua clinica, e diligentemente de- 
scritte nel libro di cui imprendo a parlare. 

« ]S"on vi è forse chirurgo che non si sia trovato in casi di 
fratture complicate, in presenza delle quali il suo criterio non ab- 
bia dovuto lungamente e penosamente tergiversare. Questo mem- 
bro si può egli salvare ? ; se si difterisce potrebbe perdersi 1' am- 



— 115 — 

malato 1 ; Gravissime interrogazioni son queste, che pur tropjio 
nelle fratture complicate quasi sempre il cliirurgo troverà di do- 
verle fare a se stesso. 

« Per quanto nei trattati di chirurgia teorico-pratica si abbino 
precetti che ammaestrano, nomi autorevoli che confortano, nulla- 
meno un libro che riunisca un buon numero di osservazioni cli- 
niche sulle fratture complicate in discorso, merita di esser tenuto 
in grandissimo conto; poiché una lunga serie di fatti ben ordinati, 
con coscienza descritti, e tanto piìi quanto questi sono seguiti da 
ragionamenti, illuminano ed aiutano assai più l'uomo dell'arte, 
specialmente nelle fratture complicate; delle quali per quanto sie- 
no frequenti, si può dire che ogn' una costituisca un caso di chi- 
rurgia, non potendo mai accadere che una sia identica ad un'altra. 

« L' autore ha stimato utile di assegnare a ciascuna frattura 
una topografia desunta dai caratteri fisici ed anatomici dell' ossa 
comprese nelle fratture complicate, facendone tre categorie : 

1° fratture complicate, interessanti le ossa nella loro lun- 
ghezza ; 

2° fratture complicate, interessanti le ossa nelle loro estre- 
mità articolari ; 

3° fratture complicate, interessanti le ossa brevi. 

« Entrano nella prima categoria quelle avvenute nelle diverse 
sezioni del braccio, della gamba, della coscia, ecc. Entrano nella 
seconda quelle dell' articolazione del cubito, della spalla, della co- 
scia con 1' ileo, del ginocchio, della tibia col tarso, del radio col 
carpo ecc. Spettano finalmente alla terza categoria tutte le fratture 
complicate della mano e del piede, e di tutte le altre ossa brevi. 

« Con l'esaminare il quadro statistico dell'osservazioni descritte 
nel libro del prof. Eeina, non si può a meno di riconoscere l' impor- 
tanza di questa divisione. Solo per le fratture complicate dell'ossa 
brevi ( mani e piedi ) due morti per tetano , e propriamente un 
maggior numero di morti per cancrena. Dalle fratture complicate 
delle estremità articolari risulta un maggior numero di morti per 
ascessi secondari, come pure le amputazioni primitive per fratture 
causate da armi a fuoco furono molto piii richieste delle fratture 
complicate delle ossa brevi, di quello che delle ossa lunghe. 

« Altra divisione che pure ha la sua importanza clinica , si è 



— IIG — 

quella, per la quale souo distinte le fratture complicate, da quelle 
prodotte da armi a fuoco, come il fucile da caccia o da munizio- 
ne, ed altre simili armi da sparo portatili , e da quelle prodotte 
da bocche a fuoco, come il cannone, 1' obice, ed altre simili armi 
a fuoco nou portatili se non con mezzi di trasporto; finalmente in 
quelle prodotte da scliiacciamento per caduta dall' alto , o per ca- 
duta di enormi pesi soi^ra un arto. Le fratture complicate prodotte 
da scliiacciamento, come apparisce dal quadro statistico dell^Auto- 
re, dettero un notevole numero di morti sopra le altre. Il bisogno 
di divenire primitivamente all' amputazione, sia in quelle prodotte 
da schiacciamento, sia in quelle da armi a fuoco , presso a poco 
si sarebbe uguagliato, mentre l'amputazione secondaria sarebbe 
stata richiesta un maggior numero di volte dalle fratture compli- 
cate per schiacciamento. Nelle fratture causate da armi a fuoco 
portatili vi è stato assai meno il bisogno di passare all' amputa- 
zione, in proporzione di quelle avvenute per esplosione di bocche 
a fuoco portatili solo col mezzo di trasporto ; come pure è da ri- 
marcarsi la stessa differenza di rapporto alla mortalità. 

« Io non mi fermerò a descrivere una per una le forme, l'esten- 
sione, il grado, delle fratture complicate. Scopo di questo sunto 
è d'invogliare i cultori dell'arte salutare a leggere e studiare il 
libro del Reina. 

« Basterà quindi il notare, come nella lunga serie dei fatti de- 
scritti dal clinico catanese si verificasse sempre frattura commi- 
nuta delle ossa , complicata a distruzione più o meno vasta di 
parti molli; spesso strappamento di tendini, lacerazione delle borse 
mucose e ligamenti, taglio di vasi e nervi considerevole, articola- 
zioni aperte. 

« Sopra 61 casi di fratture complicate occorsi al prof. Eeina e 
descritte nel suo libro , 13 appartengono alle mani , 4 all' avam- 
braccio, 5 all' articolazione del cubito, 5 al braccio, 2 alla spalla, 
2 all' articolazione ileo-femorale , 4 alla coscia , 2 al ginocchio , 
18 alla gamba, 7 all' articolazione tibio-tarsiana. 

« Dei 13 malati per fratture complicate dell'ossa delle mani, 
9 guarirono con storpio permanente piti o meno marcato, 4 mo- 
rirono , 2 dei quali di tetano ; 5 volte occorse 1' amputazione , 2 
volte seguita da morte. 



— 117 — 

« Le quattro fratture dell' avambraccio richiesero due volte la 
amputazione; uno dei malati morì. Negli altri due casi nei quali 
non fu praticata V amputazione, i)er cangreuismo, si perdette uno 
infermo, mentre l'altro guarì perfettamente in meno di due mesi. 

« Le fratture all' articolazione del cubito, in numero di cinque, 
tre volte costrinsero ad amjìutare. Due soli infermi guarirono. Gli 
altri due non amputati ebbero salva la vita, l' uno senza storpio, 
l'altro con storpio. 

« I due che riportarono fratture della spalla, per quanto com- 
plicatissime , per le molte schegge della testa dell' omero , della 
clavicola, e persino dell' acetabolo, guarirono con anchilosi incom- 
pleta. 

« Dei due fratturati all' articolazione ileo-femorale, uno morì 
dopo 40 giorni, mentre P altro spirò per stupore nervoso, poche 
ore dopo aver riportato in un modo spaventevole la frattura di 
tutto il terzo superiore della coscia. 

« Di quattro fratturati delle coscie, un solo guarì dopo quat- 
tro mesi di cura, rimanendo un notevole accorciamento dell' arto. 
Uno fu amputato in coudizioni pessime, e morì poco dopo; anche 
gli altri due non amputati non poterono avere salva la vita. 

« Su due fratture del ginocchio si ebbero due guarigioni, l'una 
con leggiero zoppicameuto, 1' altra con anchilosi completa. 

« In 18 fratture complicate della gamba si ebbero sette sen- 
za storpio, ed uno con storpio. Su cinque amputati si ebbero tre 
morti, come si ebbero quattro morti su quelli non amputati. In 
questi ultimi la morte fu cagionata due volte da cangreuismo. 

« Finalmente sopra sette fratture dell' articolazione tibio-tar- 
siaua, quattro guarigioni con storpio, e tre senza. 

« In questa breve classificazione, mentre ho accennato anche 
il numero dei morti , il più delle volte ho tralasciato dire quale 
fosse stata la causa della morte degli infermi. Mi piace far no- 
tare questa omissione, che proviene dal non trovarmi pienamente 
d' accordo con P autore sulle cause delle morti da esso accennate 
nel suo quadro statistico, ai venti decessi, che figurano sopra le 
sessantuua osservazioni riportate. 

« L' infezione purulenta ben poche volte è nominata dal cli- 
nico di Catania, come la causa che ha tolto di vita i suoi inler- 



— 118 — 

mi; mentre frequentemente accusa fra i fenomeni morbosi presen- 
tati dai pazienti, che poi furono tolti di vita, la febbre, la tosse, 
il freddo , i sudori , il delirio la diarrea e tutti gii altri sintomi 
propri di questa terribile complicazione. Il più delle volte 1' Au- 
tore accusa il cattivo impasto , le malattie precedenti , le indivi- 
duali predisposizioni patologiclie dei suoi infermi, come unica cau- 
sa delle morti avvenute ; e l'avere spesso trovati tubercoli al pol- 
mone, al fegato, ed ascessi piìi o meno lontani dal punto lesionato 
quasi lo hanno portato a credere che indipendentemente della le- 
sione traumatica sia avvenuta la morte; mentre io inclinerei molto 
a dubitare che in quei tubercoli spesso fusi, in quelle raccolte di 
pus sulle pleure, sul fegato, sulle articolazioni etc. non si doves- 
sero vedere altro che ascessi metastatici , quali 1' anatomia pato- 
logica quasi sempre rinviene nei morti d' infezione purulenta. È 
ben vero che l'autore molte volte ripete dagli ascessi secondari 
la morte dei suoi fratturati, ma questa metastasi, queste emigra- 
zioni di pus senza l' infezione purulenta, se pur si danno , non è 
egli vero che sono rarissim'e 'ì Ho creduto di fare osservare la mia 
sorijresa nel vedere che il Clinico di Catania appena ha parlato 
della infezione purulenta , mentre pur troppo si sa da tutti che 
questa frequentemente figura tra le cause della morte , sia negli 
amputati , sia nei feriti non amputati, e piti specialmente nelle 
fratture complicate. Bauden. — La guerre de Crimee — Sopra 230 
morti ne conta 70 per infezione purulenta, 43 per cancrena d'O- 
spedale, 33 per cancrena, 3 per emorragia, 58 per diarrea croni- 
ca, 4 per scorbuto, 6 per tifo, 5 per febbre tifoide, 5 per versa- 
mento pleuritico, 2 per versamento addominale. Ma ritornando su 
i pregi di che il libro del prof. Eeina è pieno, dirò come paionmi 
assai giusti i precetti che esso ha tolti e dalle sue osservazioni 
e da quelle degP altri. Onde il chirurgo possa formarsi un giusto 
criterio della convenienza, o sconvenienza. di risparmiare l'ampu- 
tazione , consiglia avanti tutto di valutare il grado di gravità e 
di compressione, con cui ha agito il corpo che ha prodotto la le- 
sione; indi la quantità delle parti guaste, e di quelle sane. Trat- 
tandosi di frattura comminuta con lacerazione di carne, nella quale 
non vi fosse stata compressione tale da produrre la contusione 
all' ultimo grado, secondo il Clinico Catanese, si dovrà temporeg- 



— 119 — 

giare prima di decidersi per la demolizione. Al contrario se la so- 
luzione di continuità delle parti dure non fosse molto estesa ed 
anclie con poche scliegge , ma per la violenza della contusione 
nervi e vasi principali, insieme a muscoli e tendini fossero rima- 
sti distrutti o malmenati in modo da non poter sperare in essi un 
avanzo di vitalità, indispensabile sarà la pronta amputazione: al- 
trettanto si dica quando le parti molli disorganizzate saranno più 
delle sane, ancorché per esteso fosse il guasto delle parti dure. 
Accadendo che le ossa rimanghiuo fratturate a schegge per una 
lunga estensione, e si abbia la distruzione delle parti molli limi- 
tata , non per questo sarà saggio consiglio quello di amputare , 
giacché le molte schegge estese a quasi tutto V arto produrreb- 
bero supporazioni così abbondanti e lunghe , che il paziente an- 
derebbe a finire consunto. Quando la lesione delle parti molli e 
delle parti dure di un arto si uguagliasse per estensione, sempre 
che le parti rimaste sane superino le lesionate , e non vi abbia 
contusione all'ultimo grado, la guarigione senza amputazione, sarà 
molto probabile. Mentre io attribuisco un gran valore a questi 
precetti, come desunti dall' esperienza, non per questo però li credo 
applicabili a tutti i casi, dovendosi dal chirurgo molte volte va- 
lutare le condizioni dei vari individui, le loro particolari disposi- 
zioni , ecc. I chirurgi militari poi , doi)o una battaglia campale , 
dove a migliaia sono i feriti, tante volte sono autorizzati, ed anzi 
devono amputare in quei casi nei quali la pratica civile avrebbe 
tentata la conservazione. Neil' insieme delle osservazioni dell' au- 
tore descritte , parmi si possa stabilire , che le prime indicazioni 
curative da esso avute in mira, quando siasi deciso per la con- 
servazione dell' arto fratturato sono state : dilatazione delle ferite, 
estrazione delle schegge ed altri corpi estranei, resezione dell' e- 
stremità dell' osso fratturato quando denudate del periostio , o 
quando uscite fuori da non poterle ridurre. Quasi sempre posizione 
semiflessa dell' arto. La medicatura esterna usata dall' autore fu 
sempre la piìi semplice , e a seconda delle varie indicazioni pre- 
sentate dagl' infermi, adoi)erò ora i bagni di posca fredda, ora gli 
empiastri ammollienti, ed ora gli antisettici, il sanguisugio, le lo- 
zioni col decotto di cammomilla , o con una soluzione di acido 
idroclorico, qualche volta i cerotti, pochissime volte gli unguenti. 



— 120 — 

Il Baudens ed altri , specialmente nelle fratture complicate 
prodotte da armi a fuoco, hanno avuto molto da lodarsi dell' ap- 
plicazione della neve. Io non so per qual ragione il prof. Reina 
non abbia creduto servirsene. Per uso interno le bevande acidule, 
la corteccia peruviana, la mistura di Glutton, l' acido muriatico, 
o l'acido idroclorico allungati nelP acqua, furono i principali mezzi 
adoperati dall' autore a sostenere le forze, e correggere la crasi 
sanguigna dei suoi infermi nelle lunghe ed abbondanti suppura- 
zioni, inseparabili dalle fratture complicate. Molto giusta è la rac- 
comandazione che il Clinico di Catania fa ai chirurgi , onde ab- 
bino la pili grande accortezza j)rima di decidersi alla amputazio- 
ne in causa di emorragie secondarie: le quali tante volte sono pas- 
sive , ossia provenienti da tropi3a fluidità del sangue, per le ab- 
bondanti suppurazioni che naturalmente portano indebolimento nel 
generale del paziente. In questi casi i decotti di china, gli acidi 
minerali, il creosoto dati all' interno, con discreta quantità di buon 
vino e di buona carne , il più delle volte trionfano. 

« Potrei, e forse dovrei anche far notare quelle fratture le 
più complicate , nelle quali, per quanto sembrasse impossibile la 
conservazione dell' arto, pure dall' autore si ottenne; ma qui torno 
a ripetere che 1' unico mio scopo è stato quello d' invogliare i 
miei colleghi a provvedersi di un libro prezioso per i vantaggi 
portati alla nobilissima arte che professiamo. » 

DOTT. L. C. 
Il Raccoglitore medico di Fano : Giornale di Mediciua 
e Cliiriirgia— N. 4. 31 agosto 1861, 

Un riassunto dell' opera del prof. Euplio Eeina sulle fratture 
complicate ecc. leggesi nella relazione dei travagli scientifici del- 
l' Accademia Gioeuia di scienze naturali per 1' anno XXXI del 
prof. Frane. Tornabene Cassinese — Catania 1856. 

Su la stessa opera leggasi la relazione dei travagli scientifici 
dell' Accad. Gioenia per 1' anno XXXII, del Segretario Generale 
prof. Frane. Tornabene Cassinese — Catania 1857. 

1854-69 — In questa Clinica si scuopre, si cnra, e si descrive la 
nuova forma anatomico-patologica della chiusura permanente della bocca. 



— 121 — 

« Sopra una nuova forma di chiusura permanente della bocca 
osservazioìii pratiche. 

« Vedi Relazione dei travagli scientifici dell'Accademia Gioenia 
per r anno XXXIII — Catania 1859. » 

« Relazione dei lavori scientifici dell' Accad. Gioenia di scien- 
ze naturali per V anno XXXV, del Segretario Generale prof. Fran- 
cesco Tornahene — Catania 1862. 

« Il FiUatre Sehezio — Giornale delle scienze mediche — Fasci- 
colo 341, Napoli— Maggio 1859. 

« Nouvelle forme d^ occlusion permanente de la houche- — Obser- 
vations pratiques du docteur Euplio E.eina de Catane. 

« Vedi L'art Dentaire — Revue mensuelle de la chirurgie et de 
la prothese par A. Friterre ecc. — Paris luin 1861 — IST. 6, Voi. 5 — 
5'"® année. 

« Il Raccoglitore medico di Fano — Giornale di Medicina e 
Chirurgia ecc. — IST. 11 — 15 Dicembre 1860. 

« Aggiungerò ancora che il chiarissimo Sig. Dott. Euplio Eeina 
Professore d' Ostetricia e di clinica Chirurgica in Cntania ha os- 
servato una particolare chiusura della bocca alla quale in special 
modo s' associano gravi lesioni anatomiche nelle recondite parti 
della bocca stessa. In questi casi il Eeina ha notato l'iiidurimento 
e 1' accorciamento del tessuto mucoso di una o di ambedue le guan- 
ce , congiunto sempre alla retrazione dei muscoli buccinatori e 
glosso-stafìlini ; i quali per la retrazione e per 1' accorciamento , 
hanno perduto l'elasticità, di cui pure rimanendo priva la soprap- 
posta mucosa, la mascella inferiore rimane imbrigliata in modo 
da non potersi disporre ad alcun movimento ; così l' infermo 
perde la libera loquela, la masticazione, ed alterasi grandemente 
in esso la respirazione. Al quale disordine di funzioni poi con- 
corre altresì in modo particolare una complicazione morbosa , la 
quale coesiste con lo stato patologico dei sopradetti tessuti delle 
guance, e prodotta da affezione sifilitica che attacca e distrugge 
i tessuti della retrobocca , e deforma le fosse nasali in guisa, da 
impedire che l' aria entri libera per le narici ; circostanza che 
unita all' aderenze dei bordi della lingua con la fiiccia interna 
della gengiva, aggrava maggiormente il patire degl'infermi, e con- 



]^22 

corre a farli morire di penose e stentate augoscie, se non accorre 
la mano salutare a liberarli. 

« E tale fu quella del Reina in tre di simili casi. Egli giunse 
a salvare quest' infelici praticando lunghe, larghe e profonde in- 
cisioni all' interno della bocca nei tratti pivi induriti ed accorciati, 
e che compresero a tutta sostanza il tessuto mucoso trasformato, i 
muscoli buccinatori e glosso-statìlini ; nel qual modo si ottenne 
1' apertura della bocca, da ristabilire alle mascelle le proprie fun- 
zioni, e da lasciare campo di conoscere e curare quelle lesioni 
anatomiche di natura sifilitica della retrobocca, che erano state le 
principali cagioni di sì temibili mali. » 

Collezione delle Memorie cbirargiche ed ostetriclie 
del professore Francesco Rizzoli — chirnrgo pri- 
mario nello Spedale Maggiore di Bologna -Voi. 1° 
pag. 373— Bologna 1869. 

Sulla eliiiisura ^permanente della hoeca per malattia alle guance 
ìion descritta. 

« Questa malattia osservata per la prima volta dal prof. Reina 
nella clinica chirurgica della R. Università di Catania , giusta 
le di lui osservazioni anatomico-patologiche, consiste uell' induri- 
mento ed accorciamento del tessuto moccioso di una o di tutte e 
due le guance, congiunto sempre alla retrazione dei muscoli buc- 
cinatori e glosso-stafilini ; i quali per la retrazione ed accorcia- 
mento hanno perduta P elasticità; e questa estendendosi alla so- 
vrapposta mocciosa benanco accorciata ed indurita, dà luogo alla 
mascella inferiore di rimanere imbrigliata in maniera, da non po- 
tersi disporre ad alcun movimento; e così P infermo perde le fun- 
zioni della loquela, della masticazione, ed in gran parte della re- 
spirazione ; e questo a ragione di un' altra malattia che coesiste 
con lo stato patologico dei sopradetti tessuti della guancia, cioè 
a causa delle ulcere di sifilitica natura, che attaccano e distrug- 
gono i tessuti della dietro bocca, i quali deformano le fosse nasali, e 
perciò P aria non entra libera per le narici; circostanza che unita 
all' aderenze dei bordi della lingua con la faccia interna delle gen- 
give, aggrava maggiormente il patire degP infermi , e concorre a 
farli morire di penosa e stentata angoscia, se non viene la mano 



— 123 — 

salutare a liberarli. E tale è stata la mano del prof. Eeina nei 
tre casi a lui avvenuti , d' individui attaccati dalla permanente 
chiusura della bocca. Il Eeina è giunto a liberare questi tre in- 
felici praticando lunghe, larghe, e profonde incisioni nel lato in- 
terno della bocca piìi indurito ed accorciato, e così si sono svinco- 
late le due mascelle da vedersi mirabilmente restituite le funzioni 
vitali della parola, della masticazione e respirazione; e quest' ulti- 
ma a causa di essersi potuto conoscere e curare mercè tale apertu- 
ra, le ulcere della dietrobocca che impedivano l' ingresso dell' aria 
per le narici ; incisioni che hanno interessato tutta la sostanza 
ed il tessuto moccioso trasformato, non che gli accennati muscoli. 
« Ecco dunque in quest' orribile morbo la scienza medica ha 
fatto acquisto nei quadri nosologici di una malattia non signifi- 
cata da patologisti antichi e moderni ; come la chirurgia ha ve- 
duto un nuovo caso nel quale applicando la miotomia, si guarisce 
1' umanità di un triste malore, e perciò F italiano prof. Reina ha 
la gloria d' avere pel primo conosciuto e curato una malattia gra- 
vissima; e restituito a quei miseri la loquela, il respiro, la masti- 
cazione, e tutte le funzioni normali della bocca. 

Il Filiafre Sebezio — Giornale delle scienze viedi- 
cfte— Fase. 341— Napoli— Maggio 1859. 

« Il Prof. Eeina lesse ancora un Appendice ad un altro suo la- 
voro chirurgico, in cui trattava sul modo di sbrigliare i muscoli 
buccinatori e glosso-stafilini, i quali per causa patologica contratta, 
avevano recata la chiusura permanente della bocca; quest' Appen- 
dice consiste nell' offrire altri casi di tale malattia da lui vinta 
con metodo facile e pronto , del quale diedi altra volta rapporto 
all' Accademia, lodando sempre il Eeina che in sì bel modo tra- 
vaglia a sollievo dell' umanità sofierente. » 

Relazione dei lavori scientifici dell'Accademia Gioenia 
di scienze naturali per 1' auuo XXXV, del segre- 
tario generale prof. V. Toruabeue — Catania 1862. 

1870-75 — Ho cominciato la puhììlicazione dei lavori clinici di 
patologia chirurgica e di medicina oijeratoria : ed ho ])ro])osto ai j)ro~ 



— 124 — 

fessovi direttori delle cliniche italiane un' associazione clinica, affin- 
chè l'Italia abbia nuovamente una scuola clinica propria, mercè la 
scambievole comuìiicazione di lumi, scoverte, studi, e principi. 



DOCUMENTI 

Lettera d' indirizzo del SSig. Buca di Tremestieri, Rettore dello 
Spedale di 8. Marta, e amministratore dei fondi assegnati alla Cli- 
nica Chirurgica di Catania sulV Abazia di Nuovaluce , a S. E. il 
Ministro della pubblica istruzione, nelV occasione di l'assegnargli il 
1° fascicolo del 1° voi. dei lavori clinici — Catania 18 marzo 1870. 

« Bocellenza. Essendo le cliniche gli stabilimenti più utili allo 
apprendimento della medicina e della chirurgia, non ho tralasciato 
mezzi, fin da quando fui chiamato alla direzione di questo Spedale 
chirurgico, di migliorare le cliniche chirurgica ed oftalmica nello 
Spedale stesso da molto tempo instituite, come non lascerò mezzi 
per organizzare la clinica ostetrica ; il quale scopo spero di rag- 
giungere sicuramente, poiché non potrà mancarmi la valida prote- 
zione di cotesto Ministero. Stimando che tale utilità non è solo 
per l'istruzione della scolaresca, ma altresì pei progressi di que- 
ste importantissime scienze, ho disposto la pubblicazione per ora 
dei lavori spettanti alla clinica chirurgica, descritti dal professore 
e direttore della stessa, Sig. Euplio Eeina. Ed è appunto del pri- 
mo fascicolo di tali lavori col relativo Atlante che mi fò il do- 
vere di rassegnare due consimili all' E. Y. l'uno per la sua parti- 
colare biblioteca, e 1' altro per la biblioteca di cotesto Ministero, 
riserbandomi d' ijiviare il seguito, già in corso di stampa. Xon 
ometto poi di far conoscere all' E. Y. il mio proponimento, di spe- 
dire taluni esemplari di detta ijubblicazione ai Kettori dell' Uni- 
versità del Eegno, per uso delle rispettive cliniche e biblioteche; 
con la preghiera di volerli ricambiare coi lavori clinici resi pel 
passato, e che saranno resi in avvenire di ragion pubblica dai ri- 
spettivi professori; affinchè ciò valesse a promuovere stretta corri- 
spondenza tra le cliniche del Regno, agevolando lo scambio dei lu- 
mi e delle scoverte, e sì per formarsi un corpo di dottrine proprie 



— 125 — 

di una scuola medico-chirurgica tutta italiaua. Mi auguro che 
1' E. V. con ]' alto suo senno, vorrà degnarsi agevolare l'esposto 
proponimento, il quale forse un giorno potrà concorrere a far ri- 
tornare l' Italia ad essere quella che fu, maestra alle nazioni, anco 
in questa parte sommamente umanitaria dello scibile umano. » 

Risposta di 8. E. il Ministro della pubblica istruzione. 

« Firenze 24 Marzo 1870— Sezione l'' K. 9717— Questo Mini- 
stero ha ricevuto le due pubblicazioni che la S. V. si è compia- 
ciuta d' inviargli, con la nota qui in margine segnata; ed ora nel 
renderne vive grazie alla S. V. medesima, sente il debito di tri- 
butarle i maggiori encomii per le cure solerti ed intelligenti con 
le quali attende al miglioramento e progresso di coteste cliniche 
Universitarie. 

« Il Ministro loda pure il pensiero della S. V. di trasmettere 
copia delle predette pubblicazioni alle altre cliniche del Eegno , 
I^er averne poi il ricambio ; e ritiene anzi che questo fatto non 
mancherà di produrre considerevoli vantaggi alla scienza, com' è 
appunto desiderio della S. Y. e del Sig. Professore Euplio Reina. 

« Il sottoscritto non tralascerà di segnalare all' Università un 
così nobile esemx)io , che merita veramente di essere imitato ; e 
intanto invia oggi stesso una copia delle anzidette pubblicazioni 
al Consiglio Superiore di pubblica istruzione, perchè possa pren- 
derne conoscenza — Il Ministro — Correnti. » 

Lettera d' invio delV anzidetto Sig. Buca di Tremestieri ai Sigg. 
Rettori dell' Università del Regno, del 1° fascicolo del P volume dei 
lavori clinici Catania 31 Marzo 1870 — « Convinto che le istituzioni 
cliniche tanto utili per l' istruzione della scolaresca, non sono me- 
no utili ai progressi dell' importantissima scienza medico-chirur- 
gica, giudicai di disporre la pubblicazione per ora dei lavori ese- 
guiti nella clinica chirurgica, di questo Spedale descritti dal Pro- 
fessore Sig. Euplio Reina. Ed essendosi già pubblicato il primo 
fascicolo col rispettivo Atlante, mi onoro di rimetterne sotto fàscia 
un esemplare alla S. V. Ill.ma, riserbandomi d'inviarle il seguito 
attualmente in corso di stampa. Nella speranza che sarà per gra- 



— 126 — 

dirlo come attestato della mia profonda osservanza, mi permetto 
di porgere alla S. Y. la preghiera di volerlo ricambiare , se le 
piaccia , coi lavori clinici che per avventura si fossero resi pel 
passato, o che potranno essere resi in avvenire di pubblica ragione 
da cotesti egregi professori; la quale mia preghiera mira allo scopo 
di promuovere stretta corrispondenza tra le cliniche del Eegno, 
sia per agevolare lo scambio dei lumi e delle scoverte , che per 
formarsi col tempo un corpo di dottrine i)roprie d' una scuola 
medico-chirurgica tutta italiana; il che potrà forse un giorno con- 
correre a far ritornare l' Italia quella che fu, maestra alle nazioni, 
anco in questa ]3arte dello scibile sommamente umanitario. » 

Risposte d' alcuni Rettori di diverse Università italiane al Big. 
Duca di Tremestieri. 

Modena, 10 Aprile 1870 — « Ho ricevuto oggi stesso il primo 
fascicolo della Clinica Chirurgica di cotesta E. Università , e il 
primo fascicolo dell' atlante relativo, trasmessi a questa Eettoria 
dalla S. Y. lU.ma , con la graziosissima sua citata in margine della 
presente, e mi affretto di porgerne tosto alla S. Y. medesima i 
ringraziamenti che so e posso maggiori. Prima di depositare in 
questa biblioteca per comune uso e vantaggio il prezioso dono, 
intenderei di rendere , alla prima opportunità, ostensibili anco i 
fascicoli a questa facoltà medico-chirurgica; la quale ne prenderà 
certo cognizione col massimo piacere, ed avrà così campo di sem- 
pre piti ammirare la nota dottrina e valenzia di cotesto illustre 
Professore Sig. Euplio Eeina. 

« Né in tale occasione mancherò di pregare i Sigg. Direttori 
di queste cliniche universitarie che vogliano trasmettere col mio 
mezzo a cotesta onorevole Rettoria tutti quei lavori clinici che o 
avessero già pubblicato, o fossero per pubblicare d' ora innanzi , 
sicché anche da parte loro venga sodisfatto il nobilissimo inten- 
dimento al quale mira la S. Y. , e che tornerebbe invero non meno 
utile alla scienza che beueiìca all' umanità, e gloriosa alla patria 
comune. 

Rassegno alla S. Y. Ill.ma i sensi della mia pivi rispettosa 
osservanza. » 

Il Yicerettore — Prof. Luigi Yaccà. 



— 127 — 

Sopraintendenza del B. Istituto di studi superiori pratici e di 
perfezionamento di Firenze — 21 Aprile 1870 — « Il Sopraintendente 
commentando il nobile scopo delle pubblicazioni dei lavori della 
clinica chirnrgfica, di cui è parola nella nota controsegnata, rin- 
grazia vivamente la cortesia della S. V. Ill.ma per averne desti- 
nato un esemplare a questo Istituto ; ed è stato senz' altro, asse- 
gnato alla sezione di Medicina e chirurgia, dove riescerà di van- 
taggio ; ed in nome dei professori che vi appartengono si rendono 
alla S. y. le debite grazie. 

Lo scrivente ha manifestato al Sig. Presidente della sezione 
sudetta il desiderio di un ricambio di qualche scientifica pubbli- 
cazione, e crede che alla circostanza sarà sodisfatto «Il Soprain- 
teudeute — Lam bruschini. 

Begia Università degli Studi di Palermo — 22 Aprile 1870 — 
]Sf. 320 — « Le rendo le più distinte grazie per la rimessa che 
le piacque farmi, con la pregevole di Lei nota ufficiale indicata al 
margine, del primo fascicolo delle osservazioni raccolte in cotesta 
clinica chirurgica dal chiarissimo professore Euplio Reina, uni- 
tamente al relativo Atlante che io ho già passato al Direttore 
incaricato di questa Clinica Chirurgica. 

« Concorrendo io poi nell' avviso della S. V. manifestatomi, di 
essere cioè assai utile il promuovere stretta corrispondenza tra le 
cliniche del Eegno, onde agevolare lo scambio dei lumi e delle 
scoverte, io mi pregio inviarle, col presente, tutti i lavori e ren- 
diconti clinici fin' ora pubblicati dai direttori delle diverse clini- 
che di questo Reale Ateneo, e che volentieri mi sono stati dai me- 
desimi apprestati, onde farlene rimessa per uso di queste cliniche 
universitarie. 

« La prego a voler compiacersi accusarmene la recezione, e gra- 
dire 1 sentimenti della mia più distinta considerazione» — Il Ret- 
tore — Albegiani. 

Begia Università di Messina — 14 Maggio 1870. — «Appena rice- 
vuti i primi due fascicoli dei lavori eseguiti in cotesta clinica chi- 
rurgica, uno destinato al prof, di clinica medica, e l' altro al prof. 
di clinica chirurgica di questa R. Università, il sottoscritto si è 



— 128 — 

fatto sollecito spedirli al rispettivo indirizzo insieme ad una copia 
della nota della S. Y. Ill.nia, ed avere con calde parole racco- 
mandato a questi onorevoli Direttori delle nostre clinicbe la molto 
commendevole idea di mettere in corrispondenza tra loro le cli- 
niclie del Eegno, scambiandosi i prodotti delle rispettive osserva- 
zioni ed esperienze. 

« Ohi scrive assicura frattanto la S. V. Ill.ma che non trala- 
scerà di trasmetterle col massimo piacere quei lavori clinici, che 
gli si potranno far tenere da questi professori » — Il Settore — 
Mitchell. 

Università libera di Ferrara. — « Sono molto obbligato alla gen- 
tilezza della S. V. Ill.ma d'avermi trasmesso, con la nota in mar- 
gine, il primo volume e relativo Atlante di cotesta clinica chirur- 
gica. Il quale lavoro interessante assai per V istruzione particola- 
re e generale della scienza medico-chirurgica, è stato graditissimo 
dall' onorevole Facoltà, e collocato qual grato ricordo nella nostra 
biblioteca. 

« Qui al momento non abbiamo l'esercitazioni cliniche come 
pel tempo andato, essendo ristretto 1' insegnamento della medici- 
na e chirurgia ai primi due anni, con i corsi uguali a quelli delle 
Regie Università. 

« Abbiamo per altro un corso libero di ostetricia per le leva- 
trici, diretto ed insegnato dal chiarissimo Cav. Carlo Grillenzoni; 
e poiché egli ne stampava una relazione statistica ostetrica nel- 
l' anno 1868, questo mi pregio inviare sotto fascia alla S. V. Ill.ma, 
acciocché si compiaccia accoglierla quale ricambio degli ottimi 
rapporti che debbono bene influire alla scienza, e collegare quegli 
che la proteggono pei migliori progressi della italiana nazionalità — 
Il Reggente — Cugusi-Perti. » 

Regia Università di Pisa 11 Giugno 1870 — N. 132 — « Ho tar- 
dato a rispondere a Y. S. Ill.ma pel dono gradito e degnamente 
apprezzato in quest' Università, del primo fascicolo dei lavori della 
clinica chirurgica descritti dall' egregio professore Reina , perchè 
sperava poter mandare in contracambio il tomo degli Annali Uni- 
versitari di quest' anno. Ma non essendone ancora in pronto la 



— 129 — 

pubblicazione, uoii voglio indugiare piìi oltre farle i debiti ringra- 
ziamenti, e ad annunziarle che negli Annali clie io le manderò 
troverà ogni genere di pubblicazione clie sia stata fatta da questa 
Università, dove non ve n' è una speciale riguardante le cliniclie » 
Il JKettore — firmato — Mazzuoli F. 

Regia Università di Bologna — 14 Aprile 1870 — « Porgo le più 
vive grazie alla S. V. Ill.ma per il dono gentile fatto a questa 
E. Università, degli studi clinico-chirurgici del prof. Sig. Euplio 
Reina. Ho consegnato il pregevolissimo lavoro al Sig. Cav. Dottor 
Loreta professore estraordinario di clinica chirurgica in quest'U- 
niversità, perchè lo faccia conoscere agli allievi, e dopo questo il 
volume, per istruzione di tutti, sarà depositato nella biblioteca del- 
l' Università. 

Accolga, con le mie piìi sentite grazie, le proteste dell' alta 
stima e del rispetto con le quali mi sottoscrivo » — Il Rettore — fir- 
mato — Snotai. 

Memoria sulla tracheotomia adoperata ad un fanciullo, dal pro- 
fessore Euplio Reina — Gat. 1841. 

ISToi intanto sommamente lodiamo lo zelo filan- 
tropico con cui il Dott. Reina esercita la chirurgia, ed il grande 
ardore col quale intende agi' incrementi di essa. E siamo pure in 
aspettativa di altri suoi lavori, di che a lui instancabile, non man- 
cherà sicuramente di presentare occasione la luminosa sua pratica. » 

Annali clinici del grand' Ospedale degV Incura- 
Mli di Napoli— Anno VII — N. IX — Settem- 
bre 1841. 

Lettera dell' illustre Rocco prof. Pugliese da Scordia, al Signor 
Reina. 

Pregiatissimo Signor Professore 

« Bello è il caso della tracheotomia da Lei adoperata sul fan- 
ciullo Vincenzo Maugeri. È uno dei miracoli che l'arte dotta pro- 
duce con stupore comune, e toglie alla morte una vittima già 

certa. 

9 



— 130 — 

In tale iucoutro 1' uobìo è parte della potenza di Dio, il di 
cui soffio divino, che anima il suo genio, lo eccita a far cose pro- 
digiose ; sta qui bene il detto d' Ippocrate » sic cxim omnes ut deum 
admirahimtur, et medicus optimus censebitur. » 

Scordia 10 Novembre 1841. 

Feto limano tricefalo. 



« Ma più di queste Memorie, l'altre sopra un feto umano tri- 
cefalo sono ridondate in onore dei loro autori; imperocché trattasi 
nelle stesse di una rarissima conformazione di mostri , quale è 
quella di offrir tre teste, e poiché all'esattissima e minuta descri- 
zione di tutti i sistemi organici, va congiunta una dotta fisiolo- 
gica Memoria, quella cioè del Cralvagni, si fu per questi riguardi 
che il celebre Geoffroy Saint-Hylaire con una lettera agli autori 
catanesi diretta, ^) si fé con somma lode ad encomiare queste loro 
scientifiche produzioni. » 

Prospetto della storia letteraria di Sicilia al se- 
colo XIX — Giornale di scienze, lettere, ed arti 
per la Sicilia— ìi. 176-177. 

Il Geoffroy Saint Hylaire aggiunge: 

Il est à la fois plus intéressant par ce qu'il a été recuilli par 
r espece humaine, et plus authentique encore, puisque ces soni les au- 
teurs eux mémes qui liont fait la difficile extraction du monstre. 

Un resument les faits que je viens d' exposer , on trouvera que 
tous les cas de monstruosité triple, rapportés par les auteurs corn- 
ine ohservés dans V espece humaine , deux soulement, ceux de Reina 
et de Galvagni, de Bettoli et de Fattori, sont parfaitement authen- 
tiques. 

Histoire Generale et Particuliere des auomalies de l'orga- 
nisation ecc. Par M, Isid. Geoffroy Saint-Hilaire t. 3° — 
pag. 241— BmxeUes 1838. 



^) SulV apprezzamento di esso mostro. V. pag. 51 e seg. 



— 131 — 

« Un caso di mi feto umano tricefalo veramente raro e forse 
non ben contestato nella storia dei mostri, e clie tanto interesse 
ispirar dee ai cultori delle scienze naturali non solo per la parte 
anatomico-fisiologica, ma ben'anclie per la parte ostetrica, non può 
non trovar luogo nel vostro erudito giornale. 

L'osservazione è propria del valente Dott. Eeina di Catania, 
fortunata patria delle scienze e delle belle arti, ove con tanto lu- 
stro i Degiacomo, i Platania, i Fulci 1' arte salutare professano , 
ove un Gemmellaro, un Tedesclii della storia naturale e della fi- 
losofìa cultori esimi, della Sicilia il decoro formano. 

Questo caso divenne oggetto di due erudite memorie lette al- 
l' Accad. Gioenia nelle sedute dei 16 Febbr. e 15 Marzo 1832. ISTella 
prima il Dottor Eeina dà conto del metodo con cui si condusse 
per espletare il parto, e dà una diligentissimà descrizione del mo- 
stro. A questa segue una dotta memoria del Dott. Galvagni, clie 
sulla parte fisiologica si versa. Per accomodarmi ai limiti di un gior- 
nale non darò clie un breve sunto della parte anatomica, notando 
le cose principali e di maggior rilievo, e. rimandando i lettori alle 
suddette memorie per maggiori delucidazioni. (Segue l'esposizione 
delle pili importanti anomalie clie presentava il mostro tricefalo). 

Il Filiatre Sébezio, Giornale delle scienze medi- 
che — Fase. 54 — Giugno 1835. 

Sopra un feto umano tricefalo. Memorie due 
dei Sigg. J^uplio Eeina, e Giuseppe Antonio 
Galvagni da Catania. Breve sunto del Dott. 
Alessio Scigliani. 

Effemeridi scientifiche e letterarie di Sicilia. To- 
mo XI, anno III, pag. 368 — Palermo 1834. 

Giovanni Mina Morici. 

Lo Spettatore Zancleo — Giornale periodico, 

Messina 29 ottobre 1834— Anno II— N. 35. 

Memoria ostetrica sopra un feto umano tricefalo — Oat. 1832. 

« Noi intanto ammiriamo la costanza e destrezza del Sig. Eeina 
nel pervenire, con operazioni si lunghe e diificili al suo proponi- 
mento, quello cioè, di sminuire semj)re i diametri delle due teste 
per potere oltrepassare facilmente gli stretti della pelvi, e con- 



— 132 — 

chiudiamo che a giusto titolo gii si deve la gloria di aver salvata 
da morte sicura una disgraziata giovane, e di aver dato una pro- 
va di più della utilità dell' ostetricia , e della semplicità degli 
strumenti che oggi si adoprano. » 

Effemeridi scientifiche e letterarie per la Sici- 
lia. Tom. 33 — Sunto del Dottor Alessio Sci- 
gliani — Palermo 1834. 

Lettera dell' istesso Sig. Bott. Rocco Pugliese. 

Io aveva letto negli atti di cotesta Accademia 

Gioenia , la di lei memoria « Sopra un feto umano tricefalo » e 
sin d'allora questo suo lavoro parvenu finito. Ora l'ho riletto con 
maggiore sodisfazione. In esso si dimostra Ella accorto ed abile 
operatore , non si smarrisce alla novità del caso raro , difficile , 
e che richiede il senno e la esperienza di un dotto e provetto 
ostetricante per uscir d' imbarazzo. 

Le risorse da Lei usate mi hanno pieno di meraviglia; la fer- 
mezza e P imperturbabilità della sua mano e del suo consiglio, non 
sono cose volgari ; tanta fatica e tanta dimostrazione di sapere 
meritavansi un completo successo , e tal fu quello che coronò le 
lunghe e complicate di Lei manovre. » 



PARTE TERZA 



I^OTE LETTEEAEIE 



AJ « Prolusione agli studj della E. Università di Catania etc. » 
« Bellissima, invero, fa l' idea del ' prof. Eeiiia, che facendo la 
Prolusione agli studj nella E. Università di Catania, lesse un dotto 
ed elegante discorso sopra gli uomini clie illustrarono Catania coi 
loro scritti e le opere loro. Il Sig. Prof. Eeina percorrendo con 
lo sguardo le imagini di quegli illustri che adornano la grande 
aula dell' Ateneo catanese parlò egregiamente dei meriti loro ; e 
mandato a stamj)a il suo discorso vi aggiunse note storiche assai 
pregevoli. Egli ci mostrò da Caronda e Stesicoro all' immortale 
Bellini quanti bei nomi può vantare Catania nella legislazione , 
nella medicina, per la quale ebbe una scuola famosa, nella i^ittura 
e scultura, nelle lettere e nella musica. La prolusione è intito- 
lata « Novello onore ai dotti e agli artisti Catanesi. Prolusione etc. 
del Prof. E. Eeina — Catania 1861. 

« Bimsta italiana di Scienze lettere e arti. Colla Effemeridi 
« della Pubblica Istruzione. Anno 3° N. 68 — Torino 6 Gennaio 
« 1862. » 

BJ « Prolusione agli studj della B. Università di Catania del 
Prof. E. Belila etc. » 

« In questa Prolusione accompagnata da molte Note e Uhi- 



— 1:34: — 

strazioni storiche , hiograficlie e criticlie , si ricordauo le glorie di 
Catania, glorie di tutta Italia. IS^ella gran sala dove si leggeva la 
Prolusione, stanno le imagini di Caronda , di Stesicoro , del De- 
primi, e del Tedesclii, ed altre non poche, divise così: 1. Tlieo- 
logi, lurisperiti, Oratores. 2. Medici, Pbysici, Mathematici. 3. Hy- 
storici, Archeologi. 4. Philosophi, Literati. 5. Musici, Sculptores, 
Pictores. — Bellissimo esempio dà Catania riunendo nell' aula degli 
studj le memorie di coloro che ben meritarono di essi , e onora- 
rono il proiDrio paese. E Catania è ricchissima di queste glorie , 
come tutta la Sicilia. Anzi Catania ha ciò di particolare che il suo 
grande cittadino Caronda fu il primo (a quanto si sa) che con le 
sue leggi statuisse pubbliche scuole; e l'Università di Catania si 
attiene, con j)oche interruzioni, ad antichità sì remota e sì cele- 
brata. Ottimo argomento dunque ha preso il Reina, e 1' ha trat- 
tato degnamente. Le glorie passate fanno disonore ai sonnacchiosi; 
ai desti e ai pronti son pregio immortale, e stimolo a glorie fu- 
ture « A. Conti. » 

« La Gioventù — Baggiiagli d'educazione e di 
Istruzione — Anno I. Voi. I. N. 1 — Firenze 
1862. » 

GJ Saggio critico sulla nuova opera del Prof. E. Iteina, « Pro- 
lusione » etc. 

« Che eli vederli in me stesso m' esalto » 

Dante 



I. 



« Se la severa antichità non permetteva rigorosa che i me- 
diocri poeti stessero nominati nel tempio delle Muse, e le colonne 
rifuggivau pur anche di vederli scritti su di esse, a me pare, con 
non poca ragione non ai soli poeti potersi estendere siffatto di- 
vieto, bensì a coloro che scrissero le loro opere comechesia ; dac- 
ché e poeti e prosatori non possono non avere di mira, scriven- 
do, che o 1' utile, o il dolce, o entrambi questi fini. Per tanto chi 
dei due scrittori fuorviasse per disavventura dal retto sentiero , 



— 1,35 — 

incorrerebbe, secondo la bella espressione dello Schlegel, l'anatema 
delle colonne e degli Dei. 

E, come aggiunge il Tommaseo, i mezzani scrittori in Italia 
non sono che quelli che perdono di mira la virtìi e la carità cit- 
tadina nelle loro opere , senza curarsi gran fatto delle imbellet- 
tate locuzioni, e del meretricio bagliore degli splendidi ornamenti, 
come è rij)rovevol costume della scuola d' oltralpe : e ben s' ap- 
pone quel valent'uomo. dacché (e chi noi sa) in Grecia, da Omero 
a Demostene, e in Roma sotto Augusto le lettere raggiunsero il 
loro apogeo di gloria appunto perché non iscompagnossi mai il 
nobile sodalizio del Vero e del Buono, onde emerge il Bello; o in 
altri termini la virtìi fu sempre posta in mira dagli scrittori. 

II. 

« Chi scrive dunque deve aversi un tema nobile , onorato , 
grande, ove campeggi sempre la virtù, se vuole che ciò eh' egli 
scrive non abbia la vita d'un giorno, e come cosa da sezao o da 
nulla non si tenga nella repubblica delle lettere. A ragione quindi 
gli antichi G-reci e Eomani, maestri di sapere e di civiltà, crea- 
rono divinità ed elevarono tem^jì; giacche sprone più efficace al 
miglioramento civile non havvi fra gli uomini che lo esempio del 
culto per quelle cose onde si ha generalmente piena convinzione 
di pubblica utilità. Per tanto se argomento d' onore o di virtù 
nazionale imprendasi a svolgere per istruire un popolo , una na- 
zione, lo scrittore allora è sicuro di avere intrapreso un lavoro 
degno d'ogni migliore elogio. Omero, Dante, Tacito, Livio, Persio, 
Giovenale , Platone , Strabone , Plutarco , Vasari , e fra i nostri 
viventi Manzoni, Cantù, e moltissimi altri ci forniscono bastevole 
esempio per convincerci pienamente di ciò che si è detto. 

III. 

« Poiché dunque va così fatta la cosa, a me pare che lode- 
vole nobiltà di fine sia da ammirarsi in questa nuova opera del 
Eeina, che caldo di patria carità e di cittadino affetto, tra le tante 
e si positive lucubrazioni della sua scienza, ove é principe , si è 



— 130 — 

accinto fra noi a scrivere la Storia dei nostri grandi nomini, o me- 
glio, la storia civile e letteraria del paese , elevando così nobil- 
mente un tempio alla virtii e al sapere ; ed ha saputo alla splen- 
dida corona che adorna il capo della nostra comune patria , ag- 
giungere un'altra gemma lucentissima, che l'ala edace del Tempo, 
son di credere, non varrà gran fatto a distruggere ; e d'altro lato, 
la nostra gioventìi solerte che in questa epoca fortunata guarda a 
nuovi migliori destini, ha ricevuto nel lavoro del prof. Reina ca- 
tanese un' impulso efficacissimo, perchè corra difllata alla gloria e 
faccia crescer rigoglioso l'alloro dell'onore nazionale ; seguendo le 
orme dei nostri sommi, posti sì bellamente loro sott' occhio dal 
Eeina. Specchiandoci su i nobili esemplari, scrivea 1' Emiliani-Giu- 
dici, si giunge certo alla meta. 



lY. 



« Alla voce imi)onente di altri esimi scrittori aggiungo an- 
che la povera mia, compreso tutto quanto di patrio trasporto, es- 
sendo pienamente convinto, come un siffatto argomento, scelto con 
assai sapienza, delicato sentire, e filosofico accorgimento, abbia a 
promuovere sempre tra noi il progresso letterario , e inciti mag- 
giormente alla virtti; in cui Catania, l'Atene della Sicilia di ogni 
tempo, fu non ultima, e nella palestra delle dottrine, e nell'affetto 
cittadino. 

V. 

« Però lo scopo d'un'opera, isolatamente considerato, sfornito 
per avventura di quanto 1' arte e 1' ingegno potrebbe apprestare 
di meglio non sarebbe a vero dire, che un'idea annunziata, nò po- 
trebbonsi sperare quei molteplici e salutari effetti, che di naturai 
conseguenza scaturiscono, ove da mano esperta verrà svolto l'argo- 
mento, e posto in lume conveniente. Che fa a me che altri per 
iscriver che voglia grossi volumi, mi mostri un abbondante splendore 
di pomposa erudizione, che non istia poi a proposito, e ingeneri anche 
al lettore una stucchevole, e nojosa ripetizione ? Cade qui proprio in 
accoucio quel che il buon comm. Manno nel suo bel libro dei vizj 



~ 137 — 

dei letterati dicea : ogni mediocre ingegno riesce facile nelF accu- 
mulare tutto insieme fogliuzze e pagliuche, per farne su una bal- 
doria di gioja, ma è del pratico e di chi ha fior di senno, scartar 
le couvenienti da quelle che uou ci stanno. Io, se ben m' avviso, 
trovo nell'opera del Eeina, un tesoro di erudizione non già pel 
numero degli scrittori che ei cita, né per le molteplici cognizioni 
scientifico-letterarie onde è piena, bensì per lo senno critico con 
cui ha saputo jillogarle, sicché esce di dritta ragione non e' esser '^" 
nulla d' ozioso, di inopportuno, d' inconcludente. E se vuoisi ag- 
giungere a tanto una locuzione maschia e severa, rispondente alla 
dignità del tema non può non dirsi davvero una gran bella cosa. 
Tanto è ben detto che gli umani studj possono benissimo e con 
dirittura sposarsi alla austerità delle scienza, e produrre mirabili 
effetti I 

VI. 

« Storico profondo il Eeina ci ha con raro discernimento con- 
dotto sin dai primissimi anni di Caronda ai nostri dì; mettendo in 
piena luce, a traverso la nube oscura dei secoli, quanto di gran- 
de, di utile e di bello sei)pero i nostri sapienti operare a -pro del 
progresso letterario, dei puliti costumi e del patrio incremento. 

VII. 

« E se come dicemmo , si ponga mente per poco allo inces- 
sante esercizio della nobile scienza in che si versa il prof, cata- 
nese, se alle continue pubblicazioni, e positivi lavori ad essa re- 
lativi, riesce cosa proprio ammirevole, com' egli nel tempo stesso 
saxDpia annunziarsi ai cultori delle lettere amene con tanto scelto 
corredo di storia, di estetica, e di letteraria dottrina. 



YIIL 

« E tu vedi a chiarezza di sole come le varie scuole di legisla- 
zione, di vulcanologia, di storia naturale, di medicina di chirur- 
gia e via dicendo impiantate tra noi , mentre che altri dorjniva, 
o la scienza vagiva bambina, da quei remotissimi tempi siu'oggi, 



— 138 — 

sien progredite sempre meglio alla meta, quasi per mirabile tra- 
mandar che uè hau fatto i padri nostri ai uepoti ; e neppur uu 
anello della gran catena siesi rotto fra noi ; siccliè è davvero 
orgoglio invidiabile di i^atria carità veder come poste in lucido 
specchio le migliori capacità del paese, che, fondando la scienza, 
di sì glorioso retaggio hanno arricchito i loro figli ! 

E qui, solo a colui che è muto all'amor di patria, non può 
"^non tornare maravigliosa e onorevole insieme la difesa che fa il 
Eeina della sapienza enciclopedica del celebre can. Eecupero ; di 
cui altri o perchè ignaro delle cose nostre, o perchè subdolamente 
informato , scrisse con poco rispetto e ammirazione ; laddove il 
nome e la fama dell' egregio filosofo dell' Etna durerà quanto il 
mondo lontana , perchè fondatore della scienza vulcanologica , e 
d' infinite dottrine ricolmo, in tempi, ripetiamo, quand'esse erano 
umilissime o in fasce. 



IX. 



« !N"obile dunque , grande ed onorata è la missione di colui 
che scrivendo reca onore alla terra natia; mettendo in luce i te- 
sori della patria sapienza, personificata nei sublimi ingegni ; così 
come le azioni virtuose sono il migliore impulso al progresso di 
una nazione , mentre il tristo esempio attutisce la virtù e le 
umane società corrompe. 



« Pensiero questo eminentemente poetico, e felicemente messo 
in atto dal Eeina, quando trasportandosi nel Panteon della nostra 
Università (da lui esclusivamente ideato, e posto in opera) . descri- 
ve in bel modo, passando per ogni parete di quello, tutti gli uo- 
mini illustri che Catania venera meritamente in tanto rispettabile 
sito; e in cui i giovani ingegni, in occasione delle Lauree , ispi- 
rano le vergini menti, ed educano il cuore a grandi virtù. Ei con 
maschio sapere d' una in altra parete ci vien mostrando ora i 
sommi filosofi, ora gli illustri legislatori, ora le celebrità lettera- 
rie e artistiche nei vari tempi. 



— Iu9 — 

« Bello e faticoso lavoro; trovaudovisi quella storica impar- 
zialità che è sola a pochi concessa, ed in cui di leggieri si scorge 
come P A, con istaucabile diligenza ed operosità abbia saputo 
far di tutto perchè si desse a Cesare quel ch'è di Cesare, e avesse 
ognuno quella lode che si convenga. Dal che ninno è che neghi 
come vero acume d' ingegno e di critica avvedutezza rilaca in 
siffatto lavoro , cui noi facciamo dal cuor profondo le migliori 
congratulazioni. 

E poi che incumbe a chi ha cuore di cittadino lo esternare, 
come meglio gli riesca acconcio, una lode meritata a persona che 
duri le piti belle fatiche perchè cresca l'onore della patria, e l'a- 
nimosa gioventìi s' infiammi sempre più nel sentiero della gloria, 
francamente io dico come il lavoro ultimo del Eeina (che col modesto 
titolo di Prolusione ha voluto regalarci) è opera che fa onore a 
Catania, alla Sicilia, all' Italia; e oggidì che le menti italiane fer- 
vono tutte allo sviluijpo morale, e al miglioramento nazionale, una 
opera tale darà alla sua volta un' ingentivo potente al progresso 
delle lettere e della virtù. 

XI. 

« Altri potrebbe dirci per avventura non originale l' idea del 
tema svolto dal Eeina ; e noi rispondiamo che è vero , qui e colà 
se ne ha di quelli che trattano or di uno or di un altro grande 
uomo ; ma un' opera di proposito come questa che abbiamo sot- 
t' occhio non si è già vista ancora ; e ciò pare a me solidissima 
ragione , perchè le si desse il primato su tutte. Altri potrebbe 
dir forse dottrinale sempre, austera e quasi monotona sia la locu- 
zione ; ma qni e' è anche da dire dalla parte nostra che il tema 
imponentissimo non vuole già fronzoli e ghirigori , anzi richiede 
una dicitura che corra regolare sì, ma sostenuta e nobile sempre. 

XII. 

« E questo ho qui detto non perchè io soglia col turibolo 
piaggiare grandi, o chi sieda in alto per ragione di dottrina : che 
questo non fu mai mio costume , anzi è opera questa cui Dio 



— 140 — 

non mi compose ; ma sol percliè i lontani, e gl'invidi della gloria 
nostra ricordassero pure una volta che sin dal tardo corso degli 
anni questa antica Atene della Sicilia ha dato al mondo supremi 
intelletti in ogni ramo dello scibile, e qui tra noi non è vano 
F ajìetto cittadino, come 1' opera del Eeina il comprova. 

Così bramiamo che esso si compia nella sua pubblicazione 
(e questo è comune desiderio) per l'onor nazionale, e per il nobile 
impulso alla crescente gioventti ! » 

Catauia 15 febbraro 1863. 

Gaetano Laganà 

Estratto dal giornale del Gabinetto letterario 
dell' Accademia Gioenia — Vedi voi. 2" fase. 1° 
geun. e febb. 1863. 

DJ Bibliografia Prolusione agli studj nella H. Università di 
Catania pel prof. JE. Beina — Ti^). Galatola 1862. 

« È questa la terza dispensa dell' opera che il Ch. Prof. Reina 
ha messo fuori sotto il modesto titolo di Prolusione, e che intanto 
contiene la storia letteraria dell' Ateneo della città di Catania. 

Il dire clie tale libro sia ornato di pregi non comuni sarebbe 
lo stesso che uniformarci al giudizio dei sapienti d'Italia i quali 
1' hanno meritamente elogiato. 

ISToi a dir vero non sapremmo qual cosa si dovesse prima en- 
comiare , se la peregrina erudizione saviamente azzeccata , se le 
prove autentiche e convincenti delle sue osservazioni, se 1' ordine 
delle materie a un tempo filosofico e cronologico, se l'amore della 
patria e l' imparzialità dei giudizi , cose che non vau sempre di 
accordo, ne anco presso gli storici di alto nome, se infine tutte 
quelle bellezze di unità e varietà che i sommi dei tempi nostri 
vi hanno sennatamente conosciuto. 

Due aspetti noi osserviamo in quest' opera i)regevole, che ci 
pare non aver letto precisamente nei vari pareri resi di ragion 
pubblica , cioè : il principio , e lo scopo. Il principio (a mio cre- 
dere) non istà nel conferire un novello onore ai dotti catanesi; 
nel far conoscere agli oltramontani che Catania è l' Atene del- 
la Sicilia, sede del sapere, terra ferace di sveltissimi ingegni " 



— 141 — 

le sono cose viete , e ai soli indotti non note ; ma i)er contrario 
sta nel provare a luce meridiana la superiorità assoluta del nostro 
genio rispetto agii oltramontani, e la superiorità relativa rispetto 
ai nazionali ; superiorità così grande da formare scuole nelle 
scienze, nelle lettere, nelle arti liberali e meccaniche da servire 
di norma ai popoli più culti ; con questo criterio — che imitan- 
doci han fatto bene, innovando han fatto male ; e in queste nostre 
ispirate creazioni provenienti da provvida natura spirituale e cor- 
porea, così che malgrado la deficienza dei mezzi conducenti al fine, 
malgrado tanti ostacoli di diversa specie, e forza distruttiva, mal- 
grado la durezza degli eventi da dover vincere, siamo stati sem- 
pre inventivi, e superiori. Ecco la differenza basilare del G-enio e 
dell' arte dell' ingegno, e del bello spirito, della creazione e della 
imitazione : questa nostra tempra d' ingegno solido e luminoso , 
questo genio creatore e robusto è per 1' appunto quello che for- 
ma le scuole, che esprime eloquentemente la natura superiore che 
battezza i secoli. 

Quindi l' illustre Prof. Eeina prova, esaminando, che noi ab- 
biamo avuto le nostre scuole di belle arti, di legislazione, di giu- 
risprudenza, di scienze naturali come in questa terza dispensa, e 
così per tutto quello che sarà per provare nel corso dell' opera 
egregia. 

Il fine dell' opera cennata non istà come altri potrebbe per- 
suadersi nel celebrare i fasti letterarj della nostra storia , nello 
sciogliere un' inno di laude alle Ombre generose e magnanime dei 
nostri padri, testatori della grande eredità del nostro sapere, ma 
nella rigorosa dimostrazione del suo teorema che si propose ad 
argomento sublime, e senza misura difficoltoso, nella rivendicazio- 
ne dei diritti all'onore di tanti eccelsi patrioti che i tempi sfa- 
vorevoli, o la malizia degli uomini avevano rapiti; del rimprovero 
allo straniero, che tante cose nostre si avea codardamente usur- 
pato, e ne millantava la vittoria senza avvedersi che frutta non 
sono di quei climi, né possono ivi germinare e maturare. 

Così parmi dovrebbe vedersi il fine della storia della Univer- 
sità e città di Catania del dotto Prof. Reina, e di tale maniera 
il richiamare le glorie municipali e nazionali, (cosmopolitiche ne- 
gli effetti) il decantare gli onori dei nostri sovrani ingegni, altro 



— 142 — 

non sono clie fini accidentali e secondar] ; né altrimenti noi pen- 
siamo si possa comprendere il principio e il fine dell'opera in di- 
scorso, e con questa guida degnamente giudicarne il merito, per 
conoscere a che valga quella vasta erudizione, quel rigorismo apo- 
dittico che opportunamente vi brilla, quell' imparziale fedeltà che 
tanto distingue gli storici, i quali vogliono raccomandarsi alla po- 
sterità riverenti. 

Ora un' opera di tanto pregio mentre è contemporanea, si as- 
sicura le simpatie degli avvenire , come la bellissima Prolusione 
del Monti : Dell'obbligo di onorare i primi scopritori del vero. 

L' opera del Reina era un potente bisogno ai tempi nostri , 
da molti zelatori della buona causa desiderata, ma da nessuno ese- 
guita con tal piano ragionato, e con tanta ammirevole diligenza. 

La patria dunque di tanto onore va debitrice al Prof. Reina, 
che si distingue come chirurgo di primo ordine , e come Profes- 
sore e Cancelliere della R. Università degli studj, e come autore 
di molte opere scientifiche, e come zelante raccoglitore, e conosci- 
tore esperto di molte opere di pittura, che i)resso di lui danno 
l' idea d' una piccola galleria di cose scelte e pregevoli. » 

Avv. Luigi Percolla. 

« (Il Leone di S. Marco etc.—'N. 8— Catania 4 Die. 1862). » 

UJ Siculorum Grymnasium.... la Prolusione del Sig. Prof. Reina 
(di che ancora gran parte in corso di stampa) vero repertorio ge- 
nerale delle glorie catanesi, che sono pure quelle della Sicilia e 
dell' Italia. » 

Y. Patamia Pulejo 

{La iiftertó -Catania— Luglio 1862 N. 50). 

FJ 11 Prof. Reina e la sua Prolusione agli studj nella B. Uni- 
versità di Catania. 

« Il Prof. Reina ha pubblicato la disp. 2^^ che comprende 
il prosieguo delle note alla sua dotta ed erudita opera titolata 
« Novello onore ai dotti e agli artisti Catanesi. » 

Reina, il cui nome suona scienza, generosità, filantropia, il 
profondo scrittore di cliirurgia , P uomo degli immensi affari , il 



— 143 — 

felice operatore, con questa dispensa 2* lia presentato sull' altare 
della giuridica scienza un lavoro da fare onore ad un profondo 
giureconsulto. 

Se noi non conoscessimo il Prof. Reina, se non avessimo avuto 
il bene di essere stati ammessi a far parte dei suoi amici, proprio 
avremmo dubitato se lo scrittore della Prolusione e delle Note 
fosse lo stesso profondo scrittore della dotta opera Sulle fratture 
coìnplicate, accolta dall'Accademia delle Scienze di Parigi ; se fosse 
il profondo conoscitore delle cbirurgiclie discipline, l'uomo a cui 
tanto deve la inferma umanità, o pure un altro Reina dotto giu- 
reconsulto ! 

In questa seconda dispensa egli non si limita solamente alla 
parte cronologica dei nostri scrittori sulla Scienza del Diritto , 
da incominciare dal XV Secolo; ma da giureconsulto filosofo mo- 
stra sinteticamente i principi giuridici svolti dai nostri scrittori 
nelle opere loro. 

È un lavoro che ha arricchito la scienza della Storia del Di- 
ritto. 

Santo è lo scopo dell' opera— Mostrare lo svolgimento scien- 
tifico del Diritto in questa Atene della Sicilia. 

'Son v' è pagina dalla quale non si rileva 1' amor patrio che 
anima il profondo scrittore. ISTemici dell' adulazione, ma figli della 
Verità abbiamo gettato sulla carta rapidamente queste brevi idee 
come il cuore ce le ha dettate dopo terminata la lettura. Ci ri- 
serbiamo esaminare 1' Opera quando l' Autore pubblicherà 1' appen- 
dice 2^ nella quale si propone esaminare le dottrine dei nostri 
patri scrittori per mostrare che Catania vanta una Scuola di Giu- 
risprudenza : Amiamo , e potentemente amiamo la patria nostra, 
Catania. Non possiamo quindi che ammirare ed amare coloro i 
quali dedicano i loro studj alla patria storia, e ne mostrano le 
glorie scientifiche. » 

FiL. Manduca 

« Giornale di Catania— Anno XIV. N. 32—23 Aprile. 1862. 

GJ « Il professore Reina , Segretario Cancelliere di questa 
R. Università ha pubblicato la 2-'^ dispensa delle sue J^'ote ed lUu- 



— 144 — 

strazioni ad una Prolusione da lui pronunziata nella grande aula 
di quella. In essa passa a rassegna la scuola di Giurisprudenza 
Catanese. L' onorevole Professore in questa parte biografica , in 
questo dolce tributo, che lia reso alla memoria dei nostri grandi, 
non si mostra meramente cronologico , ma discute le dottrine 
da essi loro professate, con tutta quella sennatezza che si po- 
trebbe richiedere in una mente legale. 11 jDrof. Reina in questa 
seconda parte ci ha fatto obliare di essere chirurgo. E noi nello 
avere ammirato il suo dotto lavoro non possiamo che tributargli 
da nostra parte i più sentiti encomi. Le illustrazioni di cui il 
Eeina ha fregiato la sua Prolusione possiamo considerarle come 
una storia letteraria-scientifìca catanese. Il Prof. Reina è stato 
il primo Segretario Cancelliere di questa nostra Università che 
ha saputo adempiere al piti grande al più sacro dei doveri, che 
a quella carica si associa. » 

Gius. De Stefani Nicolosi 

Giornale dì Catania — Anno xiv N. 27, 5 Aprile 1862. 

§ Consuetudini Sicole .... di costa le Sicole , perchè 
istituiscono la comunione familiare , elevano a causa della comu- 
nione anche, anzi direi, esclusivamente la natività dei figli — Bo- 
na .. . natis fila confimduntur et unum cor pus efficiutitur de honis 
Gommunihus . ... et sic de acquisitis, quae natione fiUorum com- 
munia sunt (§ lY n. 1, 2, 3, e 4, Perno, ivi). Questa qualità della 
comunione sicola, la quale sorge dai testi per se medesima , ba- 
lenò agli occhi della mente enciclopedica del professore catanese 
Euplio Reina , studiando i Commentari del suo Cosma ISTepita 
sulle patrie Consuetudini. 

Egli infatti, nell'aurea « Prolusione agli studi » della R. Uni- 
versità di Catania, tessendo non servo encomio al chiaro Giure- 
consulto per le di lui belle , ordinate e sapienti dottrine richie- 
ste allora dal nuovo studio di sicola Giurisprudenza, scrive così. 
« Specialmente nei Commentari sulla comunione dei coniugi, e dei 
figli nati dal matrimonio si rese immensamente utile con le sue 
dotte vedute , per cui egli il primo trattava un argomento di 



— 145 — 

tanta importanza pel diritto sicolo (1) ]S"otaste ? — Sulla comunione 
dei conjugi, e dei figli ! » 

L' equità maturale suggerisce di trattare egualmente tutti i 
membri della famiglia , il padre , la madre , i figli ; quindi ispira 
piuttosto la proprietà collettiva familiare la comunione dei conju- 
gi e dei tìgli, con la frase del Reina « anzicliè istituisca la suc- 
cessione, la legittima. » 

Sul terzo consuetudinario Sicolo, — Per V Avv. Gaetano Gianfrida 
da Siracusa — Palermo starap. di Doni. Maccarone 1862 — pa- 
gina 30 e 46. 



Letteee di uomini insigni nelle lettere 
E NELLE Scienze 

1. Ministero della Istruzione Pubblica — Gab. part. N". 4582 — 
Torino, 30 ISTov. 1861 — Il Sig. Ministro lia ricevuto con molto 
piacere la 1^ Dispensa da Lei inviatagli , della sua Prolusione 
agli studi nella E. Università di Catania; e gode per 1' onore che 
da tale opera deriverà non tanto alla S. V. Cliiar.™* quanto alla 
Università stessa. La quale così è falso eh' egli abbia in animo 
di sopprimere: che anzi la tiene in gran pregio, e si compiace di 
tutto quello che giovi ad accrescerne lo splendore. Ella accolga, 
egregio Sig. Professore , le sincere proteste di stima del suo — 
I)ev.™° Servitore — D.v Donati— All' Egregio Prof. Eeina, Catania. 

2. Ministero della Istruzione Pubblica — Gabin. part. N. 259 — 
Torino, 27 Aprile 1862 — Chiar.°^° Signore — La ringrazio della 



^) Reina ivi. Disp. 2^ pàg. 94. — Questo Arcangelo della Chirurgia della qua- 
le è eloquentissimo e profondo cattedratico nella più antica e più sapiente Uni- 
versità di Sicilia , la Catauese , apriva il corso del presente anno Universitario 
scrivendo la superiore Prolusione, in ufficio di Segretario-Cancelliere. Con essa 
egli ha esposto la Biografia degli Atleti di ogni sapere che fecondò quella terra 
eternamente vulcanica. Pure può dirsi che egli scrivendo dei suoi ha scritto di 
se medesimo ; perchè con tale profondo ingegno , con tanto raffinato studio , e 
con sì raro criterio ha giudicato gli uomini, e le loro produzioni, da farti du- 
bitare se mai gli competa meglio l'alloro delle mediche discipline, anziché quello 
della Giurisprudenza, e delle altre facoltà. 

10 



— 146 — 

detta Prolusione agli stadi nella E. Università di Catania, ivi 
letta dalla S. Y. Chiar."^'*'. Mi congratulo seco lei dell' amore col 
quale attende ad illustrare P antichità di codesto rinomatissimo 
Ateneo — Con particolare considerazione — 11 Ministro — Matteucci. 

3. Ministero della Pubblica Istruzione — 11 Segretario Gene- 
rale — Torino 4 die. 1861. — 111.°^° Signore — Il suo lavoro intorno 
alla Storia letteraria di codesta illustre Università è pruova non 
dubbia della sua erudizione — L' Università di Catania è una delle 
più belle glorie non solo della nobile Sicilia, ma di tutta Italia, 
ed io non saprei abbastanza lodarla dell' intendimento eh' Ella ha 
d' illustrarne le memorie. La ringrazio quindi del dono che ha 
voluto farmi , e mi creda con ogni stima e considerazione. — Di 
Lei Dev.°^° Beioschi— 111.™° Prof. E. Eeina, Catania. 

4. Torino, 25 Marzo '62 — Egregio Signore — Io le chiedo mil- 
le scuse se ho tardato tanto a rispondere alla gentilissima sua 
del 28 dicembre p. p. colla quale accompagnava il prezioso dono 
della 1* Dispensa della sua Prolusione agli studi, in codesta Uni- 
versità. 

Io volevo leggerla prima di scriverle ; ma le occupazioni di 
cui mi trovava incalzato mi fecero procrastinare questa lettera. 

Ora mi permetta , Chiar."^° Signore , che io le faccia i miei 
pili sinceri ringraziamenti per questa j)rova di benevolenza con 
cui Ella volle onorarmi , e mi rallegri con Lei per questo suo 
pregevolissimo lavoro. Ella non jjoteva scegliere un tema più op- 
portuno e più acconcio alla circostanza e alla solennità , ricor- 
dando gli uomini che con il loro ingegno e col loro sapere illu- 
strarono codesta insigne Università, e codesta città celebre per 
tante memorie. 

Uno dei più efficaci incitamenti alla gioventù è certamente 
il rammentare le glorie dei valenti che ci precedettero nelle vie 
della Scienza; massime quando chi le espone mostra tanto amore 
al sapere, tanta elevatezza di sentimenti , e così profonda cono- 
scenza del soggetto, come la S. V. 111.™^ . Le note che fanno se- 
guito e complemento alla sua orazione sono un tesoro di scelta 
erudizione, e giovano a far meglio conoscere al rimanente d'Ita- 



— 147 — 

lia quanto sia benemerita delle scienze;, delle lettere e delle arti 
codesta Isola per tanti titoli insigne — Mi abbia per tanto la S. 
V. iscusato pel ritardo a compiere il dovere mio verso di Lei, e 
presentandole i miei piti sinceri ossequi la prego a volermi con- 
siderare quale ho 1' onore di professarmi — della S. Y. Chiar.™* 
dev.™° ed obblig."^" serv. — Pietro L. Albini. 

5. Rispettabilissimo Signore — Onorato del gentile dono della 
sua elaborata Prolusione agli studii dell' Università di Catania tro- 
vo che veramente con adatto titolo è la stessa un novello Onore 
ai dotti e agli Artisti Catanesi sì per la dovizia dell' erudizione , 
per la giudiziosa critica, e sopratutto per quel nobile patriottismo 
ond' è dettata. 

Reputo siffatto lavoro un monumento letterario jyeT la sua 
città natale, degna Atene della nostra Sicilia, più perenne del 
bronzo, imi)rontando qui la frase oraziana ; e fò voti che sia tosto 
e ovunque diffusa cotesta preziosa elucubrazione , che divulga le 
glorie scientitìche, letterarie, e artistiche di Catania, che in pari 
tempo è bella gloria sicula ; mentre attesta il merito dello scrit- 
tore, che rende così un utilissimo servizio all' Italia, alma madre 
come la disse Virgilio, il maestro di Dante , che alla sua volta 
la chiamò « di magnanimi madre » — Si abbia dunque V. S. le 
mie congratulazioni , e prosiegua sempre così nel nobile aringo 
d' illustrare la patria dell'antico Caronda, e del moderno Bellini, 
1' uno e l' altro capo-scuola nella scienza del diritto, e dell' armo- 
nia. — Messina 13 febb. 1863 — dev. ser, e amico — Colonnello Dom. 
Maetines. 

Pregiatissimo Signore — Le sono assai grato del gentile suo 
ricordo nello inviarmi la prima dispensa della sua storia letteraria 
di cotesta Università ; imperocché mi ha dato occasione di am- 
mirare il suo lavoro, e per le coscienziose ricerche cui è stata 
obbligata, e per la erudizione, e per lo nitido stile. Cotesta U- 
niversità, che può veramente dirsi 1' alma mater dei piìi distinti 
nostri cultori delle Scienze, e di ogni umano sapere , ha trovato 
in Lei un degno espositore dei suoi meriti letterarj. Ella ben 
giudica del mio sentire per la Università, cui devo quel poco eh' io 
sappia nel diritto civile; il mio è debito di gratitudine che non 



— 148 — 

si cancellerà giammai. E sento altresì gratitudine per tutti cote- 
sti ottimi cittadini che mi hanno sempre onorato del loro atìetto. 

Gradisca i miei rispettosi ossequi, e a' suoi comandi mi cre- 
da — Torino 20 gennaro 1862. Di Lei Dev.mo Matteo Eaelt. 

6. Toulouse. Le 13 Avril 1865 — Monsieur — J'ai regu les livrai- 
sons de l'ouvrage que vous avez consacrò à l'histoire litteraire de 
l'TJniversité de Catane, et dont vous avez bien voulu taire hommage 
à l'Académie de legislation de Toulouse. Les membres de l'Aca- 
démie étant en ce moment disseminò par les vacances de la semaine 
sainte, et la prochaine róunion ayaut été renvoyée au 26 de ce 
mois; c'est seulement alors que je pourrai soumettre à l'Académie 
l'écrit que vous avez envoyé. Je puis toutefois vous dire en 
son nom qu'elle sera reconnaissante de cet hommage, et que 
son président designerà, suivant l'usage, un de ses membres pour 
lui faire le plustòt possible un rapport sur votre écrit. Je suis 
certain aussi qu'elle montrera le j)lus grand empressement à s'at- 
tacher par le titre de correspondent un autre jurisconsulte de cette 
feconde Italie , qui est bien la terre classique de la jurispruden- 
ce — Je vous prie, Monsieur, en attendant que ce lien vous rat- 
tache à notre académie, d'agréer l'expression des sentiments les 
plus distinguóes de votre trés obéissant serviteur. F. Sacade. 

7. Preg. Sig. — Della sua Prolusione Ella ha fatto, Signore, 
un' opera di storia patria, un atto di patria carità : e gioverebbe 
che tutte facessero il simile le città italiane con i3arsimonia d'e- 
lette parole , non per invanire dei vanti passati , ma per averne 
eccitamento a nuove opere degne. Se tante notizie a Lei piacque 
raccogliere in forma di note, anziché disporle da se, collocando in 
nota solo le citazioni, io vo credere che alla fine dell' opera un 
indice renderà piìi facile e piti profittevole 1' uso di quelle; per- 
chè gl'indici sono non solamente risparmio di tempo, ma vero in- 
cremento e di valore ai libri, e di benemerenza agli autori dei 
libri. Del resto , se primo fondatore delle pubbliche scuole fu il 
grande cittadino di Catania, Caronda, speriamo nel Dio di verità 
che le pubbliche scuole , assordate da declamazioni discordanti e 
bestemmiatrici, non facciano ai padri e alle madri parere malau- 
gurato l' esempio di Caronda. E speriamo nel Dio che ci diede la 



— 149 — 

legge perfetta di libertà che la favola arguta del quasi catanese 
Stesicoro, così grecamente narrata da Orazio, non trovi dolorosa 
conferma, dopo le tante, nella presente storia italiana. — Accolga, 
Signore, i ringraziamenti del suo Dev. N. Tommaseo — (21 maggio 
1865, di Firenze). 

Preg. Sig. Prof. E. Eeina. 

All' Egregio e Chiarissimo Prof. Euplio Reina — Segretario 
Cancelliere degli studj di Catania etc. 

Per la sua stupenda Prolusione all' anno scolastico 1859-60. 

EPIGRAFE 

Bapientum effigies quas descripsisti, Sapiens, 
Tua, quia vivis (et longius vivas !J careni. 

SONETTO 

Al tempio sacro all' iaumortal memoria 

Dei cittadini sapienti eroi 

Una voce chiamommi; e udì la storia 

Dei tempi primi e quei che venner poi. 
Era ogni detto 1' eco d' una gloria 

Che ai tanti onori meritati suoi 

Unia la Patria ; e ben smeutia la boria 

Di chi ci grida esser già morti noi ! . 
I verdeggianti sempiterni allori 

Nostri laudati in modo alto e gentile 

Piatisi di gioja trassero da' cuori 
O generoso, eloggiando intanto 

Degli avi la virtìi nell' aureo stile 

Merti ben di sederti a loro accanto. 

G. Rosso BORZINO 



Aiigilu beddu miu, Eupliu a tia parrn, 
Ca mi dasti la vita, e la saluti ! 
lu leju stii to libru, o 1' occhi ammarru, 
E li labbra costringiu a starsi muti. 
Pirelli fa maravigghia (e ccà non sgarra) 
Stii dottu libru, e uni rendi alluccuti. 



— 150 — 

La Patria ridi, e mustra a cui cci va, 
La Storia tua di 1' Università, 

(Dettato uella sera del 9 luglio 1803, dal reved. decano G. 
Sardo, mentre iielF età di auiii 96 giaceva infermo). 

A lu Signuri Eupliu Eeiua, in occasioni di aviri mannatii al- 
l' anturi la secunna dispensa di la sua Opira ca x^orta p])i titulu — 
Novello onore ai dotti e agli artisti Oatanesi. 

L' opra vostra ammirevoli 

Di cui Auturi siti 

N' lia fattu ben couusciri 

Quanta duttriua aviti. 
Lu scopu distiutissimu 

È un scopu santu e più ; 

Pirelli cunserva all' omini 

Quantu ce' lia datu Diu. 
lu suguu sicurissimu 

C a st' Oj)iri ammirauni 

Non po' qualuuqui patria 

Nigari amuri granni. 
Ma quaunu una materia 

Si tratta di sta sorti 

CMstu è uu' amuri patriu 

Amuri troppu forti. 
Riuesci tantu st' Opira 

A tutti nui gradita 

Ch' in leggirla e rileggirla 

lu passiria la vita. 
Ma, ohimè ! vi divu avvèrtiri 

Ca vui, min di gnu auturi 

(C è provi e testimonj) 

Mi siti dibituri. 
Cioè : di la beli' Opira 

Di vui già cuminciata 

Vidu ca mi lassastiTu 

Davveru a menza strata. 
E mentri promittistivu 

Di darimilla tutta 

Ccu na dispensa- simplici 

Vui mi la dati rutta, 
lu non vurria premettiri 

(Saria uà crudiltà) 



— 151 — 

Ca culpi a tautu debitu 

La vostra vuluntà. 
Ma iu a vui stissu giudici 

Fazz' ora, e si jratiti 

Scriviti la sinteuzia 

Si tortu non aviti. 
Iu ntra li vostri pagini 

(Oh cca vi parru giusta) 

Oltri Iu prufittevoli 

Ci trovu tantu gustu. 
Ca mentri eterni reuuiri 

Taut' omini viiliti 

Vui stissu vui medesimu 

Eteruu vi riuniti. 
Intautu si di 1' Opira 

Lu restii a mia non dati 

Vuliti ben couusciri 

Lu comu mi lassati ? 
Comu un' infanti ingenuu 

Ca mentri addatta, spinua, 

Pirelli so ma non sazziu 

Ci leva già la minna. 
S' è lu maternu fluidu 

Lu primu so elementu 

Privarlu è cosa barbara ; 

Fri mia non e' accunsentu. 
Signuri, siddiarivi 

In non pritennu echini ; 

S' aju parratu stolitu 

Lu giudicati vui. 
Ma n' semi a stu giudiziu 

Duviti anchi pinsari 

Ch' iu cantu : E' un veru debitu 

Frumettiri e non dari. 

G. Guardo 



« L'opiuione clie Carouda desse legge ai Turj provenne dal cre- 
dere senza esame, clie la scuola pitagorica avesse formata la saiiienza 
di Caronda e di Zaleuco, errore troppo spesso ripetuto fino ai no- 
stri giorni e accreditato da Posidonio (Ap. ISenec. Ep. 90) Scrit- 
tore più eloquente che esatto (Diod. XII, 12 — 21. — Ephor. ap. 
Strah. VI, pag. lld — Regescmder Delphus, ap. Athen. — XI, 15, 



— 152 — 

pag. 508) ». E vedete: Novello onore ai dotti e agli artisti caia- 
nesi — Prolusione agli studj nella R. Università di Catania , del 
Prof. E. Eeina ; in corso di stampa, pag. 39 e seg. 

L' Autore che ho citato per cagione di utilità, di onore, e di 
cordiale reciprocanza, con la sua lucubrazione somministrerà una 
pruova decisiva di quella valentia , mercè la quale ha con laude 
accoppiato la amenità degli studj filologici aUa gravità degli scien- 
tifici, che tanto il distinguono. Di cinque Appendici, che andran 
collocate in calce al precitato suo lavoro, una verserà sulla Giu- 
risprudenza catanese. Forse 1' esimio professore dirà in essa di 
Garonda piti di quanto da me e da altri sin'oggi si è scritto, » 

V. Sul colle di S. Basilio — Discorsi di Mario De- 
Manro, Prete Scordieuse — Cat. 1861, pag. 226. 



Facciamo seguire, senza alcun comento, i documenti che spie- 
gano la ragione per la quale il Prof. Reina fu costretto a inter- 
rompere 1' Opera sua « Novello Onore ai dotti etc. » 

jR. Università degli studj di Catania 
Congresso del 4 dicembre 1860. 

« Trovando onorifiche per l'Università il rendere di pubbli- 
ca ragione per le stampe le Prolusioni che si leggono dai Profes- 
sori tanto per 1' apertura degli anni scolastici, che per la inaugu- 
razione delle Gattedre, quante volte possono riconoscersi pregevoli 
dalla Deputazione, 

« Ed essendo inedite le Prolusioni del Prof. Reina letta nel 
passato anno, e quella del Prof. De-Luca letta da ultimo , non 
che il Discorso inaugurale per la cattedra di Diritto di Natura, 
pronunziato dal Prof. Marchese, 

LA DEPUTAZIONE DELIBERA 

« Che la Prolusione dei Professori Reina e De-Luca, ed il 
discorso del prof. Marchese si stampassero a spese di questa Uni- 
versità, gravandosene la spesa sulle imi^reviste della futura ge- 
stione. » • 

« La Deputazione, firmata — Giuseppe Catalano — Agatino Lon- 



— 1Ò3 — 

go — Giov. Ardizzone— Michelangelo Bonaccorsi — Euplio Eeiiia — 
Segr. — Cancelliere. » 

A 21 Agosto 1862— N. 972. 

Eccellenza — Il Prof, di Chirurgia ed Ostetricia per l'apertura 
dell' auuo scolastico 1859-60, leggeva una Prolusione eruditissima 
contenente l' Istoria degli uomini illustri prodotti da questa R. U- 
niversità, e che vi hanno occupato delle Cattedre. Tal lavoro la 
Deputazione del tempo ordinava si fosse stampato, ed in corso di 
pubblicazione trovandosi, si vede la spesa ammontare, per le innu- 
merevoli ed interessantissime note aggiuntevi, alla cifra di L. due- 
milaquaranta. L' Amministrazione oggi però non avendo mezzi a 
soddisfare tale debito, poiché gli introiti tutti aggregati alla E. 
Finanza, il sottoscritto prega 1' E. V. volersi benignare autorizzare 
la spesa nella detta somma di L. 2040, e proutuariamente spedire 
il maudato di pagamento a prò dell' Editore Sig. Crescenzio Ga- 
latola, nella somma di L. 712, 72, spesa fatta a tutto oggi, salvo 
a ripetere il rimanente alle nuove consegne; e ciò sopra il fondo 
delle L. 60000 iscritto nel bilancio, come a calcolo per spese im- 
prevedute, non riferibili a categorie. — Il Rettore — G. Catalano. 

Ministero della Istruz. Pubbl.— Divis. 6^ Sez. 1''^ X. 972. To- 
rino, addì 5 settembre 1862. — ]^on lieve sensazione ha il sotto- 
scritto provato all'annunzio fatto dal Sig. Rettore della R. Uni- 
versità di Catania colla nota al margine segnata, intorno alla pub- 
blicazione della Prolusione letta dal Sig. Prof. Reina nella circo-- 
stanza dell' apertura dell' anno scolastico 1859-60, e non saprebbe 
darsi ragione come di un lavoro letto sul finire del 1859 siasi 
differito a tre anni dopo la stampa, e come questa possa ammon- 
tare a sì grave spesa di oltre duemila lire — Alla pubblicazione di 
tali opere suolsi provvedere immediatamente dopo la loro let- 
tura, giacché sono cose piuttosto di attualità, quantunque le opere 
letterarie siano generalmente sempre vive ad ogni epoca, e la loro 
spesa che suolsi fare sopportare dai fondi del bilancio dell' anno 
economico in cui ha luogo la lettura, non dovrebbe ascendere a 
sì egregia somma ; a meno che non si fosse tirato uno stragrande 
numero di copie, e negli accessori venisse osservato un pò di lusso, 



— 154 — 

e di eleganza. Neil' invitare pertanto il Sig. Rettore a fornirgli 
gli occorrenti schiarimenti sui due j)unti anzidetti non può però 
nascondergli il grave imbarazzo in cui trovasi questo Ministero 
nel provvedere all' uopo al pagamento di quella spesa coi fondi 
del corrente anno, senza fare caso per ora delle obbjezioni che da 
questa R. Corte dei Conti gli potrebbero essere sollevate ; ])er cui 
parrebbe piìi opportuno, e lo scrivente consiglierebbe cotesta Ret- 
toria, a sospendere la pubblicazione di quella orazione , quando 
non fosse per anco ultimata la composizione della relativa stampa. 

Il Ministro — BmoscHi. 



A 16 settembre 1862— N. 1064. 

Eccellenza — Conforme ha 1' E. Y. ordinato con la ministeriale 
del 5 corrente Div. 6^ Sez. 1^ N. di pos. 100, di Prot. 22675, di 
Par. 4000 — ha il sottoscritto sospesa la continuazione della stam- 
pa del Discorso del Prof. Eeina, pronunziato per preludere in que- 
sta E. Università l' anno scolastico 1859-60. Frattanto giova som- 
mettere all' intelligenza dell' E. Y. che quella Prolusione non po- 
teva stamparsi immediatamente a causa delle note di cui voleva cor- 
redarla 1' Autore, e per la sopravvenuta Eivoluzione. La somma 
da autorizzarsi però montava alla cifra di L. 2040, dacché avreb- 
be il lavoro voluto illustrarsi di Eitratti e strumenti in litografia, 
ma in vista della economia propostasi dal E. Governo la spesa 
potrebbe restringersi alla cifra di L. 1425, 45, ai termini del conto 
aggiustato col Tipografo Sig. Galatola che Le si soccarta. Final- 
mente si fa osservare che quel discorso inaugurale per il suo sco- 
jDO assumeva delle proporzioni estese, non mica sul suo contesto, 
ma sibbene nelle succennate annotazioni, che rivelano notizie in- 
teressantissime sul progresso della Istruzione Siciliana, per opera 
di questa Università, e che 1' Autore ha voluto di proposito ap- 
profondire, per servire alla storia dell'antico e un tempo unico 
Ateneo di Sicilia, cui andava tenuto come un obbligo a scrivere nella 
qualità di Segretario-Cancelliere, per 1' art. 56 del Eegolamento 
del 1840. Il sottoscritto in vista di ciò prega 1' E. Y. a parteci- 



— 155 — 

pargli le disposizioui clie crederà conveiiieDti sia per la coutiuua- 
zione che per la sospensione di uu' opera di tanta importanza. 

Il Eettore — Catalano. 



Torino 4 Ottobre 18G2. — Ministero della Istruzione Pubblica 
Div. 6^ Sez. 5'^^ 5468 di Pos. 100— di Prot. 2/5 9— di Part. 2193. 
Grli scMarimeuti forniti dalla S. Y. colla nota qui controindicata, 
spiegano fino ad un certo segno come la stampa di un semplice 
discorso inaugurale salisse a tanta spesa, e percliè dal 1859 fosse 
differita sino ad ora. 

Però sta sempre un ostacolo grandissimo alla stamela predetta, 
ed è che sul bilancio del corrente esercizio non è stata preveduta 
né impostata alcuna somma a ciò, e questo Ministero non potreb- 
be certo sentirsi animo a presentare al Parlamento una domanda 
di credito supplementare per siffatto oggetto. 

In tale condizione di cose non rimane che soprassedere alla 
stampa del Discorso del Professore Eeina, il quale frattanto potrà 
essere deposto negli archivi di codesta E.. Università per essere 
all' uopo consultato. 

Il Ministro — Brioschi. 

A 22 ottobre 1862— N. 1175. 

Eccellenza — Il Discorso del Prof. Euplio Eeina, per cui l'È. 
y. con Ministeriale del 4 corrente (di vis. 6''' Sez. P" IST. di Pos. 
110, di Prot. 21179 — di part. 2193) ha ordinato conservarsi in 
Archivio, fa pena certamente non vedersi continuato oggi a stam- 
parsi che è arrivato sino alla metà della pubblicazione, e potrebbe 
riuscire utilissimo alla illustrazione di questa E. Università, e di 
Catania, di cui può dirsi essere la somma della Storia letteraria. 
Eitenendo i^erò come ragionevole il motivo che la impedisce di 
fare allogare nel bilancio un apposito fondo supplimentare dal 
Parlamento, il sottoscritto pregherebbe P E. Y. permettere che 
la somma di L. 712, 72 venisse soddisfatta sui risparmi dell'am- 
ministrazione del Eettore, e le rimanenti L. 712, 72, si allogas- 
sero nel bilancio del 1863 ; perchè potesse poi interessarsi l' E. Y. 



— 156 — 

ad esaudire tale desiderio onorasi il sottoscritto prestarle un con- 
simile delle dispense pubblicate, per cui l'Autore ha riportato elogj 
e parole d' incoraggiamento e da' letterati d' Italia e d' oltremonti, 
e più che ogni altro dall' E. V. a nessuno di loro secondo — Il 
Settore — atal an o . 

Ministero della P. Istruzione (Div. 6=^ Sez. 1^^ 6073— di Prot. 
100, di Posiz. 130, di Prot. 28977, di part. 2467.) 

Se come lo fa supporre il tenore del foglio di S. S. 111. ma 
del 20 p. p. Ottobre JST. 1175 il Rettorato di codesta Università 
ha sui fondi suoi del 1862, o degli antecedenti, degli avanzi sui 
quali poter pagare alla Tipografia Galatola le L. 712, 72, di cui 
è in credito per la stampa delle prime dispense del discorso del 
Prof. Eeina^ non si ha difficoltà ad autorizzare il pagamento di detta 
somma, che sarà a suo tempo giustificata nel resoconto. Per ciò 
X30i che riguarda la continuazione della edizione, dispiace allo Scri- 
vente di non potere accondiscendere alla proposta di domandare 
all' uopo un fondo nel Bilancio dell' anno 1863, dovendosi per la 
situazione dell' erario, e la necessità del Paese rigorosamente im- 
pedire ogni spesa che non sia d' assoluta necessità. 

Il Ministro — Brioschi. 

Dopo codeste pratiche il Prof. Reina fece subito depositare 
tutti gli esemplari delle tre Dispense negli Archivj della Univer- 
sità — Non sappiamo qual sorte abbiano avuto in quei locali, poi- 
ché di essa Opera una sola copia se ne conserva nella Biblioteca 
Universitaria. 



I. APPENDICE 

Sul Capitolo VI delle Costituzioni Protomedicaii di Sicilia 

al 1429 



e O IVI E N T O 

DEL Prof. EUPLIO EEINA 



Sanctissimum et reipubblicae utilissimum 
est hoc caput, ut scilicet medici omnes, tata 
physici quam chirurgici, ad anatomiae exer- 
citium venire cogantur , adminus quolibet 
quinquennio. 

Philippus Ingrassias {In additionibus Ca- 
pitulis Antonii De-Alexandró). 



La sentenza di Filippo Ingrassia celebre Protomedico di 
Sicilia al 1568 , non è stata apposta al presente Cemento per 
imporre, mercè l'autorità di uno scienziato di meriti distinti, il do- 
vere che incombe ai medici ed ai cliirurgi di studiare l'anatomia. 
Questo dovere da non poco tempo è notissimo, e più non lia bi- 
sogno di autorevole giudizio per essere , come è , generalmente 
apprezzato giusta il- suo preponderante valore. 

Il motivo onde ho fatto precedere questa epigrafe è di di- 
dimostrare l' importanza, in quei tempi, del Gap. VI delle proto- 
medicali ordinanze di Antonio De- Alessandro , anche egli Proto- 
medico di Sicilia al 1421; in forza del quale Capitolo si ordinava 
di dovere intervenire i medici ed i chirurgi siciliani alle eser- 
citazioni anatomiche su i cadaveri, da farsi ogni cinque anni, ora 
in una ora in altra città , o in diverso luogo conveniente del Re- 
gno; e ciò oltre lo studio anatomico, che eglino avean latto nelle 



— 158 — 

pubbliche scuole mediclie, onde ottenere 1' abilitazione legale a 
potere esercitare la medicina e la chirurgia. 

Appunto è questo Capitolo che intendo comentare , allo 
scopo di far maggiormente rilevare lo studio anatomico su i ca- 
daveri in Sicilia, nel secolo decimoquinto ; e di dimostrare che 
questo studio in esso secolo ebbe comiiiciamento in Catania , e 
da questa città per tutto il Regno si diffuse, prima che vi si fosse 
stabilita al 1444 1' Università degli studj. 

lu primo luogo stimo conveniente far conoscere che Antonio 
De- Alessandro fu medico catanese ; nel 1421 meritò essere de- 
nominato dal Re Alfonso, egregium artium, et medicinae magistruin, 
ed eletto medico del Re, e Protomedico di Sicilia e delle isole 
adiacenti. Egli succedeva nella sudetta carica al vecchio ed in- 
fermo Blasco Scammacca, anch'esso medico catanese ; il quale sia 
perchè fosse magister in artihus et mecUcince , sia x^erchè medico g 
consigliere, e familiare del Re Martino, dal medesimo era stato 
eletto al 1397 Protomedico di Sicilia. 

Antonio fu il primo sapiente Protomedico siciliano che se- 
riamente occupandosi della sua carica, della dignità e utilità som- 
ma della medicina, e segnatamente della chirurgia , scriveva le 
Ordinanze Frotoniedicali, che approvate e sanzionate dai due Pre- 
sidenti del Regno, Niccolò Speciale, e Guglielmo Moncada, furo- 
no pubblicate con la data di Catania, 15 di Marzo 1429 — Ebbero 
vigore di leggi ed effetti legali, e furono ristampate al 1564 da 
Filippo Ingrassia , anch' egli , come si sa , Protomedico di Si- 
cilia, Gum nostris (sono sue parole) additioìiihus, glossis , Umitatio- 
nihns, elucidationihusque. ^) 

Un' altra edizione , fatta dal Protomedico Paolo Pizzuto al 
1637 in Palermo , dimostra che le ordinanze di Antonio erano in 
attività siilo a quelV anno. 

Tra i venticinque Capitoli che formano le anzidette Ordinan- 
ze, il VI riguarda, come ho detto, un tratto storico dello studio 
anatomico in Sicilia al Sec. XV ; a' nostri giorni, in cui da 



^) Coustitutiones, Capitula etc. Regj Protoraedicatus Officiis. Gap. VI. Pa- 
ri ormi, 1564 iu 4°. 



— 159 — 

nazioiìali e stranieri ^) si studia nuovamente la storia dell' ana- 
tomia in Italia, merita di essere riprodotto ed illustrato — Eccomi 
a tale assunto. 

Il sudetto Capitolo è così concepito — Gap. VI « Quod qttoU- 
bet quinquennio in aliqua insignium Givitatum regni , aut loco con- 
venienti fiat anatomia; in quo cuncti medici tam physici, quam chi- 
rurgici requisiti intersint: nisi constet fuerint legitima causa impe- 
diti. Qui vero contravenerint solvant expensas necessarias prcedicto eser- 
citio , et filtra uncias duas. Ad talem vero actum ordinandum et 
exequendum sit deputatus Protomedicus, et duo alij doctores medici- 
nae, quos prefati magnifici Domini ordinaverint. » ~) 

Non fa d' uopo intrattenermi per esaminare oggi la impor- 
tanza clie in quei tempi davasi alla legge contenuta nel cennato 
Capitolo. A rilevare ciò basta considerare quanto ne disse nella 
sudetta sentenza il dottissimo Ingrassia, della quale giova ricor- 
dare solamente le seguenti parole « Sanctissimum et reipublicae 
utilissimum est hoc caput ». Piuttosto stimo prendere atto di que- 
sta legge onde osservare che dallo aver ordinato il nostro De- 
Alessandro di farsi anatomia ogni cinque anni , importa che al 
1429 si sezionavano in Sicilia cadaveri j^er lo studio anatomico ; 
e che per tali disposizioni i siciliani non facevano opposizione 
veruna , tranne Messina , ove G-iambattista Cortese professore in 
quella Università, verso il 1625, in ventiquattro anni non potè se- 
zionare che due cadaveri , ìiec commode (sono sue parole) sed tu- 
multuose, et maxima cum difficultate. » ^) 

Se nella rimanente Sicilia vi fossero state delle opposizioni, 
come in altre parti d' Italia, alla dissezione dei cadaveri, iDare che 
il nostro Protomedico avrebbe dovuto riunire alla sudetta legge 



i) Dello Studio e dello insegnamento dell' Anatomia in Italia nel medio Evo. 
Notizie e considerazioni del Prof. A. Corradi— Milano 1873— Hyrtl. Vergaugenlieit 
imd Gegenwart dea Musemns tur meuschliche Anatomie ander Wiener Universitiit. 
Wien 1869 — Lo Studio dell'Anatomia in Sicilia etc. del Prof. S. Nicolosi Tir- 
rizzi — Catania 1875. 

2) Vedi le sopracitate « Constitutiones, Capitula etc. d' Ingrassia. 

3) Misceli. Medicinal. Decas I. Gap. I. p. 4. Messanae 1625 — A. Corradi. 
Op. cit. p. 30. 



— 100 — 

V altra dell' obbligo a olii spettava di apprestare i cadaveri biso- 
gnevoli , e delle pene nel caso di rifiuto o di trasgressione alla 
legge. 

Il non trovarsi sin' ora nella Storia nostra altro documento 
di opposizione dei siciliani alle autopsie, tranne del sopracitato ri- 
guardante Messina, sarebbe, a mio credere, una prova favorevole 
alle stesse autopsie in Sicilia. La legge protomedicale poi clie or- 
dinava di farsi l' anatomia in aliqua insignium Cimtatum regni mi 
penso si potrebbe ritenere come un' altra simile prova, riflet- 
tendo che nelle principali città dell' Isola facilmente potevansi pro- 
cacciare i cadaveri necessari alle esercitazioni anatomiche. E se 
mal non mi appongo credo che la sudetta legge ordinando di po- 
tersi scegliere i^er tale esercizio, oltre ad una insigne città altro 
luogo conveniente, concorre a sorreggere le addotte prove, poi che 
nella parola conveniente vi si potrebbe comprendere anco un luogo 
ove con facilezza si avessero potuto ottenere i cadaveri. 

Se mai fosse vero, come ritengo per gli esposti ragionamenti 
e per altri che sarò j)er riferire, che i siciliani di quei temj)i era- 
no proclivi alle sezioni dei cadaveri, bisognerebbe convenire che 
siffatta proclività sia stata tramandata a' nostri tempi, conservan- 
dosi sino adesso, ove non solo facilmente permettonsi in Sicilia , 
e segnatamente in Catania, le sezioni cadaveriche ma anco volen- 
tieri vi si assiste. 

Intanto non posso tralasciare che la legge protomedicale in 
discorso torna ad onore di Catania, ove nacque , e della Sicilia , 
ove si diffuse, per un' altro riguardo , cioè : perchè sorse nel se- 
colo XV, secolo di grandi svolgimenti intellettivi in tutte le Uni- 
versità italiane verso la cultura dell'Anatomia : essa studiavasi su i 
cadaveri, a preferenza delle altre nazioni, e nei tempi piìi an- 
tichi, onde 1' Haller diceva benissimo che gì' italiani per i primi 
« corporei liumana dissecuerunt, sensim tamen ad alias gentes utilis 
audacia pervenit. » ') 

Qui sarebbe da ricercare se la legge del De-Alessandro sia 
stata preceduta in Sicilia da altra analoga legge. Però sebbene 



1) Bibliot. Anat. 1. 65. 



— IGl — 

tale ricerca sia alquanto lontana dallo scopo di questo lavoro non- 
dimeno mi proverò di esporre alcune mie idee sopra la stessa. 

Xon può mettersi in dubbio che l' Imperatore Federico san- 
civa per V impero la legge, forse al 1241, che egli stesso fece in- 
serire tra quelle che formavano le Costituzioni del regno di Si- 
cilia, « di non ammettersi nullus chirnrgicus ad practicam nisi te- 
« stimoniales literas offerat magistrorum in medicinale /multate le- 
« (jentium, q. per annum saltem in ea parte medicinae studuerit, quce 
« chirurgice instruitfacultatem, prccsertim anatomiam humanorum cor- 
« porum in scholis didicerit, et sit in ea parte medecinw perfectus, 
« sine qua nec incisiones salubriter fieri poterunt , nee factae cu- 
« rare. » ^) 

Legge sapientissima che onora il Monarca che la sanzionava, 
ed il Ministro che la scriveva, il sapiente Pier delle Vigne. 

Intanto la esecuzione di essa non poteva aver luogo in Sici- 
lia. Fatta per gli studenti di medicina doveva essere eseguita da 
costoro nelle scuole mediche, ove i discenti la chirurgia erano 
obbligati, giusta la stessa legge, a studiare per un anno anatomia 
sul cadavere ; dopo tale studio, riportandone P attestato dei pro- 
fessori, venivano autorizzati allo esercizio della medicina, e se- 
gnatamente della chirurgia. Kon essendo allora in Sicilia scuole 
pubbliche uè di medicina uè di altre scienze, così in quest' isola, 
è da credersi, non si eseguirono mai autopsie per lo studio ana- 
tomico, secondo la sudetta legge di Federico. 

Ciò non ostante, era dai siciliani conosciutissima, segnatamente 



^) V. Constitiitiones Begiim Regni idriusque Siciliae Friderigo II Imperatori. 
Per Petrum De-Vinea e eoncinnatae etc. Napoli ex R. Typograiìa, 1786. Bella e 
corretta ediz. col testo greco, p. 198. Tit. 46. « De Medicis Constitutioues Re- 
gni Siclliie. » Fo notare che questa legge di Federico II faceva parte anello delle 
Constitutiones Imperiales , ossia delle leggi da lui dettate come Imperatore. Le 
quali non furono usate in Sicilia « Nec Sicilice legibus imperlalihus fune tenebatiir, 
utpote, que ab Imperio jam a miiltis saeculis iam divulsa erat (Testa, Capitula Regni 
Sicilise Panormi 1741, nel proemio. — Però, talune delle Costituzioni Imperiali , 
onde essere accette ai Siciliani, con molto accorgimento furono frammiste ad al- 
tre leggi di diversi Re di Sicilia, Ruggiero, i due Guglielmi etc. o pubblicate col 
titolo « Constitutiones Regni Siciliae — In esse vi fu la legge di cui trattasi , 
cioè, De Medicis. » 

11 



— 102 — 

dai medici; non solo perchè faceva parte, come ho detto, delle 
leggi del Eeguo, ma perchè dovendosi recare i giovani siciliani ad 
apprendere le scienze mediche probabilmente in una delle piti 
vicine Università, quali erano quelle tanto famose di Salerno e di 
Bologna, la trovassero in vigore. 

Per tanto era ben naturale che il De-Alessandro avesse 
avuto piena conoscenza del contenuto di essa costituzione, quindi 
può dirsi che 1' ordinanza da lui dettata nel Gap, VI, facesse 
seguito alla legge di Federico , però con le seguenti differenze : 
che questi da sovrano sanciva una legge da osservarsi dagli 
studenti segnatamente di chirurgia , l' altro statuiva da proto- 
medico un' ordinanza da eseguirsi dagli esercenti medicina e chi- 
rurgia. 

Federico da monarca amantissimo delle scienze e delle lettere, 
dotato delle più nobili qualità dello ingegno e del cuore, conobbe 
e apprezzò la necessità dello studio anatomico per un buon me- 
dico, e i)er un' ottimo chirurgo, segnatamente operatore, « sine 
quo neo incisiones , (sono parole della legge) fieri poterunt, nec 
factm curari, » e volle perfetti i chirurgi siciliani in tale stu- 
dio. L'altro, da medico sapiente e da Protomedico zelante della 
pubblica salute , non contento di questo solo studio ordinava 
che i medici e i chirurgi di Sicilia , già idonei all'esercizio della 
professione, ritornassero ogni cinque anni agli studi anatomici. 

Antonio faceva praticare questo studio in Sicilia, fondandovi 
quasi una scuola anatomica, che egli opportunamente e con lode- 
vole divisamento rese accessibile e facile a tutti i medici e chi- 
rurgi siciliani, facendola, come si dice, ambulante. Federico al con- 
trario che assai i^rima di Alfonso avrebbe potuto instituire fra noi 
1' Università come aveva fatto altrove, obbligò i siciliani a recarsi 
in altro regno onde fossero istruiti nell' anatomia. 

Da tutto ciò resta dimostrato che la legge protomedicale di 
Antonio fece seguito a quella imperiale di Federico : anzi , la 
prima rese in Sicilia più istruttiva la seconda di quanto lo era 
negli altri domini dello stesso Federico. 

Eesta provato inoltre che per opera di un dotto medico ca- 
tauese lo studio anatomico sul cadavere, nel secolo decimoquinto, 
in Sicilia cominciò da Catania, d,oude per tutta l' isola si diffuse. 



— 103 — 

e ciò prima eli e fosse stato praticato in altre città italiane, e forse 
anco straniere. 

Per tanto all'epoca sudetta , come ben si sa di grande movi- 
mento nel progresso delle scienze e delle arti presso le nazioni 
incivilite e segnatamente in Italia, la Sicilia , parte nobilissima 
di questa nazione, per impulso d' un sapiente siciliano non rimase 
da sezzo nello studio anatomico. 

Qui cade in acconcio far ricerca onde chiarirsi se le due leggi , 
costituzioni in esame, fossero col fatto eseguite in Sicilia ; e nel 
caso affermativo vedere chi praticasse 1' anatomia giusta la legge 
del De- Alessandro, e quanto tempo durasse tale esercizio, le somme 
bisognevoli, quanti cadaveri ogni volta preparavansi, in quali cou- 
dizione fosse stata fatta etc. 

Eelativamente alla esecuzione della legge di Federico, stando 
a talune storie civili di Sicilia riguardanti la dominazione sveva 
nelP isola, e la contemporanea giurisprudenza sicola , osservo che 
tale disamina nelle sudette storie non spetta a me anatomico, 
ma a chi studia tali materie. Conosco che attesi gli odj rimasti nei 
siciliani verso Enrico VI per le sue stragi, incendi e rapine in Si- 
cilia, e segnatamente in Catania, colpe che il grande e disgraziato 
di lui iìglio Federico non potè mai raddolcire col suo sapere, e con 
le largizioni favorevoli ai siciliani , potevano non essere accettate 
da costoro le leggi , e tra esse quella riguardante lo studio ana- 
tomico sul cadavere, dallo stesso Federico dettate ; però giova ri- 
flettere che i siciliani, non essendovi un altro studio pubblico nel 
regno, ove avessero potuto acquistare il grado dottorale ad eser- 
citare la medicina e la chirurgia, esimendosi di osservare la legge 
di Federico, ma dovendosi recare altrove per tale scopo , ed ivi 
essendo eseguita era necessario che eglino si fossero sobbarcati 
alla stessa , ossia che avessero studiato per un anno , segnata- 
mente i chirurgi, anatomia sul cadavere. Difatti da un passo del 
comento d' Ingrassia alla legge protomedicale del De-Alessandro 
si scorge chiaramente che ai tempi di quel celebre anatomico era 
in vigore in Sicilia la costituzione di Federico. 

Il passo è così concepito : Verum quia nostrw ordinationes non 
sunt ad derogandam, sed potius ohservandam Imperatoris legem. Id- 
circo ex ipsms etiam Imperatoris prwscripta constitutione, inter me- 



— 104 — 

dicos non recipiatur , qui contravenerint ') etc, etc. E si noti che 
l'Iugrassia qual protomedico, comminava ai trasgressori di essa leg- 
ge da lui inavvedutamente detta costituzione dello Imperatore, 
(mentre Federico dominava qual Ee in Sicilia e non già quale 
Imperatore), quella stessa pena minacciata dal medesimo Sovrano: 
ciò che l' Ingrassia non avrebbe certamente fatto ove la legge, o 
costituzione di Federico, non fosse stata in vigore in Sicilia. 

Finalmente a comprovare maggiormente la osservanza di essa, 
giova ricordare che dal dotto Pier delle Vigne, per ordine del sa- 
piente Federico, fu inserita, insieme con altre di predecessori 
sovrani di Sicilia, nella Collezione delle Costituzioni del Regno, 
che ebbero forza di legge sino a non molti anni ; ed anco adesso 
hanno valore nello studio giuridico sicolo. 

Quanto concerne la esecuzione della legge, o ordinanza, del 
De-Alessandro, è constatato dallo Ingrassia istesso ; il quale nel 
citato commento al Cap. VI, non solo non dice cosa alcuna che 
possa far sospettare di non essere stata praticata ai suoi giorni, 
ma anzi la ribadisce, e nel medesimo tempo fa conoscere talune 
condizioni necessarie alla buona ed utile riuscita della pubblica 
anatomia, giusta la legge del De-Alessandro. 

Intanto stimo giovevole riprodurre qui sommariamente il di- 
sposto dell' Ingrassia, potendo valere a coloro che si occupano di 
riandare ciò che si è fatto nella storia della anatomia in Italia, 
e segnatamente iii Sicilia, e a ricercare il da farsi. Egli statuiva 
« 1. Si eseguisca la dissezione da un uomo insigne, di abilità 
somma in tale esercizio; se non si trovasse nel regno venga dai 
pubblici studj d' Italia. Però sia iDreferito il protomedico, se avrà 
perizia tale, che faccia la incisione perfetta, la dimostrazione delle 
parti dotta e retta, ed esquisitissimi gli schiarimenti. 2. La elezione 
dell' anatomico spetti al protomedico , con l' approvazione del 
Vice-Ee, e col di lui consenso gli si stabilisca lo stipendio. 3. Il 
luogo conveniente o la città insigne, ove dovrà dimostrarsi l'ana- 
tomia si scelga dal Protomedico, consultando il Vice-Ee ; sebbene 
stimo preferibile, egli soggiungeva, la città ove sarà la residenza 
di codesta Autorità suprema. 4. Oltre al Protomedico, allo ana- 

*) Op. citata. 



— 165 — 

tomico, e al suo coadiutore siano deputati ad ordinare, e ad ese- 
guire tale atto anatomico altri due dottori. 5. Quante volte sarà 
dimostrata l'anatomia il Protomedico abbia cura di farne pubbli- 
care due mesi prima il bando per tutto il Regno, affinchè nessun 
medico ne accusi F ignoranza. » 

Codeste ed altre disposizioni, che per amor di brevità trala- 
scio, dettate dall' lugrassia nel secolo XVI, onde con maggiore 
scrupolosità fosse stata eseguita la legge del De-Alessandro, ono- 
rano il sapiente siciliano, e confermano sempre piti che il suo 
commento alla esposta legge contiene una prova irrefragabile dello 
adempimento di essa nel secolo sopradetto. 

E si noti che egli in questo commento si estende molto, fa- 
. cendo rilevare con maggiore efficacia l' importanza dello esercizio 
quinquennale anatomico ; onde se avesse avuto ragione di lamen- 
tarne lo inadempimento, sarebbe stata questa un' occasione oppor- 
tuna a manifestarlo. 

Posto ciò, se non vi è, a quanto io ne sappia, documento al- 
cuno a favore della inosservanza della legge protomedicale, se lo 
stesso Ingrassia di ciò non fa motto veruno, è necessario conve- 
nire che l'ordinanza del De-Alessandro era adempiuta così regolar- 
mente, tanto prima dell'ufficio protomedicale dell' Ingrassia quanto 
dopo che egli fu promosso allo stesso, nel 1564. 

Però nel 1444 fondavasi in Catania, da Ee Alfonso , 1' Uni- 
versità degli studj in Sicilia, e il Pontefice Eugenio IV accorda- 
va ad essa le facoltà, le lauree, e i medesimi privilegj della 
Università di Bologna. Era quindi ben naturale che nella cata- 
uese Università vi fosse stato lo studio anatomico a similitudine 
di quello di Bologna. Come accade dunque che in Sicilia abbia 
potuto proseguire lo studio anatomico quinquennale f Ciò, a mio 
credere, si potrebbe attribuire a due ragioni ; cioè : Alla esistenza 
autonoma e superiore quasi alla stessa Università, in cui era te- 
nuto l'ufficio Protomedicale : largendosi gradi accademici di medi- 
cina, di chirurgia e di farmacia che, malgrado il divieto del Go- 
verno autorizzavano allo esercizio di codeste professioni. Però tali 
gradi tutto al piti estendevansi alla licenza, e non già alla lau- 
rea. Per questa probabile ragione i i)rotomedici ingegnavansi a 
mantenere in vigore il proprio studio anatomico quinquennale. 



— 166 — 

L' altra ragione più verosimile avrà potuto essere , come bo 
detto poc'anzi, che il Governo interessandosi della salute pubblica 
volle mantenere in Sicilia gii stessi due studj anatomici sul cada- 
vere, già cominciati ai tempi del De-Alessandro, cioè l'uno uni- 
versitario della durata di un' anno, da compiersi dai discenti la 
medicina o la chirurgia nello studio pubblico, ovvero , Uuiver- 
sità degli studj , l' altro dagli esercenti le sudette professioni , 
da farsi ogni cinque anni , ora in una ora in altra città , sotto 
la sorveglianza e la direzione del Protomedico e di una Com- 
missione. 

Qualunque sia stata le ragione, per la quale malgrado la isti- 
tuzione della Università degli studj, con l'insegnamento anatomico, 
abbia proseguito in Sicilia contemporaneamente l' altro studio • 
quinquennale, è certo che se la Sicilia sino ai primi del XV se- 
colo non presenta alcun elemento che possa far parte della storia 
della cultura della anatomia in Italia, pure alla sudetta epoca co- 
mincia ad entrare nella storia di cui è parola, e ciò per opera del 
Protomedico catanese De-Alessandro. 

Qui fo termine , permettendomi di fare notare ancora una 
volta , avendone fatta menzione nella mia Prolusione agii studj 
nel 1859 ^) come in quell' epoca di grande movimento intellettivo 
in Europa, Catania fìi la prima a scuotersi, e avviarsi al progresso 
nelle Scienze. Tra queste non fu ultima 1' Anatomia. Lo studio 
di essa sul cadavere nel medio evo, per legge protomedicale del 
De-Alessandro omologata dal Governo, da questa città si diffuse 
per l'isola tutta. A questa legge, quando Catania nel 1434 , per 
la copia di cittadini insigni era proclamata dal popolo siciliano 
nel nazionale Consesso sede della Università di Sicilia , aggiun- 
ge vasene altra per lo scopo istesso , cioè l' insegnamento ana- 
tomico Universitario, anch' esso sul cadavere. Per tanto sorsero 
in Catania medici sapienti, tra codesti i De-Branca , che lascia- 
rono fama di loro immortale 5 poco mancò che in quei tempi 
nelle scienze mediche non fossero ritornati i felici giorni dei no- 
stri Filistione, dei Filonide, dei Bertamen, i tempi di Ippocrate, 



^) Novello onore ai dotti e agii Artisti Catauesi — 1861, pag. 17. 



— 167 — 

quando Catania vantava nelle sudette Scienze una delle tre prin- 
cipali scuole della Grecia. Bastano però ad onorare non solo una 
città, ma un' intiera nazione, e il secolo XV i De-Alessandro , e 
i De-Branca. ^) 



^) Il Prof. Corradi ha jjubblicato uu lavoro sulla antica anto^jlastica ita- 
liana, nel quale con molta erudizione e sana critica ha chiaramente dimostrato 
il metodo tenuto dai De-Branca per risarcire il naso, le labbra , eto. Inoltre 
r autore dà notizie soddisfacentissime e ignorate tìn' ora sopra gli stessi De-Bran- 
ca non solo, mia anche sopra il Tagliacozzi ed altri chirurgi autoj)lastici italiani. 
Il titolo dell' opera del Prof. A. Corradi è « Dell' antica autoplastica italiana — 
Memoria - Milano 1874 in 4» grande di pag. 273. » 



II. APPENDICE 
Sul vero scopritore delle valvole conniventi e sigmoidee. 

RICERCHE STORICO-CRITICHE 

DEL Peof. EUPLIO REmA 



Rileggendo la mia Narrazione storica sullo studio e sullo in- 
segnamento della anatomia descrittiva nella sala anatomica dello 
Spedale di S. Marta, vi trovai trascritta una nota, che nel 1829 
avevo apposta alla descrizione delle valvole conniventi esposta da 
G. r. Meckel nel suo « Manuale di anatomia descrittiva » ^). 

La mia nota dice : Falloppio apparisce il primo che le abbia 
descritte nelle sue « Osservazioni anatomiche , » e seppe asse- 
gnarne l' uso, prima dell' anatomico olandese Kerckring. Meckel 
manifesta che il « nome di valvole conniventi fu imposto ad esse 
« da Kerckringio , e che a torto se n' è attribuita la scoperta a 
« questo notomista, e per tanto questo errore le ha procurato an- 
« cora la denominazione di valvole di Kerckringio, {valvule Ker- 
« ckringii). 

Intanto, questa osservazione dell' autore tedesco è troppo 
incompleta ; poi che se a torto, come egli dice, si attribuisce la 
scoperta di esse valvole al Kerckring, se,' a di lui avviso, è errore 
denominarle valvulae Kerohringii , chi è mai il vero scopritore ì 
quale nome di autore si deve ad esse imporre "ì 

Da ciò il bisogno di dilucidare la osservazione del Meckel, e 
la mia nota, nella quale dichiarai che il Falloppio apparisce il pri- 
mo che le abbia descritte. 



i) Voi. 4, pag. 206. 



— 169 — 

Onde, pubblicando oggi l'esposizione storica, ho creduto ap- 
portarvi le illustrazioni che sono il risultato delle seguenti mie 
ricerche; le quali, nel tempo attuale, in cui nuovamente si fanno 
pazienti lavori, specie da' tedeschi, sulla storia della anatomia in 
Italia, non ho creduto lasciare in oblio. 

Se per l' innanzi simili pubblicazioni sono state necessarie per 
garantire le scientifiche proprietà di noi italiani, spesso fatte segno 
al plagio straniero, oggi sono un dovere, segnatamente a noi si- 
ciliani, avendo visto impugnato il nostro decoro nelle mediche di- 
scipline da due stranieri, il Sig. Ziermann nell'anatomia, ed il 
Sig. Hohl nell' Ostetricia. ^) 

A dir vero, dopo la esplicita dichiarazione del Falloppio, che 
più sotto esporrò, della sua scoverta delle valvole di che si tratta, 
non vi sarebbe bisogno di dilucidazioni e di ricerche storiche sul- 
l' argomento. Ma gli anatomisti degli ultimi tempi , ed anco dei 
nostri, non avendo posto attenzione a quello che asseriva il grande 
italiano intorno la sudetta scoverta, o pure il plagio che ho ac- 
cennato, o la probabile oscitanza degli anatomisti italiani fecero 
che avendo Kerckring al 1670 ^) denominato esse valvole, già sco- 
verte nel 1562, ^) dalla loro disposizione conniventi, acquistarono 
ingiustamente il soprannome di Kerckring, non essendo egli stato 
affatto lo scopritore. Ecco le parole dello stesso Falloppio, con le 
quali annunzia la sua scoperta. 

« Mora haìc voluntaria minime dici potest, sed coacta et vio- 
« lenta ob internam intestini gracilis humani tunicam, qua3 ita for- 
« mata est (hoc que notato ab aliis pnietermissuio) ut moderate 
« ipsum chylum retineat. Nam plurimas ruges transversas habet, 
« quie ad moderatam retentionem faciunt, ncque violenter chylum 
« cohibent. EugtTe autem istte adsunt, quia longior multo est tu- 
« nica hfec interna quam exterior sit, et ideo crispatur, rugatve. ^) 



Vedi pag. 19 e i^ag. 20 di questo Voi. 

2) lu colo et ileo plurime reperiuntiir vahailae , quas quia non totum op- 
pleut spatium valvulas couuiveutes appellamus (Spicilegitim Auatomicuiii) Am- 
stelod: 1670 p. 85). 

^) Gabriella Falloppii , medici Mutineusis. Observationes Aiiatomicae etc. 
Venetiis. Apud Marcum Autonium Ulmum — MDLXII : j)ag. 172. 

*) Opera cit. pag. cit. — V. -pure Gabrielis Falloppii omnia qiuv ad bue 
extaut opera etc. Veuetiis MDLXXXIIII pag. 228. 



— 170 — 

Da questo brano apparisce a chiarezza di sole che la scoperta 
delle valvole (rughe) non che la loro struttura, configurazione, con- 
formazione, e uso, si devono al celebre anatomista italiano. 

Non meno chiara ed esplicita è la dichiarazione dell' illustre 
anatomico olandese, che il primo denominava dalla loro forma val- 
vule, le rughe di Falloppio, e conniventi dalla loro disposizione. Le 
sue parole son queste « In colo et ileo plurimae reperiuntur val- 
vulae , quas , quia non totum opplent spatium , valvulas conniventes 
appellamus. » ^) 

Per tanto è lodevole Kerckring per avere manifestato che 
egli non fece altro se non imporre alle rughe intestinali il nome 
di valvole conniventi, (valvulas conniventes appellamus), ma biasime- 
vole , per non aver palesato il nome dello anatomico che un se- 
colo prima le aveva scoverte ; e nello stesso tempo ne aveva stu- 
diato ed insegnato la struttura, e V uso. 

Dilucidata dunque per mezzo di queste ricerche storiche la 
osservazione del Meckel, e la mia nota sulla stessa, ovvero la chia- 
ra dimostrazione che non già 1' olandese Kerckring , secondo la 
comune credenza, ma l' italiano Falloppio fu lo scopritore e il pri- 
mo scrittore delle valvole conniventi, mi resta ad esaminare un'al- 
tra quistioue promossa recentemente, a quanto io ne sappia , an- 
cora sul vero scopritore di esse valvole. 

Dicesi che né a Falloppio nò al Kerckring se ne deve lo sco- 
yerta, ma a Giacomo Berengario da Carpi. ^) 

Il Y)vof. Antonelli manifestando ciò non adduce nessuna pro- 
va in conferma. Onde stimandola una sua opinione, mi permetto 
esporre talune mie osservazioni sulla stessa. Primamente fo osser- 
vare quanto profondo rispetto sentiva il Falloppio per il sommo 
carpigiano ; prova di ciò, tacendo altre non poche espressioni usate 
da lui nelle sue opere a favore di Berengario, è la dichiarazione 
seguente : lacohtis Carpensis, primus quoque, procul omni dubbio, 
anatomicoe artis quam Vesalius postea perfidi, restaurator. ^) 



1) Op. cit. 

2) Queste valvole costituenti, secondo Meckel e Rudolfi, una singolarità del-. 
1' intestino umano, furono in realtà scoverte da Berengario da Carpi, e descritte 
posteriormente anche da Falloppio. (Nota del Prof. Antonelli. V. Istituzioni di 
Anat. Umana di Gius. Hyrtl, traduz. di G. Antonelli. Napoli 1865 pag. 652. 

3) Gabrielis Falloppij etc. Observ: AnatomicsB — In opera omnia etc. p. 228. 



— 171 — 

Oltre a ciò il Falloppio non occulta che Giacomo fu lo sco- 
pritore degli ossicini dell' udito : Ree antiqui s anatomicis {si eorum 
scriptis fidem prestamus) ignota fuere; primusque, qui in lucem prò- 
duxerit, fuit lacohus carpensis *). 

Posto ciò .non è neppure da sospettarsi che un' anatomico cosi 
coscenzioso e riboccante di meriti, quale il Falloppio, si fosse fatto 
lecito di appropriarsi, occultandolo, quest' altro ritrovato di Gia- 
como da lui tanto lodato e stimato, e di esso ricordava nella sua 
opera la scoverta degli ossicini dell' udito. 

Vero è che le parole di Falloppio, cioè : hocque notato ah aliis 
praetermissum dovrebbonsi ritenere come documento, o assertiva 
da doversi a lui e non ad altri il ritrovato delle valvole, ma si 
potrebbero anche considerare come relative non già alla scoverta 
ma alla primazia, o iniziativa della descrizione anatomica di esse 
valvole: ciò porterebbe alla supposizione clie lo stesso Falloppio 
nelle sudette parole avesse voluto fare intravedere che non egli 
stesso ma un altro fosse stato lo scopritore, e lui non aver fatto 
altro clie descriverle per il primo. Ma dal contesto del periodo in 
cui Falloppio da sommo anatomico e fisiologo descrisse al 1562 le 
valvole, da lui dette rughe, si vede bene che le stesse x3arole sono 
da riferirsi non ad altro se non alla scoperta di clie si tratta. 

Quanto ho esposto adesso per comprovare essere dovuta al 
Falloppio e non già al Kerckring tale scoperta, né aijpartenente 
al Berengario da Carpi ma pure al Falloppio istesso, non è tutto 
clie possa bastare ad affermarlo. Vi sono ancora altri documenti 
da aggiungere; fra codesti scelgo il seguente. 

Falloppio nelle sue Institiitiones Anathomicae, stampate prima 
delle sue Ohservationes Aìiathoìnioae, parlando della tunica interna 
degli intestini non fa cenno alcuno delle rughe intestinali (valvole 
conniventi) ; soltanto menziona i villi intestinali ; le sue parole 
son queste : « Quae interior ipsorum , est tunica Jìbris quishusdam 
« in profondami tcìidentibus contextitur, eo prope modo quo infcrius 
« linteis villi, spessi admodum tanquam ah inferiori superficie enati 
« exteriorem super Hcieni effidunt. » 

Da ciò sembrami facile dedurre che sino al tempo della edi- 

^) Ivi pag. 



— 173 — 

zione delle Institiizioni egli non aveva conoscenza delle valvole 
rughe; mentre se Berengario le avesse scoverte in quel tempo 
le avrebbe reso di ragion pubblica, come fece per gli ossicini del- 
l' udito; quindi correva obbligo al Falloppio, per non essere tac- 
ciato di plagio, e per non potersi dubitare della sua probità, di 
farne parola nella stia opera titolata « Ohservationes Anathomicae » 
come fece da onesto scienziato per gli ossicini del timpano. 

Ed invero so il Falloppio, non ostante il suo immenso ri- 
spetto verso il gran Vesalio, che chiama divinus {divinus Vesalins 
quem amo atque ■iiM praeceiìtorem colo venerorque ^) apertamente 
confessa che il francese anatomico perfezionò 1' anatomia, dopo 
che fuori d'ogni dubbio, sono sue parole, il sommo carpigiano ne 
era stato il primo restauratore, non sarebbe un'attentato alla di- 
gnità di un sapiente di cotanta specchiata lealtà crederlo invere- 
condo a tal segno da commettere un plagio così sfacciato contro 
un' altro sapiente di cui egli ne estolle i ritrovati, e i perfezio- 
namenti nella scienza anatomica? Non si sarebbe reso riprovevole 
acerbamente se avesse occultata nel silenzio la scoverta del Be- 
rengario, delle valvole, o rughe intestinali ? 

Non posso tacere adesso che di tali rimproveri e per consi- 
mile motivo verso il Falloppio potrebbesi riputare degno il Ker- 
ckring , il quale avendo denominato conniventi le valvole dello 
intestino gracile^, già conosciute e descritte, come ho fatto palese 
testé, dal Falloppio sin da un secolo avanti, col nome di rughe, 
si fece lecito dire nelle sue osservazioni (osservazione 39'^) « scrix)tum 
« de his nihil quidpriam usquam vidi, nisi quod mentioneni aliquam 
« de illis faciat Fridericus Riiysch dum ait : in crassis intestinis noti 
« imam ast plures ohservo valvulas » '). Oh inverecondia ! nascondere 
ciò che da non pochi lustri era stato scritto delle valvole inte- 
stinali da un celebratissimo italiano! dire « scriptum de his nihil, 
quidpriam usquam vidi! Ma lui stesso, l'anatomico alemanno, nella 
sudetta osservazione si fa una oggezione sul perchè una cosa 
tanto notabile come le sudette valvole non erano state osservate 
prima da nessuno. Rispondendo con ambage esso stesso ha ma- 



i) Op. cit. pag. 134. 

^) KorokriDgi, Si)icileginm auatom : pag. 86. 



— 173 — 

nifestato il suo plagio, ed ha comprovato ciò clic sul merito delle 
sue osservazioni dissero taluni biografi. « Observations qu'on doit 
cepeudant bien se garder de prendre à la lettre , et qui ont 
besoiu d'étre rectifièes sous plusieurs rapports ^). 

Nò questo è tutto ciò che il Kerckriug spacciava (onde po- 
terla nascondere ma non negarla) su la scoperta dell' italiano Fal- 
loppio, ma ancora nelle sopradette sue parole vi è da osservare 
qualcosa, cioè quest' altra assertiva « Wisi quod mentionem aliquam 
verbo de illis faciat Fridericus Buyschy dum alt: in crassis intestinis 
non unam ast jjhires observo valviilas. » 

Questa osservazione del sommo Ruysch fu accreditata dal 
Kerckring come un documento riguardante 1' immortale olandese 
come il primo che avesse parlato di valvole intestinali, e segna- 
tamente degli intestini tenui. Ciò oscurò talmente il nome del 
vero scopritore quanto del Falloppio si tacque affatto sin quasi 
ai nostri giorni, specialmente dagli anatomisti di quelle contrade. 

Onde, per tacere di vari autori alemanni che ripeterono il 
detto di Ruysch, propagato dal Kerckring, a far conoscere che il 
grande anatomico olandese fosse stato il primo a far parola delle 
valvole, mi avvalgo del solo Richelmann, il quale nella sua: Dis- 
sertazione anatomico-medica, stampata al 1747, si esprime come 
segue : In intestinis "porro valvulae inveniuntur variae, easque tam 
in tenuibus qìiam in crassis. In tenuibus et nominatim in jejimo extre- 
mOy ileo, ut et colo deprelienduntur valvulae conniventes, quae aud diu 
est cum ab anatomicis detegerentur. Primus earum meminit Fred : 
Ruysch, qui Dilucid : valvul. in vasis lymph : cantra Bilsium, e. 2. 
p. 5, 32, in crassis intestinis se non imam sed plures observare val- 
vulas scribit. ,^) 

Chi non vede ora nelle parole del Euysch di quali valvole 
egli intende parlare se non di quelle degli intestini crassi, e non 
già dei gracili, dei quali solamente in questo esame si tratta ? 
« In crassis intestinis non unam sed plures observare valvulas. » Negli 
intestini crassi Falloppio non ammise valvole, ossia rughe giusta 



^) Vedi Biografia medica. 

2) Dissertatio anatomico-iiiedica , de valvularnm in corporibus liominis et 
brutorura etc. Axxctore Joauue-Ernesto Riclielmauu Cellensi. V. Dispiitatiouum 
Anatomicarum Selectorum. Gottiu : 1747 v. 2. p. 89. 



— 174 — 

la sua denominazione, non avendone vedute, e non ne vide perchè 
non ve ne esistono; ed è notabile ch'egli stesso concepì la ragione 
fisiologica di tale deficienza nei crassi, e della presenza nei gracili, 
esprimendosi così : Gum chylus ut ahsorheri a venis commode possit, 
necessario moderatam quandam in aRACiLi hoc intestino moram 
traimi , aliter quidem ad crassum intestinum et ad feees ipsos 
statim flueret. . . . Nani plurimas ruges transversas habet (il su- 
detto intestino gracile) qiiae ad moderatam reteniionem faciunt, 
ncque violenter cliylum cohihent. ^) 

Se Falloppio non ammise valvole, ossia rughe, nello intestino 
crasso, però da codeste osservazioni anatomiche di leggieri rile- 
vasi che non ne negava la esistenza , anzi conobbe la loro diffe- 
renza da quelle dell' intestino crasso: Hoc primo in interna graci- 
Uum intestinorum tunica ohservahis quod in chassis non ita ap- 

PARET , CUM RUGAE IN CAVERNAS ET RECESSUS ILLOS SINT 

EXPANSE ^) Differenza di cui oggi l' anatomia ne spiega la causa 
che l'Hyrtl ha esposto meglio d'ogni altro nei seguenti termini: 
« Non possono essere ijaragonate (le rughe o pliche dei crassi, o 
« valvole sigmoidee) alle valvole conniventi del tenue intestino, 
« imperocché alla formazione di quelle partecipano anche le fibre 
« circolari, mentre nelle seconde mancano perfettamente. » ^) 

Quindi è ben di ragione escludere anche il Euysch come sco- 
pritore delle valvole dell'intestino gracile e del crasso, e rima- 
nere maggiormente confermato come tale il Falloppio. 



1) Op. cit. pag. 172. 

^) Op. cit. pag. 173. Cavernas et recessus, le cellule o bozze, altrimenti clanstra. 

3) Op. cit. pag. 662. 



Fine. 



Prof. Cav. EUPLIO REINA 



:.,^^S^=^^: 



STUDIO E INSEGNAMENTO 



DELL ANATOMIA 

ED 

ESERCIZIO CLINICO-CHIMEGICO 

dal 1825 al 1860 

I^fELL' OSPEDALE SJ^ MAETA DI CATANIA 

CON NOTE LETTERARIE E DUE APPENDICI STORICO-ANATOMICHE 



Opera postuma col ritratto dell'Autore / 

t 
pubblicata per cura , r 



D.r FI^ANCESCO r< E I ]Sr A 




■..!Vfc*i- '..'■« 



i.w.-. J^ jjQO 



;>? 




-f-. 



I 



1 



Peezzo L. 3. 






?^r^-N